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Le due vite dell’incrociatore Dogali

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: REGIA MARINA

parole chiave: Dogali

 

Le navi possono aver più vite: cambiare nome, bandiere e ruolo ma mantengono sempre il loro imprinting iniziale che le accompagna, come seguendo un destino non scritto, fino alla loro dismissione. Oggi Guglielmo Evangelista ci racconta la storia avventurosa di un incrociatore della regia marina italiana, il Dogali, una nave che nella sua vita operativa solcò gli oceani del mondo sotto due bandiere fino alla sua dismissione, dopo oltre 40 anni di onorato servizio.

 

L’incrociatore protetto Dogali fu costruito in Gran Bretagna nel 1887 per conto della Grecia che tuttavia vi rinunciò quando la nave era quasi ultimata. Fu così che la regia marina italiana, che in quegli anni stava sviluppando una linea di unità proprio di quel tipo, la acquistò. La vita di questa nave fu molto intensa e si concretò in buona parte in lunghe crociere all’estero, specialmente in America. Durante l’ultima di queste, dopo aver toccato numerosi porti del Pacifico ”nell’ottobre 1907 il Dogali rientrò in Atlantico raggiungendo Montevideo dove cessò la sua attività sotto bandiera italiana. Venne infatti venduto al governo dell’Uruguay”.

Con queste testuali parole si conclude il capitolo che il libro “Gli incrociatori italiani” dell’’Ufficio Storico della Marina Militare dedica all’attività di questa nave. Ad essa, quindi, non fu riservata la demolizione, ma una seconda vita sotto un’altra bandiera; in queste righe cercheremo di ricostruirne le successive vicende. La Marina dell’Uruguay aveva una storia molto antica e fra i suoi comandanti annoverò anche Giuseppe Garibaldi (1) ma, terminata l’era dei feroci conflitti sudamericani, si ridusse a poco: il Paese era sostanzialmente tranquillo ed aveva perso l’aggressività di un tempo,  e quindi  l’impiego della Marina si ridusse alla vigilanza costiera e fluviale, al supporto delle operazioni terrestri dell’esercito e ai trasporti per conto dello Stato.

All’inizio del ‘900 disponeva di quattro cannoniere di tipo eterogeneo e di una piccola nave trasporto, tutte non recenti e armate con artiglierie di piccolo calibro. Sotto il presidente Williman la marina uruguaiana ricevette un certo impulso: nel 1907 fu fondata l’Accademia Navale e furono acquisiti il regio incrociatore Dogali, in seguito ribattezzato Montevideo, una cannoniera ed alcune navi ausiliarie.

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L’incrociatore raffigurato in un francobollo. In secondo piano la cannoniera 18 del Julio (Coll. dell’autore)

L’obiettivo della marina uruguayana, più che di disporre di un mezzo da combattimento con cui sfidare o difendersi dai suoi potentissimi vicini, era quello di avere una nave di dimensioni relativamente grandi, con una struttura ed apparecchiature complesse in modo da formare al meglio il personale e poter affrontare lunghe navigazioni; una formazione che sarebbe stata impossibile da ottenersi  sulle piccole unità a disposizione e, non per nulla, il Montevideo venne classificato come incrociatore-scuola.

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Nello stretto di Magellano (da Aportes a la historia de la marina de guerra nacional)

Secondo le fonti uruguayane l’idea della cessione da parte dell’Italia sarebbe nata causalmente. Quando il Dogali, dopo la crociera nell’oceano Pacifico, giunse a Montevideo  il guardiamarina Carlos Olivieri (2) della cannoniera 18 de Julio, che all’epoca era l’”ammiraglia” della piccola flotta uruguaina, salì a bordo per una visita protocollare al comandante Bonino. Durante la conversazione informale che seguì  il comandante riferì  che la nave  era stata sul punto di essere ceduta a una marina del Pacifico, ma alla fine non se n’era fatto nulla.  D’altra parte la vendita era ormai la soluzione migliore perché l’unità, logorata dalle lunghe navigazioni lontano dalla patria, avrebbe avuto bisogno di radicali lavori che non sarebbero stati giustificati dall’età.  

Olivieri riferì la cosa al suo superiore, il Capitano di Vascello Juan Escabini. Questi, che conosceva l’interesse del Presidente della Repubblica  per il potenziamento della marina, visto che la nave era disponibile decise di informare il Governo che dette parere favorevole. La transazione si concluse rapidamente e l’unità fu venduta per 500.000 lire (3); naturalmente il primo comandante fu il Capitano di vascello Juan Escabini.

