Guerra asimmetrica vs ibrida di Marco Bandioli e Francesco Caldari – Parte II

Redazione OCEAN4FUTURE

28 Aprile 2026
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MILITARE
parole chiave: Tipologie belliche, guerra asimmetrica, guerra asimmetrica, guerra ibrida
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In prima battuta la “guerra non convenzionale” e la “guerra asimmetrica” possono apparire sinonimi di “guerra ibrida”. In realtà la guerra ibrida, pur derivando in parte da quella simmetrica, è concettualmente molto diversa in quanto naturale risposta ad una forma particolare di minaccia, definita ibrida che va ben oltre i confini di quella bellica. Per comprendere da dove scaturisce tale concetto è necessario andare indietro nel tempo di circa vent’anni quando la minaccia ibrida venne dottrinalmente definita come l’insieme delle azioni messe in atto da avversari che “possiedono la capacità di impiegare simultaneamente sia mezzi convenzionali che non convenzionali adattandoli al fine di conseguire i loro obiettivi”. Una definizione molto ampia che va ad includere a pieno titolo le azioni perpetuate da terroristi e da membri del crimine organizzato, ovvero da coloro che con scopi diversi perseguono attività a fini di lucro per autofinanziarsi. Una galassia di categorie la cui commistione trova spesso difficile un inquadramento comune. Un esempio classico è la pirateria che comporta il sequestro di unità navali ma anche del personale di bordo e dei turisti per ottenere un riscatto. Spesso i malcapitati vengono venduti o barattati, anche a più riprese, tra le diverse tipologie criminali in cambio di droga, denaro, armi, ma anche … generi commerciali di interesse di coloro che sono coinvolti. I proventi sono poi rinvestiti sia per il benessere del clan che per scopi politici o terroristici.

Come accennato nel primo articolo, i primi a percepire lo sviluppo di questo fenomeno furono due ufficiali cinesi, il Colonnello Qiao Liang (Aeronautica Militare) ed il Colonnello Wang Xiangsui (Servizi Segreti Militari), che svilupparono la dottrina Liang-Xiangsui, ovvero la “Dottrina della guerra asimmetrica senza limiti tra terrorismo e globalizzazione” – 1999, di fatto definendo un nuovo concetto ovvero “guerre non militari”, evidenziate da minacce riconducibili a conflittualità non convenzionali. Successivamente, il concetto venne ripreso ed approfondito sia in campo NATO (“New Hybrid Threats Doctrine” – 2010) che in Russia dal Generale Gerasimov (Dottrina Gerasimov – 2013), che evidenziarono la presenza di nuove minacce, definibili ibride, che potevano manifestarsi pericolosamente in varie modalità operative e generare conflitti armati imprevedibili, molto dinamici, asimmetrici e non convenzionali.

La guerra ibrida, che ne deriva, può essere definita “guerra non lineare” o “guerra ambigua”, in quanto rappresenta una forma di conflitto che inizia e si sviluppa impiegando modalità non tradizionali e talvolta non ben chiare, tra loro spesso diverse dalle ordinarie dottrine di combattimento. Questo caratterizza la forte componente di imprevedibilità che ne deriva, dove le modalità di scontro sul terreno sono superate da azioni condotte su “livelli” diversi, colpendo l’avversario simultaneamente e facendo ampio ricorso a procedure non convenzionali. Non a caso, anziché impiegare “grandi unità di manovra” tradizionali, si privilegia l’impiego di “piccole unità” flessibili, mobili e rapide, spesso prive di insegne di riconoscimento o distintivi nazionali. Questo punto è critico in quanto personale armato non riconoscibile come militare non è protetto dal diritto bellico. Come premesso, il concetto di “Guerra Ibrida”, che deriva dalla minaccia ibrida, si materializzò sui mezzi di informazione quando il Generale d’Armata Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale delle Forze Armate russe, fu incaricato di condurre le forze impiegate in Ucraina in qualità di “esperto di guerra ibrida”.

Il pericolo delle operazioni ibride
Occorre sottolineare ora l’importante differenza, molto ben illustrata nella dottrina Liang-Xiangsui, che intercorre tra le Operazioni militari diverse dalla guerra” (MOOTW – Military Operations Other Than War) e le Operazioni di guerra non militari” (NMWOs – Non Military War Operations)”. Il primo concetto può essere inteso come la sostanziale ridefinizione di quelle “Operazioni militari condotte in un contesto privo di uno stato di guerra”, quindi al di fuori di una guerra, di un conflitto ufficialmente dichiarato o in una situazione di crisi internazionale. Il secondo concetto invece, le “Operazioni di guerra non militari”, si riferisce ad attività, in alcuni Paesi considerate come veri e propri “atti di guerra”, che possono essere gestite sia da governi che da organizzazioni private non governative e quindi “non militari”, orientate a creare varie forme di destabilizzazione in uno specifico Paese.

 

L’asimmetria entra nel campo della guerra ibrida anche nella dimensione cibernetica, attraverso l’asimmetria algoritmica e crittografica che trova spazio nei “Sistemi operativi” che gestiscono il “Campo di Battaglia”, attraverso l’analisi delle banche dati per individuare, identificare e selezionare i comportamenti e tattiche più adatte e di minor rischio ma anche per ingannare i sistemi decisionali. Nella storia recente, l’impiego di nuclei hacker è stato in grado di infliggere malfunzionamenti importanti ad infrastrutture critiche anche in campo navale. In questo caso la risposta non può che essere analoga, i Paesi hanno dovuto adeguarsi creando nuclei di specialisti di cyber security in una lotta all’ultimo bit contro gli avversari. Non a caso tra le varie minacce ibride compaiono oggi a pieno titolo la “minaccia informatica” (un insieme di azioni condotte per compromettere la riservatezza, integrità o disponibilità di dati – Information Security Threat) e la “minaccia cibernetica” (un insieme di condotte illecite che mirano a compromettere assetti digitali, reti internet, reti informatiche e i relativi connessi sistemi per colpire infrastrutture sensibili e strutture di sicurezza di varia natura – Cyber Threat).

