ARGOMENTO: RECENSIONE
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: SUBACQUEA
parole chiave: Fabio Pajoncini Ottaviani
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Tra i regali di Natale ho ricevuto un bel libro, Io c’ero, un’opera autobiografica di Fabio Pajoncini Ottaviani detto ‘il Duca’, uno dei migliori subacquei tecnici degli ultimi vent’anni.

Ci siamo conosciuti nell’estate scorsa a Genzano, da Fabrizio Capaldo, storico subacqueo dei Castelli romani, suo vecchio compagno di immersioni. Curiosamente l’argomento delle nostre chiacchiere non erano racconti di fantastiche immersioni ma di musica, professione che il Duca esercita professionalmente e con successo da molti anni. Avevo chiesto a Fabrizio un aiuto per revisionare le mie sempre più datate attrezzature (non invecchio solo io, purtroppo) prima della partenza per l’isola di Ventotene e Fabio mi suggerì un certo numero di consigli per le immersioni che avrei potuto dare nella splendida isola pontina. Nacque subito una certa simpatia e ci proponemmo di rivederci al mio ritorno per raccontarci le nostre esperienze.
Dopo mesi di rinvii, di cui mi assumo la colpevole responsabilità, finalmente ci siamo riusciti per un caffè e ho finalmente avuto modo di conoscere meglio questo personaggio straordinario scoprendo, non tanto dai suoi racconti ma dal libro che mi ha regalato, la sua incredibile storia. Un libro,”Io c’ero”, uscito nel 2008, che, col senno del poi, avevo notato a suo tempo all’Eudishow nello stand della Magenes, la casa editrice che lo aveva pubblicato.

In questo insieme di brevi racconti autobiografici, Fabio Pajoncini Ottaviani si racconta con grande semplicità e senza segreti, accompagnandoci in un viaggio quarantennale che offre uno spaccato negli anni d’oro della subacquea, dal 1969, anno in cui iniziò il suo amore senza limiti per il mare, ai giorni dei record, descrivendo i suoi contatti con tanti personaggi della subacquea con cui ebbe la fortuna di lavorare. Nato nella prima periferia di Roma, Fabio si avvicinò al mare prima con la pesca subacquea in Sardegna e poi sul litorale romano, armato di un fucile, “er mejo de mejo e 12 dè tutto”, un modo di dire tipicamente romano per dire il non plus ultra. Poi il regalo per la promozione scolastica della mitica muta Technisub Super Calypso 5mm con spugna interna arancione, rigida come un copertone di camion, che penso molti ricorderanno.
Si avvicinò poi all’apnea con il sogno di molti di emulare i grandi campioni dell’epoca (Maiorca e Mayol). In quegli anni eroici Fabio dovette spesso adattare (come tutti) le attrezzature subacquee alle sue esigenze, applicando il principio del fai da te. Nacque così una sua maschera, su ispirazione di quella di Maiorca, riempita di silicone per diminuire il volume interno, costruita in casa; fece un calco del suo viso con della carta stagnola, e poi riempì la maschera di silicone, adattando la forma “tuffandoci la faccia all’interno“. L’avventura iniziava.
Il racconto di quel bambino, nato in un quartiere della periferia di Roma, si svolge nel tempo tra cento avventure e termina con il tentativo di ricerca del relitto del Polluce, nel 2005, al largo di Porto Azzurro dell’Isola d’Elba, che giace ad oltre 100 metri di profondità con il suo mitico tesoro. Tra le tante vicende narrate nel libro aneddoti curiosi di quegli anni in cui Maiorca, Mayol e il giovane Stefano Makula si inseguivano con i loro record di apnea, e lui era spesso presente.

Dai primi risultati personali Fabio con il raggiungimento in apnea di quote all’epoca interessanti (oltre i 35 metri) al supporto a campioni come Makula e Rignani Lolli che lo sceglieranno per gestire il gruppo di assistenza nei loro tentativi di record. Non ultima l’amicizia con Mayol, che, invitato ad assistere al record di Makula, si mise diligentemente alle dipendenze di Fabio, con sua grande sorpresa. E poi i suoi tentativi di immersioni profonde al lago di Castel Gandolfo con l’amico di sempre, Fabrizio Capaldo, e la ricerca della profondità con il suo primato personale nelle acque di Ponza, in una emozionante immersione con 120 chili di bombole sulle spalle e ai fianchi, che viene descritto in pagine ricche di pathos che fanno comprendere le paure e le emozioni vissute in quella corsa verso l’abisso.
Un libro che vuol essere un viaggio nella subacquea, quella vera, fatta di tecnica ma anche di improvvisazione e umanità, una sfida continua verso se stessi attratti o, o meglio, stregati, dalla profondità; come disse Alberto Balbi, in una sua recensione a questo libro, “proprio il fascino dell’abisso è il filo conduttore del libro, ed è vissuto da Fabio prima in apnea e poi con l’autorespiratore fino alla storica impresa di Ponza 2004 dove, per la prima volta, un sommozzatore in circuito auto contenuto, ovvero portandosi addosso tutte le bombole necessarie, raggiunse la profondità di 202 metri”.

In sintesi, il libro “Io c’ero”, uscito nel 2008, arrivato nel 2010 alla seconda edizione, è un piacevole viaggio nel mondo della subacquea che va letto andando oltre gli aspetti autobiografici; uno spaccato di storia vissuta da un protagonista dei nostri giorni, che testimonia sempre con modestia la naturale evoluzione della subacquea in tutte le sue specialità: dalla pesca subacquea alle immersioni profonde. Un libro di mare per il mare, curato da Cristina Freghieri, che nelle sue oltre 200 pagine ci racconta con il cuore ed una certa nostalgia del tempo che fu, uno spaccato della storia della subacquea scritto in modo vivace e scorrevole e ricco di tante fotografie storiche di personaggi indimenticabili del mare. Una bella strenna natalizia che non deve mancare nella raccolta di tutti coloro che amano il mare.
Andrea Mucedola
Titolo: Io c’ero Amazon.it: Io c’ero – Pajoncini Ottaviani, Fabio – Libri
| Autore: Fabio Pajoncini Ottaviani | Collaboratore di redazione: Cristina Freghieri | Lingua: Italiano |
| Prima pubblicazione: 2008- 2nd 2010 | Editore: Magenes editoriale | Collana: Maree/Storie del mare |
| formato 15×21 | 208 pagine | prezzo 15,00 euro |
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