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Un tredici aprile nero per la marina da guerra russa

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR NERO
parole chiave: Moskva, guerra russo-ucraina, missili Neptune

 

Nella serata di mercoledì il governatore di Odessa, Maksym Marchenko, aveva dichiarato che una nave da guerra russa era stata colpita da due missili ucraini nelle acque del Mar Nero.

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Non una nave qualsiasi ma il Moskva, nave ammiraglia russa del Mar Nero, sicuramente l’obiettivo navale russo più pagante, che, secondo le fonti ucraine, era in pericolo di affondare. Con un certo orgoglio Marchenko aveva dichiarato che “… l’incrociatore missilistico Moskva oggi è andato esattamente dove è stato inviato dalle nostre guardie di frontiera a Snake Island!“, ricordando l’episodio avvenuto all’inizio delle ostilità, quando la stessa nave, aveva invitato i soldati ucraini ad arrendersi, ricevendone indietro un preciso suggerimento di dove andare … i 13 soldati si erano poi arresi e sono stati restituiti in uno scambio di prigionieri all’Ucraina.

Da parte sua il ministero della Difesa russo, tramite il media statale TASS, aveva comunicato che dopo l’esplosione (non chiaramente definita) di un deposito munizioni si era provocato un incendio sulla nave che era “seriamente danneggiata” con centinaia di marinai deceduti. A causa della situazione era stata quindi ordinata l’evacuazione completa dell’equipaggio. Non bisogna essere dei marinai per capire che se si arriva all’abbandono nave significa che la situazione a bordo era disperata e il personale di bordo non era in grado di poter controllare l’incendio.

Al di là delle versioni, che si tratti di un attacco missilistico di successo condotto dagli ucraini o di incompetenza da parte della grande nave russa di gestire un incendio scoppiato per cause non precisate a bordo, il risultato però non cambia. Il fatto è molto grave sia dal punto di vista militare che politico.

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Missili ucraini basati su un progetto russo
Un portavoce presidenziale ucraino, Oleksiy Arestovych, ha affermato che si è trattato di un attacco ben pianificato, effettuato utilizzando due missili da crociera antinave Neptune che avrebbero provocato un vasto incendio dei depositi munizioni di bordo con esiti evidentemente incontrollabili.

I due missili fanno parte di un sistema missilistico, il Neptune, di origine inizialmente per uso terrestre e poi reso utilizzabile da piattaforme diverse. Dopo il ritiro degli Stati Uniti e della Federazione Russa dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, l’Ucraina annunciò che stava prendendo in considerazione lo sviluppo di missili da crociera a raggio intermedio, considerando proprio il missile Neptune come candidato prioritario per tale capacità. Sebbene fosse stato presentato per la prima volta alla mostra “Weapons and Security 2015” di Kiev, le fonti aperte riportano che il sistema missilistico fu acquisito dalle forze armate ucraine solo nel marzo 2021, dopo essere stato in fase di sviluppo per circa sei anni.

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lanciatore sistema Neptune

I primi test del sistema furono condotti il ​​22 marzo 2016, ma l’accelerazione al suo sviluppo avvenne dopo l’occupazione russa della Crimea. I test seguenti, avvenuti nel 2018 e 2019, ebbero esito positivo e il primo sistema fu consegnato all’esercito ucraino nel dicembre 2019. Infine, nel marzo 2021, la Marina ucraina ha ottenuto i primi sistemi dell’RK-360MC Neptune, da installare sulle sue navi missilistiche.

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L’Rk 360MC è la versione ucraina del missile Kh-35U russo la cui storia è alquanto curiosa. Sembrerebbe che, prima del crollo dell’Unione Sovietica, si prevedesse di produrre i missili Kh-35 proprio in Ucraina. Tuttavia, alla fine della Guerra Fredda, il Kh-35 non riuscì ad entrare in servizio e fu prodotto per la prima volta in Russia solo a metà degli anni ’90. Questo fa pensare che, nella confusione di quegli anni, l’Ucraina fosse rimasta in possesso di tutta la documentazione tecnica necessaria per sviluppare un missile similare. Di fatto il missile fu realizzato poi dagli Ucraini in una versione con capacità apparentemente maggiori.

