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livello elementare
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ARGOMENTO: SCIENZE DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Vespucci, Marina Militare
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martedì 12 novembre 2024
Nave Amerigo Vespucci continua la sua navigazione nel mare della Andamane con vento in poppa e mare calmo, seguendo la rotta che lo porterà a Mumbai. Lungo la rotta incontrerà presto le isole Nicobare di cui abbiamo parlato nel precedente diario di bordo.

Come per le isole Andamane anche le Nicobare hanno una lunga storia e amministrativamente fanno parte di un Territorio dell’Unione indiana. Questo esteso arcipelago si distribuisce da Nord verso Sud/Sud-Est in una catena di 22 isole che si possono dividere in un Gruppo settentrionale (composto da due isole), uno centrale (nove isole di cui la maggiore è quella di Camorta, di circa 188 km2) e il meridionale composto da 11 isole che comprende la maggiore, Gran Nicobar (1.045,10 km²). Le isole furono abitate da popolazioni asiatiche verso il termine delle glaciazioni, quando il livello del mare era più basso e grandi pianure si estendevano nell’attuale mare delle Andamane. Di fatto, ancora oggi sono parlate sulle isole sei lingue indigene nicobaresi, che fanno parte della famiglia linguistica austroasiatica, che include le lingue Mon, Khmer e Vietnamita del Sud-est asiatico e le lingue Munda dell’India. Sulla punta più meridionale della Gran Nicobar, esiste ancora oggi una antica etnia, chiamata Shompen, che potrebbe avere avuto origine nel Mesolitico del Sud-est asiatico. Sebbene frequentate da naviganti e commercianti orientali per secoli (le isole sono riportate sulle mappe del grande ammiraglio cinese Zheng He), i primi coloni europei della Compagnia danese delle Indie Orientali vi giunsero per la prima volta il 12 dicembre 1755 fondandovi una colonia danese, inizialmente con il nome di Nuova Danimarca. In seguito, le isole vennero ripetutamente evacuate dai coloni per via delle frequenti epidemie di malaria, al punto che, tra il 1778 ed il 1783, l’Impero austriaco, ritenendo fossero ormai state abbandonate, avviò per errore un maldestro tentativo di colonizzazione, rinominandole Isole Teresa. Ci fu nel contempo, tra il 1864 e il 1865, anche un tentativo del Regno d’Italia di acquistarle dalla Danimarca che fallì per via della fine prematura del secondo governo La Marmora. Di fatto il possesso danese terminò formalmente il 16 ottobre 1868, quando la Danimarca vendette i diritti sulle Isole Nicobare alla Gran Bretagna, che le annesse all’India britannica nel 1869. Successivamente, nel 1872, le isole Andamane e le Nicobare vennero riunite in un unico comando di polizia a Port Blair.

L’incrociatore leggero britannico HMS CEYLON all’ancora nel Clyde – Fonte Collections of the Imperial War Museums (IWM)HMS Ceylon.jpg – Wikimedia Commons
Durante la seconda guerra mondiale, le isole furono occupate dal Giappone tra il 1942 e il 1945 e, nel maggio 1945, la HMS Ceylon bombardò le posizioni giapponesi sulle isole. Gli inglesi ripresero possesso delle isole solo dopo la resa del Giappone annunciata il 15 agosto e formalmente firmata il 2 settembre 1945. Dopo la guerra, il leader pakistano Choudhry Rahmat Ali propose che le isole Nicobare, a causa della preponderante popolazione di religione musulmana, sarebbero dovute essere integrate nel Dominion del Pakistan. Di fatto ciò non avvenne e le Nicobare, come le isole Andamane, divennero parte dell’India nel 1950 e furono dichiarate Territorio dell’unione della nazione indiana nel 1956.
mercoledì 13 novembre 2024
Nave Vespucci prosegue la navigazione verso Occidente attraversando il canale delle Nicobare. Tornando a queste splendide isole vale la pena parlare della loro ecologia. Le isole Nicobare sono riconosciute come una distinta eco regione terrestre che presenta delle meravigliose foreste pluviali con molte specie endemiche. Avventurandoci sule isole potremo incontrare vaste foreste di mangrovie costiere e foreste interne di latifoglie umide tropicali e subtropicali sempreverdi e decidue. Sebbene i livelli del mare fossero più bassi durante le ere glaciali, le isole Nicobare non furono mai collegate con il continente asiatico anche se le distanze di mare erano decisamente minori mentre le isole erano collegate fra di loro.

