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Forse ci siamo: è stata annunciata la nuova unità di supporto e salvataggio sommergibili della Marina Militare italiana di Andrea Mucedola

Reading Time: 5 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: Submarine rescue, Anteo, SDO

 

La Marina militare italiana è da sempre una delle marine militari più all’avanguardia nella condotta di operazioni subacquee, sia in supporto al campo civile che nelle operazioni prettamente militari, grazie all’impiego di operatori altamente professionali e mezzi subacquei innovativi ed allo stato dell’arte. Lo sviluppo delle tecniche di esplorazione dei fondali e la realizzazione di mezzi in grado di operare nelle tre dimensioni nell’ambiente marino è da sempre un fiore all’occhiello dei campi specialistici e di sviluppo tecnologico dei quali la Marina italiana italiana si pregia.

La delicatezza delle operazioni marittime del III millennio necessita lo sviluppo di nuove tecnologie e dispositivi volti a tutelare la vita umana in caso di incidenti di sommergibili e sottomarini. La realizzazione di unità specialistiche navali dedicate alla loro sicurezza ed al supporto delle operazioni subacquee ha sempre rappresentato una capacità operativa di importanza vitale per il Paese nello scenario mediterraneo, ma anche di valenza strategica nelle attività di cooperazione internazionale.

Il progetto di una nuova unità SDO-SuRS (per Special and Diving Operations – Submarine Rescue Ship) nasce dall’esigenza, lungamente attesa, di realizzare una piattaforma navale altamente specializzata per la ricerca ed il soccorso di sommergibili sinistrati ed in grado di fornire supporto ad un ampio spettro di attività subacquee, sia militari che civili.

La nuova unità, di cui non si conosce ancora il nome (si suggerisce Luigi Ferraro), sostituirà Nave Anteo ormai giunta alla sua fine vita operativa dopo oltre quarant’anni di impiego. Il concetto operativo di impiego dovrebbe ricalcare il concetto di polivalenza e flessibilità di impiego al fine di grado di svolgere questi compiti principali:

–  condurre in autonomia operazioni di ricerca, identificazione, soccorso e salvataggio dell’equipaggio di un sommergibile sinistrato (Submarine Rescue Ship);

– fornire supporto alle attività subacquee della Marina Militare e/o svolte in campo  civile a favore della collettività e degli interessi del Paese;

– prestare soccorso e assistenza medica specialistica a civili e militari colpiti da patologie connesse alle attività subacquee;

– assicurare il ruolo di Unità Supporto per le operazioni dei Reparti subacquei (Gruppo Operativo Subacquei, GOS) della Marina;

– operare nel ruolo di Unità Supporto per l’attività operativa ed addestrativa subacquea ed anfibia del Reparto Incursori (Gruppo Operativo Incursori, GOI) della Marina;

– assicurare il supporto ad un Comando Forze Speciali imbarcato durante operazioni in aree lontane.

Da quanto dichiarato dalla Marina Militare, l’unità avrà configurazioni flessibili a seconda della missione assegnata, per operare sia in ruolo di unità di supporto per le operazioni dei Reparti Subacquei della Marina, che di Unità di soccorso ai sommergibili sinistrati sino alla quota di 600 metri, mediante l’impiego di un sistema deployable nazionale di soccorso in dotazione all’unità. Altresì dovrà essere in grado di impiegare altri sistemi disponibili presso le marine alleate come il NATO Submarine Rescue System (NSRS) ed il Submarine Rescue Diving Recompression System (SRDRS) della US Navy.

A tal riguardo sarà fondamentale che l’unità sia in grado di fornire il trasporto in pressione del personale del sottomarino sinistrato direttamente al sistema delle camere di decompressione di bordo. Questo acculerebbe notevolmente i tempi di soccorso, eliminando così la necessità di veicoli di soccorso ad immersione profonda. Secondo la comunicazione istituzionale dello Stato Maggiore della Marina, la Nave disporrà anche di specifiche capacità sanitarie per il trattamento in emergenza dei sommozzatori colpiti da patologie subacquee di grave e media entità.

