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La nascita del concetto di navi ibride

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO

AREA: NA
parole chiave: Trattato di Washington, portaerei, incrociatori, navi ibride

 

In rispetto del trattato di Washington, nel 1920, la Marina Statunitense, dopo la USS Langley, convertì due incrociatori da battaglia in portaerei: l’USS Lexington e il USS Saratoga. Le conversioni furono estremamente costose e la USN cercò delle soluzioni meno onerose. Nacque così la USS Ranger, la prima portaerei americana progettata secondo questi nuovi criteri: più piccola ed economica ma in grado comunque di effettuare il servizio di squadra.

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La US Navy. avendo già raggiunto metà del tonnellaggio concesso agli Stati Uniti dal Trattato di Washington, si rese contro che continuando per questa strada sarebbe stato possibile costruire un numero limitato di portaerei che avrebbero concentrato in pochi ponti tutto il potenziale aeronautico della marina Americana. Ciò sarebbe stato molto rischioso perchè, in caso di guerra, la componente aerea avrebbe potuto essere azzerata da pochi colpi fortunati.

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Si provò a percorrere una strada alternativa e fu quindi  sviluppato il concetto di una nave capace sia di portare aerei sia di ingaggiare il nemico come un normale incrociatore, il “flight-deck cruiser“.

Le navi ibride
A questo tipo di unità sarebbero stati affidati con priorità i compiti esplorativi e di protezione della flotta e di supporto diretto alle unità da battaglia, permettendo invece alle portaerei di squadra di concentrarsi sulle operazioni autonome e offensive. Questa soluzione sarebbe stata uno strumento per aumentare le capacità aeronautiche della flotta.

Infatti avrebbe potuto sfruttare il vantaggio di una clausola del trattato di Washington che permetteva di dotare un quarto degli incrociatori di ponte di volo e di conteggiate il tonnellaggio di tali navi in quelli degli incrociatori, aumentando quindi considerevolmente il numero delle unità portaeromobili costruibili ( si pensò di costruire fino a sette unita).

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il progetto Flight Deck Cruiser, type CF, del 1930

Furono proposti più progetti
Il primo progetto, elaborato nel 1930, prevedeva un’unità lunga 200 metri con un ponte di volo di 110 metri ed un hangar capace di trasportare 24 aerei (uno squadrone da caccia e uno di bombardieri ricognitori) ed armata con tre torri trinate da 152,  8 cannoni singoli da 127 anti aerei e anti nave, e varie mitragliatrici da 12,7. L’unità avrebbe avuto una velocità di 32 nodi con un discreta autonomia di 10000 miglia.

Nel 1934, fu proposto un’altro progetto con 12 cannoni da 152 anteriori e posteriori ed un ponte di volo di 61 metri a centro nave. Nel dicembre 1939, fu progettata un’unità da 12000 tonnellate con due catapulte, una torre tripla da 203 ed un ponte di volo di 130 metri di lunghezza.

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Piano di progettazione preliminare preparato per il General Board per lo sviluppo di un flight deck cruiser (CF). Questo piano, datato 19 dicembre 1939, prevedeva una nave da 12.000 tonnellate

Nel 1940 venne proposto un ennesimo progetto, con due torri trinate da 152mm, una batteria secondaria di quattro cannoni 5/38 e un complemento di 36 aerei da ricognizione e bombardieri con un ponte di volo da 120 m.

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Questo piano, datato 31 gennaio 1940, era per una nave da 12.200 tonnellate con due batterie principali trinate da 6/47 (152mm)

Malgrado il Congresso statunitense avesse autorizzato e finanziato la costruzione di una nave,  la marina statunitense non fu mai molto convinta dal progetto (caso raro di fondi disponibili ma non impiegati), ritenendo che avrebbe portato a una nave incapace di svolgere adeguatamente i compiti degli incrociatori o delle  portaerei.

L’entrata in guerra degli Stati Uniti, facendo decadere i limiti costrittivi del trattato di Washington ed i problemi finanziari, tolse ragion d’essere al progetto di questa unità ibrida e si procedette quindi a costruire unità più convenzionali, ottimizzate per un compito specifico.

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Progetto Rota – Museo navale di La Spezia 

Un esperienza che non andò perduta
Rimane da osservare che questi progetti furono estremamente simili al progetto Rota, dal cognome del Generale del Genio Navale che impostò lo studio, proposto negli stessi anni alla regia marina italiana per ragioni similari, cioè costruire unità navali superanti i limiti del Trattato. Il progetto fu presentato l’11 agosto 1925 al Comitato Progetti navi alla presenza di Benito Mussolini, in veste di Ministro della Marina, e del sottosegretario alla Marina contrammiraglio Giuseppe Sirianni.

Il generale GN Giuseppe Rota presentò un progetto di un incrociatore/portaerei da 12.480 tonnellate, con un ponte di volo della lunghezza di 86 metri, con due torri quadrinate da 203, sei cannoni da 120 e due complessi sestupli di mitragliere da 40. I suoi tre fumaioli, la stazione di direzione del tiro, la plancia comando e l’alberatura sarebbero state abbassate durante le operazioni di decollo.

In realtà, in questo caso, si voleva costruire un incrociatore superiore ai Trento, facendolo passare per una portaerei e non una portaerei per un incrociatore. Non ebbe seguito in quanto la maggior parte dei presenti ritennero la portaerei ibrida utile ma non indispensabile.

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Kiev

A mio parere le uniche costruzioni riconducibili a tale concetto effettivamente realizzate furono i grandi incrociatori sovietici classe Kiev e, per certi aspetti, il ITS Garibaldi al momento dell’entrata in servizio, in quanto il suo consistente armamento missilistico antiaereo e, soprattutto, antinave lo faceva apparire più ad un’evoluzione del Vittorio Veneto, ottimizzato per l’impiego di aeromobili, che ad una vera portaerei.

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ITS Giuseppe Garibaldi

Ma questa, è un’altra storia. Il futuro è ancora da scrivere.

 

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