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Il bombardamento di Brindisi del 7 e 8 novembre 1941

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Brindisi, seconda guerra mondiale

 

Brindisi, una città marinara, con un’antica tradizione fatta di vita comune ma anche di pagine di storia. Pubblichiamo oggi il primo di due articoli estratti dall’interessantissimo libro Brindisi nel contesto della storia di Gianfranco Perri, che incoraggiamo a leggere per la ricchezza di informazioni. Iniziamo oggi con la parte dedicata alla città di  Brindisi durante la seconda guerra mondiale.

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 «… Quando il primo settembre 1939 ebbe inizio la guerra, con l’invasione della Polonia da parte della Germania, il governo italiano dichiarò la neutralità, ma al contempo richiamò alle armi tutti gli uomini validi ed emanò le norme per la mobilitazione civile. Così a Brindisi, il podestà, Corradino Panico Sarcinella, l’11 maggio 1940, dispose la compilazione delle liste di censimento di tutta la popolazione civile d’età compresa tra 14 e 18 anni per gli uomini e dai 14 ai 45 per le donne, nonché di tutti gli uomini d’età compresa tra 45 e 70 anni. La non belligeranza italiana durò solo 284 giorni e il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, schierandosi con la Germania. Il podestà Panico allora, fece predisporre le carte annonarie per il razionamento dei consumi alla popolazione civile: pane, minestre, riso, farina, zucchero, olio, eccetera. E fece approntare le liste degli alberghi e delle locande, nonché delle abitazioni familiari, in grado e obbligo di ospitare a turno gli ufficiali di passaggio…» scrive Giuseppe Andriani

Con la seconda guerra mondiale la città, che contava 42.000 abitanti, vide ancora una volta capitolare gli interessi commerciali locali agli interessi nazionali che ne fecero una testa di ponte militare, con reparti aerei impegnati nelle operazioni in Grecia e Albania, e con il porto pieno di movimenti di uomini e di materiali militari, per la campagna di Grecia e verso i porti libici di Tripoli e Bengasi.

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la base navale di Brindisi fu, sin dalla prima guerra mondiale, una sede importante per la Regia Marina italiana

Durante il corso della guerra la città di Brindisi fu diverse volte oggetto dei bombardamenti aerei effettuati dalla royal air force inglese. La prima incursione avvenne il 20 ottobre 1940 e in poco meno di un anno se ne registrarono diverse decine. In seguito all’incalzare dei bombardamenti aerei sulla città, si costruirono gallerie di ricovero: nei Bastioni del Cristo, in via Casimiro, in Corte Capozziello, in via De Leo, in piazza Angeli e in via Marconi. Quindi si utilizzarono ricoveri approntati in altri punti della città: sotto piazza Santa Teresa, nei pressi della Questura, nello scantinato di Palazzo Tarantini e della scuola Costanzo Ciano e poi altri ancora ai piani interrati di grossi casamenti. Quando i sinistrati dei bombardamenti divennero troppi, il Comune fece costruire centinaia di baracche: Salesiani, Sanatorio, Paradiso e Perrino. Nel corso del 1941, le incursioni aeree inglesi condussero sul capoluogo ben 21 attacchi tra il 30 ottobre e la fine dell’anno.

Il bombardamento aereo più disastroso avvenne nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1941: l’incursione ebbe inizio verso la mezzanotte e terminò poco prima dell’alba. In quella terribile notte molti edifici della città furono rasi al suolo dai continui bombardamenti che causarono decine e decine di morti e centinaia di feriti.

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Nonostante gli aerei puntassero obiettivi militari, la “mira” fu evidentemente molto imprecisa. Al posto del castello Svevo o della caserma Ederle, con tutte le adiacenti infrastrutture militari della Regia Marina, furono completamente abbattuti tutto il conglomerato di case di via Cittadella e tutta una serie di case in via Sant’Aloy. Stessa sorte toccò al palazzo della GIL in corso Umberto I e all’edificio della casa di cura del Dr. Teodoro De Castro in via Indipendenza, entrambi edificati vicini alla stazione ferroviaria centrale.

