.
ARGOMENTO: STORIA ROMANA
PERIODO: II-II secolo a.C
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: Annibale Barca, Scipione
Fin dal termine della prima guerra punica, quando i Romani si affermarono come potenza navale dominante in sostituzione di Cartagine, Roma si trovò naturalmente indotta ad avvalersi del potere marittimo per consolidare la propria supremazia nel Mediterraneo occidentale e per iniziare ad estendere la propria area d’influenza anche in quello orientale. Si avviò allora un processo di crescente suo coinvolgimento nelle reiterate situazioni di crisi che perturbavano l’area mediterranea. Per circa due secoli, i suoi interventi diplomatici e militari vennero ottimamente orientati e gestiti dal Senato [31], che seppe individuare con spiccato senso strategico e lungimiranza le priorità da perseguire nell’interesse di Roma [32]. Ciò consentì ai Romani di superare felicemente un’ininterrotta serie di conflitti, che, pur se originati da ragioni eminentemente difensive [33], li portarono, col determinante concorso delle loro forze marittime, ad allargare sempre più la cerchia dei propri alleati ed il raggio del proprio dominio.
Questa importante fase della storia romana venne definita “trans-marina” dagli stessi Romani, per indicare proprio ch’essa fu caratterizzata da una sequenza di proiezioni di forza sul mare ed oltremare. Si trattò, in effetti, della parte più ragguardevole dell’espansione romana al di fuori della nostra Penisola; ed essa venne attuata, per i primi duecento anni (grosso modo fra la metà del III sec. e la metà del I sec. a.C.), quasi esclusivamente per via marittima: prima in Sicilia, in Sardegna ed in Corsica, poi al di là dell’Adriatico e del canale d’Otranto, quindi sui litorali della Spagna e del Nordafrica, per poi proiettarsi sulle coste e le isole del Mediterraneo orientale, ad iniziare dalla Grecia e dall’Asia minore, fino ad acquisire il controllo di quasi tutti i litorali bagnati dal Mediterraneo. Solo allora iniziarono le maggiori campagne militari prettamente terrestri nell’Europa continentale. Le guerre che i Romani dovettero affrontare in questo periodo nel Mediterraneo orientale vennero quasi tutte provocate dall’espansionismo di alcuni monarchi ed altri autocrati che avviarono delle ostilità, spesso anelando ad acquisire l’egemonia nella propria regione o sull’intero mondo ellenistico, ispirandosi al ricordo esaltante di Alessandro Magno.
I più impegnativi di tali conflitti furono, per i Romani:
la II Guerra Macedonica, contro il re Filippo V (200-197 a.C.);
la Guerra Spartana, contro il tiranno Nabide (195 a.C.);
la Guerra Siriaca, contro il re Antioco III, il Grande (191-189 a.C.);
la III Guerra Macedonica, contro il re Perseo (171-168 a.C.); la IV Guerra Macedonica, contro l’impostore Andrisco, noto come Pseudo-Filippo (149-148 a.C.);
la Guerra Achea, contro il capo degli Achei, Critolao (146 a.C.);
la Guerra Asiatica, contro l’usurpatore Aristonico (131-129 a.C.)
e ben tre Guerre Mitridatiche, contro il re del Ponto, Mitridate VI Eupatore, il Grande (88-64 a.C.).
Fra tutti costoro, che guerreggiarono in tempi diversi, i sovrani dei grandi regni ellenistici si avvalsero soprattutto delle proprie flotte per invadere la Grecia e per combattere contro i Romani. Le flotte romane si trovarono quindi a dover affrontare per mare degli avversari dotati di forze navali estremamente potenti ed in possesso di una lunga ed insuperata esperienza nei combattimenti in mare. Tuttavia i Romani avevano ormai assunto una tale sicurezza nella gestione delle loro flotte che riuscirono ad imporsi sulle forze nemiche ed a risultare in posizione nettamente dominante anche in quei mari. Questa superiorità navale fu peraltro la condizione essenziale e determinante per l’espansione di Roma oltremare.

