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livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: sicurezza dell’immersione, computer subacquei, modelli
Eccoci nuovamente con Luca Cicali a parlare di computer subacquei … un articolo forse provocatorio ma pieno di verità. Buona lettura.
Nel mio ultimo articolo ho provato a fare una panoramica sui più importanti e conosciuti modelli decompressivi esistenti, ideati e sviluppati con l’intento di generare tabelle decompressive sempre più affidabili e sicure.
Abbiamo visto che, malgrado la lista fosse molto ridotta rispetto a ciò che la ricerca in materia ha prodotto, da Haldane ai giorni nostri, ci sono modelli decompressivi veramente per tutti gusti. E malgrado essi siano stati sviluppati in base a schematizzazioni ed assunzioni a volte radicalmente diverse tra di loro, i risultati che forniscono sono convergenti verso tempi di non decompressione (la famosa curva di sicurezza) e profili di decompressione molto simili. Anzi, via via che la ricerca ha progredito, le differenze tra i risultati forniti dai vari modelli si sono via via assottigliate, convergendo verso profili sempre più simili, attendibili e sicuri, specialmente per immersioni entro i quaranta metri di profondità.

I modelli decompressivi, ovviamente, sono anche alla base degli algoritmi ai quali obbedisce il programma software implementato nei computer subacquei. Ma nel passare dalle tabelle al computer subacqueo, la varietà dei modelli adottati scende sensibilmente, e a ben vedere alcuni di essi sono varianti o personalizzazioni di uno stesso modello di base. Tuttavia, diversamente da quanto fatto in tutti i precedenti articoli, e anche per dare soddisfazione a molti che mi chiedono una simile svolta almeno in una occasione, vorrei rinunciare a scendere nei dettagli tecnici di questo argomento per analizzare invece aspetti più personali, in particolare l’atteggiamento che noi subacquei abbiamo nei confronti di questo strumento che a partire dagli anni 90 ha rivoluzionato il modo di andare sott’acqua.
Ipotizziamo dunque di far parte di un gruppo di appassionati di immersioni ricreative in vena di autocoscienza, che si riuniscono e si pongono domande sull’argomento, come in un esperimento finalizzato a conoscersi meglio.
Ecco la prima domanda: quanti di noi hanno scelto il proprio computer subacqueo in base all’algoritmo decompressivo utilizzato?
Ci si guarda in faccia un pò stralunati, girandosi intorno alla ricerca di qualcuno che si faccia avanti. Proviamo allora ad abbassare il tiro. Quanti di noi conoscono le differenze tra i vari modelli decompressivi utilizzabili nei computer subacquei? Ancora poco o nulla…. Scendiamo ancora un pò: sappiamo quale algoritmo utilizza in nostro computer? Ora si alza qualche mano… Cambiamo dunque registro, passando dall’oggettivo al soggettivo.
La nuova domanda è: sono soddisfatto del mio computer subacqueo?
E qui finalmente le risposte non si fanno attendere. I soddisfatti si dilungheranno sui colori dello schermo, la facilità d’uso, la durata della batteria, la grandezza del display, la quantità di profili memorizzabili, l’interfaccia con il PC.
I delusi invece si concentreranno probabilmente su due particolari:
• il mio computer è un modello troppo vecchio;
• il mio computer è troppo conservativo.
Cosa voglio dire con questo esempio un po’ strampalato?
Che forse, come tanti altri casi della vita, siamo pronti ad emettere giudizi inappellabili e mostrare certezze granitiche su macchine complesse malgrado siamo a corto di informazioni, basandoci quindi su elementi meno rilevanti, perché più facilmente dominabili, (estetica, comodità, moda), oppure facili pregiudizi o un pizzico di supponenza. Il giudizio più tecnico tipicamente è “il mio computer è troppo conservativo”, ma rispetto a quale riferimento ideale?
Anche volendo approfondire, la reale disponibilità di dettagli tecnici e implementativi degli algoritmi impiegati nei computer subacquei è molto limitata, per ovvie ragioni di proprietà intellettuale. E poi siamo probabilmente vittime di una abitudine diffusa e ingannevole: fare di un caso una statistica. Dobbiamo fare esercizio di umiltà e riconoscere di avere il giudizio molto facile, molto più di quanto potrebbe permettersi un vero esperto in materia.
Cerchiamo dunque di aggiustare il tiro, non tanto per svelare in modo iperdettagliato le differenze tra un computer e l’altro, che come abbiamo detto tendono ad essere molto limitate, ma per cercare di precisare quale è l’atteggiamento migliore che dovremmo adottare nei confronti di questa macchina, e quanto grande sia il beneficio in termini di sicurezza che l’introduzione dei computer subacquei ha portato.
Per oggi mi fermo qua … per farvi riflettere su quello che ho preannunciato ma, nel prossimo articolo andremo più a fondo, cercando di capire in base a quale principio guida possiamo elaborare una strategia decompressiva in tempo reale migliore di quella di un computer. Parleremo di ratio deco e tanto altro … non mancate.
Luca Cicali
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Commento il mio stesso articolo rassicurando i lettori circa l’ultima frase: sicuramente abbiamo l’opportunità di elaborare una strategia decompressiva ALTERNATIVA a quella di un computer, ma migliore. Sinceramente non lo credo. Anche perchè stabilire quale tra due strategie decompressive è migliore è un esercizio un pò più complicato di quanto sembri….