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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: STATI UNITI
parole chiave: Inghilterra, Elizabeth I, Raleigh
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La scoperta delle coste del Nuovo Mondo da parte dei successori di Cristoforo Colombo fu un passo epocale per l’Umanità. Di fatto alla fine del XVI secolo, la Spagna, sotto il regno di Filippo II, divenne l’indiscussa superpotenza coloniale del Nuovo Mondo, portando ricchezze e nuove conoscenze geografiche. Un tale successo non poteva essere tollerato dall’Inghilterra di Elisabetta I che, proprio sotto il suo regno, aveva rotto le catene dell’isolamento secolare dell’isola e aveva incominciato con i suoi valenti e spregiudicati capitani ad affrontare gli oceani, fondando colonie in quelle terre lontane con il duplice obiettivo di frapporsi al predominio castigliano per creare una rottura tra la penetrazione spagnola nel nuovo mondo Nord e, nel contempo, creare nuove basi avanzate per la sua flotta corsara. L’artefice di quest’ultima politica fu un personaggio che abbiamo già incontrato su OCEAN4FUTURE, Sir Walter Raleigh, abile marinaio ma sostanzialmente un pirata al servizio della corona inglese.

Sir Walter Raleigh (1552 1554 circa – Londra, 29 ottobre 1618) fu un grande navigatore, corsaro e poeta inglese. Membro di spicco dei famosi Sea Dogs, fu uno dei favoriti di Elisabetta I, ed al suo servizio scoprì le coste dell’America settentrionale nel 1584 che ribattezzò Virginia. Salito al trono Giacomo I, cadde in disgrazia e infine fu decapitato. Fu una delle personalità maggiori dell’epoca elisabettiana e il principale iniziatore dell’espansione coloniale inglese – Fonte National Portrait Gallery room 2 – con iscrizione sulla destra: Aetatis suae 34 An(no) 1588 e sulla sinistra il suo motto: Amor et Virtute Sir Walter Ralegh by ‘H’ monogrammist.jpg – Wikimedia Commons
Sebbene alla regina Elisabetta I l’idea di creare una colonia oltre oceano apparisse pericolosa ed azzardata, in quanto avrebbe di fatto innescato la scusa di ritorsioni da parte degli spagnoli, alla fine si fece convincere e concesse l’autorizzazione ad inviare una spedizione di ricognizione nel Nuovo Mondo nell’aprile del 1584, a condizione però che la sua colonia fosse fondata entro sette anni e che Raleigh rimanesse in Inghilterra.
A Raleigh non mancavano certamente abili capitani e la spedizione, composta da due navi al comando di Philip Amadas e Arthur Barlowe, fece rotta inizialmente verso sud, facendo scalo alle Isole Canarie. Da lì, preso il vento, proseguirono verso ovest fino alle Indie Occidentali (gli odierni Caraibi) dove si fermarono 12 giorni per rifornirsi e continuare verso Nord. Navigando lungo costa le due navi giunsero sugli Outer Banks, nell’attuale Carolina del Nord, nel luglio del 1584. In accordo con la missione, i due capitani dovevano solo identificare potenziali siti lungo la costa orientale per pianificare un futuro insediamento. Alla fin fine venne scoperto un sito promettente sull’isola di Roanoke, una piccola isola situata tra la terraferma e gli Outer Banks che il capitano Barlowe, nel suo resoconto del viaggio, descrisse con “il suolo è il più fertile, dolce, fruttuoso e sano di tutto il mondo“.