pirateria, un male antico – nella foto una rappresentazione su un kylix di una nave pirata che assale un mercantile, V secolo a. C. – da British Museum
La sicurezza della navigazione
La sicurezza del traffico marittimo venne dai Romani sempre considerata un’esigenza prioritaria, tanto che essi erano perfino ricorsi alla guerra, la I guerra Illirica (229-228 a.C.), in seguito ad una crisi innescata da atti di pirateria compiuti dagli Illiri sotto la protezione della loro regina Teuta. Pochi decenni dopo, altri nemici di Roma decisero di finanziare dei pirati per indurli ad attaccare il traffico marittimo romano, fornendo in tal modo un contributo di tipo terroristico alla propria guerra sul mare. Iniziative di tal genere vennero assunte, in particolare, da Filippo V, re di Macedonia (200-197 a.C.), Nabide, tiranno di Sparta (195 a.C.) ed Antioco III, re di Siria (191-189 a.C.). Ma il contributo maggiore allo sviluppo della pirateria proveniente dalla Cilicia fu dato un secolo dopo da Mitridate VI, re del Ponto (88-64 a.C.). La grande quantità di risorse devolute da questo monarca alla pirateria cilicia ne determinò una proliferazione abnorme, tanto da mettere in seria difficoltà l’efficienza delle linee di comunicazione marittime di primario interesse di Roma.
I Romani non hanno mai sottovalutato questo problema, ma non sono sempre stati in condizione di affrontarlo con sufficienti mezzi di contrasto. Eppure, ogni volta che essi ne ebbero la possibilità, organizzarono delle apposite operazioni specificamente dirette contro determinati tipi di pirateria. Fra tali impegni si ricordano le seguenti operazioni:
contro la pirateria dei Liguri (182-181 a.C.);
contro la pirateria degli Istri e Illiri (178-168 a.C.);
la Guerra Balearica, condotta da Quinto Cecilio Metello, poi soprannominato Balearico (123-122 a.C.);
la I Guerra Piratica, condotta da Marco Antonio, detto “l’Oratore”, nonno del Triumviro (102-100 a.C.); la campagna contro i pirati, condotta da Lucio Licinio Murena (84 a.C.);
la II Guerra Piratica, condotta da Publio Servilio Vatia, poi soprannominato Isaurico (78-75 a.C.);
la III Guerra Piratica, condotta da Marco Antonio, detto per scherno “il Cretico”, padre del Triumviro (74-70 a.C.);
la Guerra Piratica in Sicilia, condotta da Lucio Cecilio Metello (69 a.C.);
la Guerra Cretica, condotta da Quinto Cecilio Metello, poi soprannominato Cretico (69-68 a.C.);
la Grande Guerra Piratica, condotta da Gneo Pompeo Magno (67 a.C.).
Tutte queste operazioni vennero svolte con grande efficacia, ma con risultati spesso effimeri, data l’estrema mobilità delle flottiglie piratiche. Quella che ebbe invece un risultato definitivo fu l’ultima, che rimase davvero memorabile per l’imponenza delle forze messe in campo dai Romani, per l’eccellente organizzazione attuata da Pompeo e per la straordinaria celerità con la quale venne condotta a termine. Eppure la situazione da fronteggiare era certamente peggiore di tutte le precedenti, poiché la pirateria proveniente dalla Cilicia aveva raggiunto delle dimensioni tali da interessare l’intero bacino del Mediterraneo, pregiudicando perfino la sicurezza dei mari e delle coste d’Italia e mettendo in gravi difficoltà la stessa Roma, per l’interruzione dei rifornimenti navali. Ma a quel punto i Romani poterono dare il via ad una guerra in grande stile, conferendo a Pompeo Magno dei poteri eccezionali, con la facoltà di scegliere 15 luogotenenti di rango senatorio, ed assegnandogli un sovrabbondante complesso di forze, che includeva ben 500 navi da guerra.

quadro riassuntivo della guerra condotta da Pompeo Magno contro i pirati. 67 BC da Bellum piraticum Pompeii 67 aC.png – Wikimedia Commons
Pompeo si mosse con incredibile rapidità e suddivise l’intero Mediterraneo in 13 aree, che fece perlustrare contemporaneamente dai suoi luogotenenti, investiti del comando di adeguate flotte. Lo stesso Pompeo, con una propria flotta, ispezionò prima le aree del bacino occidentale del Mediterraneo, in soli quaranta giorni; quindi, dopo una breve sosta in Italia, percorse le varie aree del Mediterraneo orientale in altri quaranta giorni, giungendo infine nelle acque della Cilicia, ove sconfisse in battaglia navale le superstiti unità dei pirati ritiratesi presso le proprie coste. Sbarcato poi in Cilicia, concluse la guerra dando alle fiamme oltre 1300 scafi e radendo al suolo le sistemazioni dei pirati. In tal modo, egli riuscì a liberare tutto il mare dalla piaga della pirateria in meno di tre mesi, dall’inizio della primavera a metà estate del 67 a.C..

Un decennio dopo Giulio Cesare rese sicure anche le acque dell’Oceano, facendo costruire una nuova flotta romana sulla Loira ed usandola poi contro la grande forza navale costituita nelle acque della Bretagna dalla coalizione Armoricana. Questa coalizione, cui parteciparono tutte le popolazioni marittime presenti sulla fascia costiera nord-occidentale della Gallia, dal Reno alla Loira, era pilotata dai Veneti transalpini, residenti lungo la costa meridionale della penisola bretone. Si trattava del popolo più potente sull’Oceano, ed era in grado di controllare con le proprie navi tutti i traffici marittimi, inclusi quelli con i Britanni. Dopo un’intera giornata di combattimenti in mare (agosto 56 a.C.), i Romani riuscirono ad arrembare e catturare la quasi totalità delle navi nemiche.

La battaglia tra Cesare ed i Veneti del 56 a.C. Battaglia Veneti 56 aC.png – Wikimedia Commons
Questo risultato indusse i Veneti ed i loro alleati alla resa immediata, poiché senza navi essi erano privi di difese. Così l’Oceano rimase libero dal controllo dei Galli e, pertanto, aperto ai Romani. Lo stesso Cesare ne approfittò, conducendo nei due anni successivi (55 e 54 a.C.) le due prime spedizioni navali romane in Britannia. Da allora in poi, anche le acque oceaniche risultarono sicure per il traffico mercantile romano.
Domenico Carro
in anteprima Pirati cilici abbordano una nave commerciale in mare aperto. I secolo d.C. Affresco della casa dei Vettii, Pompei
.
Note
[31] La Curia del Senato venne definita da Cicerone “il tempio della santità, della maestà, della saggezza, la sede del consiglio della Repubblica, la mente di Roma, l’altare degli alleati, il porto di tutte le genti”. (Cicerone, pro Mil., 90)
[32] Cicerone mostrò quanto fosse importante che i senatori fossero accuratamente preparati nei campi della politica estera e di difesa: “è necessario che il senatore conosca a fondo le condizioni dello stato, la forza dello strumento militare, la consistenza dell’erario, quali siano gli alleati, gli amici, i popoli tributari, le leggi, le condizioni e i trattati”. (Cicerone, Leg., III, 18, 41)
[33] “I Romani badano particolarmente a intraprendere guerre giuste, e a non prendere decisioni casuali o precipitose quando si tratta di tali argomenti” (Diodoro Siculo XXXII, 5).
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.
.
.
.


