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L’ultimo duello: il combattimento tra la CSS Alabama e la USS Kearsarge – parte II

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO 
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: CSS Alabama, USS Kearsarge

 

Passiamo ora agli eventi che portarono al duello tra le due navi. La confederazione non disponeva di una industria navale e con le poche risorse nazionali a disposizione il suo geniale e intraprendente ministro della Marina Stephen R. Mallory decise di concentrare le scarse risorse disponibili per realizzare delle rudimentali unità corazzate, utilizzabili solo in acque costiere o lungo i corsi d’acqua, atte a difendere i porti e i maggiori fiumi.

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Stephen R. Mallory (ca. 1813-1873) fu senatore degli Stati Uniti dalla Florida negli anni ’50 dell’Ottocento e Segretario della Marina della Confederazione all’inizio degli stessi anni ’60’ – da Enciclopedia dell’Alabama  – Biblioteca del Congresso [NdR]

Ma queste unità avevano una utilità unicamente difensiva. Il ministro Stephen R. Mallory si rese conto che l’unico punto vulnerabile dell’Unione era il suo commercio marittimo; inviando un certo numero di navi corsare contro i suoi mercantili sperava di ottenere un duplice risultato: da una parte provocare un considerevolissimo danno economico, che nel migliore dei casi avrebbe potuto convincere il Nord a limitare le perdite ed accettare la secessione, e dall’altro costringere la marina unionista a utilizzare molte delle sue navi per dare la caccia ai corsari, diminuendo così il numero di quelle disponibili per bloccare le coste e per attaccare le città e i porti del sud.

Per attaccare il naviglio unionista servivano navi costruite esclusivamente per navigare nell’oceano alla massima velocità, di basso costo, armate con uno o due cannoni di grande gittata, capaci di rimanere in navigazione per lungo tempo e di ingaggiare o rifiutare il combattimento con le unità nemiche a propria scelta. Navi di questo tipo potevano essere acquisite solo in Europa e in particolare in Gran Bretagna che, dietro la neutralità, non nascondeva le sue simpatie per gli stati del Sud.

Il capitano della marina confederata Bulloch, si recò quindi in Gran Bretagna e ordinò due di queste navi. Una di esse fu ordinata al cantiere Laird di Liverpool e fu contraddistinta inizialmente solo con il numero assegnatole dal cantiere, 290. Ufficialmente, lo scafo 290, fittiziamente battezzato Enrica, era destinato al governo spagnolo. Fu varato il 14 maggio 1862 e il 12 giugno effettuò la prima navigazione di prova con un equipaggio di ufficiali e marinai britannici. Per mantenere segreta la sua reale destinazione e non violare la neutralità britannica la nave era priva di qualsiasi installazione bellica. Poiché però il console unionista a Liverpool aveva compreso che il 290 era destinato al governo confederato, fece pressione affinché il governo britannico lo requisisse. Avvertito del pericolo, Bulloch, con la complicità del cantiere Laird, organizzò una nuova uscita di prova con la nave completa di carbone e provviste. Il 29 luglio, sempre con equipaggio inglese, il 290 uscì in mare: per sviare i sospetti a bordo vi erano numerosi ospiti, comprese molte signore. Appena fuori vista da terra gli ospiti lasciarono la nave e tornarono a terra a bordo di un rimorchiatore, mentre la nave si diresse a Nord e circumnavigò l’Irlanda per poi proseguire alla volta delle isole Azzorre, sfuggendo alla sorveglianza di una nave unionista che incrociava nelle acque di Liverpool.

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Il CSS Sumter precedentemente comandato dal capitano Semmes – “The Confederate privateer steamer Sumter, si rifornisce di carbone nelle isole olandesi di Curacoa, nel mare dei Caraibi” stampa da una fotografia di S.J. Nathans”, pubblicata su “Frank Leslie’s Illustrated Newspaper”, 24 agosto 1861 [NdR]

Il 29 agosto giunse all’isola di Terceira, nell’arcipelago delle Azzorre, dove fu raggiunta dal suo comandante, il capitano Raphael Semmes e dai suoi 24 ufficiali, tutti appartenenti alla Marina confederata. Semmes, come la maggior parte degli ufficiali della marina confederata, aveva servito nella Marina degli Stati Uniti dalla quale aveva dato le dimissioni dopo la secessione degli Stati del Sud. In precedenza Semmes aveva comandato un’altra nave corsara confederata, il CSS Sumter. Contemporaneamente dalla Gran Bretagna giunse il vapore Agrippina, che portò il carbone, l’armamento e tutto ciò che era necessario per trasformare la nave in una unità da guerra. 

