Editoriale 31 maggio 2026: torniamo a parlare di mare

Alessandro Filippini

31 Maggio 2026
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: PROTEZIONE DEL MARE
parole chiave: rapporto Uomo-mare, gestione della pesca, energie rinnovabili, innovazione e medicina

Nei giorni scorsi, com’è facile immaginare, anche noi abbiamo a lungo parlato di quello che è accaduto ai nostri connazionali che hanno perso la vita alle Maldive. Non abbiamo nessuna intenzione di dire la nostra su una vicenda su cui tanto, troppo, è già stato detto; al contrario pensiamo che questo sia il momento del dolore e del silenzio, lasciando all’inchiesta fare luce su quanto sia accaduto. In questo editoriale alla soglia dell’Estate, abbiamo comunque sentito l’esigenza di tornare a parlare di mare, di tutto quello che ci piace della dimensione blu, nella considerazione che chiunque di noi, in un modo o nell’altro, ha con il mare un legame. E se pure non abbiamo origini marinare o parenti pescatori, dal mare dipendiamo per tutta la serie di servizi ecosistemici che ci fornisce; per essere più chiari, la “gran mano che ci da per vivere bene nel nostro pianeta. Dall’ossigeno che produce, alla pazienza che ha nel rimediare ai guai che combiniamo, come l’eccesso di calore e la CO2 che immettiamo in atmosfera contribuendo ai cambiamenti climatici. Senza contare che il mare fornisce l’unica proteina animale, il pesce, ad oltre un miliardo e 400 milioni di persone nel mondo … questo almeno finché la pesca nei paesi più poveri del pianeta non sarà definitivamente annientata lasciandola in mano alle grandi holding speculative che hanno fatto della pesca intensiva la loro ricchezza.

Immaginando il pianeta come un grande condominio, allora il mare è l’impianto centralizzato che ne regola la vita
Un rapporto viscerale, tra l’Uomo e il mare, in continua evoluzione ma indissolubile, in qualche modo assimilabile a quello tra madre e figli. I figli si sa, fanno capricci, cercano lo scontro, provocano, ma guai a toccare la mamma, e di mamma ce n’è una sola, motivo per cui ognuno di noi ha un mare preferito; il mio è il Mediterraneo e questo non dipende solo dalla sua straordinaria biodiversità, ma dal fatto che ritengo rappresenti la miglior fotografia di quanto stretto possa essere la nostra relazione con il mare, un rapporto antico quanto l’Uomo stesso che in millenni ha potuto prosperare e sopravvivere grazie alle sue risorse. Se ci pensate, 21 paesi di tre diversi continenti si affacciano sul Mare Nostrum. Quante culture hanno le radici in queste acque? E quante attività umane?

Navigazione, pesca, esplorazione, commerci e perchè no, anche migrazioni, un fenomeno quest’ultimo da sempre presente nella storia dell’uomo e che ha trasmesso conoscenze e culture. Tra il XIII e il XVI secolo le attività marinare hanno spinto comunità costiere, per lo più di pescatori e commercianti, a creare una lingua comune con la quale capirsi, il Sabir, all’epoca parlato in numerosi porti del Mediterraneo. Un modo per sugellare il rapporto con il mare che a sua volta crea legami tra le comunità.

Tutto questo potrebbe far pensare che nei secoli l’Uomo abbia in qualche modo “addomesticato” il mare, ne abbia imparato i segreti e che quindi sia diventato in qualche modo prevedibile, controllabile. Se qualcuno pensa questo si sbaglia. Tanti anni fa ho avuto il privilegio di incontrare Enzo Maiorca che in un’intervista mi ha confidato di avere sempre timore quando andava in acqua. Gli ho chiesto se dopo un’intera vita dedicata al mare pensasse finalmente di conoscerlo. “No”, mi rispose perentorio, “ma il mare non lo conosce nessuno, per questo bisogna averne rispetto” E poi aggiunse “ ma se ne hai rispetto non ti tradirà mai”. Ed è vero, molti di noi sono subacquei, facciamo un’attività meravigliosa e sicura ma non dobbiamo dimenticare che in mare siamo sempre degli ospiti, graditi ma pur sempre ospiti. Compreso questo semplice concetto, l’unica cosa che ci rimane, lasciandoci senza fiato, sarà lo stupore per quello che il mare ha da offrire. Un filo retorico starete pensando? Forse si, ma siamo onesti, che effetto fa la prima immersione dell’anno? Vedere le ricciole in caccia o avere le mante che ci girano intorno? Ogni immersione sarà diversa dalla precedente, un esperienza che ci toglie il fiato.

