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  Address: OCEAN4FUTURE

Un estratto dalla lettera di Giovanni da Verrazzano, il grande esploratore fiorentino, al suo rientro dal suo primo viaggio

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Verrazzano
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In un precedente articolo avevamo raccontato la storia di Giovanni da Verrazzano, grande navigatore fiorentino a cui si devono molte scoperte geografiche incluso Staten island. Riassumendone brevemente la vita, pubblicheremo ora le prime pagine della lettera scritta al suo rientro al Re di Francia Francesco I [1]

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Giovanni di Pier Andrea di Bernardo da Verrazzano // Patrizio Fior.no Gran Capit.no Comandante in mare per // il re cristianissimo Francesco Primo, // e discopritore della nuova Francia: nato circa il MCDLXXXV morto nel MDXXV. // Dedicato al merito sing. dell’Ill.mo e Rev.mo Sig.re Lodovico da Verrazzano // patrizio . F. Allegrini inci[sore] 1767 – http://www.italianhistorical.org/page50.html – dominio pubblico GiovanniVerrazano.jpg – Wikimedia Commons

Verrazzano, il navigatore europeo che entrò per primo nella baia di New York
Giovanni da Verrazzano nacque da una famiglia di mercanti e banchieri a Greve in Chianti nel 1485 da Pier Andrea di Bernardo e Fiammetta Cappelli e studiò a Firenze, allora centro tra i più importanti delle scienze geografiche e della navigazione. Di carattere avventuroso, da giovane visitò il Cairo e la Siria prima di trasferirsi a Dieppe, in Normandia, Francia, tra il 1506 e il 1508, per intraprendere la carriera marittima.

Dopo la scoperta del nuovo mondo il 12 ottobre 1492, da parte di un navigatore di origini genovesi, Cristoforo Colombo, finanziato dalla regina Isabella di Castiglia, aumentarono i tentativi delle potenze dell’epoca di trovare una rotta occidentale verso la Cina. Verrazzano era di carattere gioviale e aperto e si fece immediatamente una buona fama. Di fatto la sua reputazione arrivò rapidamente in moltissimi ambienti culturali, nautici e scientifici e fu perfino elogiata da persone vicine al Re di Francia, Francesco I che lo volle incontrare.

Giovanni da Verrazzano fu molto convincente e chiese a Francesco I di Francia il suo supporto per una spedizione verso Occidente, navigando sotto bandiera francese;  fu così che verso la metà del 1523, lasciò il porto di Dieppe con quattro navi in quello che fu il primo viaggio ufficiale della Francia verso il Nord America. Come potrete leggere nella sua lettera, il viaggio non iniziò bene: a seguito di una tempesta fu costretto a rifugiarsi in Bretagna e perse due caravelle, la Santa Maria e la Vittoria, mentre la terza rimase fortemente lesionata. Verrazzano non si perse d’animo e, essendo quest’ultima impossibilitata a proseguire preferì rimandarla indietro. Restò quindi solo con la sua nave capitana, un caracca chiamata Dauphine, più grande e forte delle altre che si prestava per affrontare le incognite del grande Oceano. 

Con la Dauphine si nascose fra le scogliere di Madera ed aspettò il momento opportuno per evitare il blocco navale organizzato dagli Spagnoli e dai Portoghesi. Finalmente, la notte del 17 gennaio 1524 poté iniziare la traversata verso l’incognito. Il viaggio durò cinquanta giorni, più di quanto previsto da Verrazzano, ancora una volta ostacolato a causa di una rovinosa burrasca che incontrarono il 24 febbraio. Tanto terribile che Verrazzano nella sua lettera descrisse di averla superata “con l’aiuto di Dio”. Tra il sette o l’otto marzo approdarono in una località sconosciuta, che gli studiosi ritengono possa essere l’attuale Capo Fear, a sud di Wilington.

Giovanni decise quindi di navigare verso sud in cerca di un approdo, giungendo forse fino all’estremità settentrionale della Florida. Non intravedendo aperture profonde e timoroso di incontrare qualche nave spagnola, invertì la rotta e si diresse nuovamente verso nord. Verrazzano descrive la natura lungo la costa. Non più giungle tropicali ma grandi distese di boschi con viti selvatiche, illuminati di notte da molti fuochi. Anche gli indigeni, che descrive con cura sono diversi: con una carnagione di un colore chiaro e così cordiali che decide di chiamare quella terra, per la sua amenità, “Arcadia”.

