Rotte commerciali arcaiche e conflitti nel Tirreno di Maria Rosaria Fabozzi

Redazione OCEAN4FUTURE

8 Febbraio 2026
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: XII – IV SECOLO a.C.
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Mar Mediterraneo occidentale
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La fondazione dei nuovi insediamenti costieri (emporia) lungo gli itinerari nord- occidentali, da Pyrgi a Gravisca nell’Etruria meridionale fino ad Emporion nell’attuale costa catalana, completò un sistema in cui gli empori permettevano ai produttori etruschi, proprietari terrieri, di affidare la diffusione dei propri prodotti ai professionisti del mare (emporoi o naukleroi), probabilmente Focei di Marsiglia o Greci-Orientali, anche punici ed etruschi stessi.

A partire dal 1200 a.C. e per oltre un millennio, l’espansione nel Mediterraneo venne condivisa tra Etruschi e Fenici prima e Cartaginesi dopo, sia con la fondazione di empori, colonie, santuari, sia con la definizione di alleanze politiche-economiche, di trattati e sfere d’influenza. Questo portò tra l’altro alla migrazione di beni di sussistenza e di lusso, di culture e tradizioni, come attestano tra l’altro i due complessi templari di Pyrgi del VI secolo a.C., dedicati al culto di Uni-Astarte (Uni corrispondente alla Giunone etrusca e Astarte connessa alla prostituzione sacra). Nel corso del VII secolo a.C. nel Mediterraneo occidentale i Fenici assunsero un ruolo sempre più di rilievo, sia con la fondazione della colonia cartaginese di Ibiza nel 654-653 a.C. utile al controllo della navigazione tra la Spagna e la Sardegna occidentale sia con la rivitalizzazione degli insediamenti fenici nella Sicilia occidentale (Mozia, Solunto, Palermo), ma vennero ostacolati nella loro espansione nella Sicilia orientale dalla presenza delle colonie greche, mentre anche gli Etruschi effettuavano attività di disturbo contro i Greci nelle acque di Sicilia. Ai contrasti marittimi tra Etruschi e Greci può essere ricondotto il famoso cratere di Aristonothos proveniente da Cerveteri, risalente al 675-650 a.C., una preziosa fonte di informazione sulla tipologia di navi impiegate in questo periodo, che rappresenta su un lato l’accecamento di Polifemo e sull’altro una battaglia navale (vedi Figura 4 e Figura 5).

Figura 5 – Cratere di Aristonothos, dettaglio Faccia B

Nel lato in cui è rappresentata la battaglia navale si vedono due navi:
una galea a remi fornita di un aguzzo sperone, sul cui ponte si trovano tre guerrieri, probabilmente destinata alla guerra;
un’altra imbarcazione, dallo scafo ricurvo, fornita di una ringhiera a graticcio, con l’albero ancora issato, con la vedetta sul cassero, dallo scafo spazioso e rotondo che la qualifica come imbarcazione mercantile, la cui prora fornita di uno sperone falcato però fa pensare ad un’imbarcazione armata per respingere eventuali assalti, un tipo di nave poi rappresentato frequentemente in Etruria. La novità è rappresentata dallo sperone che spunta sotto la prora, probabilmente il “rostro”, non incorporato nello scafo, applicato sotto la linea dell’acqua, ricordato da Plinio il Vecchio come invenzione etrusca di Piseo, figlio di Tirreno, un pericolo nascosto per gli avversari, una sorta di “arma segreta”. Nota 56


Figura 4 – Cratere dipinto nelle tecniche a silhouette e a linea di contorno, firmato dal maestro greco Aristonothos (faccia A: accecamento di Polifemo, faccia B: battaglia navale), Secondo quarto del VII secolo a.C., da Caere, Musei Capitolini di Roma

Del resto non v’è dubbio che le comunità etrusche del VII secolo a.C. fossero molto ricettive della cultura greca e che gli stessi coloni greci trovassero delle forme di convivenza con una popolazione più organizzata delle altre nella penisola italica, in particolare nell’Etruria meridionale costiera, come conferma anche la leggenda riportata da Dionigi di Alicarnasso circa le vicende di Demarato di Tarquinia.

