Maui e Rata, pionieri alla scoperta di un nuovo mondo o antichi discendenti di una civiltà scomparsa?

Andrea Mucedola

9 Maggio 2019
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO: III SECOLO a.C.  ?
AREA: OCEANO PACIFICO e INDIANO
parole chiave: Maui, Rata, Eratostene, Barry Fell

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Abbiamo letto nel precedente articolo la storia di Maui e Rata, due mitici navigatori del III secolo avanti Cristo che tentarono la circumnavigazione del globo basandosi sulle teorie di Eratostene. Una storia intrigante che può suscitare certamente molti dubbi ma apre interessanti teorie, che vanno oltre i confini della storia conosciuta.

 

Andiamo per ordine
Secondo alcuni analisti, la spedizione viaggiò verso Oriente, effettuando numerose tappe di rifornimento nelle terre che scoprirono, attraversando mari sconosciuti. Sembrerebbe che la flotta composta da sei navi attraversò l’oceano Indiano ed il Pacifico, sino a raggiungere la costa delle Americhe alla ricerca di un passaggio verso Oriente. Arrivati sulle coste americane, non trovando alcun passaggio, decisero di ritornare indietro verso ovest, incontrando l’isola di Pasqua.

Interessante il fatto che le leggende locali parlano dell’arrivo di un popolo che costruì i Moai (Maui?). Altrettanto fatto curioso che nella attuale Nuova Zelanda si svilupparono i Maori (anch’esso un nome che richiama Maui). Forse alla fine i sopravvissuti raggiunsero l’Australia e vi si stabilirono. No ci sono testimonianze di quanto sopra ma, sull’isola di Pitcairn, fu trovata un’iscrizione misteriosa che potrebbe essere stata lasciata da membri della spedizione di Rata e Maui.

Fantasia o realtà?
Gli archeologi a favore delle teorie di Barry Fell hanno riscontrato numerose testimonianze dipinte o incise in alcune località che potrebbero testimoniare il passaggio di questi antichi navigatori nelle Grotte dei Navigatori, situate presso Sosorra, in Irian Jaya, e in alcuni graffiti ritrovati nell’isola di Wamera (Wamerei), in prossimità della costa occidentale della Nuova Guinea.

Dobbiamo immaginare che all’epoca le spedizioni non erano limitate agli esploratori ma erano supportate dai coloni che avevano il compito di creare delle basi logistiche dove seminare in modo da poter utilizzare i prodotti del suolo per la sopravvivenza della colonia. E’ probabile che essi si possano essere mescolati con i locali (essendo probabilmente stati visti come degli dei) lasciando tracce della loro cultura (linguistica e materiale) ma anche genetiche. Un quesito per i genetisti. 

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Il grafito scoperto in Australia (fonte non confermata), nel New South Wales, che rappresenta un’entità molto simile al dio egizio Anubi – da https://www.bibliotecapleyades.net/esp_australia09.htm 

Altre possibili prove del tentativo di circumnavigazione del globo da parte dei navigatori libici sarebbero il ritrovamento in Australia ed in Cile di iscrizioni databili ad un periodo anteriore alla nascita di Cristo, con grafi simili a quelli usati dalle popolazioni libico-berbere.

Stranamente nella tradizione orale polinesiana la divinità del sole era chiamata Ra, come in Egitto.

 

Barry Fell, un folle o un visionario?
Per trattare questo bizzarro argomento segnalo l’interessante saggio di Alberto Recchi sulla spedizione di Maui e Rata, che descrive la vita di Barry Fell, uno straordinario quanto controverso linguista che tradusse le epigrafe ritrovate in varie parti del Pacifico ipotizzando alcuni dettagli su quella mitica spedizione. Sin dalla sua giovane età, Howard Barraclough Fell, noto come Barry Fell, iniziò a studiare avidamente moltissime lingue tra cui il latino, il greco antico, il sanscrito, ma anche i geroglifici egizi, le lingue polinesiane ed oltre una dozzina di lingue e dialetti africani, asiatici e americani. Il suo primo studio sui petroglifi polinesiani, fu pubblicato nel 1940. Fell, essendo professore di Invertebrate Zoology presso l’Harvard Museum di Zoologia Comparata, negli anni ’60 cominciò ad interessarsi alla diffusione delle razze umane, iniziando dalle migrazioni delle specie marine. Appassionato linguista cercò di collegare quelle umane attraverso lo studio della diffusione delle lingue tra i continenti analizzando iscrizioni ritrovate in zone sperdute non facenti parte delle fonti classiche. Fu durante questo studio che venne in possesso dei graffiti polinesiani e delle iscrizioni ritrovate su superfici rocciose in Nord e Sud America. Dalle loro caratteristiche ipotizzò che potessero essere state scritte con caratteri del Vecchio Mondo. Nonostante le sue teorie lo avessero posto in forte contrasto con la scienza ufficiale, attirandosi numerose critiche dalla maggior parte degli archeologi ufficiali, Fell passò gran parte della sua vita allo studio di quei grafiti misteriosi. Insegnando ad Harvard, approfittò delle importanti risorse che la biblioteca offriva sulle lingue antiche e sui loro sistemi di scrittura.

Graffiti in Polinesia
Uno dei molti misteri era legato alle iscrizioni ritrovate nelle isole della Polinesia, dalle Hawaii alla Nuova Zelanda. Al principio degli anni Settanta, Barry Fell pubblicò una sua decifrazione di quelle trovate nelle isole del Pacifico e nell’Irian Jaya (Papua), nella metà occidentale della Nuova Guinea, appartenente all’Indonesia.

