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Il controverso “caso Grossi” – Parte III

Reading Time: 11 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Sommergibile Barbarigo, Enzo Grossi
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Negli anni successivi, anche alla luce di ciò che avvenne dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’ammiraglio Polacchini, ripensando alla vicenda del suo allontanamento da BETASOM, fu sempre fermamente convinto che fosse stato lo stesso Grossi ad ottenere da Mussolini in persona questa decisione inspiegabile, dato che il Duce nutriva profonda stima nei confronti del comandante del Barbarigo, per la sua dichiarata e manifesta fedeltà al regime.

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In effetti, il Comandante di BETASOM non stimava particolarmente Enzo Grossi e tra i due non vi erano buoni rapporti, essendosi più volte decisamente rifiutato di accogliere la sua richiesta di chiedere a Roma che gli fosse assegnata la posizione di Capo di Stato Maggiore a BETASOM. Queste le parole di Polacchini al riguardo: «Non volevo avere il Grossi vicino a me, in una carica tanto importante, perché avevo ormai dubbi sempre più seri sulla sua seconda azione, che di riflesso mi facevano dubitare anche della prima, sia perché avevo scarsa considerazione sulla sua capacità professionale e limitata stima sulle sue qualità morali. Deleterio era anche su di lui l’influsso della moglie, che egli aveva condotto a Bordeaux»[1].

L’ammiraglio Polacchini, nelle sue memorie racconta anche che, fino al dicembre del 1942 [2], le opinioni delle autorità tedesche di Bordeaux furono in genere favorevoli a Grossi: «Ciò forse perché, almeno fino alla predetta epoca, l’Ammiraglio Dönitz, comandante in capo dei sommergibili tedeschi, col quale Betasom aveva relazioni ed una certa dipendenza, fu sempre un sostenitore del Grossi, anche quando da Berlino, secondo quanto mi fu riferito, la seconda azione del Grossi veniva messa in dubbio o addirittura negata».

Leggendo la parte finale della relazione inviata nel 1948 alla Commissione d’Inchiesta Speciale (C.I.S.) sul caso Grossi, emerge in modo evidente la scarsa stima e considerazione che l’Ammiraglio di Divisione Polacchini nutriva nei confronti del capitano di vascello Grossi, infatti egli aggiunge «… altre notizie che si riferiscono al Grossi, certo utili a lumeggiare la sua figura morale e le sue opere». Si tratta di notizie veramente disdicevoli per un ufficiale superiore della Regia Marina, che disegnano una persona dedita ai “favoritismi verso i suoi accoliti” e a “persecuzione verso coloro che egli riteneva fossero rimasti a me [Polacchini] devoti“.

L’ammiraglio Polacchini denuncia il fatto di essere venuto a conoscenza che Grossi « … con una serie di provvedimenti si dette da fare per denigrare la mia opera, non mancando nel contempo di mirare allo scopo di trarre maggiori vantaggi dalla posizione che aveva assunto», e aggiunge: «Quanto asserisco è frutto di numerose segnalazioni avute da personale di Betasom che ebbi ad incontrare…».

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Bordeaux estate 1942 – Il Contrammiraglio Polacchini Comandante Superiore delle Forze Subacquee Italiane in Atlantico e di “Betasom” nell’estate 1942

In seguito, racconta Polacchini, quando nel 1943 si trovava già al comando di COMAR Palermo, ricevette una lettera privata dell’Ammiraglio di Squadra Antonio Legnani [3] in cui gli raccontava che Grossi gli aveva manifestato il suo pentimento per aver talvolta criticato la sua opera a Bordeaux e perciò il Comandante di MARICOSOM lo invitava a «tendere generosamente la mano a Grossi ponendo fine a un dissidio che, essendo ben noto, nuoceva anche alla Marina». L’ammiraglio Legnani nella sua lettera aggiungeva che Polacchini doveva «riconoscere che, negando al Grossi l’affondamento della seconda corazzata, lo aveva irritato e portato all’esasperazione». Polacchini però rispose a Legnani che non poteva rimproverarsi nulla nei riguardi di Enzo Grossi «avendo agito con serena giustizia e con la massima onestà» e concluse la sua lettera dicendo che «… le mie relazioni ufficiali col capitano di vascello Grossi erano stabilite dal regolamento di disciplina, e che quelle private le stabilivo invece io, ed io mai avrei teso la mano ad un individuo che ritenevo un disonesto avventuriero».

