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livello elementare.
ARGOMENTO: AMBIENTE
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: AREE MARINE PROTETTE
parole chiave: AMP
Nei primi anni ’80 del secolo scorso i problemi dell’ambiente non erano ancora in cima alla lista delle nostre preoccupazioni, anche se già da tempo c’erano segnali chiari di come il mare, soprattutto il Mediterraneo, il più fragile e sfruttato dei mari del mondo, soffrisse l’impatto delle attività dell’Uomo. Poi qualcosa cambia e al mare si inizia a guardare in modo diverso. Nel 1986 arriva l’istituzione del ministero dell’ambiente che finalmente autorizzava a sperare nella creazione di aree marine protette come già accadeva da decenni in Europa e negli Stati Uniti. Diciamo che il primo allarme a suonare già alla fine degli anni 70, era stato quello del sovrasfruttamento ittico causato dall’espansione della pesca industriale. Il Mar Mediterraneo è tra i mari più sfruttati al mondo e per decenni si è pescato troppo e troppo male, e da allora a soffrirne è la piccola pesca artigianale. Nel cosiddetto mondo sviluppato tutto è cambiato negli ultimi 50 anni, con l’arrivo di moderni sistemi di tracciamento e cattura dei banchi di pesce, come droni, ecoscandagli e le cosiddette navi fattoria, vere e proprie industrie sul mare con equipaggi anche di 400 persone. Rimangono al largo per mesi e, oltre alle operazioni di pesca, si occupano della trasformazione e della conservazione del pesce su vasta scala. Tutto questo sta spazzando via quel rapporto in qualche modo “alla pari ” tra pesce e pescatore che faceva delle tecniche artigianali l’unico metodo di pesca sostenibile.

Una tradizione lunga secoli che rischia di sparire a favore della crescita vertiginosa dell’acquacultura, oggi il settore alimentare in più forte sviluppo; tuttavia, negli ultimi 15 anni, il lavoro della Commissione per la Pesca nel Mediterraneo della FAO ha drasticamente rallentato lo sfruttamento delle risorse, consentendo il ripopolamento di stock a rischio estinzione. Insomma, tra sovrasfruttamento ittico prima, inquinamento da plastiche e metalli pesanti poi, qualche preoccupazione per la salute del nostro mare stava emergendo. Per non parlare degli effetti del riscaldamento globale in continua crescita. La comunità scientifica iniziò così a raccontare come occuparsi del mare equivalesse a proteggere noi stessi ed il nostro futuro. Perché ad esempio, è proprio dal mare, dagli oceani che arriva il 50% dell’ossigeno che respiriamo e sono proprio gli oceani a catturare calore e segregare la CO2 prodotti dalle attività industriali dell’Uomo. Fatto sta che nel novembre del 1986 arriva l’istituzione delle prime due aree marine protette italiane: Ustica, al largo di Palermo, e Miramare nelle acque triestine dell’alto Adriatico Le cronache dell’epoca parlano di un testa a testa vinto sul filo di lana dall’isola siciliana sulla cugina friulana per soli 45 minuti, tanto infatti sarebbe passato tra le firme dei due atti presso il ministero. A dire il vero va riconosciuto che Miramare era diventata parco già da oltre un decennio grazie al lavoro del WWF. Comunque sia, un bell’esempio di sinergia nord sud. Ancora oggi quando si parla di Ustica il pensiero va ad una delle pagine più oscure delle nostre cronache, il disastro aereo del 1980. Ma la perla nera, così chiamata per la sua origine vulcanica, è molto di più: un scrigno di cultura secolare e di bellezze marine incontaminate. L’isola fu abitata da Fenici, Greci e Romani diventando perfino base dei pirati saraceni. Sotto il dominio borbonico divenne luogo di confino per prigionieri politici. Antonio Gramsci, tra gli altri, venne qui esiliato tra il 1926 e 1927. Alla fine degli anni ’50 Ustica iniziò a guardare ad una nuova risorsa: il turismo. Tutto si deve ad una intuizione dell’ente provinciale di Palermo che pensò di lanciare una nicchia di mercato assolutamente inedita, quella del mondo sommerso.

