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Il Nilo, fiume conteso

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: AFRICA

parole chiave: GERD, diga, Nilo

 

Chi oggi si trovasse a fare una passeggiata per Il Cairo potrebbe pensare che l’Egitto sia un Paese ricco d’acqua in quanto il fiume Nilo, tradizionalmente considerato il più lungo del mondo, è ampio e profondo. Il grande fiume dopo un lungo viaggio, attraversa la capitale in direzione del Mediterraneo, dove sfocia dopo aver irrigato le terre comprese nel suo delta. La storia ci tramanda che gli Egiziani sono coscienti di esistere solo perché il loro fiume esiste, ma la realtà è che l’intero Egitto è, purtroppo, classificato dalle Nazioni Unite come un Paese sull’orlo dell’emergenza per una assoluta scarsità d’acqua.

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tramonto sul Nilo – autore Vyacheslav Argenberg Luxor, Egypt, Sunset on Nile River.jpg – Wikimedia Commons

Questa emergenza sembrerebbe inevitabile, perché il Nilo, fonte del 95% dell’acqua dolce egiziana, appare sotto assedio; in prima analisi perché il cambiamento climatico rende le estati più calde e secche e aumenta l’evaporazione e, contemporaneamente, sta provocando un innalzamento del livello del Mar Mediterraneo. Questo crea il problema dell’aumento della salinità delle acque nell’area settentrionale, del fertile e sfruttato dal punto di vista agricolo, Delta del Nilo. La popolazione del Paese è in rapida crescita e aumenta, di conseguenza, la domanda di prodotti alimentari. La situazione demografica preoccupa, tanto che il Presidente Al Sisi ha chiesto agli Egiziani di considerare il controllo delle nascite. Come se non bastasse, ci sarebbe una minaccia ancora più grande per le acque del Nilo e non risiede nemmeno in Egitto. È conosciuta con l’acronimo GERD (Grande Diga Rinascimento Etiope) ed è percepita a Il Cairo come minaccia sia ambientale sia alla sicurezza del Paese.

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la grande diga del Rinascimento dell’Etiopia – Fonte e autore Governo etiopico Grand-Ethiopian-Renaissance-Dam.jpg – Wikimedia Commons

Il GERD è la più grande infrastruttura dell’Africa, una diga con un costo di circa 5 miliardi di dollari a circa 600 chilometri a nord ovest di Adis Abeba. È in fase di completamento sul Nilo Azzurro, l’affluente dall’Etiopia che fornisce la maggior quantità d’acqua al Nilo, che poi prosegue a fluire in direzione del Mediterraneo attraverso il Sudan. Il GERD è indicato come il fattore della rinascita dell’Etiopia (da cui la parola “Rinascimento”), con la capacità di fornire energia, con due centrali elettriche a ridosso della diga, a circa 70 milioni di Etiopi, sollevando molti di loro dallo stato di povertà, ma mettendo il Paese nella posizione di rivale economico dello stesso Egitto.

Gli Egiziani ritengono che l’enorme diga possa dare all’Etiopia il controllo effettivo del Nilo, tanto è vero che le trattative per raggiungere un’equa utilizzazione dell’acqua del fiume e trovare un accordo tra Etiopia, Sudan ed Egitto, sono in stallo da anni e non si riavvieranno presto. In particolar modo ora che l’Etiopia è teatro di una guerra civile con la capitale, Addis Abeba, che rischia l’assedio per settimane o mesi. La grande paura dell’Egitto è che, in assenza di un accordo e del suo rispetto, se dovesse sopraggiungere una siccità, anche temporanea, si creerebbero le condizioni, per l’Etiopia, di essere costretta ad accumulare per sé l’acqua del Nilo Azzurro, in sostanza creando le condizioni per una crisi alimentare dei Paesi a valle e, di conseguenza e rapidamente, la crisi delle loro economie. Ecco perché il governo egiziano considera il GERD una questione di vita o di morte e il Presidente Al Sisi ha dichiarato nel settembre 2020 all’ONU che: “Il Nilo non deve essere monopolizzato da uno stato” aggiungendo che “Per l’Egitto, l’acqua del Nilo è una questione esistenziale”.