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sistema Neptune, il lanciatore

Il sistema Neptune comprende un lanciatore montato su camion, con quattro missili, un camion di comando e collegamenti ad un carro mobile multifunzione Mineral-U, in grado di scoprire obiettivi fino a 600 km di distanza sia in modalità passiva che in modalità attiva, ovvero quando il bersaglio deve essere identificato con maggiore precisione.

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carro radar Mineral U

Il missile RK 360 ha un’autonomia fino a 280 km (verificata nel test del 2019 arrivando oltre 250 km) e trasporta una testata ad alta frammentazione esplosiva (HE-FRAG) di circa 145 kg, più che sufficiente per attacchi contro unità navali come fregate e cacciatorpediniere … e apparentemente anche contro un bersaglio di dimensioni maggiori come il Moskva.

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missile RK 360 MC

Il suo sistema di navigazione dichiarato è inerziale con capacità di auto dirigersi in fase finale con il suo radar (homing radar attivo) sul bersaglio. E’ un missile cruise che viaggia a velocità subsonica a bassa quota (circa 10-15 metri) sopra la superficie, e scende ancora più in basso nella fase finale per rendersi meno visibile.

La nave
Per quanto riguarda l’incrociatore Moskva, da un punto di vista militare, si tratta di un bersaglio navale altamente pagante, non solo per la sua capacità offensiva ma perché è di fatto (forse dovremmo dire era) la nave ammiraglia del Mar Nero. 

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Il Moskva, varato nel 1979 a Mykolaiv (Ucraina) con il nome di Slava Progetto 1164 Atlant, entrò in servizio il 30 gennaio 1983, diventando da subito una delle navi più importanti della flotta sovietica. Nel periodo della glasnost  e della successiva perestrojka, fu prescelta come sede del tentativo del Vertice di Malta (2-3 dicembre 1989) che si sarebbe dovuto tenere alla fonda, tra il leader sovietico Mikhail Gorbachev e il presidente degli Stati Uniti George HW Bush. A causa delle avverse condizioni meteorologiche, nonostante le dimensioni della nave, l’evento fu cancellato e riprogrammato, a bordo della Maxim Gorkiy, una nave da crociera sovietica nel porto di La Valletta. L’evento fu curioso e, non a caso, fu poi scherzosamente chiamato il vertice del mal di mare. Nel dicembre 2000, lo Slava tornò a Mykolaiv, sempre in Ucraina, per un refitting che durò fino all’aprile 2000 quando assunse il nuovo nome di Moskva, sostituendo l’incrociatore Admiral Golovko come ammiraglia della flotta russa del Mar Nero.

Operativamente partecipò, nell’agosto 2008, anche al conflitto russo-georgiano che fu considerato dagli analisti occidentali come il primo tentativo di Vladimir Putin di ampliare la sfera di influenza russa, un lucido progetto proseguito nel 2014 con l’annessione della Crimea. Fu proprio questo breve conflitto a portare al raffreddamento delle relazioni NATO-Russia che avevano fatto sperare in un futuro di pace tra le due superpotenze. In quell’occasione, il Moskva fu dislocato in zona per proteggere le operazioni anfibie in sostegno dell’indipendenza dell’Abkhazia da parte della Russia. Alla fine di agosto 2013, l’incrociatore fu poi rischierato nel Mar Mediterraneo per poi tornare in Mar Nero, durante la crisi della Crimea del 2014, per eseguire il blocco della flotta ucraina nel lago Donuzlav.

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Il Moskva, sul suo lato di sinistra, sono ben visibili otto dei sedici lanciatori per i potenti missili P-500 Bazalt (SS-N-12 Sandbox)

Dalla fine di settembre 2015, mentre si trovava nel Mediterraneo orientale, l’incrociatore fu incaricato della difesa della base aerea russa di Khmeimim nei pressi della città siriana di Latakia, in supporto alle operazioni della campagna aerea in Siria. Al ritorno dal Mediterraneo, nel gennaio 2016, la ormai datata nave avrebbe dovuto subire un refitting ed un aggiornamento, che furono però posticipati fino a luglio 2018. Il 3 luglio 2020 il Moskva completò i lavori di refitting per rimanere in servizio fino al 2040. Nel febbraio 2022, l’incrociatore lasciò Sebastopoli per dirigere come nave ammiraglia le operazioni navali durante l’invasione russa dell’Ucraina. Curiosa e sproporzionata fu la sua presenza insieme alla motovedetta russa Vasily Bykov durante l’attacco a Snake Island. Evento minore che passerà alla storia per la risposta cambronniana da parte della guarnigione di solo tredici soldati dell’isola di arrendersi.

