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  Address: OCEAN4FUTURE

11 dicembre 1942, l’azione di Algeri

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Gamma, SLC, X MAS, Regio Sommergibile Ambra

 

A seguito dello sbarco alleato sulle coste nord africane nell’ambito dell’operazione TORCH, il flusso dei rinforzi e dei rifornimenti per le truppe alleate affluivano ininterrottamente nei porti del Marocco e dell’Algeria, e le forze dei comandi italo-tedeschi, dopo la battaglia di El Alamein, si ritiravano incalzate ad est dalle forze britanniche di Montgomery. Una situazione drammatica se non disperata che vide la Regia Marina italiana impegnata in primis per rallentare l’afflusso dei rifornimenti alleati.

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Nonostante le pressioni tedesche, un attacco da parte della flotta era pressoché impossibile, data la disparità delle forze navali in campo. Questo era aggravato dalla scarsità di carburante e dalla mancanza di una effettiva copertura aerea. Le uniche carte che SUPERMARINA poteva giocare erano i sommergibili e quei mezzi d’assalto di cui spesso non conosceva l’effettiva capacità. 

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capitano di fregata Junio Valerio Borghese

Fu quindi ordinato al Comando della X Flottiglia MAS retto dal capitano di fregata, Junio Valerio Borghese, ex comandante del Regio sommergibile Scirè con cui aveva condotto le vittoriose operazioni di Gibilterra, di organizzare un attacco contro la base nord africana di Algeri dove un certo numero di unità avversarie erano ormeggiate in rada e in banchina. Fu rapidamente studiato un piano che prevedeva un’azione combinata di Siluri a lenta corsa e uomini Gamma. La missione sarebbe stata supportata dal Regio sommergibile Ambra, comandato dal capitano di corvetta Mario Arillo. L’operazione fu denominata «N.A. 1» e l’ordine d’operazione fu emesso il 1° dicembre 1942. 

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I mezzi subacquei S.L.C. furono dotati per la prima volta con due cariche ciascuno da 150 kg, giudicate sufficienti per attaccare le navi mercantili, che sostituirono la testata da 300 kg normalmente utilizzata per l’attacco alle unità da guerra.

I tre mezzi assegnati erano armati da:
–    SLC 236, tenente di vascello Giorgio Badessi e sottocapo palombaro Carlo Pesel;
–  SLC 237, tenente del Genio Navale Guido Arena e sottocapo palombaro Ferdinando Cocchi;
–   SLC 238, guardiamarina Giorgio Reggioli e sottocapo palombaro Colombo Pamolli.

Ai tre maiali (così venivano scherzosamente chiamati gli SLC) si univano dieci «uomini Gamma» che avrebbero operato in gruppi su bersagli diversi. Gli operatori Gamma erano:
il tenente delle Armi Navali Agostino Morelli, comandante dell’operazione, il secondo capo infermiere Oreste Botti, il sottocapo palombaro Giuseppe Feroldi, il sottocapo cannoniere Evideo Boscolo, il fuochista Rodolfo Lugano, il marinaio sommozzatore Giovanni Lucchetti, il sergente dei Granatieri Luigi Rolfini, i sergenti dei Bersaglieri Gaspare Ghiglione ed Alberto Evangelisti, ed il fante Luciano Luciani.

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da sinistra, operatore Gamma, al centro la messa a mare di un siluro a lenta corsa, e a destra il comandante Eugenio Wolk in una rara fotografia, istruttore dei “Gamma” della Regia Marina Italiana nel comprensorio di Livorno

Questi ultimi, tutti ottimi nuotatori, appartenevano al Regio esercito italiano ma erano stati addestrati nei Reparti segretissimi della X Flottiglia MAS per operare in queste azioni puramente navali. Era previsto anche un ulteriore equipaggio di riserva composto dal tenente di vascello Augusto Jacobacci ed il secondo capo torpediniere Armando Battaglia, pronti a sostituire nel caso i colleghi. Di fatto Jacobacci e Battaglia avevano anche un altro delicato compito: portarsi in superficie dal sommergibile immerso, fungere da vedetta e richiamare gli operatori al termine della missione, simulando, si dice, il verso di una civetta. Nel frattempo l’Ambra sarebbe restato appoggiato sul fondo in attesa del loro ritorno.

