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I relitti della laguna di Truk, memoria storica dell’Umanità

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: archeologia, Cousteau
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Esistono luoghi della memoria, dove la storia umana ha lasciato le sue tracce, un monito all’Umanità con la speranza, purtroppo vana, che certi errori non si ripetano più. Tra le mete subacquee forse la più famosa è la laguna di Truk che riserva ancora ai visitatori emozioni indimenticabili.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è truk-1024x623.png

Questa laguna, situata in Micronesia a circa 1.100 miglia a Nord Ovest della Nuova Guinea nell’Oceano Pacifico Occidentale, è ben conosciuta. Le prime notizie su questo sperduto atollo si ritrovano nei resoconti degli esploratori spagnoli del 1528, che vi riportano la presenza di diverse tribù.

la laguna di Truk, un paradiso della Micronesia, fu teatro di una terribile battaglia aeronavale … i poveri resti di Uomini, navi ed aerei giacciono sui fondali cristallini come monito per l’Umanità

Terra di nessuno, e di tutti, solo nel XIX secolo i colonialisti spagnoli ne rivendicarono ufficialmente la proprietà, essendo parte delle Isole Caroline. In seguito, nel 1899, furono vendute ai Tedeschi. Al termine della prima guerra mondiale il Giappone conquistò la laguna, togliendola di fatto alla Germania, e le isole caddero nuovamente nel dimenticatoio. Probabilmente nessuno le avrebbe mai conosciute se quell’arcipelago non fosse divenuto, al termine della seconda guerra mondiale, teatro di una furiosa battaglia aeronavale, ospitando al termine “il più grande cimitero di navi del mondo“.

L’operazione HAILSTONE
Durante la seconda guerra mondiale, il Giappone stabilì nella laguna una delle sue principali basi navali, ancorandovi una grande parte della sua potente flotta e dislocandovi circa quarantamila uomini.

Alle 10 del mattino del 17, l’ancoraggio della Quarta Flotta era sotto attacco aereo. In fiamme al centro il mercantile Hanagawa Maru, quello con un enorme fumo che sale da destra è il mercantile Reiyomaru, e il fumo bianco all’estrema destra proviene dalla nave madre della Akitsushima – photo credit US Navy, photographer aboard USS Intrepid (CV-11). – Naval History and Heritage Command, National Archives photo 80-G-215151

L’atollo corallino, che circondava le isole, creava un porto naturale sicuro dove i punti di ingresso e di uscita erano stati fortificati dai giapponesi con batterie e cannoni antiaerei di protezione ai campi d’aviazione. La Marina americana la considerò, a torto o a ragione, una roccaforte della marina giapponese, definendola la “Gibilterra del Pacifico”. La posizione di Truk ne aveva fatto un eccellente centro di collegamento per lo smistamento degli armamenti e degli aerei che si spostavano dalle isole maggiori del Giappone fino al South Pacific Mandate, nella “Southern Resources Area” giapponese.

All’inizio del 1944, le forze americane ed australiane del generale Douglas MacArthur, nell’ambito dell’Operazione CARTWHEEL, erano risalite attraverso il Pacifico sud occidentale, conquistando molte basi giapponesi.

La Marina americana, il Corpo dei Marines e l’Esercito, sotto il comando dell’ammiraglio Chester W. Nimitz, avevano conquistato le isole più importanti delle isole Gilbert e Marshall, costruendovi numerose basi aeree, strategicamente importanti per annichilire le forze giapponesi. Di conseguenza, la Marina giapponese aveva dovuto arretrare la base della flotta prima alle isole di Palau e, poi verso l’Indonesia, ridislocando le sue navi da guerra principali lontano da Truk. In pratica, i Nipponici compresero presto che, a causa dell’andamento disastroso della guerra, Truk non poteva essere più mantenuta come base di supporto operativo per le loro forze. 