L’ostentata avversione dell’ammiraglio Polacchini nei confronti di Grossi, innescata dai falsi affondamenti delle due corazzate, fu sicuramente la causa del suo trasferimento nel gennaio 1943 a Palermo al COMAR (Comando Marina), anziché a Venezia come egli aveva chiesto per avvicinarsi dopo tanto tempo alla sua famiglia, e della nomina del Capitano di Vascello Grossi a nuovo Comandante Superiore della Base di Bordeaux.

La destinazione di Palermo fu per Polacchini veramente derisoria nei suoi confronti: Palermo, infatti, era un “COMAR di guerra” e sia prima che dopo il conflitto non ci fu mai un vero e proprio Comando Marina in quella città. È facile immaginare quindi la scarsa valenza operativa di questo Comando, formato da ufficiali riservisti e anziani. Nessuno, infatti, era più fuori posto, a Palermo, di un ammiraglio iper-operativo, appena quarantaseienne, pluridecorato e lanciato in una prestigiosa carriera come Romolo Polacchini. Fu un vero e proprio colpo basso, che dimostra come Enzo Grossi avesse inconfessabili agganci ad altissimo livello nel regime fascista [5]. 

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Il Contrammiraglio Polacchini assunse il comando della Base Navale di Palermo il 15 gennaio del 1943 e lo mantenne fino al 22 maggio. Anche durante questo breve periodo ebbe modo di dimostrare ancora una volta le sue spiccate capacità di comando e il suo valore, tanto che fu decorato della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: «Comandante di Marina di importante base logistica marittima avanzata e sottoposta a persistente violenta offesa aerea che nel porto e nel retroterra provocava distruzioni ingentissime e dolorose perdite, intervenendo in ogni luogo mentre ancora si svolgeva l’offesa aerea e superando pericoli di ogni genere, assicurava nel miglior modo l’efficienza dei servizi. In occasione dell’incendio ed esplosione di nave petroliera e dell’esplosione di munizioni di altra motonave, seppe dar prova di ammirevole calma, sereno coraggio e sprezzo della vita, esempio e sprone ai dipendenti che ebbero in lui sicura guida e soprattutto nelle più critiche e sconfortanti emergenze» (Palermo, Gennaio – Maggio 1943).

Nella più volte citata relazione inviata nel marzo del 1948 alla Commissione d’Inchiesta Speciale (C.I.S.) sul caso Grossi, l’ammiraglio Polacchini racconta anche che nell’aprile del 1943, quando era già comandante di COMAR Palermo, gli arrivò un foglio di MARICOSOM con allegata la proposta “compilata dalle Superiori Autorità e già vista dal Duce” per la concessione della seconda Medaglia d’Oro al V.M. a Enzo Grossi per il suo dichiarato secondo affondamento di una nave da battaglia americana, con l’invito a ricopiarla in un prospetto regolamentare e trasmetterla firmata (poiché la proposta di medaglia deve essere avanzata dal diretto superiore). Polacchini si meravigliò molto, perché sapeva che ormai al Comando Sommergibili di Roma regnava tanta incredulità circa la seconda azione di Grossi e che si era provveduto a raccogliere tutto il materiale dalla propaganda nemica onde vagliare ancor meglio l’azione del sommergibile Barbarigo.