moneta di Vetulonia con simboli marittimi – Fonte museo di Vetulonia – photo credit andrea mucedola

La battaglia del Mar Sardo del 540 a.C. tra Focei stabilitisi in Corsica ad Alalia e dall’altra parte Etruschi (soprattutto ceretani) e Cartaginesi, terminata con la sconfitta dei Focei, portò i Focei ad abbandonare la Corsica e gli Etruschi a predominare nel Tirreno settentrionale, come interlocutori privilegiati di Liguri e Massalioti, avendo come scali importanti su tali rotte il nuovo fondaco di Pisa sull’Arno, Genova emporio dei Liguri, Antibes tappa intermedia tra l’Etruria e Massalia. Le città finirono per diventare centri di produzione, mentre le campagne non furono più da supporto per l’economia del centro primario di pertinenza e si assistette alla diminuzione della produzione delle anfore vinarie, legata alla coltivazione della vite, tipica attività produttiva dei centri rurali e all’aumento delle manifatture tipiche urbane, come quelle relative al settore della metallurgia (es. raffinamento del ferro dell’Elba per la produzione di armi e di utensili agricoli a Populonia, alla fine del VI secolo a.C.) o relative ai prodotti di lusso, come le ceramiche attiche decorate, le oreficerie ioniche, l’utensileria in bronzo locale (produzione bronzistica a Vulci intorno al 530 a.C. con la saldatura delle parti fuse a quelle martellate e la tecnica dello sbalzo). Fra il 530 e il 470 a.C., le aree di esportazione furono costituite dalla Campania (Cuma, Nocera, Fratte), dalla Sicilia (Siracusa, Megara, Gela e i centri indigeni collegati con l’interno), da Alalia, ovviamente, da Genova e dagli insediamenti celtici posti sulla valle del Rodano. Nota 57

La presenza di oggetti etruschi nell’Europa Centrale e lungo le coste adriatiche deve probabilmente essere collegata al commercio padano a partire dagli empori di Spina e di Adria. Tale distribuzione di prodotti indica come la produzione del vino finisca, oltre che per motivi interni anche per la diffusione della vite nella Gallia meridionale, mentre inizia l’esportazione di generi di lusso collegati a tale bevanda, sia In realtà i bacini a orlo perlato della Sicilia, il bucchero e le anfore vinarie cominciarono a diffondersi tra la fine del VII secolo a.C. e gli inizi del VI secolo a.C. nelle aree di colonizzazione (Campania, Alalia e forse Genova), sia nelle zone legate al commercio etrusco (Sicilia, Provenza e bacino del Rodano). Nota 58.

Mappa del Tirreno con alcune città etrusche, greche e fenicio-puniche. Luogo della battaglia di Alalia, 540 a.C. Battle of Alalia map.jpg – Wikimedia Commons

I porti etruschi continuarono a funzionare da empori per i mercanti greci. Dopo la battaglia del Mare Sardo si instaurò un rapporto privilegiato tra Delfi e Caere e si assistette ad un riconoscimento reciproco da parte di Caere dell’autorità del santuario di Delfi dove venne istituito un thesauros cerite e, da parte greca, dell’importanza di Caere sul piano internazionale, che fu tra i primi “barbari” ad essere ammessa in un luogo di culto ellenistico. Tra la battaglia di Alalia del 530 a.C. e quella di Himera del 480 a.C., di poco antecedente a quella di Cuma del 474 a.C., si venne ad instaurare un circuito culturale e commerciale, tra le città greche, puniche ed etrusche del Tirreno, di cui una componente non secondaria fu costituita dalle anfore da trasporto arcaiche. Le azioni esercitate dagli Etruschi tra fine VI secolo a.C. ed il 474 a.C. definite azioni di pirateria dalle fonti greche dovettero forse corrispondere ad una serie di tentativi di occupazione delle coste del basso Tirreno.