Scoperta la sua nuova vocazione turistica, l’isola diventò in breve sede di gare internazionali di pesca subacquea, cancellate poi dopo diversi anni per via della crescente sensibilizzazione ambientale. E’ a questo punto che Ustica trova la sua definitiva personalità, diventando la capitale degli appassionati di subacquea, e, proprio ad Ustica, nacque nel 1960 il Tridente d’oro, il massimo riconoscimento al quale un subacqueo possa ambire, diciamo così il Nobel del mare. Tra gli insigniti del prestigioso premio ricordiamo Jacques Cousteau, Folco Quilici, Hans Haas, Enzo Maiorca (vedi foto della premiazione – g.c. AISTS), Sylvia Earle … solo per citarne alcuni. Da qui partì la cultura della difesa del mare, quando ogni anno si dava convegno il meglio della comunità subacquea fatta di divulgatori, scienziati ed esploratori che nella storica piazza raccontavano ai tanti appassionati e turisti un mondo ancora sconosciuto e misterioso. Una scelta non casuale poiché l’isola vanta alcuni dei più bei siti d’immersione del Mediterraneo: la Colombara, lo scoglio del medico (vedi foto sotto) e la Pastizza – solo per citarne alcuni – popolati da cernie, banchi di barracuda, ricciole incorniciati da nuvole di castagnole.

variazioni del livello del mare dell’isola di Ustica – Fonte Anzidei
E dunque arrivano i giorni dell’istituzione delle prime aree marine protette che al tempo dovevano essere ratificate dai ministri dell’ambiente e della marina mercantile. A farli incontrare per far nascere ufficialmente la AMP di Ustica ci pensa la neonata MareVivo, che per dare all’evento una degna cornice, ottiene dal capo di stato maggiore della marina dell’epoca, Ammiraglio Giasone Piccioni, la presenza nelle acque dell’isola della nave scuola Palinuro, un magnifico brigantino costruito nel 1934 nel cantiere di Nantes in Francia. Un colpo d’occhio da mozzare il fiato