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da Luigi Firpo, Prime relazioni di navigatori italiani sulla scoperta dell’America: Colombo, Vespucci e Verazzano, UTET, 1965 

Dopo una breve sosta, continuò costeggiare la linea di costa in direzione nord, al largo dell’odierna Carolina del Nord e della laguna di Pamlico Sound, che descrisse accuratamente nella sua Lettera a Francesco I come una grande insenatura che pensava fosse l’accesso all’Oceano Pacifico. attraverso il quale avrebbe potuto in breve tempo accedere alle coste della Cina.

Verrazzano descrive l’istmo come una sottile lingua di terra con un’apertura larga circa un miglio, un canale che, pensava, avrebbe diviso quelle terre (il continente nordamericano) in due parti. Questa annotazione fu all’origine di un errore geografico che perdurò fino al XVIII secolo, incominciando dalle carte del maestro cartografo genovese Visconte Maggiolo nel 1527 e con Girolamo da Verrazzano (fratello di Giovanni) nel 1529.

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Mappa del 1527 di Visconte Maggiolo mostrante la costa orientale del Nord America con “Tera Florida” in alto e “Lavoradore” (Labrador) in basso sulla base delle informazioni pervenute dal viaggio di Giovanni da Verrazzano del 1524 (Biblioteca Ambrosiana, Milano) – da http://mapsofpa.com/antiquemaps0.htm1527-TeraFlorida.jpg – Wikimedia Commons

Ecco i nomi che il navigatore fiorentino attribuì ai territori della costa secondo una consolidata ricostruzione:

Selva dei Lauri South Carolina
L’Annunziata North Carolina
Arcadia Washington DC
Vendoma Delaware
Baia di S. Margherita Angolemme New York
Rifugio Connecticut
Terra di Mala Gente Massachusetts
Terra dei Bretoni Nova Scotia

Giovanni da Verrazzano fa numerosi scali durante la sua esplorazione, entrando in contatto con i nativi americani della costa che descrive come:
Sono di colore bruno, non molto diversi dagli Etiopi. Hanno capelli neri e folti, non molto lunghi […] Sono ben proporzionati, di statura media, qualche volta superiore alla nostra, con il torace ampio, le braccia robuste, le gambe e le altri parti del corpo ben strutturate. Hanno gli occhi neri e grandi, lo sguardo attento e vivace. Non sono dotati di una grande forza fisica ma sono di intelligenza acuta e sono corridori agili e molto resistenti […] Sono molto generosi. Tutto quello che hanno sono disposti a darlo. Stringemmo con loro una forte amicizia.” (G. da Verrazzano, lettera a Francesco I re di Francia, Luglio 1524)

Continuando la sua navigazione costiera, Verrazzano passò oltre la baia di Chesapeake e il fiume Delaware, ed arrivò alla baia dell’attuale New York dove gettò l’ancora in The Narrows, lo stretto fra Staten Island e Long Island, dove fu accolto da un gruppo di canoe dei nativi Lenape

In questo viaggio, Verrazzano esplorò la costa che ora comprende la costa orientale degli Stati Uniti e del Canada e, nel 1524, divenne il primo europeo noto ad essere entrato nella baia di New York. Avvistando l’imbocco del porto, descrisse in seguito “un sito molto gradevole situato tra due colline tra le quali scorreva al mare un fiume molto grande”. Un rapporto basato sui suoi viaggi nel Nuovo Mondo.  chiamato Cellere Codes (una copia del quale si trova nella Morgan Library di New York City) in seguito servì per istruire esploratori come Henry Hudson – foto di una tipica canoa degli indigeni Lenape che accolsero cordialmente l’esploratore fiorentino nel Delaware da link

Qui osservò quello che credeva essere un grande lago di acqua dolce a nord della baia, senza però riscontrare l’esistenza del fiume Hudson. Proseguendo il suo viaggio verso nord, da Verrazzano costeggiò Long Island, attraversò il Block Island Sound ed entrò nella baia di Narragansett, dove probabilmente incontrò il popolo Narragansett. Seguì poi la costa verso nord nell’odierno Maine e nella Nuova Scozia sudorientale. Verrazzano di tanto in tanto scendeva a terra per esplorare; la sua curiosità per quel nuovo mondo, per la natura e per quei popoli nativi lo portò a far rapire un ragazzo indigeno per riportarlo in Francia. Quando raggiunse Terranova stava ormai esaurendo le ultime scorte alimentari e decise di tornare in Francia dove arrivò nel porto di Dieppe l’8 luglio 1524.

