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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: CRETACEO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: tartarughe giganti
L’era geologica del Mesozoico (225 – 65 milioni di anni fa) fu dominata da creature di dimensioni che raggiungevano grandezze decisamente maggiori di quelle dei loro discendenti odierni. Questo gigantismo interessò anche i rettili marini che arrivarono a dimensioni fino a 15 metri.
Il gigantismo
Una domanda che da tempo attanaglia gli scienziati è perché raggiungessero queste dimensioni. Le teorie della loro crescita sono legate alle condizioni climatiche di quel periodo. Questi animali vivevano in un clima più caldo di quello attuale, che accelerava il loro metabolismo. Essendo rettili, a differenza dei mammiferi, la loro crescita continuava per tutta la loro vita. Nel caso delle specie a sangue caldo, le grandi dimensioni le avrebbero potuto avere dei motivi più pratici, maggiori dimensioni li avrebbe favoriti nel difendersi dai predatori. Le tartarughe marine erano comuni nei mari epicontinentali subtropicali del Cretaceo superiore che un tempo bagnavano le coste dell’antico arcipelago europeo. Ma a differenza delle faune attuali nordamericane, in Europa nessuna specie aveva superato la lunghezza di 1,5 metri. Secondo uno studio, A gigantic bizarre marine turtle (Testudines: Chelonioidea) from the Middle Campanian (Late Cretaceous) of South-western Europe, pubblicato sulla rivista Nature, è stata scoperta in Spagna una sottospecie sconosciuta di un’antica tartaruga marina, Leviathanochelys aenigmatica, la più grande del suo genere mai scoperta in Europa, risalente al periodo Campano medio dei Pirenei meridionali.

Le prove anatomiche e istologiche concordano nell’identificare il campione come appartenente ad un genere dei Panchelonioidea da cui deriva la famiglia delle Chelonidae, dell’ordine dei Testudinati, a cui appartengono sei delle sette specie esistenti di tartarughe marine (ad esempio la Caretta caretta). Sulla base delle dimensioni del bacino, è probabile che il Leviathanochelys fosse una delle più grandi tartarughe marine mai esistite nel mare Iberico, le cui gigantesche dimensioni fossero dovute alle condizioni dei mari dell’arcipelago europeo durante il Cretaceo.
Dalle strutture ritrovate la presenza del processo pubico accessorio suggerisce un ulteriore punto di inserzione del musculus rectus abdominis, che insieme alle evidenze paleo-istologiche supportano l’ipotesi che la grande tartaruga avesse uno stile di vita pelagico, presentando diversi adattamenti anatomici allo stile di vita marino, come la modifica degli autopodi in arti simili a pale, la modifica del cranio per favorire la rimozione del sale in eccesso, la riduzione dell’ossificazione del guscio, insieme allo sviluppo delle fontanelle sia nel carapace che nel piastrone. Al di là delle caratteristiche scientifiche che lo collocano in suo taxon specifico, si tratta di una specie gigante mediterranea estinta e mai scoperta in Spagna, che probabilmente aveva una lunghezza del corpo di circa 3,7 metri ovvero più del doppio delle moderne tartarughe marine, cosa che la identifica come la più grande specie di tartaruga mai scoperta in Europa.
Scavando nei Pirenei
Negli ultimi 20 anni, le conoscenze sui vertebrati campano-maastrichtiani dei Pirenei meridionali sono aumentate in modo significativo ma ancora poco si sa sui tetrapodi marini che un tempo abitavano il Mar Iberico durante il Cretaceo. La nuova specie, che i ricercatori hanno battezzato Leviathanochelys aenigmatica, è stata identificata da un fossile completo del bacino e frammenti del suo carapace fossilizzati scoperti tra il 2016 e il 2021 nella località di Cal Torrades nel nord-est della Spagna. L’enorme tartaruga probabilmente frequentava gli antichi oceani europei tra 83,6 e 72,1 milioni di anni fa, durante il periodo Cretaceo ovvero in un’era geologica compresa tra i 145 milioni ed i 66 milioni di anni fa.
Un gigante del mare che probabilmente poteva raggiungere delle dimensioni poco più del doppio della tartaruga marina più grande ancora vivente, la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), che può raggiungere quasi due di lunghezza.

La tartaruga Leviathanochelys aenigmatica è poco più piccola della tartaruga, anch’essa estinta, più grande del mondo, l’Archelon ischyros, che aveva una lunghezza massima del corpo di circa 4,6 metri e i cui fossili sono stati ritrovati prevalentemente in Nord e Sud America.

Elementi della conchiglia e del cingolo pelvico di Leviathanochelys aenigmatica gen. e sp. nov. (a) Vista dorsale di MCD9884 con gli elementi disposti così come sono stati scoperti, evidenziando in bianco la porzione di carapace conservata (MCD9884a). (b) Vista viscerale del carapace con un’interpretazione sovrapposta degli elementi del guscio. (c) Vista dorsale della cintura pelvica conservata senza il carapace, e (d) vista ventrale dello stesso elemento con il carapace. I segni di asterisco indicano la posizione del processo pubico accessorio autapomorfo. Dettagli del processo pubico accessorio in (e) vista dorsale e (f) ventrale. (g) Vista ravvicinata della parte posteromediale del pube, in vista ventrale (immagine in alto) e posteriore (immagine in basso), che conserva parte delle fosse tiroidee separate da una spessa struttura ossea (freccia nera). (h) Vista ventrale dell’acetabolo sinistro, che illustra i limiti tra le ossa pelviche. (i) Particolare della superficie ornata esterna dell’ileo. (j) Sezione istologica dell’8 costale (MCD9884.1), che mostra una zona ossea spongiosa tra le cortecce interne ed esterne altamente vascolarizzate. Abbreviazioni: (ac) acetabolo; (app) Processo pubico accessorio; (c ter) osso spongioso; (co) placca costale; (eco) corteccia esterna; (ico) corteccia interna; (il) Ilio; (ils) cicatrice dell’inserzione dell’ileo; (isc) Ischio; (il) Ilio; (ne) piastra neurale; (pb) pube; (pbb) ponte pubico; (tf) Fossa tiroidea – da studio citato
Il bacino fossile di Leviathanochelys aenigmatica fornisce anche indizi sul suo passato evolutivo. L’osso ha un’insolita sporgenza, potenzialmente collegata al sistema respiratorio, molto diversa da quelle delle tartarughe moderne o estinte. La scoperta della Leviathanochelys aenigmatica, pone nuovi dubbi sulle diverse linee di evoluzione del gigantismo delle tartarughe perché suggerisce che ci possano essere state diverse specie di tartarughe marine in grado di crescere a dimensioni così estreme.
Leviathanochelys aenigmatica non è l’unica tartaruga gigante scoperta negli ultimi anni. Nel gennaio 2021, i ricercatori in Venezuela hanno portato alla luce un guscio quasi completamente intatto lungo circa 2,4 metri appartenente a una tartaruga d’acqua dolce, Stupendemys geographicus, che visse in tempi relativamente più recenti, circa 8 milioni di anni fa.
in anteprima la più grande tartaruga mai esistita fu l’Archelon, ritrovato in Nord America – © Mike Beauregard . CC 2.0 Europe’s largest ever turtle species has been discovered | Natural History Museum (nhm.ac.uk)
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