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poppa del Montevideo dove, sopra la scritta, si apriva l’oblò del camerino del comandante (da Aportes a la historia de la marina de guerra nacional)

Le vicende successive non sono particolarmente interessanti, ma rendono bene l’idea di quella che poteva (e forse può essere anche oggi) la vita di una piccola marina. Il principale impiego del Montevideo furono le missioni di rappresentanza nei porti dello Stato e degli stati vicini (viajes de confraternidad) o per il trasporto di personale diplomatico:  l’Argentina, dove si recò in numerose occasioni, il Cile, raggiunto nel 1910 passando per lo stretto di Magellano, e gli scali brasiliani fino a Rio de Janeiro.

Nell’ottobre del 1917 l’Uruguay dichiarò guerra alla Germania confiscando le navi tedesche presenti nei suoi porti, ma non prese mai parte ad operazioni belliche: al Montevideo vennero date però disposizioni sull’approntamento dei pezzi e sui posti di combattimento nel caso di  eventuali incontri ostili di nazioni in guerra.

Le condizioni della nave, ormai ultratrentenne, decaddero rapidamente e dopo un primo ciclo di lavori nel 1920-21 ne seguì un altro più radicale nel 1924 che, assieme ai periodici interventi di manutenzione, ne alterarono sensibilmente le caratteristiche originarie. Dopo essere stata messa a disposizione del  Servizio idrografico dell’Esercito, nel novembre del 1928 l’incrociatore fu inviato in missione a Fray Bentos all’imbocco del fiume Uruguay, ma  nel viaggio di ritorno a Montevideo si incagliò in un bassofondo sabbioso.

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Il Montevideo in corso di demolizione (da Aportes a la historia de la marina de guerra nacional)

Benché non avesse riportato danni , una volta recuperato  sembra  che non abbia svolto ulteriore attività. Il 31 marzo 1931 il Ministro della Guerra e Marina ne ordinò la radiazione assieme alla cannoniera 18 de julio, compagna di tante crociere ed esercitazioni. L’unità così concluse il suo servizio dopo 44 anni di servizio e 82 missioni importanti sotto bandiera uruguayana (4).

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Una bellissima inquadratura della cannoniera Paysandù histarmar.com.ar/ArmadasExtranjeras/Peru/Uruguay/AROU-Buques/Paysandu1935.htm

Uscito di scena il Montevideo i legami navali con l’Italia non si persero e nel tempo si sono rinnovati fino ai giorni nostri quando, nel 1935, i Cantieri Narvali di Ancona costruirono le tre cannoniere Paysandù, Salto e Rio Negro che sarebbero rimaste in servizio fino alle soglie del 2000. Ancora nel 2020-21 sono stati consegnati due elicotteri Agusta AB412 già appartenuti alla Guardia Costiera.

Guglielmo Evangelista

in anteprima il crucero Montevideo (Cartolina dell’epoca)

Note

Caratteristiche Sotto bandiera italiana Sotto bandiera uruguaiana
dislocamento (tonn.) 2200 2602
velocità 19,5 nodi 15 nodi
Armamento principale 6-152 6-152
Armamento secondario 9-57 9-27 (?)
mitragliere 2  –
lanciasiluri 4  –
potenza 7197 HP 7500 HP
ufficiali 6 16
equipaggio 232 171

 

  1. Garibaldi ebbe il comando della corvetta Costitution, della goletta Proceda e del brigantino Peresia con i quali sostenne uno scontro sfortunato contro l’ammiraglio argentino William Brown. In vari passi delle sue Memorie, pubblicate la prima volta a  Firenze nel 1860, Garibaldi ricorda diversi episodi della sua vita di marinaio al servizio dell’Uruguay, svoltasi fra il 1843 e il 1848. 
  2. Molti anni dopo il contrammiraglio Carlos Olivieri divenne  il decano della marina uruguayana. Scrisse Aportes a la historia de la Marina de guerra nacional da cui sono state tratte varie informazioni presenti in questo articolo. 
  3. Considerato che la nave fu pagata 156.000 sterline, al cambio dell’epoca meno di 4 milioni di lire; nel complesso si trattò di un discreto affare. 
  4. Benché piuttosto anziano, il Montevideo non lo era particolarmente per certi standard delle marine sudamericane: per fare un paio di esempi vanno ricordati l’incrociatore corazzato argentino Pueyrredon del tipo Garibaldi rimasto in servizio per 57 anni e le cannoniere paraguayane Humaità e Parguay del 1930 ancora oggi in servizio, benché con compiti di stazionari. E questo senza contare il peruviano Puno del 1870 che, nonostante la sua incredibile età e infinite ricostruzioni, svolge tuttora le funzioni di nave ospedale per la Guardia Costiera distaccata sul lago Titicaca. 

 

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