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Regio Sommergibile Ambra, notare i contenitori sul ponte dei S.L.C. Uffcio Storico della Marina Militare

La missione NA 1
Il Regio Sommergibile Ambra salpò da La Spezia nel primo pomeriggio del 4 dicembre 1942, diretto ad Algeri, arrivando in zona di operazioni la sera del 7 dicembre. Le condizioni meteomarine erano però proibitive per l’operazione per cui il battello dovette fino al 10 dicembre. Il mattino del 11 dicembre, a seguito del miglioramento del tempo, l’Ambra iniziò l’avvicinamento in immersione, per evitare i campi minati antinave presenti nell’area ma percepì un’intensa attività di vigilanza aeronavale diretta proprio ad impedire l’avvicinamento di sommergibili a quota periscopica. A  causa di un avaria allo scandaglio ultrasonoro, il battello dovette procedere alla cieca ma, alle 17:00 dell’11 dicembre, l’Ambra urtò contro il fondale a 90 metri di profondità.

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Il comandante Arillo mentre fuoriesce da un portellone del sommergibile

Arillo decise allora di strisciare sul fondale a lento moto, risalendo alla cieca lo zoccolo costiero fino a risalire ad una quota idonea al rilascio dei «Gamma» e degli SLC, valutata in 15-20 metri. Il sommergibile si fermò infine a 18 metri di profondità alle 19:40 dell11 dicembre. Jacobacci e Battaglia vennero inviati in superficie, per verificare la situazione, ma ciò che riferirono attraverso il telefono collegato al sommergibile, fu deludente. Non si vedeva il porto nè alcuna nave … e nemmeno la linea di costa.

Dopo il recupero dei due osservatori, l’Ambra riprese l’avvicinamento alla cieca fino alle 21:45 quando finalmente l’Ambra giunse in prossimità della costa, fermandosi in mezzo a sei navi mercantili all’ancora, a circa un paio di chilometri dall’ingresso del porto. Secondo le regole di ingaggio, fu deciso di inviare i «Gamma» e i SLC contro le tre navi più vicine, che tra l’altro erano le più grandi. Non essendo possibile entrare nel porto, Badessi, capogruppo degli SLC, assegnò i bersagli da attaccare indipendentemente. Sfortunatamente il SLC di Badessi e Pesel ebbe un guasto quasi subito ed i due operatori, dopo cinque tentativi falliti di attaccare, tentarono di tornare verso l’Ambra, portando indietro un «Gamma», Lugano. Non riuscendo a trovare Jacobacci, che era in superficie sulla verticale del battello, dovettero autodistruggere l’SLC e raggiungere la riva a nuoto. Giunti a terra, i tre furono catturati da una pattuglia francese.

L’SLC di Arena e Cocchi giunse in prossimità dello scafo del loro mercantile ed applicò la carica esplosiva; poi si diresse verso una seconda nave ma non riuscì ad avvicinarsi per cui tornò indietro alla ricerca dell’Ambra. Dopo un’ora di vane ricerche, non riuscendo a ritrovare il battello, raggiunse la costa, rimorchiando i «Gamma» Luciani e Ghiglione. Dopo la distruzione del mezzo, i cinque operatori furono catturati da dei soldati scozzesi alle sei del mattino.

Il SLC di Reggioli e Pamolli fu quello che ebbe più successo. Si avvicinò ad  una nave che sembrava una cisterna di 9000-10.000 tsl, sorvegliata da un piccolo battello di vigilanza ed aspettarono una finestra tra un turno di controllo e l’altro per attaccare. Ma intervenne un guasto costringendo i due operatori a venire in affioramento, che li costrinse a cercare di ripararlo velocemente in superficie con il rischio di essere individuati. Si racconta che una poco vigile sentinella sulla nave, gettò in mare un mozzicone di sigaretta, che cadde sulla testa di uno dei due italiani; ma non li notò. Riparato il guasto, i due operatori s’immersero di nuovo e piazzarono una carica esplosiva sull’elica, visto che la nave non era provvista di pinne stabilizzatrici dove agganciare la carica. Reggioli collocò anche una seconda carica esplosiva su un’altra nave mercantile (la cui stazza fu stimata in 10.000 tsl), questa volta piazzandola al centro dello scafo. Mentre tornavano verso l’Ambra, Reggioli e Pamolli furono però illuminati dal fascio di un proiettore e mitragliati, senza però avere conseguenze. Non riuscendo a ritrovare l’Ambra, dovettero quindi distruggere il mezzo e raggiungere la riva dove furono catturati tre ore dopo da una squadra di truppe coloniali francesi.

Per quanto riguarda i «Gamma», una volta fuoriusciti dal sommergibile, Morello assegnò i bersagli secondo la regola che mercantili di più di 10.000 tsl dovessero essere attaccati da due «Gamma». Morello ordinò a Luciani e Ghiglione di attaccare la prima nave, a Rolfini ed Evangelisti di attaccare la seconda, a Lugano e Lucchetti la terza, a Boscolo e Feroldi la quarta. L’ultima la riservò per sé stesso ed a Botti ma, visto che era una nave particolarmente grande, richiamò Feroldi perché si unisse a loro.

