.
livello elementare.
ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR TIRRENO
parole chiave: Giglio
Le temperature stanno salendo e già si assapora il calore primaverile e la voglia di mare. Iniziamo oggi una serie di reportage scritti da un reporter di eccezione, Guido Alberto Rossi, fotografo internazionale di rara sensibilità, che ci racconterà tante mete affascinanti. Buona lettura.

In Italia abbiamo 800 isole, tra grandi e piccole, solo ottanta sono abitate e tra queste troviamo l’isola del Giglio, una piccola e splendida isola dell’arcipelago toscano, grande 24,01 km2. Il punto più alto è il Poggio della Pagana che misura 496 metri dalla superficie dello splendido mare che circonda l’isola.

Geograficamente si trova a 42°21′18″N 10°54′18″E ed ha una popolazione di poco più di mille abitanti nel periodo estivo. L’isola doveva avere un fascino anche per i nostri antenati; infatti, sono stati trovati vari reparti risalenti all’età del ferro. Di fatto fu una base navale etrusca e poi romana, come ci conferma Caio Giulio Cesare nel De Bello Civili. Nella splendida caletta del Saraceno c’era un allevamento di murene i cui resti in pietra sono ancora ben visibili. Nel Medioevo l’isola passò sotto il dominio della famiglia Aldobrandeschi e successivamente al comune di Perugia. Nel 1241, al largo dell’isola, la flotta pisana sconfisse quella genovese ed il Giglio entrò nei domini di Pisa dal 1264 al 1406, quando passò alla famiglia Medici di Firenze. Continuando nella storia secolare del Giglio, nel 1544 il corsaro turco Khavar al-Din Barbarossa saccheggiò l’isola, uccidendo chiunque si opponeva. In particolare, il Barbarossa, dopo avere devastato le mura pisane e saccheggiato l’Isola, catturò e deportato quasi tutti i Gigliesi (si parla di 632). Si racconta che tra di essi ci fosse anche una certa Rosa Pannilini, che diventò in seguito una delle favorite del sultano Solimano I, al quale dette un figlio. In seguito a questa sanguinosa aggressione il governo dei Medici ripopolò l’isola con persone provenienti dalle terre senesi. Le incursioni turche continuarono fino al 1799, ma nel frattempo i gigliesi avevano costruito delle torri d’avvistamento; oggi quella di Giglio Porto ospita mostre itineranti, l’altra, sebbene ancora in piedi, è stata trasformata in una abitazione privata e si trova a Campese. Una curiosità, sembra che nell’antichità la popolazione femminile era molto superiore a quella maschile, per cui molte donne, note per la loro leggiadria, si sposarono con gli operai e marinai che occasionalmente si recavano sull’isola … d’altronde non c’erano altre alternative.
Adesso che vi ho raccontato la sua storia antica è meglio parlare del presente e dell’attrazione più importante dell’isola, il mare, che, sia sopra che sotto, è semplicemente straordinario. Visitando l’isola non può mancare il borgo di Giglio Castello il cui centro storico offre un percorso ad anello esterno alle mura, che oltre ai panorami mozzafiato (consiglio al tramonto del sole) permette di apprezzare l’evoluzione architettonica dal XII al XVI secolo. Nel borgo i gigliesi si rifugiavano e riuscivano a tener testa agli invasori. Ogni giorno, in assenza di pericoli, scendevano alle spiagge dove esercitavano la pesca per poi tornare al sicuro al borgo cintato sovrastante l’isola. Dal Varco dei Lombi, dove il sole tramonta sul mare, tingendo di oro i tetti del borgo, fino alla Piazza dei Lombi, che apre lo sguardo verso la costa settentrionale e l’Isola d’Elba, ogni angolo ci ricorda il suo affascinante passato. Portandoci sul versante est il Belvedere Argentario domina l’orizzonte e ci consente di scorgere la bella penisola dell’Argentario e, nelle giornate più limpide, le isole dell’Arcipelago Toscano. Accompagnati dal rumore dei nostri passi entriamo nel cuore del paese e raggiungiamo la Piazza della Chiesa dove, accanto alla Chiesa di San Pietro Apostolo, possiamo osservare il porto sottostante. Dopo la passeggiata è d’obbligo la cena in uno dei suoi rinomati ristoranti. Oltre a Giglio Castello vanno menzionati gli altri due centri abitati, Giglio Porto, dove si arriva con il traghetto, e Campese, noto per la sua spiaggia, la più grande dell’isola.

