La battaglia navale di Porto Conte e la fine dell’autonomia di Alghero

Andrea Mucedola

13 Giugno 2020
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE

PERIODO: XV SECOLO
AREA: SARDEGNA
parole chiave: Alghero

 

La Sardegna, perla del Mediterraneo, fu sempre crocevia di civiltà che la occuparono per ragioni strategiche ed  economiche. L’abbondanza di risorse naturali unita alla disponibilità di approdi sicuri ne fece una base indispensabile per la creazione di basi navali sulla ruta de las islas che permetteva di ridurre il tempo di navigazione per raggiungere i mercati del mediterraneo orientale. Nel XIV secolo l’isola era soggetta all’influenza della Repubblica di Pisa, di quella di Genova e delle famiglie dei Doria e dei Malaspina.

L’unica entità statale autoctona era il Giudicato di Arborea (rennu de Arbaree in lingua sarda), uno dei quattro Stati indipendenti che si formarono in Sardegna alla dissoluzione in occidente dell’impero bizantino, che si era alleato della Corona d’Aragona.

La conquista aragonese della Sardegna ebbe luogo nel XIV secolo. In realtà già nel 1297 Papa Bonifacio VIII aveva affidato il feudo agli Aragonesi ma Giacomo II di Aragona, indebitato dalle guerre in Sicilia, dal conflitto con la Corona di Castiglia nella terra di Murcia e Alicante (1296-1304) e dal fallito tentativo di conquista di Almería (1309), aspettò fino al 1323 per invaderla. In quell’anno gli Aragonesi catalani sbarcarono in Sardegna, conquistando Iglesias e Cagliari con il benestare del Papato, che all’epoca era sito ad Avignone. Iniziò così un periodo complesso di lunghe lotte per il controllo dell’isola e delle rotte marittime nel Mediterraneo occidentale. L’Aragona si allea con Venezia contro Genova e avviene uno scontro navale al largo di Costantinopoli nel 1352 per disturbare le colonie genovesi che erano di impedimento ai commerci della Serenissima.

Gli Aragonesi decisero che era giunto il momento per sbarcare in Sardegna, attaccando la città genovese di Alghero, che di fatto impediva la conquista dell’intera Sardegna. Il re d’Aragona, Pietro IV, fa allestire nei porti catalani una potente flotta e ne affida il comando, con pieni poteri, all’ammiraglio Bernardo II de Cabrera. La flotta è composta da una cinquantina di galee, navi lunghe 40/45 metri e snelle, ognuna con un centinaio di rematori e 150/200 soldati, alcuni uscieri da carico ed almeno cinque poderose cocche.

Dopo una sosta a metà agosto, periodo di mari calmi in quell’area del Mediterraneo, la flotta si concentrò nelle Baleari a Mahon per poi proseguire verso Capo San Marco (Oristano) e quindi attaccare la città. Nel frattempo la flotta alleata veneziana, con venti galee al comando di Niccolò Pisani, muove da Cagliari verso Alghero, mentre il governatore aragonese della Sardegna, Rambaldo de Corbera, conquista via terra Castelsardo (altra roccaforte genovese) e dirige a sua volta verso Alghero con cavalieri e fanti. Approfittando che le galee genovesi, comandate da Antonio Grimaldi sono ancora nel Golfo dell’Asinara, il 25 agosto l’ammiraglio Cabrera fa sbarcare le truppe e le macchine da guerra per assediare Alghero. Inoltre predispone la battaglia navale con un vantaggio logistico oltre che numerico. Lo scontro avviene la mattina del 27 agosto. L’ammiraglio Cabrera fa incatenare tra loro, a distanza ravvicinata, le sue galee creando una sorta di muro e non disperdere le proprie navi durante la battaglia. Altre galee si mantengono esternamente per proteggere i fianchi dello schieramento.

Quando la flotta genovese passa Capo Caccia, nei pressi di Porto Conte, ha di fronte a se una barriera imponente di navi in assetto da battaglia. Anche i Genovesi incatenano su un’unica fila le proprie galee, e sperano di poter godere del vento di ponente che gli è favorevole. Dopo mezzogiorno il vento gira a scirocco e facilita l’assalto da parte delle cocche catalane che hanno la meglio contro le più fragili e basse galee genovesi. La battaglia è furibonda e senza esclusione di colpi. Tutti sanno che chi perderà, se sopravvivrà, sarà imprigionato e messo ai remi nelle navi del vincitore forse fino alla morte.

A fine giornata la situazione è ben chiara. Grimaldi riesce a fuggire verso nord con una ventina di galee, ma trentatré galee rimangono in mano agli Aragonesi. Le navi affondate sono poche ma si contano circa 2000 morti tra i Genovesi ed oltre 3500 vengono catturati. Gli Aragonesi, da parte loro, contano molti feriti e almeno 300 morti. La sconfitta per Genova è drammatica ma la sorte di Alghero è ancora peggiore. Non più difesa dal mare ed attaccata da terra, decide di arrendersi.

E’ un periodo difficile per la città. Nel 1348, la peste aveva falcidiato la popolazione, la stessa epidemia che si era sparsa in Europa proprio viaggiando con le navi genovesi partite dal porto di Caffa, in Crimea. Cabrera entra vittorioso in città e fa decapitare Fabiano Rosso Doria quindi riparte con la flotta verso Cagliari lasciando ad Alghero solo un piccolo presidio a difesa della città.

Mariano IV di Arborea

Allontanatasi la flotta e l’esercito, gli Algheresi si ribellano, riprendendo il possesso della città e trucidando la guarnigione. E’ solo l’inizio. Il giudice di Arborea, Mariano IV, si rivolta contro gli Aragonesi incitando tutta la Sardegna a ribellarsi. Pietro IV non ha scelta e, l’anno successivo, una nuova e potente flotta parte alla volta della Sardegna. Nel luglio del 1354, arriverà a Porto Conte convinta di conquistare facilmente Alghero. L’assedio durerà cinque lunghi mesi, mentre scoppia un’epidemia di malaria che colpirà anche Pietro IV. Finirà per conquistare Alghero solo con un ignominioso trattato di pace, firmato con Mariano IV che avrà pesanti ripercussioni sugli abitanti, uccisi o costretti ad abbandonare la città. La pace di Alghero fu comunque molto sconveniente per gli Aragonesi che di fatto ottennero solamente la città mentre l’Arborea ottenne l’autonomia del giudicato, la libertà di commercio dai porti arborensi, l’infeudazione della Gallura e la clausola che il governatore generale del regno di Sardegna fosse una persona a loro gradita.

Una curiosità: La presenza dominante del catalano, lingua ancora parlata ad Alghero, risale agli inizi del XIV secolo, nel 1372 quando i conquistatori aragonesi espulsero le popolazioni sarde e genovesi a seguito sostituendole con genti venute dalla Catalogna. La città viene di fatto unita alla corona di Aragona e le cariche pubbliche riservate ai soli Catalani.

La tregua non durò a lungo e, nel 1365, Mariano IV invase nuovamente i territori regi penetrando nel Campidano.

 

 

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