La “Carta di tutta la costa della Virginia”, incisione di Theodor de Bry fu basata sulla mappa della costa della Virginia e della Carolina del Nord di John White, circa 1585-1586. L’incisione di de Bry fu pubblicata in “A Briefe and True Report of the New Found Land of Virginia” di Thomas Hariot, pubblicato nel 1588, e nel volume 1 dei Grandi Viaggi di Theodore de Bry, stampato in francese, inglese e tedesco. Questa fu la prima mappa stampata con un alto grado di dettaglio e precisione per qualsiasi parte degli Stati Uniti. Fu la prima mappa separata della Virginia. Si basava su una mappa manoscritta di John White del 1585, una copia della quale si trova al British Museum, rivista per ulteriori nomi e dettagli costieri ottenuti dai viaggi nella colonia di Roanoke nel 1587 e 1588. Quinn osserva che il disegno originale di White è accettato come la principale autorità contemporanea sulla configurazione della linea costiera alla fine del XVI secolo. La mappa era la stessa in tutte e quattro le edizioni dell’opera di Hariot. John White, uno della compagnia inviata da Sir Walter Raleigh per fondare una colonia inglese sull’isola di Roanoke nel 1585, si recò almeno due volte sulla costa della Carolina negli anni ottanta del Cinquecento. Lì realizzò una serie di disegni sulla vita quotidiana delle popolazioni native americane. White compilò anche questa mappa della costa della Carolina del Nord da Cape Lookout all’imboccatura della baia di Chesapeake, basata sulle esplorazioni britanniche del 1585-86, che de Bry poi incise e pubblicò nel 1590. Data 1591 Iscrizioni Parte dell’America, ora chiamata Virginia: scoperta per la prima volta dagli inglesi, a spese di Sir Walter Raleigh, uomo di rango di cavaliere, nell’anno del Signore 1585, infatti nel 27° (anno) del regno della nostra bellissima regina Elisabetta, infatti nel libro di quello stesso (Raleigh) fu descritta la storia, anche con l’aggiunta delle immagini degli indigeni / con Ioanne With (John White) l’autore; con Theodoro de Bry l’incisore, che lo stampò anche Riferimenti Cumming, William P., The Southeast in Early Maps, Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1958. Lorant, Stefan, The New World: The First Pictures of America, New York: Duell, Sloan & Pearce, 1946. Quinn, David Beers, The Roanoke Voyages 1584-1590, (Hakluyt Society Second Series, #104 5. Londra: Hakluyt Society, 1955). Fonte/Fotografo: http://www.learnnc.org/lp/multimedia/6218 The Carte of all the Coast of Virginia by Theodor de Bry – Roanoke Island detail.jpg – Wikimedia Commons
Nella loro esplorazione incontrarono una tribù locale, gli Algonchini della Carolina, che li accolsero calorosamente iniziando scambi commerciali promettenti. Un rapporto così cordiale che, al ritorno in Inghilterra, si unirono due indigeni, Manteo della tribù dei Croatoan, e Wanchese dei Roanoac che, dopo aver suscitato molto interesse alla corte inglese, attirarono l’attenzione di altri possibili investitori per lo sviluppo di una futura colonia. Di fatto, il 9 aprile 1585, quasi esattamente un anno dopo la partenza della prima spedizione, 600 soldati e marinai inglesi a bordo di sette navi (con Manteo e Wanchese a bordo) salparono da Plymouth, con l’obiettivo di fondare la prima colonia inglese in Nord America nelle Outer Banks. La missione fu assegnata a Sir Richard Grenville, ma il suo viaggio fu tutt’altro che facile. Una furiosa tempesta danneggiò alcune navi e ne distrusse una, costringendo i futuri coloni ad una sosta a Porto Rico per le riparazioni. Questo comportò che il loro arrivo a Roanoke avvenne solo il 26 giugno. Di fatto quella sosta fu causa di contrasti tra Grenville ed il futuro governatore della colonia, Ralph Lane, un irlandese testardo che, a torto o a ragione, non vedeva di buon occhio il ritardo a Porto Rico – legato ai differenti interessi di Grenville – che avrebbe sottratto tempo prezioso ai coloni per prepararsi al rigido inverno della Carolina. Altro fattore non trascurabile era che si scoprì che una delle navi, la Tiger, era troppo grande per entrare negli stretti che circondavano l’isola di Roanoke. All’arrivo, la nave dovette quindi ancorarsi con altre navi di grandi dimensioni al largo della costa, diventando presto esposta alle condizioni meteo marine della stagione degli Uragani. Per questo motivo la Tiger subì in seguito gravi danni perdendo la maggior parte delle provviste alimentari dei coloni, cosa che rese ancora più complicato l’avviamento della colonia sull’isola di Roanoke.