Mappa della grande biosfera delle Nicobare Great Nicobar Biosphere Map.jpg – Wikimedia Commons
Oggi sono considerate aree protette ed includono il Parco nazionale Campbell Bay e il Parco nazionale Galathea sulla Gran Nicobar. In particolare, il 31 maggio 2013, l’UNESCO la ha ufficializzata come Riserva della biosfera mondiale, comprendendo una superficie totale di 103.870 ettari che comprende i parchi nazionali di Campbell Bay e Galathea con 5.300 ettari marini. E sono i fondali di queste grandi barriere coralline ad attirare turisti subacquei da tutto il mondo. Evitando la stagione dei monsoni, in cui l’acqua è più torbida ed il mare mosso, le immersioni su quelle barriere regalano grandi emozioni. L’esplosione dei colori e la grande biodiversità ne fanno un paradiso per i fotografi. Non è raro incontrare grandi pesci come mante e squali balena, innocui e maestosi signori del mare. Nave Vespucci transiterà in quei canali per poi entrare nel Golfo del Bengala, caratterizzato da blu profondi.
giovedì 14 novembre 2024
Continua la navigazione con vento e mare assicurato. Il Vespucci sta seguendo una rotta marittima frequentata da secoli per gli scambi commerciali per diversi paesi, sia litoranei (India, Bangladesh, Myanmar, Thailandia, Sri Lanka, Thailandia) che interni (Nepal, Bhutan, Cina, India nord-orientale, Nepal). Un crocevia nodale e il fulcro culturale per una rete di scambi e contatti che ha assunto, negli ultimi decenni un’importanza geopolitica sempre maggiore, in particolare per essere parte della nuova via della seta cinese. Nei secoli, l’Oceano Indiano orientale è stato attore di scambi culturali ed economici favoriti dai “venti monsonici” lungo le rotte commerciali dominanti che hanno condizionato le tendenze migratorie. Non a caso, in tutti i Paesi interessati sono rimaste tracce coloniali di presenze portoghesi, olandesi, danesi, francesi, britanniche e di altri paesi che prosperarono per lungo tempo.

Forse il più importante fu il dominio coloniale britannico che si estese sull’entroterra e sui litorali adiacenti, spesso ottenuto con il pugno di ferro. Di fatto la storia dell’area interconnessa dal Golfo del Bengala (in inglese viene chiamato Bay of Bengala) viene rievocata nelle parole, abitudini e pratiche quotidiane delle persone. La parola per “anice stellato” nell’India centrale è Singapoor ke phool (fiore di Singapore), mentre la parola bengalese per finestra (janala) viene dal portoghese. In estrema sintesi, il Golfo del Bengala ha mantenuto nei secoli la sua importanza di crocevia nodale per gli scambi economici e culturali tra Paesi molto diversi fra di loro. Nel III millennio la sua importanza geopolitica aumenterà, diventando un sempre più delicato cuscinetto marittimo tra la Cina e l’India.
venerdì 15 novembre 2024
Nave Vespucci si trova quasi a metà strada nel Golfo del Bengala, un Golfo non molto nominato nelle news, ma che ha una lunga storia di controversie internazionali alle spalle, legate alla difficoltà di stabilire degli effettivi confini marittimi a causa delle variazioni delle linee di costa in un delta vasto e paludoso. La baia del Bengala, sul lato indiano, ha due aree costiere significative per il commercio: una è il Coromandel, che va dal sud dell’attuale stato di Orissa sulla costa orientale fino a Madras (attuale Chennai in India), da sempre crocevia dei traffici con il sud-est asiatico e la Cina. Nota sin dall’epoca imperiale romana, aveva commerci aperti con Roma al punto che a Madras sono state ritrovate molte monete romane usate allora per i pagamenti.

dettaglio di una carta del Bengala, dove appare il villaggio di Dianga (1724) sotto il dominio olandese, Chittagong, Sundiva e Dacca – Autore J. Van Braam et G. onder de Linden, realizzato per Mattheus van den Broucke Bengale Tiré de “Oud en nieuw Oost-Indien” par François Valentyn (1724-26).jpg – Wikimedia Commons
La seconda è il Bengala, da cui Baia o Golfo di Bengala, dove i primi esploratori portoghesi stabilirono delle missioni commerciali all’inizio del XVI secolo. Già nel 1509, le navi al seguito di Vasco da Gama avevano sentito parlare della ricchezza del principale porto orientale del Bengala: Chattagrama che Portoghesi in seguito battezzarono Porto Grande. I porti del Bengala commerciavano maggiormente con la costa birmana ma meno con il sud-est asiatico, rispetto ai porti del Coromandel, perché la baia settentrionale era soggetta ai cicloni tropicali. Da un punto di vista marinaresco questo differenziava il tipo di navigazione: costiero nel Bengala, e transoceanico dai porti del Coromandel. La navigazione costiera non era più sicura in quanto la maggior parte della costa del Bengala è un delta instabile che si estende da Sagor, vicino all’attuale Calcutta, fino a Sandwip vicino a Chattagrama, dove il regime fluviale modifica continuamente le linee di costa, creando insidiosi banchi di sabbia (chiamati char). Non a caso i Portoghesi nel Bengala preferirono sviluppare porti fluviali piuttosto che in mare aperto che, comunque, ebbero la loro importanza talvolta determinando nel loro insieme le fortune delle potenze commerciali sia asiatiche che europee.
sabato 16 novembre 2024
Continua la navigazione verso l’India. Ogni nave militare ha un nome, un crest distintivo ed un motto; simboli di aggregazione dell’equipaggio che, indipendentemente dal grado, diventa parte integrale di un insieme di acciaio, elettronica e materiali, rendendolo vivo. La nave è di fatto un mondo simbiotico dove tutti contribuiscono alla sua esistenza, creando lo spirito di corpo che la rende unica, come unico è il motto che le viene assegnato al suo varo. Anche l’Amerigo Vespucci ha il suo motto: «Non chi comincia ma quel che persevera», ufficializzato nel 1978. La frase, che sembra sia attribuita a Leonardo Da Vinci, è un incitamento ad impegnarsi per tutti coloro che iniziano la loro formazione navale su questa bellissima nave scuola, guardando però sempre oltre l’orizzonte. Il Vespucci, nei sui lunghi anni di vita sul mare, ha formato marinai di qualsiasi grado in previsione dei loro futuri incarichi, insegnando l’importanza di mantenere accesa quella fiamma professionale che consente di superare con dignità e onore tutte le difficoltà della vita. Guardando le bellissime foto di questa campagna, quelli che lo hanno vissuto, vedono molto di più che la bellezza di questa regina del mare: come per magia scorrono i ricordi, le prime salite a riva, il vento ed il mare, le lunghe guardie notti di vedetta o al timone, quel mare che non fa sconti, le prime responsabilità. Ogni giorno a bordo dell’Amerigo Vespucci è uno stimolo continuo a perseverare, a guardare oltre l’orizzonte, osando ciò che si pensa impossibile, un insieme di lezioni di vita che trasformano dal 1931 un allievo in un ufficiale e, un domani, in un comandante; prime frasi di quel libro dei ricordi che non ha mai fine, nemmeno dopo il congedo.

