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livello elementare
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ARGOMENTO: RELITTI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Britannic
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Da Cousteau ad oggi
Nel 1975, quasi 60 anni dopo il suo affondamento, il relitto dell’HMS Britannic fu scoperto ed esplorato da Jacques Cousteau. Basandosi sui racconti dei sopravvissuti, Cousteau riteneva che la nave fosse stata affondata, a similitudine del Lusitania, da un siluro sotto il ponte, tra le paratie due e tre. La posizione del relitto del Britannic è oggi ben nota, 37 ° 42’05 “N 24 ° 17’02” e si trova ad una profondità di 122 metri.
L’esplorazione del relitto è dedicata a subacquei tecnici e, essendo elencato come sacrario di guerra, ogni spedizione deve essere sempre approvata dai governi britannico e greco.
Nelle prime esplorazioni subacquee fu possibile osservare le macchine di prua e le due gru di carico in coperta e prodiere, ambedue ancora ben conservate. L’albero di trinchetto si trovava piegato sul fondo del mare nei pressi del relitto con la coffa ancora attaccata su di esso. La campana non fu mai trovata. La ciminiera numero 1 fu ritrovata a pochi metri dal ponte barca mentre le altre tre furono osservate nel campo di detriti al largo della poppa. Cousteau riportò che il relitto del Britannic era ancora in ottime condizioni, e gli unici segni di deterioramento erano la sala giochi per bambini e alcuni alloggi, ma il resto della nave era ancora in ottime condizioni.
Nel 1995, una spedizione di Robert Ballard, che precedentemente aveva ritrovato la RMS Titanic e la corazzata tedesca Bismarck, identificò il relitto utilizzando un avanzato sonar a scansione laterale. Le immagini successive furono ottenute tramite dei ROV (veicoli controllati a distanza via cavo). Ballard ritrovò tutti i fumaioli della nave, citati da Cousteau, ancora in buone condizioni ma non riuscì a trovare le ancore delle mine ormeggiate posate dal sommergibile tedesco.
Nel novembre 1997, un team internazionale di subacquei guidati da Kevin Gurr utilizzando apparecchiature a circuito aperto trimix, visitarono e filmarono il relitto, di fatto producendo le prime immagini video in formato digitale. Nel settembre 1998, un altro team di subacquei fece una spedizione sul relitto utilizzando dei veicoli di propulsione subacquea, per potersi spostare rapidamente da un punto all’altro dello scafo. Nel nuovo filmato furono ripresi i quattro telegrafi, un timone e un telefono di macchina sul ponte di comando.
John Chatterton fu il primo subacqueo a visitare l’interno del relitto con un rebreather a circuito chiuso ma i suoi sforzi per penetrare il tunnel dei fuochisti furono ostacolati dalla scarsa affidabilità. La pianificazione della spedizione è ancor oggi considerata come uno dei più impegnativi progetti di esplorazione di relitti.

Nel 1999, i GUE, subacquei tecnici esperti in immersioni in grotta, condussero numerose immersioni all’interno del Britannic. I filmati furono in seguito trasmessi da National Geographic, BBC, History Channel e Discovery Channel. Nel settembre 2003, una spedizione guidata da Carl Spencer ritornò nel relitto. Questa fu la prima spedizione dove tutti i subacquei utilizzarono rebreather a circuito chiuso (CCR).
Durante l’immersione, Rich Stevenson scoprì che diverse porte stagne erano rimaste aperte, probabilmente a causa degli effetti dell’esplosione che potrebbe aver distorto i telai delle porte di chiusura, bloccando la chiusura automatica delle serrande di sicurezza. Nelle immersioni furono scoperte un certo numero di ancore da mina ormeggiata, confermando che il Britannic fu affondata proprio da una mina navale. In seguito Evan Kovacs, un subacqueo tecnico e direttore della fotografia subacquea presso l’Advanced Imaging Lab, Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts effettuò quattro spedizioni (nel 2006, 2009, 2015 e 2016). Kovacs, che aveva esplorato il Titanic nel 2005 per History Channel, visitò il Britannic nel 2006 cercando di scoprire le differenze nella costruzione e le modifiche apportate alla sua gemella. La spedizione, finanziata da History Channel, con quattordici subacquei esperti, aveva lo scopo di determinare cosa aveva causato il rapido affondamento del Britannic. Il team tornò sul sito del relitto il 17 settembre ma l’esplorazione fu interrotta a causa del limo in sospensione che causò condizioni di visibilità pari a zero.
Alla fine, tramite i nuovi filmati e le esplorazioni fu compresa la causa della tragedia: le serrande di sicurezza, contorte dall’esplosione della mina, si bloccarono in apertura causando l’allagamento delle strutture interne.
Carl Spencer
Un breve ricordo di Carl Spencer, un esperto esploratore subacqueo che, il 29 maggio 2009, perse la vita sul Britannic durante le attività di ripresa all’interno del relitto per National Geographic. Carl Spencer era un subacqueo tecnico estremamente competente e conosceva molto bene il relitto del Britannic essendo alla sua terza spedizione. L’incidente accadde per una serie di errori dovuti ad una errata etichettatura di una bombola che lo portò a respirare ossigeno a circa 120 piedi. Nonostante i tentativi di salvarlo, il trattamento nella camera iperbarica della nave non ebbe successo.
in anteprima la targa lasciata in ricordo della scoperta del RMS Britannic da parte di Cousteau – photo credit Aldo Ferrucci
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