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lettera di assegnazione del comando al Captain Semmes – archivio del Naval History Division – office of Chief of Naval Operations [NdR]

Il 24 agosto, al largo di Terceira, Semmes assunse formalmente il comando della nave che entrò così a far parte della Marina confederata con il nome di Alabama. Era però priva di equipaggio: come sperava 83 marinai britannici scelsero di accettare le ottime condizioni economiche proposte loro e di rimanere a bordo come marinai della Marina confederata. In seguito, Semmes riuscì a completare l’equipaggio nei porti in cui fece scalo o addirittura arruolando marinai provenienti dagli equipaggi delle navi catturate. Da quel giorno l’Alabama grazie alla sua velocità e all’abilità del suo comandante divenne un vero e proprio “terrore dei sette mari”.

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Captain Raphael Semmes, CSN archivio del Naval History Division – office of Chief of Naval Operations [NdR]

Raphael Semmes venne acclamato come eroe in patria e ammirato in Francia e in Gran Bretagna, mentre gli Unionisti lo bollarono come volgare pirata e lo minacciarono, in caso di cattura, di impiccarlo. Nel 1862 la corvetta incrociò nell’Atlantico orientale, poi si diresse lungo la costa nord-orientale dell’America del Nord fino a Terranova per poi scendere fino alle Bermuda. Periodicamente il CSS Alabama veniva rifornito di carbone dall’Agrippina. Nel 1863, a gennaio, incrociò nel golfo del Messico, dove prestò aiuto ad una spedizione confederata destinata alla riconquista della città texana di Galveston. In questa occasione affrontò l’unico combattimento che sostenne contro una nave da guerra nordista durante la crociera, affondando in un brevissimo scontro notturno, praticamente unilaterale, l’incrociatore ausiliario unionista a ruote Hatteras, un ex vapore mercantile armato. Quindi si diresse nell’Atlantico del Sud, davanti alle coste del Brasile, per poi attraversare l’Oceano e sostare alcuni giorni a Città del Capo, dove l’incrociatore ausiliario unionista Vanderbilt la mancò per poco.

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fotografia di Semmes scattata quando il CSS Alabama si trovava nel porto di Città del Capo, Sud-Africa

Fece poi rotta verso l’Oceano Indiano e giunse fino a Singapore per poi tornare sui suoi passi, eludendo la caccia della corvetta federale Wyoming, e ritornare a Città del Capo a marzo del 1864. L’Alabama effettuò la gran parte della navigazione a vela; l’elica era utilizzata solamente in casi eccezionali, quando una preda si rivelava troppo veloce per essere raggiunta con le sole vele. Dopo 20 mesi di navigazione pressoché ininterrotta la nave e le sue macchine avevano bisogno di un raddobbo completo e di un carenaggio. Semmes decise quindi di rientrare in Europa per ricoverare la nave in un porto amico. Dopo un’ultima puntata al largo del Brasile, il 10 giugno 1864, entrò nella Manica e il giorno seguente diede fondo nel porto francese di Cherbourg.

Nel corso della crociera l’Alabama aveva passato in navigazione 534 giorni su un totale di 657, senza mai entrare in un porto confederato. Aveva fermato e ispezionato 450 bastimenti, catturando o incendiando 65 mercantili unionisti, per un valore pari a 5 milioni e mezzo di dollari, e prendendo più di 2.000 prigionieri senza registrare alcuna perdita né nel proprio equipaggio né in quelli delle sue prede. Le conseguenze della sua attività sul commercio unionista furono drammatiche: i costi dei noli e delle assicurazioni marittime aumentarono enormemente e molti armatori trasferirono le loro navi sotto altre bandiere. L’Alabama e gli altri corsari confederati fallirono però nei loro obbiettivi principali: la Marina unionista distaccò ben poche navi per dar loro la caccia e l’Unione non si fece intimorire dalle perdite economiche degli armatori e dei commercianti. Semmes aveva portato l’Alabama a Cherbourg con l’intento di immetterlo in un bacino di carenaggio, ma poiché si trattava di un porto militare il comandante del porto doveva ottenere l’autorizzazione dell’imperatore Napoleone III, che si trovava a Biarritz e non sarebbe tornato a Parigi prima di alcuni giorni. Nell’attesa, Semmes sbarcò i marinai delle ultime navi unioniste catturate.