Come premesso tre Gamma (Lugano, Luciani e Ghiglione) ebbero problemi causati dalle forti e fredde correnti della zona e non riuscirono ad avvicinarsi ai bersagli, dovendo poi essere soccorsi dai SLC. Gli altri sei, Morelli, Botti, Feroldi, Rolfini, Evangelisti e Boscolo, collocarono le loro cariche esplosive su due mercantili. Morello, Botti e Feroldi, illuminati da un proiettore non furono scoperti, e piazzarono alle 00:30 le loro cariche, poi si avviarono verso l’Ambra. Ancora una volta, non riuscendo a trovarlo, dovettero raggiungere la riva. Rolfini ed Evangelisti piazzarono le loro cariche sulla nave assegnata, e ripiegarono sulla costa. Boscolo, impossibilitato dalla corrente a raggiungere il mercantile che gli era stato assegnato, sistemò la sua carica sulla stessa nave attaccata da Evangelisti e Rolfini.

Epilogo
Nessuno dei 16 assaltatori, tra «Gamma» ed operatori degli SLC, riuscì a ritrovare l’Ambra e tutti vennero catturati ma le cariche su quattro mercantili esplosero come previsto, affondando i piroscafi Ocean Vanquisher (britannico, 7174 tsl) e Berto (norvegese, 1493 tsl) e danneggiando gravemente i piroscafi Empire Centaur (britannico, 7041 tsl) e Harmattan (britannico, 4558 tsl.). Il mancato ritrovamento del battello da parte degli operatori era comprensibile visto che era appoggiato senza un riferimento preciso sul fondo e questa era una possibilità messa a conto in tutte le missioni. I guasti agli S.L.C. furono dovuti alle pessime condizioni di mare che avevano affrontato durante l’avvicinamento. I dettagli dell’attacco, alcuni ancora oscuri, di quella notte forse non saranno mai svelati, restando nei ricordi di coloro che effettuarono l’attacco.

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OCEAN VANQUISHER nel dopo guerra. Fu danneggiato dai SLC e dagli uomini rana dal Regio smg AMBRA il 12 dicembre 1942. In disarmo fu venduto nel settembre 1946 ai CNR di Palermo per le riparazioni, ed entrò in servizio nel dicembre 1946 per la Ligure di Armamento.

L’Ocean Vanquisher ebbe la carena spezzata e sebbene successivamente riportato a galla dopo lunghi lavori, non fu più utilizzabile per il resto della guerra. Il Berto affondò in cinque minuti in cinque metri d’acqua. L’Empire Centaur fu danneggiato ma venne riparato nel giro di due mesi, tornando a navigare il 5 febbraio 1943, mentre l’Harmattan venne portato all’incaglio per evitarne l’affondamento. Successivamente riparato, riprese a navigare il 6 aprile 1943.

Per l’impresa di Algeri, il comandante Arillo venne decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Dodici degli assaltatori che presero parte all’attacco ricevettero la Medaglia d’Argento al Valor Militare ed un altro ebbe la Croce di Guerra al Valor Militare. Anche diversi membri dell’equipaggio dell’Ambra vennero decorati per il loro ruolo nell’azione: tra gli altri, il comandante in seconda, tenente di vascello Salvatore Vassallo (Medaglia d’Argento al Valor Militare), l’ufficiale di rotta Luciano Barca (Medaglia di Bronzo al Valor Militare), il secondo capo motorista navale Mario Donati (Medaglia di Bronzo al Valor Militare).

Dopo l’attacco le navi nemiche continuarono a ricercare gli attaccanti e l’Ambra, che era restata sul fondo in attesa del rientro degli operatori. Il comandante Arillo, per evitare di essere affondato, tra molti pericoli e difficoltà (compreso l’urto contro un relitto sommerso), riuscì poi a raggiungere le acque profonde. Emerse alle 19:45 del 12 dicembre, dopo aver passato 36 ore in immersione, e raggiunse La Spezia il mattino del 15 dicembre.

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Capo Giuseppe Feroldi, il primo a sinistra della seconda fila, mio padre (corso Gamma 53/B) è in ultima fila a sinistra con il caratteristico berretto dei sommozzatori, gli altri sono alcuni Arditi incursori del Corso 52 e 53  – foto di famiglia Mucedola

Un’azione quella di Algeri che voglio ricordare con un pensiero affettuoso a Giuseppe Feroldi, grande gamma, uomo di valore e coraggio che, prima di Algeri, aveva compiuto con successo l’azione di Gibilterra del 14 luglio ’42. Capo Feroldi (MAVM) fu istruttore di mio padre nel 1953, e lo ricorderò sempre come una persona gioviale e profondamente umile. 

 

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