Ocean day 2022, giornata mondiale degli oceani

Andrea Mucedola

8 Giugno 2022
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: giornata degli oceani 2022

 

È tempo di rendersi conto che, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e gli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, abbiamo urgente bisogno di un’azione collettiva per rivitalizzare l’oceano. Ciò significa trovare un nuovo equilibrio nel nostro rapporto con l’ambiente marino.” Questa è l’ultima dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres per sottolineare, quasi ce ne fosse bisogno, l’importanza degli oceani per la nostra sopravvivenza.

Decadi di proposte, fiumi di parole, iniziative collettive fino alla creazione, trent’anni fa, del World Oceans Day da parte del Canada’s International Centre for Ocean Development (ICOD) e dall’Ocean Institute of Canada (OIC), in occasione dell’«Earth Summit», come ricorrenza volta a salvaguardare gli oceani, sembrano essere solo campanelli per risvegliare le coscienze di un mondo sempre più disilluso. La domanda che ci dobbiamo porre è se vogliamo dare una speranza  alle future generazioni.

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photo credit andrea mucedola

Una cecità ambientale
E’ notizia recente che la concentrazione mensile media di anidride carbonica in atmosfera ha superato ogni limite, con un livello mensile medio di diossido di carbonio (CO²), più comunemente noto come anidride carbonica, nell’aria sistematicamente oltre le 410 parti per milione (ppm). La notizia è pervenuta dall’Osservatorio di Mauna Loa, alle Hawaii, che ha sottolineato che NON si tratta di un picco o di una semplice media meteorologica ma di una media basata su l’analisi degli ultimi 800.000 anni.

Il motivo è sempre lo stesso: bruciamo troppi combustibili e la CO² continua ad accumularsi in atmosfera. Secondo le ultime analisi dei dati stiamo procedendo al ritmo di oltre 2 ppm in media in più ogni anno che significa che, entro i prossimi 50 anni, potremmo superare le 500 ppm. Se pensiamo che negli anni ’50, le misurazioni di Charles David Keeling evidenziarono concentrazioni stabili attorno a 310 ppm, oggi abbiamo un valore di un terzo in più. Ne abbiamo già parlato… le cause sono molte sia naturali che causate dall’Uomo ma, di fatto la nostra specie non ha mai respirato aria così satura di CO².

Valori maggiori si ebbero nel Pliocene, tra i 4,6 e i 2 milioni di anni fa, o nel medio Miocene (14-10 milioni di anni fa) ma l’Uomo non camminava ancora sul pianeta.

Le ricadute sulla nostra salute sono preoccupanti, partendo dalle ondate di calore fino a desertificazione, siccità, carestie, epidemie causate da insetti, etc. Basti pensare l’inquinamento dell’aria che favorisce la creazione di pulviscoli nell’aria causa oggi oltre 6,5 milioni di morti ogni anno, in particolare neo centri urbani.

Oceani, ultima frontiera
La difesa maggiore per contrastare questa situazione sono gli Oceani che, ricoprendo oltre il 70% della superficie terrestre, sono la sorgente di vita maggiore che consente il nostro sostentamento. Ma, come ricorderete in altri articoli, l’importanza degli oceani è soprattutto nella loro capacità di rilasciare il 50% dell’ossigeno del pianeta.

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photo credit andrea mucedola

In altre parole, gli oceani agiscono come un enorme isolante, ritardando l’emissione di energia termica dalla superficie del mare in atmosfera.

La loro funzione è quindi fondamentale per ridurre l’impatto sulla temperatura globale del pianeta. Per comprendere bene questo importante processo per la nostra sopravvivenza dobbiamo comprendere il ciclo dell’anidride carbonica (CO²) e della sua fissazione negli oceani.

L’aria che respiriamo è principalmente composta da azoto, ossigeno, e vari gas tra cui l’anidride carbonica. Come ricorderete le piante, attraverso un processo chiamato fotosintesi, assorbono il CO² dall’aria in quanto il carbonio costituisce il componente principale a loro necessario per costruire nuove foglie, steli e radici. Questo processo necessita di energia (luce solare) per alimentare le reazioni chimiche interne.

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photo credit andrea mucedola

L’emissione naturale e antropica di CO2 si accumula in atmosfera, accentuando l’effetto serra e contribuendo al riscaldamento del clima terrestre.
Gli aumenti della concentrazione atmosferica di CO2 sono legati anche alla gassificazione degli oceani, un processo che è funzione della temperatura delle acque. Aumentando la temperatura esterna, aumenta quella dell’acqua dell’oceano. Questo significa che a parità di pressione, se la temperatura del mare è bassa, i gas resteranno in soluzione (come in una lattina fredda di una bibita gassata). Se invece la temperatura del mare aumenterà, come in questi ultimi anni, di conseguenza avremo un’emissione di gas verso l’esterno (nel caso specifico di CO²). Un ciclo non virtuoso che ci porterà all’insostenibilità di sopravvivenza sul pianeta. 

Gli oceanografi ritengono che negli oceani ci sia da 50 a 60 volte più CO² che nell’atmosfera ed essi sono dei forti accumulatori di questo gas. Quello di cui ci dobbiamo preoccupare particolarmente è che, quando gli oceani saranno saturi di CO², il loro ruolo mitigatorio tenderà ad annullarsi con conseguenze drammatiche. Ma l’aumento delle temperature è solo una delle conseguenze legate alla nostra cecità e scarsità di visione. L’overfishing, che sta raggiungendo il 90% delle grandi popolazioni di pesci, l’inquinamento da plastiche, e la distruzione di ampie aree marine con il 50% delle barriere coralline distrutte, di fatto ci stiamo negando il nostro futuro.  

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photo credit andrea mucedola

Quest’anno il tema della giornata è la “Rivitalizzazione: azione collettiva per l’oceano“. Le iniziative sono in atto in tutto il mondo e potrete approfondire di più seguendo il sito web ufficiale della Giornata Mondiale degli Oceani delle Nazioni Unite per scoprire notizie e celebrazioni o leggere le ultime notizie e i rapporti sui nostri mari. Fatelo per comprendere quello che spesso non viene detto, per capire l’importanza di darci un futuro, per comprendere che piccoli gesti quotidiani possono fare la differenza. Immagino molti di voi in spiaggia, a godere di questi primi giorni di estate. Guardatevi intorno e fatevi questa semplice domanda, non cosa posso fare per l’ambiente ma cosa posso fare per la mia sopravvivenza.
Buona festa degli oceani  

Andrea Mucedola

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