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ARGOMENTO: STORIA MARITTIMA
PERIODO: ROMANO-MEDIOEVALE
AREA: LIGURIA
parole chiave: Portovenere, Golfo di La Spezia
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Sono nato a La Spezia, qualche decade fa, e sono cresciuto in un borgo chiamato Le Grazie di Portovenere. Come tutti i ragazzi degli anni ’60, non ancora schiavi di internet ed altre diavolerie elettroniche, in primavera il nostro divertimento maggiore era andare a pesca lungo la baia o arrampicarci per i sentieri del Muzzerone e della Castellana. Tra i più belli c’era quello sicuramente impegnativo che portava alle Cinque Terre, a picco sul mare costeggiando le ripide falesie affacciate sul mar Ligure, ma forse il gradito era quello che risalendo il Muzzerone seguiva la strada delle cave di marmo portoro fino a mezza costa, per poi scendere a Portovenere. Certo non erano i più agevoli ma il panorama era ed è ancora mozzafiato. Da mezza costa scendevamo verso Portovenere, un borgo marinaro proiettato nel mar Ligure, ormai famoso in tutto il mondo; sorto in un’area abitata da popolazioni liguri, sul suo promontorio sono ancora visibili i resti di un antico tempio dedicato alla dea Venere Ericina, da cui il nome del borgo (Veneris Portus), forse ispirato dal fatto che, secondo il mito, la dea era nata dalla spuma del mare che spesso imbianca il promontorio. Il tempio sorgeva sul luogo sul quale oggi è la chiesa di San Pietro.

la statua bronzea di San Pietro, nell’omonima chiesa sita in capo al promontorio
Nel V secolo su questo antico luogo pagano era sorto un piccolo tempio paleocristiano che venne poi dedicato da Papa Gelasio II a San Pietro il 19 luglio 1118. Le prime datazioni storiche risalgono a Claudio Tolomeo (150 d.C.) e all’Itinerario Marittimo dell’imperatore Antonino Pio (Itinerarium Maritimum Imperatoris Antonini Augusti) risalente al 161 d.C. nel quale il borgo veniva definito come vicus (scalo) e poi castrum (accampamento militare), sito tra le località di Segesta Tigulliorum, che sarebbe diventata una vasta contea con l’odierna Lavagna per capitale e che, nel 1089, si estendeva sino al mare, da Zoagli sino alla torre a Portagrande di Sestri, e alla città di Luni, alle foci del fiume Magra. Nell’anno 594, nelle lettere di San Gregorio Magno a Venanzio di Luni, Portovenere veniva citata come abbazia.
In realtà in epoca romana Portovenere era probabilmente solo un borgo di pescatori arroccato nel castrum vetus che sorgeva sull’odierno piazzale Spallanzani, i cui resti sono ormai scomparsi. I pochi reperti tardo romani rimasti consistono in una cisterna circolare sulla Punta di San Pietro, in alcune murature rinvenute sotto il piazzale Spallanzani e, soprattutto, con l’aula dell’antico sacello paleocristiano (incluso nella chiesa di San Pietro).

Da semplice borgo di pescatori, alla metà del VI secolo Portovenere divenne base navale della flotta bizantina, diventando uno dei caposaldi marittimi della resistenza alla conquista longobarda che però, guidati da Rotari, la devastarono nel 643 nel corso della sua campagna di conquista della Liguria. Come tanti borghi costieri liguri, tra i secoli VIII e XI, dovette difendersi dalle razzie dei normanni e dei saraceni. Dal X secolo Portovenere divenne possedimento feudale dei Signori di Vezzano (vassalli dei Vescovi di Luni) che poi la cedettero insieme alle isole prospicienti alla Repubblica di Genova per contrastare le mire espansionistiche di Pisa.

In quel periodo fu costruito il “Castrum novum” con le caratteristiche case antistanti il mare, che avevano scopo di abitazioni ma anche di difesa, separate da strette viuzze, i carruggi. Nel 1113 venne edificato un castello a forma quadrangolare sulla punta meridionale del promontorio dell’Arpaia, i cui resti sono ancora visibili accanto alla chiesa di San Pietro, ma anche le mura, tre torri e l’imponente porta d’ingresso al borgo. L’anno successivo, venne rinnovato il “Castrum vetus” nel piazzale di San Pietro e la chiesa di San Lorenzo, protetto dal 1161 dalle mura guelfe che racchiudono entrambi i borghi.

Fu così che Portovenere diventò una colonia fortificata di Genova (non a caso nel dialetto locale ci sono ancora molti termini genovesi) con il compito di base navale nella guerra di corsa sia contro gli acerrimi nemici pisani che contro i Barbareschi. Ma questa è un’altra storia e ci torneremo con i corsari/pirati di Portovenere.
Andrea Mucedola
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photo credit @andrea mucedola
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