In breve Lane si ritrovò con soli 100 uomini sull’isola per costruire un rifugio temporaneo da cui iniziare le esplorazioni nell’interno per identificare un luogo più adatto; d’altro lato Grenville scelse di tornare in Inghilterra con il resto degli uomini e di ritornare l’anno successivo con altri coloni e rifornimenti. Lane e i suoi uomini costruirono rapidamente una piccola fortificazione con abitazioni intorno ma divenne presto chiaro che per sopravvivere al lungo inverno avrebbero dovuto fare affidamento alle tribù indiane locali. Una commistione che alimentò la paranoia di Ralph Lane, che iniziò a esercitare uno stretto controllo sui coloni, arrivando persino a costruire una prigione per mantenere l’ordine e la disciplina. In breve tempo, un rapporto iniziato nei miglior dei modi si deteriorò e Wingina, capo della tribù Secoton degli Algonchini, che viveva sulla sponda opposta dello stretto rispetto all’isola di Roanoke, iniziò una violenta faida con Lane e i suoi uomini. In parallelo, le popolazioni locali furono contagiate dalle malattie portate dagli inglesi, tra cui il vaiolo, che li decimarono. Ancora una volta nella storia umana, ignoranza e superstizione portò divisione e odio e Wingina iniziò a sostenere la tesi che quegli inglesi, venuti da un altro mondo, non erano degli dei e dovevano essere allontanati dalla regione a tutti i costi e tentò di interrompere tutti i rifornimenti alimentari ai coloni, costringendoli a dividersi in piccoli distaccamenti alla ricerca di cibo, distaccamenti che potevano essere facilmente attaccati dagli Algonchini. Lane, venuto a conoscenza del piano, decise quindi di eliminarlo, di fatto cadendo in un errore che continua ad essere sperpetuato anche ai nostri giorni, ovvero che decapitando gli uomini al potere sia più facile soggiogare le masse.

L’arrivo di Walter Raleigh in Virginia, 1585-1588, incisione di Theodore de Bry (1528-1598), da Peregrinationes, Stati Uniti d’America XVI secolo – Fonte “La carte di tutta la costa della Virginia”, incisione di Theodor de Bry basata sulla mappa di John White della costa della Virginia e della Carolina del Nord intorno al 1585-1586, pubblicata in “A Briefe and True Report of the New Found of Virginia di Thomas Hariot“, pubblicato nel 1588 e in Vol. 1 dei grandi viaggi di Theodore de Bry, stampati in francese, inglese e tedesco. Questa è stata la prima mappa stampata con un alto grado di dettaglio e accuratezza per qualsiasi parte degli Stati Uniti. Map of Virginia, Theodorus de Bry, 1591.jpg – Wikimedia Commons

Disegno di un villaggio dei Secoton di John White, 1585 – Fonte British Museum, Londra – North Carolina algonkin-dorf.jpg – Wikimedia Commons
Nel giugno del 1586, una grande flotta fu avvistata al largo della costa, al comando di un altro grande marinaio e corsaro, Sir Francis Drake. Drake, che aveva fatto scalo nelle Outer Banks dopo mesi di incursioni contro le navi spagnole lungo la costa della Florida e delle Indie Occidentali.