A seguito della sconfitta etrusca a Cuma ad opera dei Siracusani nel 474 a.C. le città dell’Etruria meridionale, entrarono allora in crisi e diminuirono le importazioni (non a Populonia), ebbe fine l’espansione etrusca nel Tirreno meridionale e gli empori dell’Etruria meridionale vennero chiusi ai Greci come ci segnala il santuario di Gravisca, mentre si sviluppò l’attività dei mercanti etruschi dell’Adriatico settentrionale, attratti dal commercio ateniese. Tra fine VI secolo e inizio III secolo a.C. si venne a creare nel medio e alto Tirreno un ambiente dinamico tra Populonia-Alalia e gli empori costieri come Pisa, Genova e Antipoli (Antibes), senza alcuna forma di conflittualità tra Etruschi e Greci. Dopo la sconfitta di Atene nella Guerra del Peloponneso, Siracusa vide poi nell’Adriatico uno spazio in cui inserirsi, prima della successiva espansione romana.
Maria Rosaria Fabozzi
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estratto dalla tesi Il porto di Pyrgi: una riflessione sul commercio e la navigazione etrusca nel Mediterraneo antico di Maria Rosaria Fabozzi
Il lavoro, organizzato in cinque capitoli, analizza le attuali conoscenze sul commercio e la navigazione arcaica nel Mediterraneo antico e si sofferma in particolare sul ruolo degli Etruschi e della località di uno dei porti di Cerveteri, Pyrgi, sita nei pressi di Roma, oggi denominata Santa Severa, che ha avuto una continuità insediativa sin dalla preistoria e che è stata frequentemente menzionata nelle fonti storiche. Il primo capitolo (Civiltà nel Mediterraneo occidentale antico) contiene una breve disgressione sulle civiltà coeve agli Etruschi per inquadrare al meglio il contesto storico, culturale e politico di riferimento ed alcuni cenni sugli aspetti principali della civiltà etrusca soffermandosi in particolare sul territorio pertinente a Pyrgi, sull’ager caeretanus, sulla città etrusca di Caere, sulla relativa topografia e viabilità. Il secondo capitolo (Etruschi sul mare) evidenzia l’importanza del rapporto degli Etruschi con il mare, le rotte commerciali arcaiche ed i conflitti che si svilupparono per il controllo del Tirreno, la natura del commercio arcaico che si estrinsecò spesso nella “pirateria”, i principali porti etruschi pertinenti a Tarquinia, Vulci, Populonia, Spina, Cerveteri. Il terzo capitolo (Ricerche marine) presenta alcuni metodi di indagine complementari alla ricerca archeologica tradizionale, la foto-interpretazione applicata al rilevamento dei porti antichi in Italia, lo studio dei fenomeni naturali che hanno portato e continuano a portare variazioni del livello del mare e quindi della linea di costa, le ricerche ed i rinvenimenti sottomarini dell’Etruria meridionale unitamente alle recenti scoperte di relitti etruschi lungo le coste della Provenza. Il quarto capitolo (Pyrgi) tratta dell’area del santuario e dell’area portuale, quest’ultima circonstanziata dalla carta archeologica frutto delle recenti ricerche subacquee. Il quinto capitolo (Valorizzazione del territorio) espone i progetti di valorizzazione più significativi attuati sul territorio, non tutti ancora in essere (Sistema Tolfetano Cerite Braccianese, Antiquarium Navale poi Museo del Mare e della Navigazione Antica, attività GATC e CSM, progetto A passeggio con gli Etruschi con app e Point of interest).
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Note (numerazione della Tesi)
Nota 56 Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, 8, 209: “… rostra addidit Pisaeus Tyrreni, ancoram Eupalamus, eandem bidentem Anacharsis, harpagones et manus Pericles Atheniensis, adminicula gubernandi Tiphys …”, “Piseo figlio di Tirreno aggiunse i rostri, Eupalamo l’ancora, Anacarsi la stessa a due punte, l’Ateniese Pericle ganci e uncini, Tifi gli strumenti del manovrare.
Nota 57 In realtà i bacini a orlo perlato della Sicilia, il bucchero e le anfore vinarie cominciarono a diffondersi tra la fine del VII secolo a.C. e gli inizi del VI secolo a.C.
Nota 58 da Gualtier et al. 2014, pp. 228-229. “Il relitto del Gran Ribaud risalente al 500 a.C. circa ci conferma come il vino etrusco sia stato ampiamente rimpiazzato da quello massaliota.
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