La notizia dell’arrivo del famoso corsaro era stata immediatamente comunicata a Parigi da dove il telegrafo e i giornali l’avevano diffusa per tutta l’Europa. D’altro canto, il console unionista a Cherbourg non aveva perso tempo a comunicarla all’unità federale più vicina che era l’USS Kearsarge, comandata dal capitano Winslow, che si trovava a Flessinga, un porto dell’isola olandese di Walcheren; l’USS Kearsarge salpò il 12 giugno arrivando davanti a Cherbourg il 14. Entrò brevemente nel porto francese, fermandosi per qualche tempo vicino all’Alabama senza però ancorarsi, inviò a terra un battello per mettersi in contatto con le autorità militari portuali francesi e poi uscì nuovamente in mare aperto. Lo stesso giorno Semmes, tramite l’agente confederato e il console unionista, inviò a Winslow una nota nella quale dichiarava di sapere che la USS Kearsarge era arrivata a Cherbourg unicamente per imbarcare i prigionieri appena sbarcati dall’Alabama e che sarebbe partita subito dopo. Se invece avesse atteso che finisse di rifornire di carbone, cosa che pensava di fare in uno o al massimo due giorni, il CSS Alabama sarebbe uscito dal porto per affrontarlo. Si trattava di una vera e propria sfida a duello.

E’ abbastanza curiosa la dichiarazione di Semmes di ritenere che la nave unionista non avesse intenzione di attaccare l’Alabama oppure di bloccarlo. E’ probabile che si trattasse di una specie di provocazione, di cui peraltro Winslow non aveva alcun bisogno perché già il giorno precedente aveva comunicato ai suoi superiori la sua intenzione di attaccare l’Alabama qualora fosse uscito dal porto oppure, in caso contrario, di stazionare davanti a Cherbourg per bloccarlo.

Fine parte II – continua

Aldo Antonicelli

 

PARTE I PARTE II PARTE III

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Note
[1] Chi avesse letto il libro di Raimondo Luraghi “Marinai del sud”, ricorderà forse di avervi visto una pretesa fotografia dell’Alabama. In realtà si tratta di un clamoroso errore editoriale: la nave è infatti la corvetta unionista Iroquois fotografata verso la fine degli anni ’60 dell’ottocento [si veda la stessa fotografia a pag. 79 di Canney, cit.]
 
Bibliografia
A. Bowcock, “Alabama, Anatomy of a Confederate Raider”, Chatam Publishing, London, 2002
D. L. Canney, “The Old Steam Navy: Frigates, Sloops and Gunboats, 1815-1885”, Naval Institute Press, Annapolis, 1990.
F.M. Edge, “An Englishman’s View of the Battle between the Alabama and the Kearsarge”, Randolph, New York, 1864.
R. Semmes, “Memoirs of Service Afloat”, Kelly, Piet & Co, Baltimore, 1869.
A. Sinclair, “Two Years on the Alabama”, Naval Institute Press, Annapolis, 1989.
Library of Congress, Map of the defeat of the Confederate ship Alabama by the U.S. steamer Kearsarge on June 19, 1864, off Cherbourg, France.
MUA, CSS Alabama findings Gallery, https://mua.apps.uri.edu/alabama/alafindproject.html
Naval History and Heritage Command, Sinking of C.S.S. Alabama by U.S.S. Kearsarge, 19 June 1864:
– Report of Captain Winslow, U.S. Navy, commanding U.S.S. Kearsarge, Cherbourg, France, June 19, 1864
– Report of Captain Semmes, C.S. Navy, commanding C.S.S. Alabama. SOUTHAMPTON, June 21, 1864.
Official Records of the Union and Confederate Navies in the War of the Rebellion. Series 1, vol. 3 (Washington Government Printing Office, 1896), 59; Supplementary report of Captain Winslow, U. S. Navy, commanding U. S. S. Kearsarge, of the engagement between that vessel and the C. S. S. Alabama. U. S. S. Kearsarge, English Channel, July 30, 1864.
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