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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

La minaccia delle mine navali, la guerra Iraq – Iran e le prime operazioni di sminamento nel Golfo Persico

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: GOLFO PERSICO
parole chiave: Mine navali

 

Molti non la ricordano eppure la guerra delle petroliere fu una logica e dolorosa conseguenza del sanguinoso conflitto tra Iran e Iraq. 

Facciamo un passo indietro
Nel settembre del 1980, l’Iraq attaccò l’Iran scatenando un conflitto che sarebbe durato per quasi otto anni. Tutto iniziò quando i due paesi iniziarono ad accusarsi di presunte vicendevoli violazioni di confine. L’Iraq ripudiò il trattato del 1975, che permetteva l’accesso iraniano allo Shatt al Arab, ed il 22 settembre del 1980 invase l’Iran puntando con le sue truppe verso la regione occidentale del Khuzestan, preziosa per i giacimenti petroliferi.

Nonostante fosse senza ombra di dubbio un’aggressione unilaterale, contraria alle norme di diritto internazionale, né le Nazioni Unite né alcuna grande potenza cercò di impedire lo svolgersi del conflitto. Fu una sanguinosa guerra di trincea in cui centinaia di migliaia di persone persero la vita. Nei primi quattro anni di guerra, ci furono attacchi, sottolineo  da entrambe le parti, alle navi mercantili ed alle petroliere che attraversavano lo Stretto di Hormuz ed il Golfo Persico. L’escalation si ebbe nel 1984, quando gli attacchi alle petroliere aumentarono da parte dell’Iraq, deciso a sfruttare il vantaggio della superiorità aerea per attaccare le petroliere che lasciavano i terminali petroliferi iraniani nella regione del Golfo. In pratica, gli iracheni cercarono di spezzare la drammatica situazione di stallo nella guerra contro l’Iran, cercando di interrompere  le esportazioni di petrolio dell’Iran e costringere l’antagonista al tavolo dei negoziati.

La guerra delle petroliere
A queste azioni, l’Iran rispose attaccando le navi cisterna che trasportavano il petrolio dal Kuwait e dall’Arabia Saudita con la sua milizia più fedele, i pasdaran. Soltanto un anno dopo la sua istituzione, il Corpo delle guardie delle rivoluzione affrontò il primo grande e sanguinoso conflitto armato, quello con l’Iraq. Una guerra che vide i pasdaran protagonisti della maggior parte delle azioni militari contro le truppe del rais iracheno. Sebbene mancassero di esperienza le loro azioni nello stretto di Hormuz riempirono i giornali dell’epoca. Era iniziata quella fu chiamata la guerra delle petroliere. Solo nel 1984 ci furono più di 70 attacchi a navi mercantili. Nel corso della guerra le navi che subirono la maggior parte degli attacchi furono quelle del Kuwait che fu costretto a richiedere alla comunità internazionale la protezione delle sue navi. La richiesta fu immediatamente accolta dall’Unione Sovietica. In seguito, nel 1987, l’Amministrazione Reagan ordinò la scorta di undici petroliere ponendo a bordo la bandiera americana. Aveva cosi ufficialmente inizio l’operazione Earnest Will. Nel  maggio del 1987, l’attacco di un caccia iracheno con due missili, contro la U.S.S. Stark, che causò la morte di 37 marinai americani, ferendone 21, coinvolse le forze statunitensi nel conflitto.

La guerra delle petroliere si evolse nel più grande conflitto navale militare dalla fine della seconda guerra mondiale con un impiego strategico da parte iraniana delle mine navali. La reazione americana non si fece attendere e molte delle imbarcazioni dei pasdaran iraniani furono distrutte dai reparti speciali, cosi come molte piattaforme petrolifere iraniane.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Mine_laying_ship_Iran_Ajr-1024x670.jpg

La Iran Ajr affiancata da un mezzo da sbarco statunitense poco dopo essere stata abbordata il 21 settembre 1987 Service Depicted: Command Shown: N1601 – Camera Operator: PH3 Henry Cleveland – Public Domain File:Mine laying ship Iran Ajr.jpg – Wikimedia Commons

Contact mines partially covered by a tarpaulin on the deck of the captured Iranian mine-laying ship TRAN AJR.