Polacchini notò anche che la “proposta” di medaglia «… che non so da chi sia stata effettivamente compilata, era talmente osannante l’azione del Grossi che mi apparve chiaro come a Roma si volesse assolutamente concedere al Grossi stesso la seconda medaglia d’oro al V. M., avvallandola però, forse per trarsi da eventuali responsabilità, con la mia firma». Ma Polacchini rispose che, agendo in piena coscienza, non poteva firmare una motivazione che lui non aveva compilato, né poteva variare quella che a suo tempo aveva trasmesso a Roma con il suo foglio di  accompagnamento al rapporto del Barbarigo del 6 ottobre 1942, specificando che «Il comandante Grossi verbalmente non ha fornito altri elementi degni di rilievo» e affermando che dopo di allora non era venuto a conoscenza di alcun nuovo elementi, né gli erano stati resi noti i risultati delle indagini che sapeva essere state effettuate da MARICOSOM. Evidentemente la proposta di medaglia invita a Roma dall’ammiraglio Polacchini subito dopo il secondo affondamento dichiarato da Grossi non doveva soddisfare, o forse non era adatta alla concessione di una medaglia al valore, fatto sta che il Comandante del Barbarigo (a differenza di quanto erroneamente riportato in molti testi che raccontano la sua controversa storia) non ottenne mai dalla Marina la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare [5].

Come già detto, alla fine della guerra le riprese relazioni con gli ex nemici anglo-americani permisero allo Stato Maggiore della Marina di appurare la verità sulle due azioni del Barbarigo in acque sudamericane e di sbugiardare il Grossi, accertando in via definitiva che i suoi pretesi affondamenti delle corazzate erano frutto di pura fantasia.

In ogni caso, nel dopoguerra Enzo Grossi fu cancellato dai ruoli della Marina Militare per collaborazionismo, con perdita del grado; infatti, l’8 settembre 1943 mise la Base di BETASOM di cui era comandante, con i sommergibili che in quel momento vi si trovavano, a disposizione della Kriegsmarine continuando la guerra a fianco dei tedeschi dopo aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Forse furono proprio i dubbi espressi con insistenza a SUPERMARINA dall’ammiraglio Polacchini ad innescare la prima Commissione d’Inchiesta Speciale (C.I.S.) che nel 1948 fu avviata dalla Marina Militare per fare luce sulle due discusse azioni di affondamento vantate da Grossi. La C.I.S. svolse lunghe e accurate ricerche e concluse i suoi lavori nel 1950, accusando di falso il Comandante del Barbarigo, sostenendo nelle sue conclusioni che mancava qualsiasi prova della “distruzione di qualsiasi genere di naviglio militare“.

Conseguentemente, nel 1952 con Decreto del Presidente della Repubblica, Enzo Grossi fu degradato ed estromesso dai ruoli della Marina Militare, e gli fu inoltre revocata la Medaglia d’Oro al Valor Militare concessagli per il primo affondamento.

Nel corso degli anni ’50 la vicenda di Grossi continuò a lungo a suscitare interesse nell’opinione pubblica. Ciò avvenne anche a seguito delle critiche negative rivolte dal giornalista e scrittore Antonino Trizzino [4] all’operato della nostra Marina durante la Seconda Guerra Mondiale (in particolare per la pessima condotta italiana nella Guerra del Mediterraneo), sulla quale i dubbi e le perplessità erano alimentati da una cronica mancanza di notizie, documenti e informazioni ancora chiuse negli archivi o addirittura scomparse. Le critiche e le accuse di Trizzino, furono amplificate dal clamore mediatico che suscitarono le sue vicende giudiziarie (condanna per diffamazione ai vertici della Regia Marina) e siccome egli espresse in un suo libro anche un giudizio del tutto difforme dalle conclusioni della C.I.S. sul caso Grossi, la Marina decise di aprire una nuova inchiesta per approfondire ulteriormente i fatti.

Fu quindi nominata nel 1962 una seconda Commissione d’inchiesta, che svolse nuove ed approfondite ricerche sul presunto affondamento della seconda corazzata americana, consultando anche gli archivi degli Alleati [6]. Al termine delle sue indagini (22 dicembre 1962) la seconda Commissione d’inchiesta nel suo rapporto corresse alcune imprecisioni sostenute nel corso della prima inchiesta, e modificò le sue conclusioni arrivando a riconoscere la buona fede di Grossi (senza tuttavia reintegrarlo nei ruoli della M.M.), appurando che furono effettivamente condotti due attacchi dal Barbarigo, ma non a delle corazzate, bensì all’incrociatore americano USS Milwaukee e alla corvetta inglese HMS Petunia, e che nessuna delle due navi fu affondata dal sommergibile comandato da Grossi.

