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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Rigassificatori: la situazione nei mari italiani

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: EMERGENZE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: rigassificatori

 

Una grande opportunità da non perdere
L’emergenza energetica e la strumentalizzazione dei temi della transizione energetica comportano la necessità di un maggiore trasparenza e conoscenza dei processi. Il gas è e rimarrà un protagonista, e l’Agenzia Internazionale dell’energia, ente indipendente, anche nell’originale ipotesi zero/2050, ne prevede il prevalente ricorso per almeno ulteriori 40 anni.

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Il gas sarà comunque, e per vari decenni, un elemento essenziale dell’economia europea ed italiana in particolare

Indipendentemente dal ripensamento sugli obiettivi 2050, con le priorità europee divenute autonomia, indipendenza, diversificazione delle fonti, per una “transizione ordinata ed efficace” si tratta di un orizzonte temporale sufficiente ed utile per pianificare e assicurare in tempi molto più contenuti un nuovo ruolo europeo del nostro Paese.

Non solo servizi ma anche produzione, con una nuova centralità
Occorre coniugare sviluppo con ambiente. In altre parole non si tratta di un‘alternativa. La produzione, con un’elevata generazione di lavoro ed indotto, non è alternativa né nemica della transizione, qualsiasi ne sia l’aspetto, compresa la decarbonizzazione. Con scelte decise è possibile mettere a regime in tempi brevi una risposta energetica credibile, compatibile e sostenibile con l’ambiente, sia valorizzando progetti e programmi prematuramente abbandonati sia favorendo che l’Italia, ed in particolare il Sud estremo, assuma il ruolo di hub energetico riconosciuto a livello europeo. Questo comporterebbe un valore aggiunto su un servizio che si presta all’Europa, lo stesso che sinora abbiamo lasciato senza compensazioni all’hub del Nord. Un’operazione, com’è facile intuire, a vantaggio di tutto il Paese e di forte potere contrattuale rispetto alla UE.

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Una UE che ci osserva, che valuta criticamente se si sfruttano tutte le possibilità che abbiamo e non solo potremmo ma vogliamo mettere in campo e condividere, che riguardano generazione, produzione (e quindi anche estrazione) e diversificazione (collegamenti rigidi come i gasdotti, e flessibili grazie a navi metaniere e terminali di rigassificazione). Uno sviluppo industriale “a misura” che comprende i rigassificatori che vanno intesi come centri di produzione e non come sgradevoli od addirittura pericolose “stazioni di servizio”.

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Premesse e prospettive a breve e lungo termine
Nella situazione attuale, e considerata la diffusione del GNL, l’Italia e la Germania sono state e sono obbligate a considerare la realizzazione di nuovi impianti. Basti pensare che in pochi mesi, pur partendo in ritardo, sull’emergenza, la Germania sta passando da zero a quattro impianti di rigassificazione. Al contrario in Italia, dove nel 2006 (vedi immagine precedente) si registravano progetti già maturi per una decina di impianti di rigassificazione, in realtà solo due impianti sono stati autorizzati, Gioia Tauro e Porto Empedocle, con una capacità stimata di circa 20 miliardi di mc. Un impegno ultraventennale di risorse che a distanza di tempo non ha portato a nessun risultato tangibile.

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Schema rete gas italiana – credito SNAM

Attualmente sono operativi in Italia tre terminali di GNL (in particolare Panigaglia, in servizio sin dal 1971, e l’Adriatic LNG, la prima struttura offshore al mondo in cemento armato per la ricezione, lo stoccaggio e la rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL), nel pieno rispetto dell’ambiente.), che sono collegati alla rete nazionale (per un totale poco influente di soli 14 miliardi mc/anno). Inoltre, è appena stata acquisita una nuova unità rigassificatrice galleggiante, la Golar Tundra. che verrà collocata presumibilmente nelle acque del nord/centro Italia.

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l’impianto SNAM di Panigaglia, La Spezia, in servizio dal 1971 – credito SNAM

Una collocazione certamente utile ma che fa perdere i vantaggi insiti nella posizione geografica della Sicilia, che comporterebbe da 2 a 4 giorni totali di risparmio nei tempi di navigazione. In altre parole, tempi ridotti che sarebbero riconducibili a centinaia di migliaia di euro/giorno, il cui risparmio da solo garantirebbe lo stesso investimento e sarebbe propedeutico ad ulteriori e maggiori investimenti in Sicilia ed in tutte le vicine coste meridionali.

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In sintesi, un quadro quello odierno che va contro ogni ipotesi di protagonismo italiano nella filiera energetica europea; il caso di Porto Empedocle ne è l’esempio lampante, estremamente penalizzante per la Sicilia. Tanto più che non esistono rischi né per la popolazione né per l’ambiente, neppure nella più restrittiva delle previsioni e delle imposizioni UE. Ancora una volta l’Italia e il suo sviluppo sono stati vittime di manipolazioni ed il fenomeno rischia di ripetersi dopo la travagliata e costosa soluzione emergenziale, coperta dalla SNAM, di collocare un’unità galleggiante di rigassificazione a Piombino.