Il cammino di questa unità è stato molto lungo a causa di un insieme di fattori
Innanzitutto questo tipo di unità non seguono le priorità di aggiornamento delle altre unità navali in quanto sono spesso assetti navali puramente nazionali, non entrando nella pianificazione delle forze navali della NATO (Maritime Defence Planning).

Questo significa che è responsabilità delle Nazioni di mantenere in efficienza queste tipologie con le dovute priorità.

Da parte sua la NATO ne riconosce l’utilità ed ha da tempo creato Gruppi di lavoro standing per lo sviluppo di questa componente. Grazie a loro le capacità di intervento si sono decuplicate con investimenti nazionali importanti. Va menzionato il progetto trinazionale, chiamato NATO Submarine Rescue System (NSRS) di proprietà congiunta di Francia, Norvegia e Regno Unito.

L’NSRS, operativo dal 2008, è costituito da due sottosistemi che possono essere mobilitati indipendentemente l’uno dall’altro. L’intervento di soccorso iniziale è focalizzato su un sottosistema gestito a distanza (IROV) basato su un ROV commerciale Triton in grado di funzionare a profondità di 1000 metri che può essere rapidamente dislocato sulla posizione di un sottomarino in difficoltà per approntare il sito attraverso diversi vettori. Il sistema di salvataggio vero e proprio ha invece dimensioni maggiori e consiste in un mini sommergibile autonomo, un sistema di messa a mare e recupero  trasportabile (PLARS) ed un sistema per il trasferimento sotto pressione (TUP) dei sinistrati fino alla camera di decompressione di bordo. Tutti i sottosistemi sono rapidamente trasportabili al porto designato per essere imbarcati sulla nave madre selezionata.  Quindi un sistema basato sulla massima flessibilità di impiego.

Una nave necessaria
Nella acquisizione di nuove unità navali entrano in gioco da sempre diversi fattori: bilanci (sempre più risicati), situazioni contingenti e, da sempre, le diverse sensibilità dei Capo di Stato Maggiore della Marina e della Difesa che possono essere più o meno interessati a sviluppare nuove unità da impiegare in questi ruoli. In generale tutte le unità di supporto specialistiche soffrono di questa visione individuale che comporta un maggiore o minor interesse a seconda delle esperienze pregresse dei Decisori o dell’attenzione alla problematica del momento. Caso emblematico sono le forze di Contro Misure Mine che sono in attesa da anni di una MCM Forward Support Unit, ora battezzata LRSSS/MCCS (Submarine and Minehunter Support Ship) nonché della necessaria sostituzione degli ormai vecchi cacciamine Lerici seconda serie, nonostante l’Italia sia uno dei Paesi leader nell’Alleanza NATO nel campo della guerra di mine.

Queste tipologie navali hanno quindi un’importanza fondamentale nelle operazioni marittime sia in tempo di pace (non a caso rientrano nelle unità Dual Use) che di crisi. In estrema sintesi sono unità complesse, necessarie e che non si possono creare dal nulla, necessitando una sinergia di studi, di progettazione e di addestramento del personale per essere efficaci.


Tornando alla sostituzione del vecchio e glorioso Anteo, essa è assolutamente non più rinviabile in quanto il suo ruolo di supporto alle operazioni subacquee è attualmente insufficiente a causa dell’obsolescenza dei materiali e della non rispondenza alle nuove specifiche tecnico-operative. 

Si pensi solo alle operazioni di soccorso dei sommergibili sinistrati  (Submarine Rescue), una funzione che può significare salvare vite umane in caso di incidente. Secondo il sito istituzionale della Marina Militare, nell’ambito della progettazione iniziale è stata definita una configurazione di massima che potrebbe essere però suscettibile di ulteriori modifiche nel corso della progettazione esecutiva del contratto di acquisizione della nave.

Un progetto ambizioso ma con un’alta valenza operativa, che il personale del COM.SUB.IN. attende giustamente da molti anni.

 

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