La commissione d’inchiesta concluse il suo rapporto specificando: «Il comandante Grossi non poteva affermare recisamente di aver visto affondare una corazzata da lui attaccata e ritenuta Silurata e non poteva avere elementi sufficienti per fare tale affermazione». Pertanto le decisioni assunte dalla prima C.I.S. nei confronti di Enzo Grossi – estromissione dai ruoli della Marina e revoca della medaglia al valore – furono confermate [7].

Marcello Polacchini

______________________

[1] Quello del Capitano di Vascello Grossi fu l’unico caso di comandante di sommergibile autorizzato ad avere moglie e figlia alloggiate in un villino, nei pressi del Château de Raba in cui alloggiavano gli ufficiali della Base, nella cittadina di Talence, poco a sud di Bordeaux.

[2] Il Contrammiraglio Romolo Polacchini lasciò definitivamente la Base di Bordeaux il 28 dicembre 1942 per assumere il comando del Comando Marina di Palermo. Decorato della Medaglia d’Argento al Valor Militare per la condotta tenuta al comando di COMAR Palermo, fu promosso Ammiraglio di Divisione il 16 maggio 1946.

[3] L’Ammiraglio di Squadra Antonio Legnani è stato il Comandante di MARICOSOM, ovvero del Comando in Capo della Flotta Sommergibili della Regia Marina, dal giugno 1941 fino all’armistizio dell’8 settembre 1943.

[4] Antonino Trizzino nei suoi libri “Navi e poltrone” (ed. Longanesi 1952), e “Sopra di noi l’oceano” (ed. Longanesi 1962), estremamente critici nei confronti della Regia Marina, trattò anche del caso di Enzo Grossi. Egli, ritenendo troppo severo il giudizio della prima Commissione d’inchiesta, insinuò il sospetto che questa avesse deciso in base a preconcetti politici poiché Grossi aveva aderito alla R.S.I. e accusò alcuni ammiragli, presenti anche trai membri della commissione, di simpatie ed intelligenza con il nemico antecedentemente l’armistizio. Queste accuse gli valsero un processo per diffamazione da parte degli interessati e della stessa Marina Militare.