Lo scopo di questo breve articolo è cercare di fare chiarezza, lasciando da parte la disinformazione dilagante, entrando nel merito tecnico di questo tipo di processo.  

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Vediamo ora, grazie allo schema seguente, che illustra il ciclo di rigassificazione del gas naturale, come questo sia un processo totalmente compatibile con l’ambiente, soprattutto con l’ambiente marino.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è gas-6.pngVa compreso che il ciclo di rigassificazione non è un processo chimico, né energivoro, né inquinante (come potrebbe essere quello di una raffineria) ma un trattamento meccanico idraulico a temperatura ambiente di minimo impatto ambientale e con un rischio infortunistico normale e controllabile al pari di altre attività tradizionali.

Un rigassificatore, con poche variabili di processo tra l’impianto galleggiante quello fisso costiero, riceve il metano (CH4), un gas inodore, incolore, insapore, non tossico, che brucia all’aria con una caratteristica fiamma bluastra, in forma liquida (GNL, gas naturale liquefatto) ad una temperatura di circa -160°C, da metaniere, navi mercantili di grandi dimensioni che, per essere economicamente valide, devono essere veloci ed in grado di scaricare in tempi brevissimi tutto il loro carico senza interruzioni.

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Pertanto la capacità di stoccaggio (e rigassificazione) del terminale deve essere superiore, con una certa ridondanza, alla portata delle più grande delle metaniere utilizzabili su quella determinata rotta. I tempi di transito e di scarico, e quindi i tempi di sosta, delle metaniere devono essere ridottissimi, visto che i noli si avvicinano pericolosamente a cifre iperboliche, e pertanto anche la minima distanza sulle rotte diventa fondamentale. In altre parole i costi devono essere accettabili anche per le utenze europee che ambiamo servire ed il cui servizio non solo diventa un utile importante per il sistema italiano ma rappresenta un forte potere contrattuale quando si devono fissare i prezzi del gas a livello comunitario.

Il GNL ricevuto deve essere riportato allo stato gassoso nel più breve tempo possibile, secondo lo schema del precedente schema funzionale, per essere poi immesso direttamente nella rete nazionale di trasporto e distribuzione del gas.

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Nello specifico, gli impianti utilizzano l’acqua di mare circolante senza contatti esterni in scambiatori di calore, ossia fasci tubieri, come fonte di calore per riportare il gas alla temperatura ambiente. Tra l’altro il processo ha effetti secondari di purificazione da rifiuti solidi o plastici in sospensione, che devono essere necessariamente filtrati e trattenuti.

Al contrario di Porto Empedocle, ubicazione geografica naturale ed ottimale, il sito per il nuovo rigassificatore galleggiante (FSRU) nel porto di Piombino, in provincia di Livorno, è stato scelto perché soddisfa una serie di caratteristiche difficili da rilevare altrove: un’area portuale con una banchina libera di almeno 300 metri, con un fondale adeguato al movimento di una nave gasiera (minimo 15 metri) e con lo spazio sufficiente per fare manovra, con un facile, se non già disponibile, collegamento alla rete nazionale dei gasdotti.

Purtroppo, anche nel caso del progetto di Piombino si sta replicando l’ultradecennale copione di Porto Empedocle, con il malcontento di esponenti politici, associazioni ambientaliste e cittadini disinformati (ed incauti come italiani), abitanti in una delle zone che hanno già subito l’esproprio delle proprie possibilità da parte di minoranze spesso estranee alla conoscenza ed alla logica. Una “responsabile” politica regionale, di elezione locale, in mancanza di argomentazioni tecniche sostenibili, sfruttando la psicosi generale è arrivata persino a configurare uno scenario di guerra asserendo che «con il rigassificatore mettiamo a repentaglio la sicurezza di un’intera città», trasformandola «in un obiettivo sensibile in caso di attacco militare da parte della Russia»… Dichiarazioni che, finora, hanno rappresentato il momento clou di un mare di polemiche, a tratti pretestuose, noncuranti di una serie di fattori tecnici (e oggettivi) e del fatto che l’Italia ha urgente bisogno di ridurre la propria dipendenza dal gas russo. La possibile situazione di stallo sembra ora stata risolta dal Governo.

Ciononostante, il fronte del NO e dei NIMBY (Not in My Back Yard) cerca di mobilitare i residenti sventolando i fantasmi del cloro e gli sbalzi termici in mare, suscitando preoccupazioni per una serie di fattori economici, ambientali e di sicurezza (che spesso si intrecciano tra loro) che sono praticamente inesistenti. I pescatori, in particolare, temono un danneggiamento dell’ecosistema marino a causa del cloro rilasciato dalla nave e degli sbalzi termici creati durante il processo di rigassificazione. In pratica, secondo queste affermazioni pretestuose, si avrebbe una riduzione della qualità e dell’attrattività sul mercato del pesce e dei frutti di mare che vivono in quelle acque.

