Il Seamaster è morto, viva il Seamaster?

Aldo Antonicelli

28 Novembre 2024
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: STATI UNITI
parole chiave: Idrovolante
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In un articolo pubblicato recentemente sul mensile Proceedings, l’organo dello US Naval Institute, è stato riproposto l’impiego di idrovolanti ad alte prestazioni nel ruolo di aerocisterna per i velivoli delle portaerei. L’autore, il sottotenente David Alman, della Alabama Air National Guard, evidenzia come il ridotto raggio d’azione delle ultime generazioni di velivoli imbarcati stia divenendo un serio problema per la US Navy alla luce dell’estensione del raggio d’azione dei nuovi missili ipersonici antinave schierati dalla Russia e dalla Cina. La situazione in cui si verrebbe a trovare la US Navy in una ipotetica guerra contro la Cina, sarebbe quella di avere “una portaerei che entro il raggio d’azione del proprio reparto aereo imbarcato sarebbe estremamente vulnerabile oppure una portaerei a distanza di sicurezza ma con un reparto aereo al di fuori del suo raggio d’azione”.

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L’imbarco dell’armamento di caduta delle mine navali tramite i portelloni dorsali con il velivolo in acqua era un processo lento che richiedeva acque molto calme. I due portelloni aperti fungevano anche da piattaforme di lavoro. Nella foto la gru smontabile sta issando a bordo una mina fissata alla slitta che una volta all’interno della fusoliera porterà l’ordigno nella stiva bombe. GMMAM via Stan Piet

L’attuale sistema di utilizzare gli aerei da combattimento, dotati di serbatoi supplementari per rifornire in volo altri aerei da combattimento, non è funzionale: oltre a erodere la vita utile degli aerei riduce il numero di velivoli effettivamente impiegabili per l’attacco. Il prossimo impiego dell’aerocisterna a pilotaggio remoto MQ-25 risolverà solo parzialmente il problema: è vero che è più piccola di un aereo normale ma ciò è ottenuto a scapito della quantità di carburante trasportato. Sarà quindi necessario incrementare il numero di esemplari imbarcati su ciascuna portaerei ma nuovamente al prezzo di ridurre il numero di aerei da combattimento.

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Un prototipo senza pilota Boeing MQ-25 T1 Stingray, a sinistra, rifornisce un F-35 Lightning II, il 13 settembre 2021, vicino all’aeroporto MidAmerica di Mascoutah, Illinois. Il test ha dimostrato che l’MQ-25 Stingray può svolgere la sua missione di cisterna volante utilizzando il metodo di rifornimento aereo standard della Marina. L’MQ-25A Stingray sarà il primo velivolo senza pilota operativo imbarcato su portaerei al mondo e fornirà rifornimento aereo e capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione fondamentali che espandono notevolmente la portata globale, la flessibilità operativa e la letalità dei velivoli imbarcati sulle portaerei – Foto della Marina degli Stati Uniti per gentile concessione di Boeing
MQ-25 refuels F-35C (cropped).jpg – Wikimedia Commons

Ricordando gli esperimenti fatti negli anni ’50 sia con il Seamaster che con il Tradewind, Alman propone di sviluppare un moderno grande idrovolante da impiegare come aerocisterna. Rifornendosi da navi cisterna quali quelle della classe Kaiser, gli idrovolanti avrebbero la possibilità di essere “basati” in mare in modo più efficiente, ad esempio lungo la rotta di attacco degli aerei imbarcati, consentendo così di non consumare carburante in volo in attesa dei velivoli da rifornire; inoltre non essendo legati ad aeroporti potrebbero a loro volta rifornirsi da una rete di punti di rifornimento più ampia e dispersa e, eventualmente, operare affiancati alle task force di portaerei.

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la rifornitrice di squadra, classe Kaiser, USNS Big Horn (T-AO-198) in navigazione nell’Oceano Atlantico. L’impiego suggerito da Alman appare non costo-efficace. Quando la Marina statunitense stabilì che il loro impiego come rifornitrici non era più necessario, intraprese uno studio sulla fattibilità per convertirle in navi porta munizioni che risultò comunque non conveniente e le navi furono poste in deposito a lungo termine e poi vendute come riciclo nel 2011.
USNS Big Horn T-AO-198.jpg – Wikimedia Commons

In un secondo articolo pubblicato sul website War on the Rocks, Alman ripropone inoltre l’impiego di idrovolanti d’attacco nello scacchiere dell’Indo-Pacifico, dominato dal mare e nel quale le basi terrestri dove schierare grandi bombardieri e altri velivoli militari sono relativamente poche, facilmente individuabili e, dal punto di vista statunitense, molte, tra cui l’isola di Guam, ormai a portata dei missili cinesi. In questo scacchiere tipicamente “acquatico” l’idrovolante si troverebbe quindi nel suo elemento naturale.
Aldo Antonicelli
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in anteprima il “roll out” del 2° prototipo dell’XP6M-1. A differenza del primo esemplare, che era dipinto in colore uniforme, questo velivolo era dipinto con la nuova colorazione in corso di adozione da parte  della US Navy: la parte superiore della fusoliera è dipinta con il “Semi-gloss seaplane gray” mentre la parte inferiore, la superficie inferiore delle ali e le superfici di controllo sono dipinte con l’”Insigna white”. GMMAM via American Aircraft Fan Club, cit.
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Bibliografia

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All Hands, The Bureau of Naval Personnel Information Bulletin, maggio 1955.

All Hands, The Bureau of Naval Personnel Information Bulletin, aprile 1958.

American Aircraft Fan Club 1945/1955 – The Collection, http://www.cesarebrizio.it/ AAFC/index.html.

Barlow J. G., Revolt of the Admirals, the Fight for Naval Aviation 1945-1950, Washington, Naval Historical Center, Department of the Navy, 1994.

Kushnerick J., Sea Master, Aircraft and Missile Manufacturing, gennaio 1958.

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Naval Aviation in Review, Washington, The Office of Chief of Naval Operation U.S. Navy, 1958.

Piet S. e Raithel A., Martin P6M Seamaster, Bel Air, Martineer Press, 2001. 

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Stout E. G., Bases Unlimited, New York, Aeronautical Engineering Review, giugno 1955.

The National Defense Program – Unification and Strategy, Hearings before the Committee on Armed Services House of Representatives, Washington, United States Government, 1949. 

Trimble W. F., Attack from the Sea, Annapolis, Naval Institute Press, 2005.

 

Estratto dallo studio L’idrovolante quadrigetto posamine Martin P6M Seamaster e la Seaplane Striking Force (SSF) di Aldo Antonicelli pubblicato su Fascicolo 20, ottobre 2024 di Storia Militare Contemporanea

L’autore ringrazia Stan Piet, Curator/Archivist del Glenn L. Martin Maryland Aviation Museum per aver gentilmente fornito alcune delle fotografie utilizzate nell’articolo.

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