Caratteristiche principali

lunghezza 186,4 m
larghezza 20,8 m
Propulsione 4 turbine a gas COGOG, 2 alberi 121.000 shp (90.000 kW)
Velocità massima 32 nodi
Equipaggio Circa 480
Autonomia 10.000 NM a 16 nodi
Armamento 16 missili antinave P-500 Bazalt (SS-N-12 Sandbox) e P-1000 Vulkan, missili che possono essere lanciati con la stessa struttura, con testate convenzionali o nucleari     

8 × 8 (64) missili terra-aria a lungo raggio S-300F Fort (SA-N-6 Grumble)
 2 × 20 (40) OSA-MA (SA-N-4 Gecko) RS SAM 1 × cannone binato AK-130 130mm/L70 

6 × AK-630 sistemi d’arma a 6 canne rotanti da 30mm per la difesa ravvicinata

2 × lanciatori di razzi anti-sottomarini RBU-6000

1 elicottero Ka 25 o Ka 27

Fuoco dal mare
Nelle ultime ore, l’incertezza sullo stato della grande nave russa sembra essere ormai diventata una certezza: il Moskva, in un estremo tentativo di rimorchio verso Sebastopoli, è affondato su un fondale di circa 40 metri. I Russi persistono sulla tesi dell’incendio ma l’ipotesi dell’attacco missilistico ucraino sta prendendo forza. Purtroppo le vittime sono molte. Si parla di solo una cinquantina, forse cento, sopravvissuti, un evento che i marinai non augurano mai nemmeno al peggior nemico.  

Cosa potrebbe essere successo?
Nel caso ormai probabile di un reale attacco da parte degli Ucraini, essendo il RK 360MC un missile anti-nave a velocità subsonica, non si comprende come non sia stato intercettato e contrastato dalla nave russa che in teoria possedeva un sistema di difesa di punta molto avanzato. Inefficienza dei sistemi di bordo, cattivo addestramento o semplicemente una mancanza di deleghe alla autodifesa al più basso livello che riduce i tempi di reazione. Si potrebbe ipotizzare che gli Ucraini abbiano saturato i sistemi di scoperta e di difesa del Moskva impiegando dei droni Bayraktar, che sembrano essere stati impiegati con una certa efficienza da parte delle forze ucraine. Ciò avrebbe causato una saturazione/distrazione delle difese e consentito ai missili di passare indenni attraverso le temibili difese ravvicinate della nave, colpendo alla fine il loro obiettivo. L’esplosione dei depositi munizioni e missili interni avrebbe quindi causato incendi ingestibili e l’abbandono nave. 

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in rosso le possibili aree di impatto

Nell’ipotesi sempre meno probabile di un incendio a bordo le cause potrebbero essere invece molteplici: dalla vetustà degli impianti, nonostante il refitting ultimato quest’anno, fino all’ombra oscura di un sabotaggio. Nel caso non si comprende comunque come la difesa passiva antincendio del Moskva non sia stata sufficientemente pronta per evitare l’interessamento dei depositi di munizioni. 

In estrema sintesi, lo stato della nave è ormai certo: l’affondamento dell’incrociatore mentre cercava disperatamente di raggiungere al rimorchio Sebastopoli. Su 510 persone di equipaggio solo una cinquantina sembrano essersi salvati in questo drammatico evento. Finisce così la sua lunga vita una signora del mare, portando con sé i suoi missili nucleari, ma anche la credibilità di potenza ostentata dalla Russia.    

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Certo non sarà facile per lo staff dell’ammiraglio Igor Osipov, Comandante della Flotta del Mar Nero, spiegare a Putin come un evento simile possa essere avvenuto.

Andrea Mucedola

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