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Portata media mensile (in m³/sec) Stazione idrometrica: Dongola (periodo 1912-1984)

Nessuno è cosciente di quanto siano essenziali queste acque dolci più delle popolazioni del Delta che, da millenni, hanno fatto affidamento sul Nilo per irrigare i loro terreni (lo abbiamo studiato tutti a scuola). Le foto della diga e l’enorme potenziale specchio d’acqua dietro di essa hanno, ormai, quasi convinto gli egiziani e il loro governo che la diga è un pericolo evidente e presente, tanto che un attacco aereo egiziano per distruggere o rendere inutilizzabile la struttura non sembrerebbe più impossibile. Rimane da capire quale nazione sia pronta a fornire al Cairo le bombe da aereo idonee all’attacco (se non sono già sono state rese disponibili).

Il Presidente Al-Sisi ha lasciato intendere che tutte le opzioni sono sul tavolo per bloccare il GERD. A dire il vero, in una conferenza stampa a Budapest, a ottobre, lo stesso Presidente aveva avuto una posizione più morbida, dichiarando, in parziale contrasto con le attuali affermazioni, che “l’acqua non sia la causa del conflitto o scontro, ma piuttosto la fonte dello sviluppo e la cooperazione tra i Paesi“. Alcuni influenti generali egiziani, ora in pensione, hanno però evidenziato che l’Etiopia, avendo costruito la diga su un corso d’acqua che attraversa più Paesi, ha ignorato le leggi internazionali, ed hanno fatto intendere che: “Non permetteremo a nessuno di assetare l’Egitto”. Anche l’ex Presidente americano Trump, quando aveva presentato l’accordo diplomatico tra Israele e Sudan, si era chiaramente schierato a favore dell’Egitto nella controversia sul GERD, che le sue turbine pronte a generare elettricità. Al momento, il Nilo è ancora in fase di normale piena stagionale e gli agricoltori del Delta sono ancora in grado di avere acqua dolce sufficiente per le coltivazioni di cotone, riso e agrumi, ma non c’è dubbio che il problema rimane prioritario nell’agenda del governo egiziano. Il GERD è, quindi, la più grande sfida diplomatica (si spera non militare) che deve affrontare Al Sisi, atteso che l’intero sistema del Nilo attraversa undici Paesi, di cui l’Egitto è l’ultima tappa di un percorso di 6.650 chilometri che inizia nel lago Vittoria in Uganda.

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La diga Renaissance dell’Etiopia è in costruzione vicino al confine con il Sudan. Wikimedia Commons/YALE E360 Wikimedia Commons/YALE E360

Per capire meglio bisogna avere le idee chiare dal punto di vista geografico. In particolare, il Nilo è alimentato da tre affluenti principali: il Nilo Bianco, che nasce dal lago Vittoria, l’Atbara, il più piccolo, che si unisce al fiume in territorio sudanese, e il Nilo Azzurro, che ha origine dal lago Tana e che convoglia le piogge cadute nell’altopiano etiopico. L’Etiopia, paese piovoso dell’area, fornisce, quindi, circa l’85% dell’acqua del Nilo Azzurro, che a sua volta convoglia la maggior parte dell’acqua del Nilo. Il Nilo Azzurro e quello Bianco s’incontrano a Khartoum, la capitale del Sudan, che è a circa 1.600 km a sud del Cairo. Il GERD si trova sul Nilo Azzurro circa 45 km a est del confine con il Sudan ed è stato costruito dalla primaria società di costruzioni italiana, Webuild (già Salini Impregilo).

