Munizioni circuitanti e droni kamikaze, storia e prospettive delle armi che stanno terrorizzando il Golfo Persico di Giovanni Chiacchio – Parte I

Redazione OCEAN4FUTURE

23 Aprile 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA CONTEMPORANEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ARMAMENTI
parole chiave: Droni, loitering munitions

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L’invasione russa dell’Ucraina ed il recente conflitto nel Golfo Persico hanno evidenziato il ruolo crescente dei cosiddetti “droni kamikaze”. Questi sistemi d’arma, inizialmente concepiti come strumenti di compensazione asimmetrica rispetto alla superiorità convenzionale di un potenziale avversario, sono oggi al centro di un rapido processo evolutivo che ne sta trasformando profondamente funzioni, modalità d’impiego ed impatto sul campo di battaglia.

Dalle prime munizioni circuitanti al conflitto nel Karabakh
I primi tentativi di utilizzare sistemi d’arma senza pilota per colpire le difese nemiche risalgono alla Prima Guerra Mondiale quando gli Stati Uniti cercarono di sviluppare il progetto di un velivolo senza pilota noto come Kettering Bug. La suddetta piattaforma risultava caratterizzata da numerosi vantaggi, quali l’assenza di piloti – cosa che preveniva la perdita di personale – ed un ridotto costo di produzione, nonché una grande semplicità del processo produttivo.

Fotografia del prototipo di Kettering Bug, circa 1918. Nonostante alcuni successi durante i test iniziali, il “Bug” non fu mai usato in combattimento in quanto i funzionari erano preoccupati per la loro affidabilità nel trasportare esplosivi sopra le truppe alleate.  Quando la guerra finì, erano stati prodotti circa 45 Bugs.  Negli anni ’20, quello che era diventato il Servizio Aereo dell’Esercito degli Stati Uniti, continuò a sperimentare l’aereo fino al ritiro dei finanziamenti. L’aereo e la sua tecnologia rimasero segreti fino alla Seconda Guerra Mondiale. – Fonte Museo dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti – Autore Autore sconosciuto Permesso (Riutilizzo di questo file) – US ARMY Kettering-bug-1.jpeg – Wikimedia Commons

Alla fine del conflitto, il taglio dei finanziamenti per la ricerca bellica, comportò l’interruzione del progetto. L’esigenza di sviluppare un sistema d’arma dotato delle caratteristiche del Bug si ripresentò negli anni Ottanta del secolo scorso nello Stato di Israele. Durante la Guerra dello Yom Kippur le forze armate israeliane avevano infatti subito forti perdite a causa dei sistemi antiaerei sovietici. Questi ultimi rappresentavano un significativo ostacolo all’implementazione della dottrina militare israeliana finalizzata ad ottenere rapidamente la superiorità aerea al fine di distruggere il maggior numero di sistemi nemici entro il minor tempo possibile. Le forze armate israeliane iniziarono pertanto a sviluppare una piattaforma in grado di combinare i vantaggi di un sistema senza pilota con i ridotti costi di una munizione ad uso singolo al fine di svolgere compiti di soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD/DEAD)

Tale processo vide il proprio culmine con l’introduzione in servizio del IAI Harpy, primo esempio di “munizione circuitante”, un sistema d’arma in grado di “circuitare”, ad esempio eseguendo un pattugliamento in una determinata aerea con funzioni ISR – in grado di poter colpire bersagli nemici selezionati durante il volo. La versatilità, i ridotti costi e la semplicità produttiva resero le munizioni circuitanti israeliane un rilevante asset per l’export militare israeliano. Nel 2020, in occasione del Secondo Conflitto del Nagorno-Karabakh, le munizioni circuitanti israeliane Harop furono impiegate con successo dalle forze armate azere al fine di distruggere le difese aeree nemiche.

immagine laterale del drone Harop – fotografia scattata al Salone Aeronautica di Parigi, 17 giugno 2013 – Fonte Opera propria Autore Julian Herzog  IAI Harop PAS 2013 02.jpg – Wikimedia Commons

Dalla precisione alla saturazione
Come conseguenza della rivoluzione iraniana del 1979 e della successiva guerra Iran-Iraq, le forze armate iraniane persero gran parte del proprio potere convenzionale. La recisione dei legami militari con gli Stati Uniti determinò l’impossibilità di sostituire i moderni sistemi d’arma di produzione americana, precedentemente in dotazione all’esercito dello Scià, persi durante il devastante conflitto con Baghdad. Tale stato di cose sancì una profonda rimodulazione della postura militare iraniana, segnata da una maggiore importanza del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC). La necessità di contrastare l’azione di attori significativamente superiori sul piano militare simmetrico con risorse limitate, si è tradotta nell’adozione di una postura incentrata sull’impiego di strumenti asimmetrici. Le forze iraniane iniziarono quindi a sviluppare droni ad uso singolo di dimensioni notevolmente maggiori rispetto alle controparti israeliane e dotate di testate esplosive significativamente più pesanti.

