Filmato nelle profondità della California un pesce decisamente curioso: il barreleye

Redazione OCEAN4FUTURE

26 Dicembre 2021
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO

parole chiave: pesci abissali, Monterey canyon

 

Sebbene le sonde spaziali abbiano ormai superato i limiti del nostro sistema solare, ancora oggi gli abissi degli oceani del nostro pianeta sono sconosciuti e ci regalano sempre nuove sorprese.

Un continente profondo poco conosciuto che, nella primavera del 2022, il Monterey Bay Aquarium, cercherà di svelare ai visitatori con una nuova mostra intitolata “Into the Deep: Exploring Our Undiscovered Ocean“, che presenterà molte creature degli abissi, dagli isopodi giganti ai ragni marini, da pesci per i quali non si hanno difficoltà ad usare il termine mostruosi, ad altri decisamente bizzarri di cui non avrebbero mai potuto conoscere l’esistenza se non a causa di pesca occasionale. Negli ultimi anni la disponibilità di robot filoguidati sempre più sofisticati ha consentito agli scienziati di scoprire nuove specie e comprenderne i meccanismi ecologici e biologici.

Una delle ultime scoperte è legata al decisamente bizzarro pesce ad occhi a barile (Barreleye fish – Macropinna microstoma) che, a pieno titolo, potrebbe essere un protagonista di un romanzo di fantascienza. In realtà questo pesce era stato scoperto per la prima volta nel 1939, dal biologo marino Chapman, in acque temperate profonde al largo degli oceani Pacifico, Indiano e Atlantico, ma restò sconosciuto fino ai primi anni 2000. In particolare, i primi disegni di questa specie non mostravano la cupola trasparente perché essa veniva distrutta quando il pesce veniva portato in superficie. La ripresa video effettuata nelle profondità marine di questa curiosa specie ha quindi fornito un valore aggiunto al suo studio.

Il canyon delle meraviglie
Nelle profondità abissali della baia di Monterey, ridente cittadina della California, gli scienziati hanno recentemente catturato il filmato di un pesce con una testa bulbosa e traslucida, dotato di occhi verdi simili a sfere che sembrano osservare dalla fronte.

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Questa bizzarra creatura, nota come barreleye, è un pesce considerato raro che i ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) avevano individuato solo nove volte nelle più di 5.600 immersioni effettuate nel profondo canyon che si protende nel Pacifico dalla baia di Monterey. 

Il barreleye è simile ai pesci della famiglia dei Opisthoproctidae ed appartiene alla famiglia dei macropinna.  Come tutti gli appartenenti a questa famiglia possiede occhi tubolari telescopici che possono essere rivolti verso l’alto. Una caratteristica di questa specie è la presenza una capsula semisferica incolore che copre e protegge gli occhi e che può dare l’impressione che la sua testa sia trasparente. Osservandolo si può essere presi in errore da quelli che sono chiamati falsi occhi, collocati all’estremità anteriore della testa che in realtà sono organi olfattivi.

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Essendo un pesce di profondità, i suoi veri occhi, di un bel colore verde, sono incredibilmente sensibili alla luce e possono essere orientati, a seconda della necessità, verso la parte superiore della testa. Il pesce possiede una grossa pinna adiposa sul suo peduncolo caudale che gli consente di muoversi con una certa agilità. Gli adulti hanno un colorazione scura e la lunghezza massima degli esemplari incontrati o catturati è intorno ai 15 cm.

Il suo habitat è per ora circoscritto al Pacifico, spaziando dal Mare di Bering al Giappone fino alla Bassa California ma i dati sono ancora incompleti, in quanto il loro habitat è profondo. Sebbene questi pesci vivano nella zona crepuscolare dell’oceano, tra i 200 ai 1.000 metri di profondità, i barreleye sono stati scoperti per lo più tra i 600 e gli 800 metri sotto la superficie dell’oceano, ovvero al limite della zona inferiore dove inizia la completa oscurità.

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Messa in acqua del ROV Ventana a bordo della nave da ricerca Point Lobos del MBARI

Un pesce ancora poco conosciuto
Durante una delle ricognizioni profonde effettuate con il ROV Ventana ad una profondità di circa 2.132 piedi (650 metri) nel Monterey Submarine Canyon, uno dei canyon sottomarini più profondi della costa dell’oceano Pacifico, il pesce è stato avvistato mostrandosi con alcune sue caratteristiche ancora poco note. Alla luce del ROV, gli occhi del pesce barile brillavano di un verde brillante e potevano essere facilmente visti attraverso il suo “scudo trasparente”, pieno di liquido, che protegge come uno scafandro la sua testa.

Gli scienziati non hanno idea di quanti esemplari di questa specie vivano nella zona crepuscolare ma sono meno frequenti di altri, come i pesci lanterna (lanternfish) o i bristlemouth, pesci luminescenti alquanto inquietanti in grado di aprire la loro grande bocca dotata di zanne aghiformi per divorare voracemente le loro prede.

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bristlemouth fish

Sulla base delle osservazioni effettuate dai ricercatori del MBARI, pubblicate nel 2008 sulla rivista Copeia, si ipotizza che questi pesci di profondità, durante la predazione, rimangano per lo più immobili, aspettando che prede incaute, come zooplancton e meduse, alla deriva sopra la loro testa, arrivino a portata. 

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Macropinna microstoma (W.M.Chapman, 1939) è un pesce marino appartenente alla famiglia Opisthoproctidae, unico rappresentante del genere Macropinna, è piuttosto simile ai pesci del genere Opisthoproctus che hanno occhi tubolari rivolti in alto. In questa specie però è presente una capsula semisferica incolore che copre e protegge gli occhi e che può dare l’impressione che la testa sia trasparente; in realtà le due rientranze all’estremità anteriore della testa in realtà non sono occhi ma organi olfattivi. Gli occhi possono essere ruotati in avanti. Possiede una pinna adiposa sul peduncolo caudale. Gli adulti hanno colore scuro. La lunghezza massima nota è di 15 cm – autore Kim Reisenbichler
Macropinna Microstoma.png – Wikimedia Commons

In particolare, puntando i suoi occhi verso l’alto, i barreleye possono individuare le sagome delle loro prede, facilitati dalle caratteristiche telescopiche degli stessi e dal pigmento verde dei loro occhi che li aiuta a discriminarle nell’insieme. Una volta individuata la preda, il pesce si estende verso l’alto per afferrarla nella sua bocca, ruotando nel frattempo gli occhi in avanti in modo da mantenere il controllo della situazione circostante, una funzione essenziale per sopravvivere in un ambiente altamente competitivo Gli scienziati ipotizzano che i M. microstoma siano in grado di rimuovere anche le prede catturate dai sifonofori, organismi coloniali simili a meduse, che catturano piccoli animali nei loro tentacoli. Lo scudo trasparente della testa del pesce dagli occhi a barile potrebbe quindi avere una funzione di protezione dalle cellule urticanti presenti nei tentacoli dei sifonofori. 

 

Fonti di approfondimento

Robison, B.H. (2004). Deep pelagic biology. Journal of Experimental Marine Biology and Ecology, 300: 253-272. doi.org/10.1016/j.jembe.2004.01.012

Robison, B.H. and K. Reisenbichler (2008). Macropinna microstoma and the paradox of its tubular eyes. Copeia, 4: 780-784. dx.doi.org/10.1643/Cg-07-082

 

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