Drake si offrì di aiutare Lane nella sua missione ma ancora una volta, una furiosa tempesta atlantica cambiò rapidamente quei piani, costringendo Lane e i suoi uomini ad abbandonare Roanoke e a tornare in Inghilterra sulle navi del corsaro. Lane non tornò più in quelle terre del Nord America. Ma meno du un anno dopo Raleigh inviò nuovamente una spedizione di 118 uomini, donne e bambini sull’isola di Roanoke nel tentativo più di stabilire una colonia inglese duratura. Va premesso che quel nuovo viaggio a Roanoke fu compromesso fin dall’inizio sia per le voci dei fallimenti della precedente spedizione (di realizzare una colonia come base per le attività di corsa) sia per la nota mancanza di metalli preziosi che indusse molti investitori a ritirare il loro sostegno. Ciononostante, nell’aprile del 1587, il nuovo gruppo di coloni iniziò il suo viaggio. Guidati da John White, i coloni arrivarono a Roanoke a luglio nella speranza di poter entrare in contatto con i sopravvissuti di una piccola guarnigione rimasta sull’isola, per poi poter risalire la baia di Chesapeake alla ricerca di un’area più adatta all’insediamento. Tuttavia, il capitano della flottiglia, Simon Fernandes, si rifiutò di condurre i coloni più a nord lungo la costa, adducendo come scusa la rapida fine dell’estate ed i coloni furono lasciati il 22 luglio 1587 sull’isola di Roanoke.
Del vecchio avamposto non era rimasto più nulla ed i coloni si misero al lavoro per ricostruire e ristrutturare le fortificazioni e le abitazioni lasciate dalla spedizione precedente, senza abbandonare però il piano di spostarsi verso la baia di Chesapeake, la loro destinazione finale, prima dell’inverno. Ancora una volta, il fragile rapporto tra gli inglesi e gli algonchini Secotan fu causa di una escalation senza fine. Gli Inglesi, dopo aver subito un attacco, per rappresaglia attaccarono quello che credevano essere un villaggio Secotan sulla terraferma ma si trattava invece di un villaggio Croatoan, cosa che incrinò ulteriormente i rapporti. Alla fine di agosto la minaccia indiana, la penuria di fonti di cibo affidabili e l’avvicinarsi dell’inverno costrinsero White a tornare in Inghilterra per reclutare altri coloni e rifornimenti. Fu deciso che i coloni rimasti si sarebbero divisi in due gruppi: uno sarebbe rimasto sull’isola di Roanoke, mentre l’altro si sarebbe diretto verso l’entroterra alla ricerca di un insediamento permanente e di maggiori risorse. Inoltre, fu concordato che, se i coloni avessero lasciato l’isola di Roanoke prima del suo ritorno avrebbero inciso la loro destinazione sugli alberi vicini.

Acquerello raffigurante i popoli Croatoan e Secoton, parte degli Algonquin della Carolina, 1585 – Autore John White Indiani – Wikimedia Commons
John White arrivò in Inghilterra l’8 novembre 1587 e si aspettava di essere rifornito e di avere un’altra spedizione pronta a salpare per Roanoke entro la primavera del 1588 ma ciò non avvenne. La minaccia spagnola, culminata con la sfortunata ma anche mal gestita operazione dell’Armada spagnola costrinse la regina Elisabetta I a concentrare tutte le sue navi nelle vicinanze a difesa della patria. Dopo la sconfitta dell’Invincibile Armata, l’interesse di Raleigh per la colonizzazione iniziò a spostarsi verso l’Irlanda, costringendo White a cercare altri investitori per ottenere i fondi necessari al viaggio. Solo all’inizio del 1590 White riuscì a convincere un gruppo di corsari diretti alle Indie Occidentali a portarlo a Roanoke. Sbarcati il 18 agosto 1590, White e i suoi uomini trovarono i resti dei coloni, ma nessun segno di vita. Giunti sul sito dell’insediamento del 1587, White trovò la scritta “CRO” incisa su un albero e “CROATOAN” su una palizzata. Non vi erano segni di scontri né di una fuga precipitosa dei coloni. White tornò indietro e morì forse in Irlanda, intorno al 1606, un anno prima che l’Inghilterra fondasse la prima colonia inglese di successo a Jamestown, in Virginia.

La colonia perduta, disegno di William Ludwell Sheppard, incisione di William James Linton. Quest’immagine raffigura John White che ritorna alla colonia di Roanoke nel 1590 e scopre che l’insediamento è stato abbandonato. Dalla partenza di White nel 1587 era stata costruita una palizzata e vicino all’ingresso fu trovata incisa la parola “CROATOAN”. White spiegò ai suoi uomini che si trattava di un segnale prestabilito per indicare che la colonia si era trasferita, ma non poté esplorare l’isola di Croatoan per cercare ulteriori informazioni – William Ludwell Sheppard & William James Linton – CROATOAN, The Lost Colony (John White).jpg – Wikimedia Commons
Cosa era successo alla colonia?