La costruzione della diga è iniziata nel 2011, quando l’Egitto era alle prese con la rivoluzione popolare, che depose Mubarak, e si suppone che l’Etiopia abbia sfruttato la crisi interna egiziana per dare grande espansione alle dimensioni della diga, dopo di che, gli sforzi in ambito internazionale del governo Al-Sisi per ridimensionare il progetto GERD sono falliti. La struttura della diga stessa è in sostanza completata e il vasto serbatoio di acque, che si creerà, coprirebbe un’area grande circa quanto Londra. La controversa seconda fase del processo di riempimento è terminata a luglio e, l’ulteriore riempimento dovrebbe continuare per diversi anni (non si può ancora definire quanti) durante la stagione delle piogge in Etiopia. Il governo egiziano sostiene che l’Etiopia sta ignorando lo storico accordo di condivisione dell’acqua con Egitto e Sudan che, in sostanza, prevedeva una stabile e robusta immissione di acqua nel Nilo egiziano. Per parte sua l’Etiopia crede di non aver bisogno del permesso di costruire, riempire e far funzionare la diga. Comunque, le importanti piogge degli ultimi due anni hanno permesso all’Etiopia di iniziare a riempire il serbatoio della diga senza ridurre in maniera evidente la portata delle acque in direzione nord e quindi anche secondo le agenzie ONU: “Finora non ci sono stati gravi danni a valle”.

Ma questo non significherebbe che le preoccupazioni dell’Egitto siano eccessive perché c’è il rischio sia di un’accelerazione del riempimento del GERD sia di siccità prolungate. Quindi, l’Egitto sostiene che accordi sulla velocità di riempimento della diga e il suo funzionamento a lungo termine ridurrebbero le preoccupazioni per gli effetti sull’agricoltura egiziana e le conseguenti tensioni diplomatiche.

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I militari etiopi che prestano servizio nell’ambito della missione dell’Unione africana in Somalia (AMISOM) – Foto dell’AMISOM Informazioni pubbliche AMISOM sector 4 combat readiness training – Beletweyne – 51346622967.jpg – Wikimedia Commons

Passando all’Etiopia, la situazione nel paese sfugge ormai a ogni possibilità di essere decifrata. Il governo etiope afferma di aver riconquistato diverse località, che erano cadute in mano ai ribelli del Tigray, e il primo ministro etiope avrebbe anche invitato i ribelli a deporre le armi promettendo una tregua “per il bene di tutti”. Buoni propositi, ma le milizie del Tigray sono ben equipaggiate e agguerrite e, soprattutto, sembrerebbero in grado di arrivare ad Addis Abeba. La Cina Popolare appoggia apertamente il governo etiope e farà di tutto, per propri interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse naturali, affinché la situazione nella capitale non precipiti come successo a Kabul. Già da alcune settimane i Paesi membri dell’Unione Europea hanno ripiegato parte del personale dall’Etiopia perché si pensa che la situazione possa diventare improvvisamente ingovernabile, e quindi la cautela del ritiro, almeno temporaneo anche delle famiglie dei dipendenti delle ambasciate, si è resa necessaria. In questo la crisi afghana ha fatto storia e l’occidente ha acquisito esperienza su come agire quando lo scenario non appare completamente sicuro.

Tornando alla gestione delle acque e alla diga, fino a quando la situazione ad Adis Abeba non sarà chiarita e pacificata, sarà difficile riattivare un dialogo costruttivo tra le parti. In pratica non si ha certezza di chi e come possa rappresentare l’Etiopia in modo duraturo e credibile. Non manca il sospetto che l’Egitto si possa prendere la rivincita sull’Etiopia, agendo come fece Adis Abeba ai tempi della rivoluzione popolare contro Moubarak. Oggi Il Cairo potrebbe approfittare della crisi interna etiope per bloccare il funzionamento e lo sviluppo della diga, come detto anche con le armi. Si rischia quindi un “pan per focaccia tra assetati” o “la prima guerra dell’acqua africana” per salvaguardare, da parte del Cairo, il fiume che fornisce la linfa di vita agli egiziani (come avviene sin dall’antichità) o, da parte di Adis Abeba, una reazione per salvaguardare il probabile miglior futuro economico degli Etiopi.

Giuseppe Morabito

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in anteprima soldati etiopi – Fonte Defense imagery.mil, 061227-N-1328C-212 – autore MCC(AW/SW Eric A. Clement Ethiopian soldiers (02).JPEG – Wikimedia Commons

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
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