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da Luigi Firpo, Prime relazioni di navigatori italiani sulla scoperta dell’America: Colombo, Vespucci e Verazzano, UTET, 1965 

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da Luigi Firpo, Prime relazioni di navigatori italiani sulla scoperta dell’America: Colombo, Vespucci e Verrazzano, UTET, 1965 

Gli ultimi viaggi
Un secondo viaggio da Dieppe nel 1527 non riuscì ancora una volta a garantire un passaggio a nord-ovest e, dopo un’ammutinamento del suo equipaggio, e una deviazione in Brasile, Verrazzano tornò in Francia con un prezioso carico di longwood. Nel 1528 Verrazzano salpò per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio. Lo scopo del viaggio era quello di commerciare spezie nelle Indie Occidentali, raggiungendo la Florida, le Bahamas e le Piccole Antille. Su una di queste isole, probabilmente vicino a Guadalope, Verrazzano sbarcò e fu ucciso dai Caraibi, gli indigeni del luogo.

Il suo resoconto al rientro
Come promesso riporto ora le prime pagine della lettera di Giovanni da Verrazzano a Francesco I di Francia,  che fu dettata a bordo l’8 di luglio, appena arrivati in porto e fu subito spedita in copia a Roma a Bonaccorso Rucellai, socio e  banchiere di suo fratello Bernardo da Verrazzano estratte da Luigi Firpo, Prime relazioni di navigatori italiani sulla scoperta dell’America: Colombo, Vespucci e Verazzano, UTET, 1965. In questo italiano cinquecentesco traspaiono in parole semplici ma avvincenti l’entusiasmo del grande esploratore fiorentino la cui gloria non fu tramandata come quella di altri grandi navigatori, complice anche la perdita di molti dei suoi documenti.  Come riportò un suo studioso, Alessandro Bacchiani: “… se il seme gettato dal Verrazzano non fruttificò, non è colpa del navigatore italiano. La Francia distratta dalla lotta con Carlo V non sapeva dare a questi tentativi scientifici e commerciali né impulso vitale, né continuità: e l’Italia, insensibile alla gloria dei suoi figli, abbandonava agli stranieri i tesori d’energia e di talento del suo sangue, così come si rassegnava a diventar indifferentemente francese o spagnola … “.

Nota bene: Si consiglia di allargare le dimensioni dei caratteri sullo schermo per una più attenta lettura.

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Gli ultimi viaggi
Un secondo viaggio da Dieppe nel 1527 non riuscì ancora una volta a garantire un passaggio a nord-ovest e, dopo un’ammutinamento del suo equipaggio, e una deviazione in Brasile, Verrazzano tornò in Francia con un prezioso carico di legno pernabuco. Nel 1528 Verrazzano salpò per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio; lo scopo del viaggio era quello di commerciare spezie nelle Indie Occidentali, raggiungendo la Florida, le Bahamas e le Piccole Antille ma, ancora una volta, ciò che spingeva il grande fiorentino era la scoperta di un nuovo mondo e delle sue meraviglie. Non c’era bramosia ma il desiderio della conoscenza, frutto di una eredità culturale millenaria. Su una di queste isole, probabilmente vicino a Guadalupa nelle Antille, Verrazzano sbarcò e fu ucciso dai Caraibi, gli indigeni cannibali del luogo. Una morte drammatica di un uomo che aveva guardato ancora una volta oltre l’orizzonte.

Andrea Mucedola

[1] pubblicata nel 1965 da UTET, vedi Bibliografia  

[2] Riproduzione fotografica di un’opera d’arte di dominio pubblico nel suo paese di origine e altri paesi e aree in cui il termine del copyright è la vita dell’autore più 70 anni o meno.

Bibliografia
Luigi Firpo, Prime relazioni di navigatori italiani sulla scoperta dell’America: Colombo, Vespucci e Verazzano, UTET, 1965 [1]

The Ages of Exploration.” The Mariner’s Museum and Park, 2017. 

Verrazano, Girolamo Da. “Verrazano World Map – 1529” Cartographic-images.net. Henry Davis Consulting, 1994

Alessandro Bacchiani, Giovanni da Verrazzano e le sue scoperte nell’America settentrionale (1524) secondo l’inedito codice sincrono Cellere di Roma / Estr. da: Bollettino della Società geografica italiana, (1909), f. 11

 

 

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