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L’Armada Bolivariana del Venezuela – parte II

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX -XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Venezuela, Simon Bolivar

 

La posizione del Venezuela durante la seconda guerra mondiale fu ambigua; sebbene ufficialmente neutrale, parte dell’opinione pubblica era favorevole alla Germania con cui il paese intrattenne rapporti commerciali finché fu possibile, ma più tardi, anche per la sua strategica produzione di petrolio, gli Stati Uniti lo attirarono nella propria orbita fino a che dichiarò guerra all’Asse nel febbraio 1945.

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cannoniera Miranda, ex Diego Velasquez della Marina spagnola 200 t; 315 cv; velocità 10 nodi; armamento: 4 x 57 mm

Allo scoppio del conflitto la marina venezuelana contava le due unità ex italiane, le vecchie cannoniere MirandaGeneral Salom e Ribas, oltre a poche navi ausiliarie. Era decisamente poco per salvaguardare la propria neutralità e, soprattutto, per la vigilanza contro i sommergibili tedeschi che si facevano sempre più spregiudicati nell’ostacolare il traffico di esportazione del petrolio e che affondarono anche diversi mercantili venezuelani. 

Nel conflitto l’unico intervento degno di nota fu quello del General Urdaneta quando, nella notte del 16 febbraio 1942, il sommergibile tedesco U502 affondò la petroliera venezuelana Monagas che navigava in convoglio diretta alla raffineria di Aruba.

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General Urdaneta

La cannoniera Urdaneta, che si trovava abbastanza vicino da vedere quanto stava accadendo e sentire le esplosioni, diresse a tutta velocità verso la nave in fiamme e poi incrociò in zona alla ricerca dei membri dell’equipaggio sopravvissuti. Tentò poi di intercettare il sommergibile pur non disponendo di alcuna arma anti sommergibile, forse nella speranza di speronarlo; l’U502, che si era mantenuto a quota periscopica nelle vicinanze, lo avvistò ma il comandante, pur annotando il fatto sul giornale di bordo,  lo ignorò perché il suo obiettivo erano le petroliere del convoglio e non volle sprecare i suoi siluri per una piccola nave neutrale, tra l’altro inoffensiva. 

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L’U502 fu in seguito affondato dalla Royal Navy britannica al largo della costa francese a La Rochelle nel luglio 1942

A seguito di questo fatto l’anno successivo le due cannoniere furono armate con bombe di profondità. Ad ogni modo iniziò da allora una collaborazione sempre più stretta con gli Stati Uniti che successivamente, come per tutte le marine sudamericane  nel periodo della guerra fredda cedettero unità di ogni tipo. Il Venezuela ricevette una trentina di navi fra le quali i cacciatorpediniere Carabobo e Falcon appartenenti alla classe Allen Summer e i sommergibili Carite e Tiburon della classe Balao.

Ad ogni modo si volle costituire il nerbo della squadra con unità di concezione più moderna che furono fatte costruire all’estero e che portarono la sua marina a un livello rispettabile. Entrarono così in servizio le sei fregate (classificate talvolta cacciatorpediniere) classe Almirante Clemente costruite dai cantieri di Livorno e i tre caccia classe Nueva Esparta di costruzione inglese.

Dopo alcuni passaggi di denominazione (Armada Republica de Venezuela e Armada Nacional de Venezuela, con in nome attuale di Armada Bolivariana, la squadra si basa sulle sei fregate missilistiche costruite dai Cantieri di Monfalcone ed Ancona fra il 1980 e il 1982 derivate dalla classe italiana Lupo, non più giovani ma ancora valide e  in parte rimodernate, e sui due sommergibili tipo U209, Sabalo e Caribe.

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U209 S 32 Caribe

Seguono varie unità di seconda linea costruite in Spagna e in Gran Bretagna: si tratta dei quattro moderni pattugliatori oceanici classe Guaiqueri di 2419 tonnellate e di dodici pattugliatori costieri veloci in parte configurati come motocannoniere lanciamissili.

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pattugliatori oceanici classe Guaiqueri

Vi sono poi numerose motovedette e pattugliatori di piccole dimensioni che in parte sono assegnati alla Guardia Costiera, che dipende da un Comando autonomo facente parte della Marina Militare e che, fra fra le sue navi, comprende varie unità logistiche fra le quali i pescherecci trasformati, Los Taque e Los Cayos, che curiosamente, per la loro cattiva abitabilità e tenuta del mare, sono considerate navi da “punizione”.

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Armada venezuelana C 212MP, aerei da pattugliamento consegnati tra il 1981 ed il 1986

Non ultima l’aviazione navale che comprende una decina di aerei e una ventina di elicotteri.

Come si sa il Venezuela sta attraversando da anni una complessa crisi economica e politica e in questo scenario confuso, sempre più lontano dal mondo occidentale,  come la maggioranza delle forze armate la Marina  ha sempre appoggiato il governo diventando anche protagonista di alcuni  discutibili episodi. Nel 2019 la fregata Almirante Brion e alcune unità minori si sono schierate per bloccare una nave con aiuti umanitari proveniente da Porto Rico che, sotto la minaccia di essere affondata, non ha potuto che invertire la rotta.

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fregata Almirante Brion

Il 30 marzo 2020 il pattugliatore Naiguatà è affondato mentre tentava di speronare in acque internazionali la nave da crociera RCGS Resolute di bandiera portoghese e noleggiata per crociere nei Caraibi mentre, senza passeggeri, era ferma per alcuni controlli ai motori.

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pattugliatore Naiguatà

La nave, che ricevette danni minimi, rimase sul posto per cercare i naufraghi – peraltro raccolti da altre unità militari intervenute – e nonostante le richieste, sotto minaccia delle armi, di dirigersi verso un porto venezolano riuscì ad allontanarsi. Sembra che il pretesto dei controlli fosse il sospetto che avesse a bordo mercenari antigovernativi.

Le autorità portoghesi svolsero un’indagine che rimase incompleta perché, con la stessa arroganza dei tempi della crisi di inizio ‘900, il Venezuela rifiutò di fornire chiarimenti, e sulla base dei dati parziali raccolti arrivarono alla conclusione che si era trattato di un incidente provocato non intenzionalmente. Un’ulteriore dimostrazione di come la situazione politica interna vada alla deriva si ebbe nell’aprile di quello stesso anno. Un numero incerto di mercenari (300 o 30, secondo le fonti) provenienti dalla Colombia tentarono di sbarcare sul litorale nella zona di Caracas con l’intento di suscitare una rivolta popolare e far cadere il presidente Maduro.

Furono intercettati dalla Marina, intervenuta anche con elicotteri in appoggio alle forze antiterrorismo governative, che misero in fuga gli avversari uccidendone e catturandone alcuni. L’episodio resta comunque poco chiaro e fu detto anche era stato organizzato dallo stesso governo per aumentare il consenso interno. Infine, fra le notizie più recenti, vi è il largo ricorso ad armamenti cinesi e la costituzione di una base navale russa che destano l’allarme negli altri paesi confinanti, specialmente in Brasile che tende a considerarsi la leadership del continente.

Guglielmo Evangelista

 

PARTE I PARTE II

 

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