Oggi, dopo 10.000 anni, durante i quali siamo passati dall’agricoltura all’intelligenza artificiale, sappiamo ancora pochissimo del mare. Abbiamo mappe più dettagliate di Marte che dei fondali oceanici dei quali peraltro, meno del 10% è stato esplorato e compreso dall’Uomo. Dunque forse bisognerebbe investire di più sul mare per comprenderne i tanti misteri e salvaguardare la sua esistenza. C’è chi già lo fa. Ad esempio, gli abissi sono un dominio molto interessante per le compagnie petrolifere che cercano serbatoi di energia fossile a chilometri di profondità, come gli idrati di metano, una delle fonti di energia più abbondanti e non ancora sfruttate. Un solo metro cubo di idrato di metano può liberare fino a 150 m³ di questo gas. Ci sono pro e contro in questo sfruttamento,; se da una parte sostituirebbero fonti inquinanti come il carbone, dall’altra la loro estrazione potrebbe causare crolli delle falde sommerse che potrebbero causare terremoti e, in alcuni casi dei maremoti. Ma non solo: perdite gassose durante il processo estrattivo potrebbero portare al rilascio di metano, un gas serra dieci volte più impattante dal punto climatico della CO2. Restando nello sfruttamento energetico, utilizzando onde, maree, correnti, gradiente termico e la circolazione dei venti in alto mare si potrebbe produrre energia pulita per fare fronte a molto di più della attuale domanda mondiale di elettricità.

Ma non esiste solo il problema energetico; come avete letto in molti nostri articoli, il mare ci può anche curare
Sapevate che l’AZT per la cura dell’HIV viene dalle aringhe? E che li mitili producono una colla estremamente resistente ed elastica che potrebbe sostituire prodotti tossici come i collanti industriali ed essere usata anche in campo chirurgico? Nel 2004 una molecola proveniente dal veleno di una lumaca marina ha permesso la creazione dello Ziconotide, un medicinale antidolorifico 100 volte più potente della morfina. La magnifica pennatula è un ottocorallo che fornisce una molecola utilizzata nelle pomate per la cicatrizzazione. E che dire delle ricerche dello zoologo ed immunologo russo Mečnikov (Premio Nobel nel 1908 ) che notò che le cellule di una larva di stella marina si erano affollate intorno una scheggia introdotta nel loro corpo. Mečnikov comprese che la maggior parte delle malattie negli animali superiori sono accompagnate da infiammazioni provocate dai microbi, che le nostre cellule difensive combattono. Una scoperta storica in quanto l’osservazione a Messina di quelle larve di stella marina aprì le porte a comprendere che la fagocitosi e l’infiammazione sono mezzi curativi utilizzati dal nostro organismo. Ho citato solo qualche esempio a fronte delle oltre 22.000 molecole presenti negli organismi marini allo studio in questo momento nel mondo per la produzione di antibiotici, antitumorali, antivirali e sostanze atossiche.

In conclusione di questo editoriale di inizio estate, qualcuno potrebbe pensare che abbiamo spaziato tra alcuni argomenti apparentemente disgiunti tra di loro ma, se ci pensate, il nostro futuro è profondamente legato al nostro rapporto con gli Oceani, un indissolubile filo conduttore che da sempre lega l’Uomo al mare … e OCEAN4FUTURE, la vostra finestra quotidiana sul mare e sulla marittimità, sarà sempre a vostro fianco per comprenderlo, salvaguardarlo e proteggerlo.
Alessandro Filippini

 

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