[5] Il Capitano di Vascello Grossi, fascista convinto e acceso sostenitore di Mussolini, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1942, aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana e, dopo un incontro con l’Ammiraglio Karl Dönitz, avvenuto a Berlino il 12 settembre, assunse il comando della 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di Marina della Marina Nazionale Repubblicana di stanza a Bordeaux, nella quale in base ai termini dell’incontro Grossi-Dönitz confluirono anche i sommergibilisti italiani che si trovavano presso la base di Gotenhafen ed altro personale proveniente dalla Francia e dalla Germania. In poco tempo nella 1a Divisione Atlantica Fucilieri di Marina di Bordeaux confluì la maggior parte dei marinai italiani che per scelta o per convenienza aderirono alla R.S.I., in tutto 4.000 unità. Polacchini notò anche che la “proposta” di medaglia «… che non so da chi sia stata effettivamente compilata, era talmente osannante l’azione del Grossi che mi apparve chiaro come a Roma si volesse assolutamente concedere al Grossi stesso la seconda medaglia d’oro al V. M., avvallandola però, forse per trarsi da eventuali responsabilità, con la mia firma». Ma Polacchini rispose che, agendo in piena coscienza, non poteva firmare una motivazione che lui non aveva compilato, né poteva variare quella che a suo tempo aveva trasmesso a Roma con il suo foglio di accompagnamento al rapporto del Barbarigo del 6 ottobre 1942, specificando che «Il comandante Grossi verbalmente non ha fornito altri elementi degni di rilievo» e affermando che dopo di allora non era venuto a conoscenza di alcun nuovo elementi, né gli erano stati resi noti i risultati delle indagini che sapeva essere state effettuate da MARICOSOM. Evidentemente la proposta di medaglia invita a Roma dall’ammiraglio Polacchini subito dopo il secondo affondamento dichiarato da Grossi non doveva soddisfare, o forse non era adatta alla concessione di una medaglia al valore, fatto sta che il Comandante del Barbarigo (a differenza di quanto erroneamente riportato in molti testi che raccontano la sua controversa storia) non ottenne mai dalla Marina la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare. Come già detto, alla fine della guerra le riprese relazioni con gli ex nemici anglo-americani permisero allo Stato Maggiore della Marina di appurare la verità sulle due azioni del Barbarigo in acque sudamericane e di sbugiardare il Grossi, accertando in via definitiva che i suoi pretesi affondamenti delle corazzate erano frutto di pura fantasia. In ogni caso, nel dopoguerra Enzo Grossi fu cancellato dai ruoli della Marina Militare per collaborazionismo, con perdita del grado; infatti, l’8 settembre 1943 mise la Base di BETASOM di cui era comandante, con i sommergibili che in quel momento vi si trovavano, a disposizione della Kriegsmarine continuando la guerra a fianco dei tedeschi dopo aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Forse furono proprio i dubbi espressi con insistenza a SUPERMARINA dall’ammiraglio Polacchini ad innescare la prima Commissione d’Inchiesta Speciale (C.I.S.) che nel 1948 fu avviata dalla Marina Militare per fare luce sulle due discusse azioni di affondamento vantate da Grossi. La C.I.S. svolse lunghe e accurate ricerche e concluse i suoi lavori nel 1950, accusando di falso il Comandante del Barbarigo, sostenendo nelle sue conclusioni che mancava qualsiasi prova della “distruzione di qualsiasi genere di naviglio militare”. Conseguentemente, nel 1952 con Decreto del Presidente della Repubblica, Enzo Grossi fu degradato ed estromesso dai ruoli della Marina Militare, e gli fu inoltre revocata la Medaglia d’Oro al Valor Militare concessagli per il primo affondamento. Nel corso degli anni ’50 la vicenda di Grossi continuò a lungo a suscitare interesse nell’opinione pubblica. 

[6] Nell’autunno del 1962 la Marina italiana poté avere dall’U.S. Navy copia dei diari di guerra delle unità USA che operarono nelle acque in cui fu dislocato il Barbarigo dal 18 al 26 maggio 1942 e, dalla Royal Navy, l’estratto del diario di guerra riguardante l’attacco subito dalla corvetta Petunia per opera dello stesso Barbarigo al largo di Freetown nella notte dal 5 al 6  ottobre 1942 (vedasi volume XII «I sommergibili negli oceani», U.S.M.M., Appendice VI/B, pag. 366 e segg.).

[7] La seconda Commissione d’inchiesta del 1962, accertò che esattamente all’ora e sul punto di attacco del Barbarigo si incrociavano con la rotta del nostro sommergibile quelle dell’incrociatore USS Milwaukee e del cacciatorpediniere USS Moffett, i quali, dopo aver portato aiuto al danneggiato piroscafo brasiliano Commandante Lyra, dirigevano su Recife per rifornirsi. L’attacco del Barbarigo, diretto contro il Milwaukee, pur essendo stato portato da distanza ravvicinata con grande «decisione e risolutezza», fallì perché l’angolo di mira si era dimostrato errato per difetto di stima nella velocità del bersaglio di 10 miglia: 15 nodi stimati dal comandante del sommergibile contro i 25 effettivi dell’incrociatore. I siluri erano passati pertanto distanti dal bersaglio che non si accorse di nulla. L’USS Milwaukee era stato scambiato per una corazzata americana probabilmente a causa delle sue grandi dimensioni e per la particolare sagoma di quella nave, i cui quattro fumaioli apparvero nell’oscurità come componenti di tralicci a cestello. Grossi  credette di aver affondato il suo bersaglio poiché il mare agitato, con onde molto lunghe, e il rapido allontanamento dell’incrociatore dal sommergibile in rotta di disimpegno in tutt’altra direzione, ne falsarono la visuale, dando l’impressione di un suo rapido sbandamento e di un altrettanto rapido appruamento fino alla plancia.

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