domenica 17 novembre 2024
Nave Vespucci prosegue la sua navigazione ne Golfo del Bengala. A richiesta dei lettori torniamo alla terminologia navale. Proporremo alcune parole impiegate nella terminologia nautica, di cui alcune sono particolarmente curiose. Buona lettura.
A come
Abbasso o A Basso un termine impiegato per designare i locali collocati sotto i ponti scoperti della nave. Sul Vespucci potrete sentire la chiamata “Abbasso da riva“, un comando per far scendere dall’alberatura i gabbieri e i marinai destinati alle manovre sui pennoni o alle vele.
Abbattere, significa far assumere ad una nave un’inclinazione che può essere orizzontale, come nel caso della procedura di salpare l’ancora. Un tempo si abbattevano gli scafi da un lato stando a secco, per procedere alla pulizia della carena.
Abbeverare, in senso nautico si usava per riempire d’acqua un’imbarcazione per verificare ce fosse stagna.
Abbisciare, raccogliere un cavo una catena sul ponte o in banchina in modo che possa svolgersi o scorrere senza imbrogliarsi. Il termine deriva anche dall’uso di passare attorno ad un cavo una cima più sottile per mantenerlo tesato o recuperarlo.
Abbordare, accostarsi di due imbarcazioni contro bordo sia in maniera accidentale (collisione) che volontaria (abbordo o arrembaggio).

lunedì 18 novembre 2024
Nave Vespucci continua i trasferimento con tempo buono. Continuiamo la terminologia con la lettera A.
Abbottonare, nel gergo dei palombari, è l’operazioni per indicare l’operazione di stringere i bulloni o le chiavette che bloccano l’emo dello scafandro. Si usa anche in riferimento a portelloni stagni, per la chiusura delle relative chiavette.
Abbozzare, ovvero mettere la bozza in modo che lo steso resti in forza , mentre si da volta intorno ad una bitta. Può e viene usato colloquialmente per indicare il contenimento a rispondere in una discussione.
Abbrancare, si usa quando le patte di un’ancora afferrano un ostacolo sul fondo (scoglio o altre ostruzioni) rendendo complicato il suo salpamento.
Abbrivo, è la velocità residua di un’imbarcazione quando cessa l’azione causata dalla sua propulsione (ad esempio a elica ferma).
Abbrumare, tendenza perniciosa del corrodersi degli scafi in legno legata alla presenza di teredini.
Accasciare, si dice di una nave che finisce in secca su un banco di sabbia o su un bassofondo.
Acceppare, usato per indicar e il blocco dell’ancora dopo che è stata salpata e rizzata.
Accodarsi, manovra nautica per porsi di poppa ad un’altra nave in linea di fila.
Acconigliare, porre i remi all’interno dell’imbarcazione per diminuirne l’ingombro. Piò comune è rientrare i remi a bordo.
Acconsentire, oltre che dare ragione a qualcuno, in campo nautico si usa per filare un cavo troppo teso al fine che non si spezzi sotto sforzo.
Per oggi ci fermiamo ma torneremo presto con altri nomi e verbi terribili.
Andrea Mucedola
foto della sosta di nave Vespucci per gentile concessione UPICOM – si ringrazia l’STV Alessandro Cazzato, PAO (Public Affairs Office) di nave Amerigo Vespucci per le cortesi e puntuali informazioni da bordo
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