Una tesi discutibile in quanto va compreso che i rigassificatori non sono impianti chimici, che utilizzano prodotti con caratteristiche tossiche, e la normativa generale, uguale in tutte le coste italiane, prevede già controlli continui e stringenti.

Per quanto riguarda gli sbalzi termici in mare, il ciclo lavorativo prevede l’aspirazione di acqua da una parte, la circolazione interna ed uno scarico a mare, a temperatura lievemente inferiore, dall’altra, senza nessun intervento di trattamento di questa massa d’acqua. Notare che si tratta di una differenza tra l’altro a favore, estremamente localizzata, che si disperde subito, senza tener conto che il ciclo termico di processo non funzionerebbe se l’acqua si raffreddasse in modo percepibile.

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Golar Tundra, l’unità acquistata dalla SNAM che, malgrado le urgenze, non può diventare operativa in tempi brevissimi (primavera 2023) malgrado iter burocratici teoricamente agevolati, avrà una capacità di stoccaggio di 170.000 metri cubi e una capacità di rigassificazione di 5 miliardi di metri cubi all’anno.

Ulteriore pretesto riguarda la vicinanza alla costa e la sicurezza; nel caso di Piombino la Golar Tundra, costruita nel 2015, lunga 293 metri e larga 40, rimarrà attraccata in banchina utilizzando, potrei dire finalmente, quelle infrastrutture faraoniche, realizzate nel tempo per altri scopi, che non hanno mai avuto un effettivo utilizzo. La vicinanza alla costa non è quindi un’anomalia ma una scelta con vantaggi in termini operativi, ambientali e di sicurezza. Banalmente rende facili e immediati sia i controlli sia gli interventi per risolvere eventuali anomalie o avarie.

Un rigassificatore galleggiante in un’area portuale è più facile e sicuro da gestire rispetto al mare aperto ed a pretestuose illazioni di rischi marittimi in termini di ricezione delle navi gasiere, di carico e scarico del GNL e di produzione del gas.

L’ipotesi di realizzare impianti per quanto possibile su strutture offshore in alto mare  (per l’ipocrisia del non essere visibili, tornando alla teoria dello struzzo) con tempi di approntamento molto più lunghi (situazione incompatibile con la crisi in atto), non assicurerebbe, a causa della variabile meteomarina, la disponibilità e la continuità di produzione su 365 gg/anno, e paradossalmente risulterebbe certamente più dannoso per l’ambiente.

I rigassificatori off-shore devono disporre di almeno un gasdotto sottomarino e di un campo boe dove ancorare la FSRU e le unità di traporto, il tutto con maggior rischio infortunistico. Un sistema del genere, oltre a tempi e costi elevati, genera impatti non trascurabili sul fondo marino e sulla biodiversità, sia per la posa sia per la gestione e la manutenzione degli stessi. Chi guarda solo l’aspetto paesaggistico pensa che l’impatto ambientale dell’off shore (lontano dagli occhi lontano dal cuore) sia nullo perché non vede più la nave in porto. In realtà non è così in quanto l’impatto ambientale ed economico dei rigassificatori in mezzo al mare è potenzialmente maggiore.

Considerazioni generali, contesto e difficoltà europee
Gli Italiani sono sempre tacciati di “furbizie ed opportunismo” ma in questa materia sono stati surclassati nel passato dai colleghi europei, in particolare da parte dei Tedeschi e la storia, purtroppo, continua. Gli stessi “verdi” tedeschi, responsabili di tesi e pulsioni illogiche e sconsiderate che hanno dominato le scelte della UE, nella loro nemesi hanno rilanciato in questi giorni l’uso del … carbone.

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Questa giravolta deve anche smascherare gli estremismi italiani, e non si vede perché l’Italia, non debba sfruttare, con rischi e conseguenze minimi, il suo potenziale, compresa la posizione geografica ed i vantaggi economici.

Questo vale anche in termini di pagamento dei servizi, di posizionamento di terminali sulle sue coste, in condizioni almeno teoricamente più favorevoli di altri Paesi (il corridoio 2 europeo), raggiungendo la propria sicurezza energetica e valorizzando un potenziale che non è solo gas.

La sovrapposizione delle crisi sta forse facendo rinsavire l’Europa, o meglio la tecnocrazia europea, e si spera che lo faccia anche con quella italiana; occorre avere il coraggio di rivedere le nostre posizioni, di cambiare, di ribaltare regole dettate nello specifico da spinte ideologiche più che da soluzioni reali ed efficaci. L’ambiente, per quanto riguarda l’energia, non si tutela solo con le proibizioni ed i divieti, ma con l’efficienza. Occorre quindi tornare nell’alveo della crescita e della tutela della crescita dopo una lunga ed irresponsabile stagione di indebite concessioni a minoranze ideologiche ed a tesi di decrescita felice.

Gian Carlo Poddighe 

 

 

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