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Filmato nelle profondità della California un pesce decisamente curioso: il barreleye

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO

parole chiave: pesci abissali, Monterey canyon

 

Sebbene sonde spaziali abbiano ormai superato i limiti del nostro sistema solare, ancora oggi gli abissi profondi degli oceani del nostro pianeta ci regalano nuove sorprese.

Un continente profondo poco conosciuto che, nella primavera del 2022, il Monterey Bay Aquarium, cercherà di svelare ai visitatori con una nuova mostra intitolata “Into the Deep: Exploring Our Undiscovered Ocean“, che presenterà molte creature degli abissi, dagli isopodi giganti ai ragni marini, da pesci per i quali non si hanno difficoltà ad usare il termine mostruosi, ad altri decisamente bizzarri di cui non avrebbero mai potuto conoscere l’esistenza se non a causa di pesca occasionale. Negli ultimi anni la disponibilità di robot filoguidati sofisticati ha consentito agli scienziati di scoprire nuove specie e comprenderne i meccanismi ecologici e biologici.

Una delle ultime scoperte è legata al pesce ad occhi a barile (Barreleye fish – Macropinna microstoma) che, a pieno titolo, potrebbe essere un protagonista di un romanzo di fantascienza. In realtà questo pesce era stato scoperto per la prima volta nel 1939, dal biologo marino Chapman, in acque temperate profonde al largo degli oceani Pacifico, Indiano e Atlantico, ma restò sconosciuto fino ai primi anni 2000. Infatti i vecchi disegni di questa specie non mostravano la cupola trasparente, questo perché essa veniva distrutta quando il pesce veniva portato in superficie. La ripresa in situ della specie ha quindi fornito un valore aggiunto allo studio di questa specie.

Il canyon delle meraviglie
Nelle profondità abissali della baia di Monterey, ridente cittadina della California, gli scienziati hanno recentemente catturato il filmato di un pesce con una testa bulbosa e traslucida, dotato di occhi verdi simili a sfere che sembrano osservare dalla fronte.

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Questa bizzarra creatura, nota come barreleye, è un pesce raro ed i ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) lo hanno individuato solo nove volte, in più di 5.600 immersioni nell’habitat di questo strano pesce. 

Il barreleye è piuttosto simile ai pesci della famiglia dei  Opisthoproctidae e della famiglia dei macropinna.  come essi possiede occhi tubolari telescopici rivolti in alto. Una caratteristica di questa specie è che presente una capsula semisferica incolore che copre e protegge gli occhi e che può dare l’impressione che la testa sia trasparente. Quelli che all’estremità anteriore della testa sembrano degli occhi sono in realtà organi olfattivi.

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Gli occhi di un bel colore verde sono incredibilmente sensibili alla luce e possono essere orientati verso la parte superiore della testa o dritto in avanti. Possiede una pinna adiposa sul suo peduncolo caudale. Gli adulti hanno un colore scura e la loro lunghezza massima nota è intorno ai 15 cm.

Il suo habitat spazia dal Mare di Bering al Giappone fino alla Bassa California. I pesci vivono nella zona crepuscolare dell’oceano, tra i 200 ai 1.000 metri di profondità.  In particolare, i barreleye sono stati scoperti tra i 600 e gli 800 metri sotto la superficie dell’oceano, al limite della zona inferiore dove inizia la completa oscurità.

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Messa in acqua del ROV Ventana a bordo della nave da ricerca Point Lobos del MBARI

Un pesce ancora poco conosciuto
Durante una delle ultime ricognizioni profonde con il ROV Ventana, ad una profondità di circa 2.132 piedi (650 metri) nel Monterey Submarine Canyon, uno dei canyon sottomarini più profondi della costa dell’oceano Pacifico, il pesce è comparso davanti alle telecamere. Alla luce del ROV, gli occhi del barile brillavano di un verde brillante e potevano essere facilmente visti attraverso lo scudo trasparente, pieno di liquido, che copre la testa del pesce.

Gli scienziati non hanno idea di quanti esemplari di questa specie vivano nella zona crepuscolare ma sono meno frequenti di altri, come i pesci lanterna (lanternfish) o i bristlemouth, un pesce delle medie profondità luminescente al buio che può aprire la sua bocca straordinariamente ampia, scoprendo zanne aghiformi, per divorare le sue prede.

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bristlemouth fish

Sulla base delle osservazioni effettuate dai ricercatori del MBARI, pubblicate nel 2008 sulla rivista Copeia, si ipotizza che questi pesci di profondità rimangano per lo più immobili, aspettando che prede incaute, come zooplancton e meduse, vadano alla deriva sopra la loro testa. Il pesce può librarsi in questo modo grazie alle sue pinne larghe e piatte che si estendono dal suo corpo.

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Macropinna microstoma (W.M.Chapman, 1939) è un pesce marino appartenente alla famiglia Opisthoproctidae, unico rappresentante del genere Macropinna, è piuttosto simile ai pesci del genere Opisthoproctus che hanno occhi tubolari rivolti in alto. In questa specie però è presente una capsula semisferica incolore che copre e protegge gli occhi e che può dare l’impressione che la testa sia trasparente; in realtà le due rientranze all’estremità anteriore della testa in realtà non sono occhi ma organi olfattivi. Gli occhi possono essere ruotati in avanti. Possiede una pinna adiposa sul peduncolo caudale. Gli adulti hanno colore scuro. La lunghezza massima nota è di 15 cm – autore Kim Reisenbichler
Macropinna Microstoma.png – Wikimedia Commons

Puntando i loro occhi verso l’alto, i barreleye possono quindi individuare le sagome delle loro prede, facilitati dalle caratteristiche telescopiche degli stessi e dal pigmento verde nei loro occhi che probabilmente li aiuta a discriminarle nell’insieme. Una volta che viene individuata una preda, il pesce si estende verso l’alto per afferrarla nella sua bocca, ruotando nel frattempo gli occhi in avanti, in modo da capire  dove sta andando. Gli scienziati ipotizzano che i M. microstoma siano in grado di rimuovere anche le prede catturate dai sifonofori, organismi coloniali simili a meduse, che catturano piccoli animali nei loro tentacoli. Lo scudo trasparente della testa del pesce dagli occhi a barile potrebbe quindi avere una funzione di protezione dalle cellule urticanti presenti nei tentacoli dei sifonofori. 

 

Fonti di approfondimento

Robison, B.H. (2004). Deep pelagic biology. Journal of Experimental Marine Biology and Ecology, 300: 253-272. doi.org/10.1016/j.jembe.2004.01.012

Robison, B.H. and K. Reisenbichler (2008). Macropinna microstoma and the paradox of its tubular eyes. Copeia, 4: 780-784. dx.doi.org/10.1643/Cg-07-082

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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