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Nuovi dati sulla subsidenza delle coste del Mediterraneo hanno permesso di rideterminare le stime sull’aumento del livello marino entro il 2150

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: OCENAOGRAFIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: variazione dei livelli medi del mare, aree critiche
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I dati raccolti dalle misurazioni dei mareografi e dall’altimetria radar satellitare mostrano che il livello medio globale del mare (GMSL) negli ultimi due secoli sta aumentando a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi millenni a causa del riscaldamento globale.

Un recente studio, Sea level rise projections up to 2150 in the northern Mediterranean coasts di Vecchio, Anzidei e Serpello analizza il bacino del Mediterraneo settentrionale che risulta essere caratterizzato da movimenti verticali del terreno che influiscono sul livello marino futuro lungo le coste.

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Le stazioni GNSS considerate nello studio, poste entro 5 km dalla costa. I colori rappresentano le velocità di subsidenza in mm/anno secondo la scala riportata in basso – da studio citato

I movimenti verticali del terreno (VLM) svolgono un ruolo cruciale nell’influenzare l’innalzamento del livello del mare lungo le coste per cui è necessario stimarli e includerli nell’analisi per proiezioni più accurate del livello del mare (SL). Per stimarli gli scienziati hanno utilizzato dati geodetici provenienti da stazioni del sistema di navigazione satellitare globale continuo con serie temporali superiori a 4,5 anni nell’intervallo 1996-2023, appartenenti alle reti euro-mediterranee e situate entro 5 km dalla costa. Le proiezioni dei livelli marini, riviste fino all’anno 2150, sono state fornite in 265 punti e nelle posizioni di 51 mareografi del Servizio permanente per il livello medio del mare, raffrontati con il VLM stimato nelle proiezioni ipotizzate dal Gruppo Intergovernativo sul Clima ed i Cambiamenti (IPCC) nel Rapporto AR6.

I risultati che emergono dallo studio citato mostrano che le proiezioni dell’IPCC sottostimano i livelli marini futuri lungo le coste del Mar Mediterraneo in quanto non sono stati adeguatamente considerati gli effetti locali causati dai movimenti delle zolle che si muovono sul mantello terrestre. Nello studio vengono mostrate previsioni sugli innalzamenti dei livelli marini riviste al 2100 che, se confrontate con l’IPCC, mostrano un valore medio maggiore di circa 80 mm. In estrema sintesi, le proiezioni indicano che circa 19.000 km2 delle coste mediterranee saranno più esposte al rischio di inondazioni nei prossimi decenni, con conseguenti maggiori impatti sull’ambiente, sulle attività umane e sulle infrastrutture. Effetti che suggeriscono la necessità di effettuare al più presto azioni concrete a sostegno per mitigare i rischi costieri entro la fine di questo secolo. In un recente articolo dell’INGV, compare l’intervista agli autori dello studio, che riportiamo di seguito, tra cui voglio citare Marco Anzidei senior researcher dell’INGV che da anni è responsabile delle campagne di analisi per la salvaguardia delle coste mediterranee e autore di diversi articoli pubblicati anche su OCEAN4FUTURE.

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In rosso sono evidenziate 163 pianure costiere principali più esposte all’aumento del livello del mare al 2100-2150. La superficie totale che potrebbe essere sommersa corrisponde a circa la superficie della Svizzera o anche 38.529 km2 – da studio citato 

Nuovi dati sulla subsidenza delle coste del Mediterraneo hanno permesso di rideterminare al rialzo le proiezioni dell’IPCC sull’aumento del livello marino entro il 2150 – da comunicato stampa IGNV

Le proiezioni di aumento del livello del mare, pubblicate nel 2021 dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel Report AR6, sarebbero sottostimate lungo le coste. È questo il risultato della ricerca “Sea level rise projections up to 2150 in the northern Mediterranean coasts”, appena pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Research Letters da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Radboud Radio Lab del Dipartimento di Astrofisica dell’Università di Radboud (Olanda).