Ovviamente il modo migliore per goderselo, a meno che non preferiate la sabbia, l’ombrellone e l’odore delle creme abbronzanti, è navigare intorno all’isola lungo i suoi 27 km, o se preferite, visto che siamo in mare, circa 15 miglia, di cale e calette. Potete e (dovete) noleggiare tutto quello che volete: dal kayak al quasi grosso motoscafo. Solo via mare potrete godervi veramente la costa, completamente selvaggia, perché lontana dai tre centri abitati e spesso raggiungibile solo seguendo gli antichi sentieri. A parte qualche rarissima villa, tutto il resto è Parco Terrestre e non vi si può neanche piantare un chiodo. Il rispetto ad un simile paradiso è quindi d’obbligo.


Se poi siete un subacqueo vi divertirete tantissimo; consiglio di farvi accompagnare da uno dei diving locali siti a Giglio Porto ed a Campese. Seri professionisti che conoscono i fondali più belli ed interessanti. Se invece preferite andare per i fatti vostri, potete prendere in affitto le bombole al Giglio Sub di Giglio Porto e farvi consigliare dalla mitica Claudia dove andare a tuffarvi.


L’unico porto dell’isola, con tanto di moli e pontili con acqua dolce ed elettricità, lo trovate a Giglio Porto. Imperativo prenotare con grande preavviso perché il molo del Faro Rosso, l’unico dei due moli permesso alla sosta per le imbarcazioni di passaggio, la consente solo dal tardo pomeriggio fino alle 09,00 del mattino, in quanto i tre quarti della sua lunghezza sono riservati ai battelli che portano i turisti giornalieri a visitare l’isola, che vi stazionano fino al pomeriggio, occupando spazio prezioso per tutta la giornata. Invece il restante quarto del molo rosso e gran parte dei pontili sono riservati alle barche dei residenti, così come le boe d’ormeggio, mentre il lato del molo verde è destinato ai pescherecci ed alle barche dei diving. Se le condizioni meteo lo permettono ci sono diverse baie dove ci si può ancorare su un buon fondale; con venti da Nord è consigliabile la baia delle Cannelle, mentre con venti da Sud l’ideale quella del Campese; anche la baia dell’Allume è un buon riparo. Inoltre, ci sono diverse cale, tra cui la Cala del Corvo che, con mare calmo, è un posto incantato. Per i diportisti, a Giglio Porto c’è una pompa per il carburante, tanti negozi, bar e ottimi ristoranti.
Per chi invece ama la natura, il Giglio offre ben 400 chilometri di sentieri, su e giù per le sue colline, tra i quali, particolarmente suggestivi, sono quelli che portano ai fari del Fenaio e di Capelrosso. Nei sei mesi clou della stagione ci sono diverse sagre sia gastronomiche che culturali e folcloristiche. Da non perdere, il 10 agosto, la festa di San Lorenzo con il palio marinaro dove i tre rioni locali si sfidano ai remi mentre la popolazione fa un tifo degno dei più famosi stadi di calcio.

Se non avete problemi di bagaglio è consigliabile lasciare la macchina sul continente e venire al Giglio con il traghetto. Arrivati all’isola potrete poi spostarvi a piedi o noleggiando bici elettriche e motorini, ma anche prendendo l’autobus o i taxi collettivi. Per le spiagge delle Cannelle e delle Caldane ci sono anche dei taxi acquatici che fanno la spola con Giglio Porto.

Chiuderei il giro dell’isola con un aperitivo e magari una buona cena, guardando il tramonto e il Faraglione dai locali della spiaggia del Campese. A proposito di cucina quella gigliese vi stupirà, e scoprirete che dietro ogni piatto vi è una traccia della sua storia secolare: la tonnina, un antipasto di tonno salato e stagionato, quasi affumicato, accompagnato con l’ottimo olio buono, qualche fettina di limone e pane croccante. Poi la palamita sott’olio, pescata nella acque dell’arcipelago regina, con pomodorini freschi e cipolla rossa croccante, o la zuppa di pesce, il “cacciucco” fatto con scorfano, tracina, e seppie affogate in un brodo denso, perfetto per essere accompagnato da una fetta di pane bruscato. Non ultimo lo scabeccio, chiamato pesce in scaveccio, il cui nome deriva forse da Escha Apicii, la salsa di Apicio, il celebre autore del “De re coquinaria”, considerato il più antico manuale di gastronomia risalente ai tempi di Tiberio. Il pesce viene prima fritto, poi marinato in aceto, aglio e salvia, ottenendo un gusto agrodolce e pungente. Ma esiste anche un dolce tradizionale, il panficato, con fichi secchi, miele, noci, scorza d’arancia e uva passa. Una cucina semplice e gustosa che respira di mare e di storie lontane come l’isola che vi invito a visitare.
Guido Alberto Rossi
testo e fotografie di Guido Alberto Rossi – non è autorizzato l’uso e la riproduzione
molte informazioni le potete trovare sul sito Isola del Giglio
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.