Spesso i due concetti tendono a sovrapporsi ma il loro contrasto si identifica nel dominio della Cyber-sicurezza, ovvero l’insieme di tutte quelle attività, procedure e sistemi usati per difendersi da attacchi e sabotaggi informatici (industrie, basi militari, dominio marittimo…), per proteggere i servizi essenziali (energia, trasporti, ospedali…), le infrastrutture critiche, le reti e le banche dati nonché combattere la disinformazione in rete. Più in generale, queste nuove forme di minaccia e di attacco sono attinenti alla Guerra Cibernetica (Cyber Warfare), ovvero “una forma di conflitto condotto da uno Stato, o da strutture organizzate, che utilizza attacchi informatici su larga scala per danneggiare le infrastrutture critiche, le reti o le capacità di difesa di un’altra Nazione”. Gli attori principali di queste attività sono gli hacker, esperti di informatica in grado modificare software ed hardware impiegati sia nell’InfoWar (Information Warfare), per manipolare informazioni al fine di ottenere un vantaggio strategico, utilizzando sia la propaganda mediatica che la disinformazione, resa ancora più malevola dalla possibilità di diffondere informazioni false, caotiche e contrastanti (Total Chaos Warfare). Emblematico l’impiego della rete anche per attivare sistemi esplosivi a distanza, facendo si che ogni dispositivo può diventare una potenziale arma per il nemico (ad esempio le esplosioni comandate a distanza di IED (ordigni esplosivi improvvisati) in Afghanistan e in Libano e quelle dei “cercapersone” dei miliziani Hezbollah filo-iraniani nel settembre del 2024). A questo punto la distinzione tra impiego “civile” e “militare” diviene sempre più sfuocata e la sicurezza nazionale una sfida che attraversa ogni aspetto della vita quotidiana.

In conclusione, la guerra asimmetrica è passata dall’essere stata in passato “l’arma degli arditi” ad una nuova e sofisticata forma di guerra, quella ibrida.
Gli assaltatori italiani dell’ultimo conflitto dimostrarono che la creatività e audacia di pochi potevano contrastare efficacemente e abbattere la supremazia di molti. Nel dopoguerra furono un esempio di come l’obiettivo non era più il proprio simile (uomo contro uomo) ma la capacità offensiva dell’avversario. Gli “Uomini contro nave”, per richiamare gli assaltatori della Regia Marina, si sono evoluti nel tempo, entrando in possesso di sistemi sempre più evoluti di infiltrazione, sviluppando tecniche poi mutuate anche nel campo delle forze dell’ordine per la caccia ad elementi della criminalità organizzata. Questo sviluppo parallelo ha di fatto creato i presupposti per un cambio dottrinale: una minimizzazione dell’importanza del fattore  numerico a fronte di  una variabilità della minaccia che fa si che ad un avversario basta era fortunato una volta sola.

In questo contesto senza regole la minaccia asimmetrica viene contrastata a tutto campo grazie allo sviluppo di nuove tecniche che vanno dal mondo reale al cyberspace. Questa capacità di combattere asimmetricamente avversari sempre più evoluti ha trovato nella guerra ibrida un’evoluzione certo meno eroica di quella originale (dove l’elemento umano era fondamentale) ma sicuramente più efficace per contrastare un mondo che non ha più regole, né in guerra né nella lotta alla criminalità. Va compreso che la cyberwarfare non scende direttamente sul campo di battaglia ma può influenzare  a distanza l’andamento di un conflitto, creando danni infrastrutturali ma anche economici significativi. L’impiego di mini droni in sciame ha dimostrato di essere in grado di fermare l’avanzata di truppe che, a differenza dei primi, hanno lasciato sul terreno vite umane. Se vogliamo stiamo assistendo ad un’evoluzione che supera il limiti etici e morali che gli Stati si erano dati firmando trattati di diritto bellico ed umanitario. L’asimmetria delle forme di lotta entra quindi nella guerra ibrida sostituendo, nella disumanità della guerra, l’umanità dei suoi combattenti ed alimentando la giostra del disordine internazionale. Ma anche questo è frutto dei nostri tempi.

Marco Bandioli  Francesco Caldari

immagini generate con l’AI da OCEAN4FUTURE

 

Marco Bandioli, ammiraglio della riserva della Marina Militare italiana ha al suo attivo lunghi periodi di imbarco nei quali ha partecipato ad operazioni navali, anfibie e di sicurezza marittima, sia in contesti nazionali che multinazionali e/o NATO. Ha comandato tre unità navali in piena attività operativa ed è stato anche impiegato in ambito Interforze nonché nello staff alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa. Ha scritto un manuale di “Guerra anfibia” ad uso dell’Accademia Navale e per la casa editrice IBN un manuale operativo per la difesa antiterrorismo dei porti. Inoltre è autore di numerosi articoli, sia a livello strategico che tattico, per diverse riviste di settore, sia istituzionali che di normale divulgazione. In qualità di cintura nera 5°Dan di karate, e specialista in tecniche di combattimento militare, scrive periodicamente articoli per una organizzazione internazionale di arti marziali
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Francesco Caldari, Generale di Brigata (riserva), ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” – Roma), in quella Territoriale (Tenenza / Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova).È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština. Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana e di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma – Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia

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