[Ricordo che] « … In quella stessa tragica notte furono colpite dalle bombe, la Chiesa dell’Annunziata e la zona di Porta Lecce, dove perì l’intera famiglia Martinelli. Furono bombardate, via Santabarbara, largo Guglielmo da Brindisi e via Lauro, dove abitava l’anziano canonico Pasqualino Camassa che pochi giorni dopo perì a causa delle ferite riportate nel crollo della sua casa. “Sobbr’alla Difesa” le zone più colpite furono via De Sanctis e largo della Volta, poi quelle fra via Cittadella via Sant’Aloy e via Lucio Scarano. Durante quei bombardamenti, un aereo fu abbattuto dalla contraerea e fu recuperato dal fondo del mare nel 1952, rimanendo per lungo tempo sulla banchina all’altezza del piazzale Lenio Flacco. Fu bombardata anche la casa di Vito De Marco e Cosima Pati, su via Sant´Aloy, quasi sull’angolo con l’attuale via Lucio Sacrano. Erano i nonni materni di Albina Aprile – mia madre – che con loro abitava e che li indusse ad abbandonare la casa un solo istante prima che venisse centrata dalla bomba.

Avevano appena attraversato la strada per dirigersi in via Rodi a casa dei genitori di mia madre, ed erano ancora sul marciapiede di fronte alla casa, quando la bomba la colpì in pieno e la fece crollare completamente, lasciando in piedi solo la facciata. Alcune delle macerie “ti li scuffulati” rimasero intatte fino all’inizio degli anni ’60 e divennero il campo d’azione di “noi” ragazzi nati “sobbr’alla Difesa”. …

La caserma Ederle occupava per intero tutto l’isolato rettangolare delimitato dalle attuali quattro strade: via Castello, via Cittadella nuova, viale dei Mille e viale della Libertà. Esattamente sull’angolo tra via Cittadella nuova e viale dei Mille, dove ora c’è il Circolo ricreativo della Marina, fino a tutta la seconda guerra mondiale era posizionata una garitta della sentinella e – me lo raccontava mia madre – una sentinella era puntualmente presente al suo posto anche durante la terribile notte tra il 7 e l’8 novembre del 1941, mentre infuriavano i bombardamenti inglesi.

Le bombe cadevano in quell’area con sempre maggiore insistenza e una signora anziana che viveva al piano rialzato dell’edificio con gli archi che si affacciava, e si affaccia ancora, su via Sant’Aloy a pochissimi metri da quell’angolo, scorgendo dalla sua finestra socchiusa il soldato, cominciò a chiamarlo ingiungendogli di venir fuori dalla garitta e di rifugiarsi nel portone dell’edificio, molto più solido e un po’ meno esposto alle bombe. La sentinella non volle muoversi e la signora dopo ripetuti quanto inutili richiami, scese per strada, andò alla garitta e materialmente trascinò il soldato fuori fino a farlo rifugiare nel portone dell’edificio. Erano trascorsi solo pochi minuti da quel momento quando una bomba centrò in pieno la garitta: non ricordo il nome di quell’anziana signora, né mai seppi il nome di quel giovane soldato di sentinella…» 

Dopo quella terribile notte, circa l’80 percento della popolazione civile di Brindisi si trasferì, per paura, nei più tranquilli paesi vicini della provincia, a Mesagne ed altri.

Gianfranco Perri
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Bibliografia
– 1943 Brindisi … Persino Capitale,  A.M. Caputo – 2015
– Brindisi Capitale. Parlano gli storici,  G. Membola – 2013
– Gianfranco Perri racconta 50 foto di Brindisini la mia gente, G. Perri – 2013
– Brindisi da capoluogo di provincia a capitale del Regno del Sud, G. Andriani – 2000
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