Le scogliere emerse

Luigi Piazzi

8 Novembre 2019
tempo di lettura: 5 minuti

 

livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: scogliere, falesie, biologia
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Sulle rocce costiere, laddove l’azione del mare fa sentire i propri effetti, riescono ad insediarsi poche specie vegetali in grado di adattarsi a condizioni così estreme. La vegetazione costiera è quindi principalmente costituita da arbusti, in prevalenza sempreverdi, muniti di foglie rigide e coriacee per impedire l’essiccamento.

Un tempo chiamata adlitorale, la zona più vicina al mare è colonizzata da un’associazione vegetazionale tipica, definita vegetazione delle rupi costiere, che è costituita essenzialmente dallo statice (Limonium spp.) e dal finocchio di mare (Crithmum maritimum).

Il barba di giove (Anthyllis barbajovis) è uno degli elementi della macchia mediterranea che si spinge più in basso lungo le scogliere.

Allontanandosi maggiormente dal mare si sviluppa una macchia mediterranea vera e propria caratterizzata in questa fascia principalmente da rosmarino (Rosmarinus officinalis), lentisco (Pistacia lentiscus), erica (Erica arborea), fillirea (Phillyrea angustifolia), mirto (Myrtus communis), cisti (Cistus monspeliensis, C. incanus, C. salvifolius), barba di Giove (Anthyllis barba-jovis) e ginestra spinosa (Calycotome villosa).

In aree maggiormente impervie si stabilizza una gariga, cioè una vegetazione a piccoli arbusti, caratterizzata dalla presenza di erba gatta (Teucrium marum), elicriso (Helichrysum litoreum) e cineraria marittima (Senecio cineraria).

Le falesie rocciose rappresentano un vero ambiente di passaggio tra il dominio marino e quello terrestre.
statice (Limonium sp.)

Sulle scogliere più meridionali è possibile trovare anche la palma nana (Chamaeropsis humilis). I piani sopralitorale e mesolitorale rappresentano un ambiente alla portata di tutti, dal momento che non è necessario entrare in acqua per osservare gli organismi che li abitano, e estremamente interessante da un punto di vista ecologico.

Infatti costituiscono la zona di transizione tra l’ambiente terrestre e quello marino e per questo motivo sono colonizzati da organismi adattati a condizioni di vita estreme e caratterizzati da morfologie e meccanismi fisiologici unici. Questi organismi si distribuiscono in cinture alte pochi centimetri ma presenti lungo la costa ovunque si verifichino condizioni ambientali a loro favorevoli.

I balani sono anche chiamati “denti di cane” per via della loro forma aguzza che risulta essere molto tagliente. I balani posseggono entrambi i sessi (sono ermafroditi) e possono procreare sia quando sono in folti gruppi, sia quando si ritrovano isolati

Le principali cinture che possiamo osservare lungo le coste rocciose mediterranee sono costituite, dall’alto verso il basso dai balani, i cosiddetti “denti di cane”, crostacei cirripedi del genere Chthamalus, dalle alghe rosse Rissoella verruculosa, dal Nemalion helmintoides, detta anche spaghetto di mare e da un’alga rossa calcarea, chiamata Lithophyllum byssoides.

Rissoella verruculosa

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Quest’ultima, in particolari condizioni di luce, idrodinamismo e purezza delle acque, può edificare, fissando il carbonato di calcio, delle ampie strutture rilevate dalla scogliera. Queste strutture, sempre più rare nelle aree continentali sottoposte a pressione antropica, sono ancora presenti in molte zone dell’Arcipelago Toscano, della Corsica occidentale o delle isole sarde. Si possono osservare nei distretti più remoti di Montecristo, lungo le scogliere di Scandola o attorno alle isole dell’Arcipelago della Maddalena dove è possibile ammirare dei marciapiedi di Lithophyllum byssoides spessi alcuni decimetri. Questa alga si sviluppa su substrato roccioso formando pulvini emisferici, che possono saldarsi tra loro. Quando l’acqua è calma queste biocostruzioni possono emergere completamente, fino a 20-30 cm al di sopra del livello del mare e formare cornici che vengono normalmente definite con il termine francese “trottoir”.

Quando la pendenza della scogliera è meno forte, nella zona del mesolitorale si formano pozze che rimangono isolate dal mare aperto durante le ore di bassa marea. Queste pozze rappresentano piccoli mondi a sé, caratterizzati da forti variazioni di temperatura e salinità e abitate da organismi capaci di sopportare tali variazioni, come piccoli crostacei, molluschi ed alcune specie di ghiozzi e bavose.

I litorali rocciosi sono anche luoghi ideali per l’osservazione degli uccelli marini. Il gabbiano reale (Larus cachinnans), in particolar modo, rappresenta un elemento costante dei litorali rocciosi mediterranei. L’immagine di una scogliera è immancabilmente associata al volo dei gabbiani e alle loro grida stridule. Per quanto possa essere affascinante, il gabbiano reale rappresenta oggi una specie invasiva: estremamente adattabile, ha reagito molto bene alla presenza umana, riuscendo abilmente a sfruttare i rifiuti della nostra civiltà. Le popolazioni di questa specie sono fortemente incrementate nell’ultimo decennio, andando a compromettere, per competizione, popolazioni di specie meno adattabili: la presenza umana, spesso causa, anche indirettamente e inconsapevolmente, rotture negli equilibri naturali.

La specie più in pericolo per la distruzione degli habitat e per la competizione con il gabbiano reale è il gabbiano corso (Larus auduinii) la cui distribuzione è oggi limitata alle isole Baleari, Corsica, Sardegna e Arcipelago Toscano. Altro uccello tipico delle scogliere mediterranee è il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), uccello tuffatore, compie lunghe apnee per catturare i pesci di cui si nutre e può rappresentare un piacevole incontro anche per il seawatcher.

Durante l’inverno molti sono gli uccelli marini che frequentano le coste del Mar Ligure e del Tirreno, come sule (Sula bassana), sterne (Sterna spp.) e anatre di mare (Somateria, Bucephala, Melanitta), mentre nel periodo riproduttivo le scogliere più remote sono utilizzate dalle berte (Puffinus puffinus, Procellaria diomedea) per la deposizione delle uova all’interno di fessure nella roccia.

Le scogliere sono habitat di elezione anche per uccelli meno legati al mare, come i corvi imperiali (Corvus corax), i rondoni pallidi (Apus pallidus), i piccioni selvatici (Columba livia) e alcuni rapaci, come il falco pescatore (Pandion haliaetus) e il falco pellegrino (Falco peregrinus).

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falco pellegrino (Falco peregrinus)  – autore Spinus Nature Photography  Spinus Nature PhotographySpinus-peregrine-falcon-2014-11-n017575-w.jpg – Wikimedia Commons

Nel prossimo articolo parleremo delle scogliere sommerse superficiali.

Luigi Piazzi 

 

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