Il 3 febbraio 1944 gli Americani occuparono le Isole Marshall ed i Giapponesi, dopo aver avvistato alcuni aerei da ricognizione americani, diedero ordine di trasferire rapidamente alcune delle navi da guerra maggiori lontano dall’atollo. Non c’era tempo da perdere ed il 17 febbraio 1944, la U.S. Navy iniziò l’operazione HAILSTONE, un attacco aereo e terrestre combinato contro le forze giapponesi dislocate nell’arcipelago. Lo scopo primario era di colpire le navi e gli aerei nipponici di stanza a Truk al fine di impedire un loro attacco contro la Task Force 58 del Vice Admiral Marc A. Mitscher (TF 58). Fu ordinato quindi di attaccare l’atollo con gli aerei delle portaerei, impiegando tre dei quattro Task Group (TG) della TF 58.

La task force statunitense consisteva in cinque portaerei maggiori (Enterprise, Yorktown, Essex, Intrepid e Bunker Hill) e quattro portaerei leggere (Belleau Wood, Cabot, Monterey e Cowpens) con un totale di oltre 500 aerei. Il supporto alle portaerei era fornito da sette corazzate e numerosi incrociatori pesanti, incrociatori leggeri, cacciatorpediniere e sottomarini. Una forza aeronavale, con gli occhi di oggi, spropositata ma che aveva lo scopo di essere certi di annichilire definitivamente le forze navali giapponesi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è truk-wreck.jpg

L’attacco americano fu improvviso e non diede scampo ai Giapponesi 
Nella prima ondata perirono solo su una delle navi in rada 400 tra marinai e soldati giapponesi. L’attacco fu massiccio e, nel corso di due giorni di bombardamenti continui, gli aerei americani affondarono circa 40 navi giapponesi. Si stimò che nell’attacco perirono circa 4.500 soldati e marinai nipponici. Un dato ancora controverso in quanto dopo la guerra le fonti delle due parti rivelarono numeri diversi. Sebbene vi siano ancora dubbi sulle navi giapponesi affondate nella battaglia, il Jeffery’s War Graves, Munition Dumps and Pleasure Grounds (2007) riporta queste unità navali.

NAVI DA BATTAGLIA AFFONDATE
CL Katori (香取) 5,800 tons
CL Naka (那珂) 5,195 tons
DD Maikaze (舞風) 陽炎型 2,000 tons
DD Fumizuki (文月) 睦月型 1,320 tons
DD Oite (追風) 神風型 1,270 tons
DD Tachikaze (太刀風) 峯風型 1,215 tons
Submarine chaser CH-29, 440 tons
Submarine chaser CH-24, 440 tons
Auxiliary submarine chaser Shonan Maru #15 (第15昭南丸), 355 tons
Motor torpedo boat #10, 85 tons
NAVI AUSILIARIE AFFONDATE
Auxiliary cruiser Aikoku Maru (爱国丸) 10,348 tons
Auxiliary cruiser Akagi Maru (赤城丸) 7,367 tons
Auxiliary cruiser Kiyosumi Maru (清澄丸) 6,983 tons
Navy transport Houki Maru (伯耆丸) 7,112 tons
Navy transport Yamagiri Maru (山霧丸) 7,112 tons
Navy transport/freighter San Francisco Maru (桑港丸) 5,831 tons
Navy transport Reiyo Maru (麗洋丸) 5,446 tons
Navy transport Seiko Maru (西江丸)? 5,385 tons
Navy transport/passenger/cargo ship Kensho Maru (乾祥丸) 4,862 tons
Navy transport/freighter Hanakawa Maru (花川丸) 4,739 tons
Navy transport/passenger/cargo ship Sankisan Maru o Yamakisan Maru (山鬼山丸) 4,776 tons
Navy transport/freighter Hokuyo Maru (北洋丸) 4,217 tons
Navy transport/freighter Momokawa Maru (桃川丸) 3,829 tons
Navy water carrier/passenger/cargo ship Nippo Maru (日豊丸) 3,764 tons
Navy transport/freighter Unkai Maru #6(第六雲海丸) 3,220 tons
Navy transport Taiho Maru (大邦丸) 2,827 tons
Navy transport/freighter Shotan Maru (松丹丸) 1,999 tons
Navy transport/freighter Gosei Maru (五星丸) 1,931 tons
Freighter Taikichi Maru or Tachi Maru (泰吉丸) 1,891 tons
Army transport Gyoten Maru (暁天丸) 6,854 tons
Army transport/freighter Nagano Maru (長野丸) 3,824 tons
Army transport Yubae Maru (夕映丸) 3,217 tons
Fleet oiler Shinkoku Maru (神国丸) 10,020 tons
Oil tanker Fujisan Maru (富士山丸) 9,524 tons
Auxiliary oil tanker/whaler Tonan Maru #3 (第三図南丸) 19,209 tons
Auxiliary oil tanker Houyou Maru o Hoyo Maru (宝洋丸) 8,691 tons
Auxiliary oil tanker/passenger/cargo ship Amagisan Maru (天城山丸) 7,620 tons 

