Un recente studio svolto finanziato dalla Protezione Civile Europea nell’ambito dei progetti europei SAVEMEDCOASTS e SAVEMEDCOASTS-2, inerente aree costiere del Mediterraneo altamente vulnerabili, ha coinvolto circa cento stakeholder (parti interessate) attraverso un metodo partecipativo. Si è cercato di individuare divari e necessità per favorire lo sviluppo di strumenti politici più idonei per affrontare il rischio di aumento di livello marino; questo attraverso l’implementazione di un percorso innovativo per coinvolgerli sempre più nei processi politici decisionali. E’ stato così possibile individuare alcune possibili soluzioni di adattamento all’aumento del livello marino, anche in condizioni meteorologiche estreme, al fine di mitigare gli impatti di questo fenomeno globale anche attraverso soluzioni naturali, tecnicamente con “natural based solutions”.

studi geologici sulle morfologie dei fondali marini – corso ISSD – photo credit andrea mucedola
Lo sviluppo di specifici “Policy Tools” ha permesso di identificare questioni rilevanti che dovrebbero essere prese in considerazione per la definizione delle politiche di adattamento, in particolare per colmare le lacune conoscitive, favorire la percezione, facilitare lo scambio di conoscenze e promuovere l’apprendimento sociale attraverso un’efficace comunicazione scientifica rivolta verso la popolazione esposta.
Di fatto, i rischi non sono ben compresi, in particolare nella misura necessaria per aumentare la consapevolezza in modo da attuare appropriate politiche necessarie ad intraprendere misure di mitigazione e adattamento. Un approccio più consolidato tra scienziati, decisori politici e parti interessate coinvolte nella gestione dei vari aspetti ed effetti causati dall’aumento del livello marino è quindi indispensabile per colmare il divario tra scienza e politica.
Tra gli strumenti più efficaci per la comunicazione del rischio, sono state individuate le mappe di scenari attesi e degli effetti a cascata, anche socio-economici, accompagnate dai grafici con le proiezioni di livello marino fino al 2100-2150. Questi dati hanno suscitato forte interesse negli stakeholder, rimarcando quanto sia importante il loro coinvolgimento nei processi decisionali, sulla base delle percezioni e necessità, incoraggiandoli a identificare soluzioni adeguate.
Riluttanti ad arretrare
Tuttavia, sebbene le parti interessate comprendano i rischi dell’avanzamento del mare nelle loro aree costiere più esposte e vulnerabili, non sono in genere disposte a suggerire o accettare azioni di “arretramento”. La riluttanza ad “arretrare” è dovuta al fatto che le persone tendono ad accettare il rischio di vivere nella loro zona. Alcuni ammettono una discrepanza tra “percezione della realtà, componente emotiva e proprietà”, con una “speranza irrazionale nel dubitare di questo problema per paura della perdita di turisti, investitori e residenti”.
Mancanza di volontà politica di agire
Secondo le parti interessate, manca la volontà politica di agire contro il cambiamento climatico. Uno stakeholder ha dichiarato: “lo Stato pensa alle prossime elezioni invece che alla popolazione, mentre i politici locali pensano alla prossima stagione turistica” (riferendosi ai profitti attesi dal turismo). La mancanza di sostegno politico viene spesso identificata come un importante ostacolo per la pianificazione territoriale e il processo decisionale. L’adattamento richiede infatti strategie a lungo termine mentre i politici lavorano a brevi orizzonti temporali (dipendente dalla durata del loro mandato politico). Quindi, il processo decisionale politico diventa lento anche per le difficoltà di coordinamento tra più amministrazioni che hanno disparate competenze sulle stesse coste.

studi geologici sulle morfologie dei fondali marini – corso ISSD – photo credit andrea mucedola
In conclusione, scarsa consapevolezza, lacune di conoscenza sui cambiamenti climatici e loro effetti sull’aumento del livello del mare, hanno implicazioni importanti sui tempi di risposta e sulle soluzioni di adattamento da adottare. Ad esempio, a Venezia, le parti interessate hanno espresso preoccupazione sul fatto che informazioni e dati scientifici aggiornati non siano stati adeguatamente considerati per il completamento del MoSE. Questa barriera mobile, che tutela la città di Venezia e la sua laguna contro eventi estremi di acqua alta, è stata progettata circa 40 anni prima che diventasse operativa. Ciò ha sollevato dubbi in merito alla sua futura funzionalità alla luce delle ultime proiezioni di aumento di livello marino per i prossimi decenni, anche per la maggiore energia e frequenza che hanno gli eventi meteorologici estremi, come avvenuto il 12 novembre 2019 quando il livello idrometrico a Punta della salute ha raggiunto un picco di 189 cm, il secondo livello più alto dal 1872, anno di inizio delle registrazioni.
L’incontro con gli stakeholder di Venezia durante la pandemia – foto di Marco Anzidei
Riusciremo a diventare tutti più consapevoli che è urgente fermare il riscaldamento globale per rallentare l’aumento del livello marino prima che questo salga oltre limiti critici per la salvaguardia delle popolazioni e delle infrastrutture costiere?