Di fatto, nei 4 secoli trascorsi dalla loro scomparsa, sono stati esaminati molti indizi, teorie e ipotesi che non hanno mai però dimostrato in modo definitivo cosa fosse successo ai coloni di Roanoke. Una teoria popolare sostiene che uno dei tanti uragani, che affliggono quella regione del Nord America, si sia abbattuto sulla zona, uccidendo i coloni o costringendoli ad abbandonare la colonia. Di fatto, nel 1586, un uragano affondò molte navi della flotta di Sir Francis Drake al largo della costa di Bodie Island e, due anni dopo, i coloni spagnoli registrarono un forte uragano sulla città dell’Avana, Cuba. Considerando il cammino di questi fenomeni, è possibile che sia risalito per abbattersi poi sulle Outer Banks. Tuttavia, quando White tornò nella colonia di Roanoke Island, non trovò alcuna distruzione riconducibile a un uragano: gli edifici non erano stati distrutti ma smantellati. Un’altra ipotesi è che fosse scoppiata una carestia cosa che sembra credibile in quanto una grave siccità colpì le Outer Banks nel 1587 perdurando tre anni. Tuttavia White non trovò tombe nel villaggio. Un’altra ipotesi è un attacco da parte degli Spagnoli (non dimentichiamoci che gli Inglesi erano corsari che di professione attaccavano i galeoni spagnoli). Le Fonti raccontano che nel 1587, gli spagnoli catturarono un marinaio inglese e scoprirono l’esistenza di una colonia inglese nelle Outer Banks per cui, l’anno seguente, il capitano spagnolo Vicente Gonzalez fece rotta verso le Outer Banks a caccia degli inglesi. Anche lui non trovò alcuna traccia e quando John White tornò nel 1590, non furono trovate tracce di un attacco spagnolo nel villaggio. Ultima ipotesi è che si fossero spostati. Ma dove? L’ipotesi che coloni si fossero trasferiti nella baia di Chesapeake, il luogo prescelto da Raleigh per la futura colonia, fu però confutata 20 anni dopo dai nativi Algonchini che riferirono che i primi coloni avevano perso la vita in uno scontro contro di loro prima dell’arrivo a Jamestown.
Ma come avevano potuto spostarsi?
Nessuno di loro era un marinaio e la navigazione in quelle acque perigliose richiedeva capacità nautiche importanti. Forse si erano invece addentrati nell’interno, come potrebbe suggerire una mappa creata da John White in cui è presente un simbolo simile ad un forte a circa 80 chilometri nell’entroterra (ipotesi che lo stesso White aveva suggerito prima della sua partenza). Nel rimo decennio di questo secolo sono iniziati scavi archeologici nella zona alla ricerca di nuovi indizi e sono stati rinvenuti numerosi manufatti inglesi che avrebbero potuto appartenere ai coloni. La cosa strana è che nella zona non sono state ritrovate tombe cosa che fa presupporre che gli artefatti possano essere stati oggetto di scambi commerciali. Ultima ipotesi è che i coloni si fossero trasferiti all’isola di Croatoan (odierna isola di Hatteras). Di fatto, al suo ritorno nel 1590, John White trovò la parola “Croatoan” incisa su un palo nella colonia abbandonata, il nome sia di una tribù locale che di un luogo. Di fatto sull’isola di Hatteras sono stati rinvenuti reperti risalenti all’epoca della Colonia Perduta ma nessun resto umano, tomba, edificio collegabile alla Colonia. Il mistero quindi resta, con nessuna traccia dei coloni o tesoro nascosto e la ventosa isola delle Outer banks è oggi solo nota per la pesca del marlin blu, il surfing, il windsurfing e il kite boarding.
Andrea Mucedola
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