Dalle analisi fotografiche si è certi dell’affondamento di due incrociatori leggeri, quattro cacciatorpediniere, nove navi ausiliarie e circa due dozzine di navi da carico; inoltre furono distrutti oltre 250 aerei giapponesi, di cui alcuni sono ancora visibili nei fondali dell’atollo. Al termine dell’attacco, un gran silenzio avvolse la laguna ormai trasformatasi in un grande cimitero.

La riscoperta
La missione statunitense fu un successo (e non poteva essere diverso considerando le forze impiegate). I Nipponici ricevettero un duro colpo, perdendo molte delle forze necessarie per resistere a quella che, ormai, consideravano prossima invasione del Giappone.

Dopo la guerra Truk cadde nel dimenticatoio ma l’atollo con il suo cimitero sommerso fu riscoperto nel 1969 quando Jacques-Yves Cousteau realizzò il drammatico documentario Lagoon of Lost Ships

Il video mostra Cousteau e la sua squadra immergersi tra le lamiere contorte che ancor oggi conservano i miseri resti dei marinai periti negli attacchi aerei. I racconti dei sommozzatori dell’equipe sugli effetti di narcosi occorsi durante le immersioni (spesso effettuate ad aria a quasi cento metri di profondità) ed il ritrovamento di numerosi scheletri tra le lamiere contorte, portarono al sito il sinistro nome di laguna dei fantasmi.

Solo a seguito del documentario, il governo giapponese cercò di recuperare i resti dei caduti per dare loro una sepoltura adeguata. Da allora, la Truk Lagoon è diventata un sito popolare per subacquei e ricercatori. La rarità di avere così tante navi intatte, in così stretta vicinanza, attira visitatori da tutto il mondo.

In alcune delle navi è possibile vedere la causa dell’affondamento; una mostra ancora al centro nave il grande squarcio aperto dall’esplosione di un siluro. Un’altra nave, identificata come il Gosei Maru, presenta un’enorme apertura sul ponte che indica l’esplosione di una bomba di aereo. Non tutte le navi sono state identificate e ricercatori di tutto il mondo raccolgono sempre nuovi elementi per poter dare un giusto riconoscimento a quegli uomini che persero la vita in quelle oggi pacifiche acque. 

Il loro lavoro non è semplice e la difficoltà di riconoscere i relitti non è legata solo agli effetti del combattimento ma anche all’azione distruttiva che i relitti hanno subito in  questi ultimi 70 anni da parte dei violenti tifoni del Pacifico. Alcune navi, riposando su basso fondale, a circa 18 metri di profondità, sono infatti particolarmente esposte al violento moto ondoso durante queste tempeste tropicali.

La bassa profondità e le acque cristalline consentono in alcuni casi la loro osservazione anche dalla superficie. 

Questi drammatici resti sono ormai colonizzati dalla vita marina e si ergono dal fondo, mostrando le loro fatiscenti strutture, quasi un monito alla follia della guerra.

Andrea Mucedola
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