Il risultato fu rappresentato dalla produzione dei primi One Way Attack Drones (OWA); differentemente dalle munizioni circuitanti, gli OWA non eseguono un volo stazionario volto a selezionare il bersaglio, ma colpiscono invece bersagli predeterminati eseguendo una traiettoria di volo prestabilita, utilizzando coordinate GPS. Gli Shahed iraniani rappresentano una vera e propria alternativa economica ad un missile di crociera, potendo svolgere, grazie ai ridotti costi e alla semplicità produttiva, il ruolo di “saturatore” delle difese aeree nemiche, forzando l’avversario a combattere ad un costo-opportunità sfavorevole. Questi droni risultano in grado di assestare pesanti danni sia schiantandosi direttamente sul dispositivo nemico, sia attirando il fuoco delle difese aeree sia aprendo la strada all’impatto di sistemi più potenti quali i missili balistici. Di fatto lo sviluppo degli Shahed iraniani ha sancito la nascita di una nuova categoria di armamenti distinti dalle munizioni circuitanti. Sebbene esse siano in effetti droni d’attacco unidirezionali, che svolgono incarichi di natura prettamente tattica, servendosi della propria grande versatilità, gli OWA svolgono invece incarichi di natura strategica, colpendo asset e infrastrutture nemiche, ad esempio per degradandone le riserve di munizioni.

Modelli di munizioni circuitanti israeliane UVision Hero-30, Hero-120 e Hero-400EC , 8 giugno 2021 – Fonte Opera propria Autore MilleniumAC AUSA .jpg – Wikimedia Commons

L’Ucraina, il laboratorio moderno
L’Invasione Russa dell’Ucraina ha visto un utilizzo senza precedenti dei sistemi senza pilota. Kiev, similmente all’Iran, ha infatti impiegato massicciamente i droni come strumento asimmetrico volto al contrasto della schiacciante superiorità convenzionale russa, sviluppando un possente ecosistema produttivo costituito da centinaia di aziende, startup e iniziative di volontari incentrato sull’adattamento di soluzioni prêt-à-porter e sull’innovazione top down delle piattaforme. In particolare, ha rivoluzionato l’impiego delle munizioni circuitanti usando droni quadrimotore FVP dotati di testata esplosiva. L’uso massivo delle FVP ha consentito di massimizzare i tradizionali punti di forza delle munizioni circuitanti, costi ridotti, semplicità del processo produttivo ed elevata versatilità, consentendo anche al contendente maggiormente debole sul piano convenzionale di condurre una guerra “di massa”. La grande produzione di droni FVP ha fornito all’Ucraina sia strumenti in grado di garantire una costante consapevolezza del campo di battaglia, sia di disporre di strumenti estremamente economici in grado di cagionare danni rilevanti alle forze avversarie. L’impiego dei droni FVP come munizioni circuitanti ha visto la propria massima espressione durante l’Operazione Spider Web, che ha provocato danni significativi alla flotta di bombardieri strategici russi da parte dei suddetti sistemi dotati per l’occasione di intelligenza artificiale. Le forze armate ucraine hanno altresì fatto largo uso di droni OWA al fine di sopperire alla scarsa disponibilità di sistemi missilistici a lungo raggio e superare lo svantaggio dato dalla maggiore profondità strategica russa. L’immensità dell’estensione territoriale di Mosca ha infatti garantito a quest’ultima la possibilità di mantenere numerosi importanti asset quali basi militari e strutture produttive, lontani dalla linea del fronte. L’Ucraina ha pertanto impiegato gli OWA come controparte economica di sistemi missilistici a lungo raggio, impiegandoli per colpire queste infrastrutture.

Con riferimento agli OWA, la più grande innovazione portata avanti dalle forze ucraine è stato il loro impiego su un nuovo dominio, quello marittimo. L’Ucraina ha infatti equipaggiato droni di superficie (USV) e droni sottomarini (UUV) con testate esplosive, adattandoli alla guerra marittima. L’utilizzo degli OWA come “droni navali” ha infatti consentito alle forze di Kiev di condurre una vera e propria guerra navale asimmetrica, disabilitando ila superiore capacità convenzionale della flotta russa del Mar Nero. In tal contesto, gli OWA navali ucraini si sono nel tempo evoluti equipaggiandoli con sistemi missilistici volti a contrastare anche possibili minacce aeree.

il video, distribuito dalla Direzione Principale dell’Intelligence (GUR) ucraina, mostra l’attacco alla corvetta russa Ivanovec da parte di un drone MAGURA V5

Di fatto l’abbattimento di aeromobili russi, impiegando i droni Magura V5, ha segnato una nuova era nella storia degli OWA1, ora in grado di danneggiare gli asset nemici anche mediante l’utilizzo dei sistemi d’arma montati su di essi.

Fine I  Parte – continua
Giovanni Chiacchio
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articolo pubblicato originariamente su Fondazione Machiavelli  Munizioni circuitanti e droni kamikaze, storia e prospettive delle armi che stanno terrorizzando il Golfo Persico

 

  1. Il 31 dicembre 2024 un MAGURA V5 ha abbattuto un elicottero russo Mil Mi-8 utilizzando dei missili R-73. Inoltre, le fonti ucraine parlano dell’abbattimento di un caccia russo Sukhoi Su-30 circa 50 km a ovest di Novorossijsk avvenuto il 2 maggio 2025 utilizzando uno o più droni MAGURA V5 con gli stessi missili.

Giovanni Chiacchio
Laureato in Relazioni Internazionali e Diplomazia presso l’Università degli Studi di Padova. Ha conseguito un Master in Leadership per le Relazioni internazionali e il Made in Italy presso la Fondazione Italia USA e partecipato alla Summer Academy 2022 della Heritage Foundation.

 

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PARTE I PARTE II

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