Pillole “blu” e subacquea: esistono dei rischi?

Redazione OCEAN4FUTURE

16 Maggio 2022
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: MEDICINA SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: FISIOLOGIA
parole chiave: DIDATTICA

 

Sono sicuro che questo articolo incuriosirà molti …  Su Divernet, uno dei siti Web di immersione più famosi al mondo, è apparsa una notizia che potrebbe far accendere una lampadina di allarme a qualche subacqueo … vintage. 

Esistono dei farmaci, regolarmente assunti da chi ha problemi cardiaci e di ipertensione,  che provocano disidratazione, ovvero l’acqua persa è maggiore di quella assunta. Questa situazione di squilibrio dei liquidi interni, tra le altre cose, favorisce il rischio di incorrere in una Malattia da Decompressione (MDD). Inoltre, questi farmaci causano un aumento del flusso sanguigno periferico e sono spesso somministrati a chi, per diversi motivi, ha problemi legati alla disfunzione erettile. Da recenti studi, sembrerebbe che questo effetto di vasodilatazione potrebbe però creare problemi ai subacquei che ne fanno uso. I ricercatori ipotizzano che l’uso del sildenafil e di altri farmaci con effetti simili (inibitori della fosfodiesterasi PDE5) possa promuovere l’insorgenza della malattia da decompressione (MDD). Sembrerebbe infatti che i vasi sanguigni “dilatati”, aumentando il flusso di sangue/ossigeno, consentono al corpo del subacqueo di assorbire più azoto, con il rischio di sottostimare i limiti non deco calcolati dal computer subacqueo o tramite le tabelle di decompressione. Ciò significa che se ci immergiamo fuori curva, gli obblighi di decompressione (soste alle varie profondità) potrebbero essere sballati. L’autore dell’articolo apparso su Divernet, Bob Cole, ha effettuato una ricerca per comprendere se ci potesse essere una relazione tra i casi segnalati di MDD e l’uso di queste sostanze ma, nei Rapporti annuali sugli incidenti subacquei del British Sub-Aqua Club, non ne ha trovata traccia. Non c’è da meravigliarsi in quanto non fu diverso nel 1994, quando Wilmshurst, Davidson, O’Connell e Byrne, ricercando il legame tra MDD neurologico e il forame ovale pervio (PFO), scoprirono che non c’erano state segnalazioni di casi inspiegabili di MDD collegati al PFO.

Sempre secondo l’autore, si dovrebbe essere prudenti per ridurre il potenziale rischio di incorrere in una MDD a causa dell’uso di questi medicinali. Sebbene ricercatori non forniscono un messaggio chiaro su quanto tempo prima sia consigliato interrompere l’assunzione del farmaco prima di fare immersioni, gli utilizzatori dovrebbero parlarne con il proprio medico subacqueo.

Di fatto bisogna considerare che l’emivita del sildenafil (Viagra) è di 4 ore, del vardenafil (Levitra) di 4-6 ore e del tadalafil (Cialis) di ben 17,5 ore; il che significa che “la forza” del farmaco si riduce del 50% alla fine di quei periodi. Per eliminare completamente questi farmaci dal nostro corpo sarebbero invece necessarie sei emivite, ovvero  24 ore per il Viagra, 36 per il Levitra 36 ore e … 105 ore per il  Cialis.

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immergiti in sicurezza … effettua i controlli medici ogni anno e, per ogni dubbio, chiedi sempre al tuo medico dello sport specializzato in medicina subacquea ♥ BE SAFE BE SMART – photo credit @ andrea mucedola

Ritorniamo sempre al concetto di sicurezza consapevole
Avere una comprensione generale del comportamento dei gas che respiriamo nel nostro corpo durante un’immersione è essenziale per i subacquei. La perfusione dei gas nei tessuti, ovvero il processo di diffusione del sangue ai tessuti, è la chiave per questa comprensione, ed è quindi importante cercare di identificare i fattori che potrebbero aumentare o ridurre il flusso sanguigno. Non sarebbe quindi consigliato effettuare immersioni subacquee L’immersione subacquea effettuata da persone che fanno uso di farmaci che possono influenzare il flusso sanguigno potrebbe quindi essere non consigliata. Parlatene sempre a priori con un medico specializzato in medicina subacquea.

Come è noto, quando pianifichiamo le nostre immersioni, è sempre necessario prendere in considerazione tutti gli aspetti che potrebbero modificare i limiti calcolati dall’algoritmo del computer o dalle tabelle di decompressione che stiamo utilizzando, al fine di ridurre i rischi associati. Questo normalmente include, il tipo di attività, la temperatura dell’acqua (che comporta il raffreddamento della pelle), la respirazione e lo stato fisico pre e post immersione. Questo include l’ingestione di sostanze alcoliche e medicine. Sono nozioni di base che normalmente vengono insegnate nei primi i corsi subacquei e non dovrebbero essere mai trascurate. L’influenza dei farmaci sull’immersione è un campo in cui c’è ancora molto da studiare. Divers Alert Network (DAN) ha finanziato uno studio sul rischio di tossicità da O² nei ratti, per scoprire se il Viagra potrebbe causare una variazione dell’ossigeno a livello celebrale a causa dell’aumento del flusso sanguigno.

Una ricerca effettuata dal team del dottor Ivan Demchenko della Duke University ha concluso che l’insorgenza della tossicità da O² nei topi trattati con il Viagra è stata più rapida rispetto a quelli a cui non era stato somministrato il farmaco. Considerando i tempi di emivita di questi farmaci, gli effetti potrebbero essere ben maggiori per i consumatori di altre molecole, come ad esempio il Cialis, che impiega più di quattro giorni per scomparire dal nostro corpo. Mi direte … ma noi non siamo topi e i topi, normalmente, non si immergono … ciononostante la notizia è meritevole di approfondimenti da parte dei nostri medici subacquei che potranno così consigliare coloro che, per motivi sanitari, ne fanno uso. La prudenza, come sempre, è d’obbligo.

 

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