Mine a contatto parzialmente coperte da un telone sul ponte della nave iraniana Iran Ajr. Photo Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti da parte del fotografo di terza classe Henry Cleveland  Capturing the Iran Ajr | Bradley Peniston (navybook.com)

Un evento molto importante avvenne il 21 settembre 1987, quando un elicottero  della fregata U.S.S. Jarrett, un’unità coinvolta nella operazione segreta Prime Chance, ombreggiando la nave iraniana Iran Ajr scopri che gli Iraniani stavano stanno posando occultamente delle mine ad urtanti. Il Comandante delle forze statunitensi nel Golfo Persico ordinò di “fermare l’azione“. Gli elicotteri spararono sulla nave, uccidendo alcuni marinari, e la nave fu quindi abbordata dai SEAL che confermarono la presenza delle mine e catturarono il resto dell’equipaggio. Il 26 settembre gli EOD del MU 5 (Explosive Ordnance Disposal Mobile Unit 5) affondarono la nave in acque internazionali. L’uso poco costoso ma altamente efficace delle mine posate dagli iraniani portò al danneggiamento di navi americane, come la fregata statunitense Samuel B. Roberts. Il 14 aprile 1988 l’incrociatore USS Samuel B. Roberts, in pattugliamento nel golfo Persico nell’ambito dell’operazione Earnest Will, incappò in una mina alla deriva. L’esplosione aprì uno squarcio di otto metri nello scafo dell’imbarcazione, ma per fortuna non causò vittime tra l’equipaggio che riuscì a salvare la nave dall’affondamento.

L’esplosione aveva causato l’allagamento di due locali e danni seri alla chiglia facendo rischiare l’affondamento della stessa nave. I danni costrinsero la Marina americana a trasportare la fregata, non più in grado di navigare, con una nave bacino fino ai cantieri navali dove subì lavori per circa 96 milioni di dollari. Si valutò che la mina facesse parte delle “mine di agosto” rilasciate dalla Guardia Rivoluzionaria Iraniana durante la crisi delle petroliere del ’87

Il 16 aprile il U.S.S. Roberts fu rimorchiato fino a Dubai e, nei giorni seguenti, i sommozzatori EOD della Marina statunitense localizzarono altre mine iraniane nell’area dell’incidente. Quando fu riscontrato che i numeri di serie delle mine ritrovate corrispondevano a quelli delle mine sequestrate mesi prima a bordo della nave Iran Ajr, gli Stati Uniti  decisero un’azione di rappresaglia contro gli obiettivi iraniani nel Golfo. La fine della guerra arrivò a seguito dell’abbattimento “accidentale” da parte della U.S.S. Vincennes di un aereo civile iraniano (Iran Air Flight 655) il 3 luglio 1988 con la morte di 290 civili, tra cui oltre 60 bambini.

lerici

esplosione di una mina nel Golfo – sullo sfondo un cacciamine italiano – cortesia Marina Militare italiana

L’impegno italiano
Sebbene in ritardo rispetto alle altre nazioni, un gruppo navale italiano fu inviato  nel Golfo per difendere i mercantili nazionali sia da eventuali attacchi navali dei pasdaran sia dalle mine rilasciate lungo le rotte di traffico. Il governo italiano decise l’invio di un Gruppo navale in seguito all’attacco da parte di  alcune motovedette dei pasdaran iraniani contro il mercantile italiano Jolly Rubino avvenuto il 4 settembre 1987. Il mercantile era stato danneggiato da alcuni razzi che avevano colpito il fianco della nave e l’esplosione aveva ferito gravemente il comandante.

Le prime navi partirono dalla base di Taranto e di Augusta alla volta del Golfo il 15 settembre 1987 al comando dell’ammiraglio Angelo Mariani iniziando ad operare in zona il 3 ottobre.

La missione fu lunga e vide l’alternarsi di molte unità con il compito di scortare i mercantili italiani diretti all’interno del Golfo ed impegnati nei porti di Muscat, Dubai, Abu Dhabi e Bahrein, fino alle acque del Kuwait. L’ammiraglio Angelo Mariani fu sostituito il 30 agosto 1988 dal capitano di vascello Mario Buracchia. L’Italia partecipò alle operazioni anche con tre cacciamine classe Lerici che impiegarono dieci giorni per arrivare nelle acque calde del Golfo, effettuando due soste tecniche: la prima a Porto Said, il 18 settembre, e la seconda a Gibuti, il 24 settembre. La decisione di inviare le unità della marina militare nelle acque medio-orientali fu presa dall’allora governo Goria dopo un vivace confronto politico e non senza accese polemiche da parte dei partiti di opposizione e di movimenti pacifisti, in seguito al moltiplicarsi in quelle acque di attacchi contro le navi mercantili.