La subsidenza, cioè il lento movimento verso il basso del suolo dovuto a cause naturali o antropiche, ha un ruolo cruciale nell’accelerare l’aumento del livello del mare lungo le coste, innescato dal riscaldamento globale a partire dal 1880”, spiega Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio. “Le nostre analisi mostrano che, proprio a causa della subsidenza, in alcune zone del Mediterraneo il livello del mare sta aumentando a una velocità quasi tripla rispetto alle zone stabili”, aggiunge Antonio Vecchio, ricercatore della Radboud Universiteit Nijmegen e primo autore dello studio.
Il Mediterraneo, infatti, è caratterizzato da una forte variabilità dei movimenti verticali delle coste, che variano da zona a zona a causa dall’attività tettonica, vulcanica e antropica”, continua Enrico Serpelloni, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio. “Per la nostra ricerca, condotta nell’ambito dei progetti SAVEMEDCOASTS, SAVEMEDCOASTS2 e Pianeta Dinamico, abbiamo utilizzato i dati delle numerose stazioni geodetiche satellitari GNSS poste entro 5 km dal mare, con cui possiamo calcolare, con precisione millimetrica, le velocità di spostamento verticale del suolo”.

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le variazioni VLM da studio citato

Alla luce di queste evidenze, il team di ricercatori ha ricalcolato le proiezioni dell’IPCC fino al 2150 in 265 zone del Mediterraneo, anche in corrispondenza dei 51 mareografi delle reti di monitoraggio internazionali, includendo nelle analisi i dati relativi alla subsidenza. “I risultati mostrano differenze massime e minime rispetto al Report dell’IPCC che vanno, rispettivamente, da +109 cm a -77 cm circa, con un valore medio più alto di circa 8 cm”, spiega Antonio Vecchio.

L’aumento del livello del mare e la subsidenza implicano che circa 38.500 km2 di coste del Mediterraneo – di cui circa 19.000 km2 nel solo settore settentrionale del bacino – saranno presto più esposte al rischio di inondazione marina, con conseguenti maggiori impatti sull’ambiente, sulle attività umane e sulle infrastrutture. È quindi necessario intraprendere azioni concrete a sostegno delle popolazioni costiere che saranno sempre più vulnerabili all’aumento del livello marino e ai maggiori rischi a questo collegati entro la fine di questo secolo e oltre”, conclude Marco Anzidei.

 

Un cambiamento che influisce direttamente sulla vita delle popolazioni costiere e che richiederà interventi preventivi … il trend del livello marino implica che nei prossimi anni circa 19.000 km di pianure costiere basse del Mediterraneo saranno sempre più esposte alle inondazioni marine ed ai rischi costieri che saranno particolarmente rilevanti nei delta fluviali, nelle lagune e nelle aree vulcaniche instabili, come le Isole Eolie e il Mar Egeo. Dalle analisi dei ricercatori sembrerebbe che gran parte della costa di Italia, Grecia, Spagna e Francia si stia abbassando, accelerando così l’aumento dei livelli marini. In altre zone, come la costa di Israele, si sta leggermente sollevando, mentre l’area vulcanica dei Campi Flegrei (Italia), sta crescendo ad un ritmo più elevato di circa 9,5 mm anno, ponendo condizioni critiche per le infrastrutture costiere locali e le attività umane. Una situazione che per il mar mediterraneo è ancora parziale in quanto mancano dati sulle coste della Turchia e del Nord Africa. Da qui la necessità di continuare il lavoro di monitoraggio delle linee costiere e di iniziare ora le necessarie opere per mitigare questo andamento che appare piuttosto preoccupante.

 

Fonte
MEDITERRANEO | Al rialzo le stime sull’aumento del livello marino sulle coste entro la fine del secolo (ingv.it)

Altri link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Radboud Universiteit
Savemedcoasts
Savemedcoasts2

 

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