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similarità dei caratteri ritrovati in diverse parti del mondo

Barry Fell ipotizzò che queste iscrizioni fossero state scritte in un dialetto nord africano, berbero-libico, usato nelle zone occidentale dei domini dell’antico Egitto, la Cirenaica, e che da tale dialetto fosse derivata la lingua maori parlata dagli isolani della Polinesia. La più antica delle iscrizioni, ritrovata nelle Grotte dei Navigatori di Sosorra, situata nella baia di Mccluer, fu da lui datata al 232 a.C., l’epoca in cui presumibilmente Maui e Rata navigarono in quegli oceani. Negli anni Settanta, alcuni gruppi di ricerca etnografica, vicini alle teorie di Fell, sostennero che la lingua delle antiche iscrizioni trovate nelle isole del Pacifico fosse un misto di termini originari della Cirenaica e delle lingue polinesiane (come la lingua malay) con tracce dravidiche e di altre lingue della regione. Un’influenza linguistica che non poteva essere casuale e che apriva gli orizzonti della comunicazione commerciale marittima dell’età del bronzo nell’oceano indiano e pacifico. Barry Fell impiegò otto anni per dimostrare che quelle iscrizioni erano una forma scritta della lingua polinesiana. Questo possibile collegamento poteva anche spiegare come alcune specie di piante e animali avessero raggiunto la Polinesia dall’America occidentale e dall’Asia. Qualcuno li doveva aver portati fisicamente e non poteva trattarsi di un tronco alla deriva. Analizzando le iscrizioni in lingua maori notò delle somiglianze con quel misto di greco e di egiziano parlato nel Nord Africa da quegli abili pescatori libici che i Greci chiamavano Mauri. Queste iscrizioni presentavano caratteri alfabetici, senza vocali che, se sostituite con le corrispondenti dell’antico Egizio, potevano dare un senso alle parole. Ovviamente le teorie di Fell misero in crisi le teorie tradizionali, creando ipotetiche connessioni commerciali nell’età del bronzo molto più vaste di quanto immaginato.

Un’analisi per molti azzardata e basata su quelle misteriose iscrizioni ritrovate nel West Papua
Le trascrizioni dei graffiti scoperti nelle Grotte dei Navigatori nella Baia McCluer, Irian Jaya, erano state scoperte negli anni 1937-1938 da una spedizione dell’Istituto Frobenius dell’Università di Francoforte, e raffiguravano navi ed attrezzature da pesca, soggetti astronomici, grafici di navigazione, e “calcoli” tracciati con carbone ed ocre colorate.

Tra i tanti disegni Fell ne identificò uno che interpretò come una descrizione dell’esperimento di Eratostene per dimostrare che il mondo fosse rotondo. Secondo Fell, l’autore del grafito si identificava come Maui e si definiva astronomo e navigatore di una flotta di sei navi, comandata da Rata, salpata dall’Egitto verso il 232 a.C., sotto il regno di Tolomeo III, con la missione di circumnavigare il globo. A riprova della data, veniva registrata un’eclissi solare ed il passaggio di una cometa, eventi effettivamente occorsi nel quindicesimo anno di regno del Faraone.

Il ritrovamento nella grotta di alcuni scheletri di antichi Maori, fece ipotizzare a Fell che essi fossero in grado di leggere le iscrizioni e quindi parlare un dialetto simile alla lingua dell’antico Egitto.

Il 13 novembre 1974 il geografo George F. Carter Sr., professore della Texas A&M University, segnalò a Fell altre misteriose iscrizioni, ritrovate in insediamenti paleolitici in America. In particolare, vi era quella trascritta nel 1885 da Karl Stolp e ritrovata in una grotta presso Santiago del Cile. Ancora una volta i caratteri usati risultarono molto simili a quelli dell’antico dialetto libico cirenaico. 

Ecco la traduzione proposta da Barry Fell:

Limite meridionale della costa raggiunto da Maui. Questa regione è il limite meridionale della terra montuosa che il comandante rivendica, per iscritto, in questo territorio. Egli ha condotto la flotta verso sud sino a questo limite. Queste terre il navigatore rivendica al Re (d’Egitto) ed alla sua Regina e al loro nobile figlio, per un’estensione di 4.000 miglia, ripida e ricca di montagne, che si levano alte  16 anno di regno”.

Ipotesi decisamente interessanti che ci pongono una domanda intrigante
Qualora fossero state scritte da quegli antichi navigatori, perché non usarono i geroglifici nei loro scritti epigrafici?

 

Forse essi erano diretti ad altri coloni che seguivano la spedizione? In quel caso, si potrebbe ipotizzare che gli antichi esploratori utilizzarono il loro dialetto sulle epigrafi per un uso interno e non esterno? Questo aprirebbe anche un’altra ipotesi, forse ancora più affascinante ovvero se queste iscrizioni fossero in realtà molto più antiche.

Quei caratteri, ricollegabili a quel dialetto libico, potrebbero essere reminiscenze linguistiche a livello globale di una più antica civiltà?
In questa ipotesi, che va oltre la storia ufficiale, potremmo immaginare  l’esistenza di un grande impero marittimo, collocabile nel periodo in cui la leggendaria Atlantide era signora dei mari. In quel caso, Eratostene potrebbe aver avuto accesso a dei documenti antichi per sviluppare le sue teorie e la spedizione di Maui e Rata avrebbe potuto essere avvantaggiata dal fatto di trovare, in quelle terre ancora sconosciute, popoli con origini comuni, discendenti da un mitico regno scomparso.

Ipotesi sicuramente affascinanti ma che non trovano conferma nella storia ufficiale. Resta la domanda se Fell fu solo un sognatore o un visionario. 

 

Bibliografia
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