I gruppo
FF Grecale, Scirocco e Perseo 15 ottobre 1987 7 dicembre 1987
rifornitore di squadra Vesuvio 3 ottobre 1987 12 marzo 1988
cacciamine Milazzo
comandanti: 
10 ottobre 1987 12 marzo 1988
cacciamine Sapri
comandante:
10 ottobre 1987  28 novembre 1987
cacciamine Vieste
comandante:
12 ottobre 1987 20 gennaio 1988
nave appoggio Anteo 12 ottobre 1987 20 gennaio 1988
 
II gruppo    
FF Lupo 12 dicembre 1987 17 marzo 1988
cacciamine Lerici
comandante:
12 dicembre 1987 12 marzo 1988
 
III gruppo    
FF Aliseo 12 marzo 1988 16 agosto 1988
FF Espero e Orsa 12 marzo 1988 29 luglio 1988
cacciamine Loto
cacciamine Castagno
comandanti

Loto:  TV Sciubba – TV Dell’aquila
Castagno: TV Brunetti – TV Cassotta
8 marzo 1988 26 settembre 1988
Rifornitore di squadra Stromboli 8 marzo 1988 26 settembre 1988
FF Euro e Sagittario 26 luglio 1988 26 settembre 1988

I cacciamine operarono sotto il comando del Gruppo navale alle dipendenze dei Capi Squadriglia CF Imbornone ed in seguito dal CF Giovannini Giberti. Durante il loro duro e meticoloso lavoro eseguirono venti operazioni di bonifica lungo le rotte abitualmente seguite dal traffico mercantile italiano: due nel golfo di Oman (all’esterno dello stretto di Hormuz), le altre all’interno del golfo. Complessivamente furono controllate oltre 700 miglia quadrate di mare. Uno sforzo enorme condotto con unità non progettate per operare in un ambiente operativo caratterizzato da cosi alte temperature. Le lezioni acquisite durante la missione furono preziose per gli anni seguenti che videro, come vedremo, il lor ritorno nel Golfo. A differenza di quanto avvenuto per le scorte alle petroliere, le operazioni di verifica e sorveglianza delle rotte effettuate dai cacciamine raggiunsero un maggior livello di collaborazione con le unità similari  degli alleati, in conferma del livello di standardizzazione delle procedure  maturato nella componente di contro misure mine della NATO. Complessivamente, le navi italiane percorsero oltre 260 mila miglia, per un totale di circa trentacinquemila ore di navigazione.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Pasdaran-IRGC_naval_execise-2015-wikipedia.jpg

Unità missilistiche leggere della Marina dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Navy of the Army of the Guardians of the Islamic Revolution Commandos) durante l’esercitazione  Great Profeta nello Stretto di Hormuz, Golfo Persico. Data 25-27 febbraio 2015 – Fonte http://akkasemosalman.ir/wp-content/gallery/immartal/manovr-daryei15.jpg Autore sayyed shahab-o-din Vajedi File:IRGC naval execise-2015 (4).jpg – Wikimedia Commons

L’anno successivo, in seguito alle prospettive di pace tra Iran ed Iraq con la cessazione degli attacchi dei pasdaran contro le navi mercantili internazionali, il ministro della Difesa italiano Zanone prese la decisione di passare dalla scorta diretta alla protezione indiretta, cioè di affidare ad una sola nave militare il controllo di più navi mercantili e in un raggio d’azione più vasto. In pratica riducendo la consistenza da otto a sei unità.

Nell’agosto del 1988, dopo otto anni dallo scoppio delle ostilità che avevano causato la morte di oltre un milione di persone, la risoluzione n. 598 dell’ONU per la cessazione delle ostilità fu finalmente accettata da Iran e e Iraq ed, il 9 agosto 1988, il Consiglio di Sicurezza poté votare la creazione dell’UNIIMOG, per sovraintendere al rispetto della tregua.

Sembrava tutto finito ma non fu così.

 

Immagine in anteprima: marines ispezionano una mitragliera antiaerea automatica da 23 mm ZU sulla piattaforma di petrolio iraniano Sassan, occupata e poi distrutta nell’ambito dell’operazione Praying Mantis, iniziata dopo che la fregata missilistica USS Samuel B. Roberts (FFG-58) aveva urtato una mina il 14 aprile 1988. Operatore della telecamera: CPL. John Hyp scattata 18 aprile 1988 – Public Domain – Fonte: http://www.dodmedia.osd.mil/…/DM-SN-93-00990.JPG File:Prayingmantis1sassan.jpg – Wikimedia Commons

 

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