Il brigantino palinuro – g.c. Marina Militare italiana
Ma come avrebbe dovuto funzionare un’Area Marina Protetta?
Si tratta di una area di mare dove le attività dell’Uomo sono limitate e controllate. È costituita da tre zone, A B e C; nella prima non è permessa pesca, nautica o balneazione. Secondo alcuni una cattedrale nel deserto, in realtà niente di più sbagliato perché la protezione totale non solo tutela la biodiversità ma permette il ripopolamento degli stock ittici, ancora oggi una grande emergenza. Immaginate una nursery, una sorta di grande acquario nel quale le specie possano riprodursi indisturbate crescendo per numero e taglia degli esemplari, l’effetto sarà che nelle zone confinanti con quelle protette la pesca sarà enormemente più fruttuosa. Ci sono poi le zone B e C dove è consentita, a diversi livelli, una fruizione sostenibile del turismo subacqueo. A questo punto però, sbloccato il percorso legislativo arrivava il difficile, ovvero convincere le comunità locali della bontà dell’idea, in particolare i pescatori che, con regole certe, invece vedrebbero invece garantita la pesca per loro e le future generazioni. Casi come quello di Torre Guaceto in Puglia, raccontano come proprio i pescatori, dopo una prima netta opposizione oggi siano i più convinti sostenitori dell’amp. Ma non solo, si sono autoregolamentati decidendo perfino, in autonomia, il fermo pesca durante il quale collaborano alle altre attività della riserva. Risultato, reti sempre piene e un’area marina che funziona. Dicevamo come molti anni prima dell’istituzione della AMP di Ustica fosse già sotto i riflettori per la presenza sull’isola della rassegna delle attività subacquee, un autentico motore di cultura del mare, ma nell’86 cambia tutto, si tratta di prendere in mano una realtà tutta da inventare, una magnifica sfida per il sindaco dell’epoca, Nicola Longo che sognava di far diventare Ustica la capitale del mare, un pò come Erice lo era della fisica. Chi voleva studiare il mare doveva venire ad Ustica: un’ambizione entusiastica e mai abbandonata che per anni ha fatto dell’isola un hub per le scienze del mare di rilevanza internazionale.
Oggi, dopo una fase di stallo amministrativo, Ustica sta riguadagnando il suo prestigio grazie ad una serie di progetti in collaborazione con i maggiori istituti di ricerca italiani e non solo. Questo si deve ad una direzione appassionata e competente, ma anche a finanziamenti europei senza i quali progetti e collaborazioni sarebbero rimasti nel cassetto. La ragione va ricercata nei limiti che le leggi impongono a tutte le AMP. Queste, infatti, non sono enti come i parchi terrestri e non hanno quindi risorse paragonabili e sufficienti per raggiungere gli obiettivi per i quali sono nate, pur essendo ormai chiaro come siano lo strumento migliore che abbiamo per tutelare il nostro mare. E non abbiamo ancora parlato delle ricadute sulle economie locali che derivano dalla presenza sul territorio di un’area marina protetta. Pesce, semilavorati come i prodotti di tonnara, perfino tradizionali condimenti confezionati da ditte artigianali hanno in qualche modo infatti un certificato di provenienza, una dop garanzia di qualità che viene da un pescato non contaminato e migliore dal punto di vista organolettico. Non ultimo, un importantissimo volano economico per le aree marine è rappresentato dall’attività subacquea. Va da sé che fondali integri attirano la comunità degli appassionati di immersioni. Questo è particolarmente vero proprio per Ustica dove peraltro il lavoro dei diving presenti sull’isola continua tutto l’anno, oltre la stagione estiva, con la collaborazione a progetti di ricerca e divulgazione, contribuendo così alla crescita di una cultura del mare e perché no, di una nuova generazione di subacquei che va sott’acqua non soltanto per semplice turismo. Un’attività ricreativa che rappresenta la migliore vigilanza sul campo. Voglio ricordare il banco di S. Croce a largo di Castellammare di Stabia in Campania, un tempo devastato e desertificato dalla indiscriminata pesca di frodo. Nel 1993 il banco diventa zona di tutela biologica, viene cioè proibita qualunque attività di pesca sia professionale che sportiva. Da allora quella sul banco di Santa Croce è diventata semplicemente una delle più belle immersioni del Mediterraneo.

I soli colori delle pareti che salgono da 50 mt di profondità basterebbero a togliere il fiato, ma il sito è popolato di cernie, dentici, piccoli squali come gattucci e gattopardi. da qualche anno il banco è una ISRA, ovvero un’area di importanza per squali e razze .. e poi in primavera vengono a dare spettacolo le aquile di mare. In questo quadro, dunque la presenza dei subacquei, come certificato dalla Stazione zoologica Anton Dohrn e dall’università Federico II di Napoli, costituisce un presidio contro attività illegali e devastanti per l’ambiente. Tuttavia, molto c’è ancora da fare per rendere il disciplinare attualmente in vigore meno limitante per le attività dei Diving che per il banco sono evidentemente una risorsa e non certo un problema. C’è un’altra eccellenza che soltanto il Mediterraneo può vantare e che le aree marine tutelano, lo straordinario patrimonio archeologico sommerso. Non esiste al mondo un altro mare su cui si affaccino 22 paesi di tre diversi continenti facendone da sempre un teatro di incontri ma anche scontri di culture e religioni. Da sempre solcato da continui flussi commerciali conserva nei suoi abissi i relitti di tante navi affondate nei secoli, che rappresentano preziose pagine di storia.
Siamo alla fine di questo racconto e ci piace pensare che questi primi 40 anni di vita delle aree marine protette, fatti di sogni, entusiasmo, successi, cadute e nuovi successi, siano soltanto la prima tappa di un viaggio appena iniziato, del quale essere protagonisti, sempre più responsabili del futuro che daremo alle nuove generazioni.
Alessandro Filippini
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