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ARGOMENTO: AMBIENTE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: CLIMA
parole chiave: Rapporto ERA5, clima
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Il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) ha incaricato il Copernicus Climate Change Service (C3S) di monitorare dallo spazio i cambiamenti termici del pianeta.

Dagli ultimi dati pubblicati il 2024 si è confermato l’anno più caldo mai registrato a livello globale e il primo anno solare in cui la temperatura media globale ha superato di 1,5 °C i livelli preindustriali.
La causa principale sono i cambiamenti climatici che agiscono sulle temperature estreme dell’aria e della superficie del mare ma anche altri fattori, come l’oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), che hanno contribuito all’aumento di queste temperature durante l’anno. I dati sono stati raccolti mettendo insieme le osservazioni dei più importanti Centri scientifici di monitoraggio mondiale (ECMWF, NASA, NOAA, Met Office del Regno Unito, Berkeley Earth e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale) che hanno tutti evidenziato le condizioni eccezionali registrate nel 2024.

Secondo Carlo Buontempo, Direttore del Copernicus Climate Change Service: “Tutti i set di dati sulla temperatura globale prodotti a livello internazionale mostrano che il 2024 è stato l’anno più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1850. L’umanità è responsabile del proprio destino, ma il modo in cui rispondiamo alla sfida climatica dovrebbe basarsi su prove concrete. Il futuro è nelle nostre mani: un’azione rapida e decisa può ancora modificare la traiettoria del nostro clima futuro“.
Di fatto queste elevate temperature globali, unite ai livelli record di vapore acqueo atmosferico globale nel 2024, hanno causato delle ondate di calore senza precedenti e forti piogge, causando sofferenza a milioni di persone. Va compreso che oltre ai danni all’ambiente, le ricadute sono sulle economie del territorio che comportano sconvolgimenti delle geopolitiche nelle faglie più deboli del pianeta.

Vediamo ora alcuni punti salienti del rapporto:
Secondo il programma di analisi ERA5, la temperatura media globale di 15,10 °C è stato di 0,72 °C superiore alla media del periodo 1991-2020 e di 0,12 °C superiore a quella del 2023 (il precedente anno più caldo mai registrato). In altre parole 1,60 °C in più rispetto alla stima della temperatura del periodo 1850-1900, il periodo designato come livello preindustriale. Inoltre, è risultato che gli ultimi 10 anni (2015-2024) sono stati la decade più calda mai registrata dall’inizio dell’era industriale registrando un nuovo record per la temperatura media globale giornaliera il 22 luglio 2024 di 17,16 °C. Questo record ha interessato tutte le regioni continentali, ad eccezione dell’Antartide e dell’Australasia, nonché ampie zone oceaniche, in particolare l’Oceano Atlantico settentrionale, l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico occidentale.
Vediamo cosa è successo agli oceani. Nel 2024, la temperatura media annua della superficie del mare (SST) sugli oceani extra-polari ha raggiunto il massimo storico di 20,87 °C, ovvero 0,51 °C in più rispetto alla media del periodo 1991-2020 con indubbie ricadute sulle popolazioni marine costiere, e con un gradiente termico che è ancora in salita. Nella analisi va considerato che Il 2024 ha segnato finalmente il termine del Niño, iniziato nel 2023, e la transizione verso condizioni più neutre, La Niña.
La quantità totale di vapore acqueo nell’atmosfera ha raggiunto un valore record nel 2024, circa il 5% in più rispetto alla media del periodo 1991-2020, e questo, unito alle temperature più calde già citate, contribuisce ad aumentare i livelli di stress termico del pianeta. In particolare, lo stress termico è stato raggiunto il 10 luglio, quando circa il 44% del globo è stato interessato da stress termico da “forte” a “estremo”, in pratica un aumento del 5% della superficie globale rispetto al massimo annuale medio.

L’estensione del ghiaccio antartico ha nuovamente raggiunto valori minimi record per gran parte del 2024. Da giugno a ottobre, l’estensione mensile si è classificata al secondo posto più basso, dopo il 2023, e al minimo a novembre. Nell’Artico, l’estensione del ghiaccio marino è rimasta invece relativamente vicina alla media del periodo 1991-2020 fino a luglio, ma è scesa ben al di sotto della media nei mesi successivi. Al suo minimo annuale a settembre, l’estensione mensile si è classificata al quinto posto più basso nelle registrazioni satellitari. Va però compreso che i valori di temperatura medi non hanno ancora violato il limite stabilito dall’Accordo di Parigi ma il rapporto sottolinea che le temperature globali stanno aumentando oltre quanto l’uomo moderno abbia mai sperimentato.

Anomalie e valori estremi della temperatura della superficie marina nel 2024. Le categorie di colore si riferiscono ai percentili delle distribuzioni di temperatura per il periodo di riferimento 1991-2020. Le categorie estreme (più fredde e più calde) si basano sulle classifiche per il periodo 1979-2024. I valori sono calcolati solo per gli oceani liberi dai ghiacci. Fonte dei dati: ERA5. Crediti: C3S / ECMWF.
Le elevate temperature superficiali del mare (SST) sono state uno dei fattori più significativi alla base della prevalenza di temperature globali elevate nel 2023 e nel 2024. Uno dei fattori alla base di queste elevate SST è stata l’evoluzione dell’oscillazione meridionale del Niño (ENSO). Questa ENSO ha raggiunto il picco nel dicembre 2023 e ha continuato a influenzare le temperature globali nella prima metà del 2024. Anche con la fine del Niño e la transizione verso condizioni più neutre nel Pacifico orientale equatoriale, molte regioni hanno continuato a registrare SST insolitamente elevate, con conseguente mantenimento di un valore della SST globale superiore alla media 1. Nel 2024, sono stati osservati eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, che vanno da forti tempeste e inondazioni a ondate di calore, siccità e incendi boschivi. La crescente frequenza e intensità di tali eventi rappresenta un rischio significativo per i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo. La quantità totale di vapore acqueo nell’atmosfera ha raggiunto un livello record nel 2024, circa il 5% in più rispetto alla media del periodo 1991-2020, significativamente superiore a quella del 2023. Questa abbondante riserva di umidità ha amplificato il potenziale di eventi piovosi estremi. Inoltre, combinata con le elevate temperature superficiali del mare, ha contribuito allo sviluppo di tempeste di grandi dimensioni, inclusi i cicloni tropicali. I prolungati periodi di siccità in diverse regioni hanno creato condizioni favorevoli agli incendi boschivi su larga scala e persistenti che hanno provocato un innalzamento dei valori della CO2 in tutte le Americhe, dalla California alla Bolivia e Venezuela secondo i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS).
L’estensione del ghiaccio marino nell’Artico e intorno all’Antartide è un indicatore essenziale della stabilità del clima terrestre, e viene costantemente monitorato. Nel 2024, l’estensione del ghiaccio marino in queste regioni è stata significativamente inferiore alla media. In particolare l’estensione del ghiaccio marino antartico ha raggiunto in molti casi valori record per il secondo anno consecutivo. Nell’Artico, l’estensione del ghiaccio marino è rimasta vicina alla media del periodo 1991-2020 fino a luglio, ma è scesa ben al di sotto della media nei mesi successivi. Al suo minimo annuale, ottenuto a settembre, l’estensione mensile si è classificata al quinto posto più basso nella registrazione satellitare.
Per quanto riguarda le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e metano, purtroppo stanno continuando ad aumentare, raggiungendo livelli annuali record nel 2024, rispettivamente a 422 parti per milione (ppm) e 1897 parti per miliardo (ppb).

Concentrazione media mensile globale di CO2 atmosferica (sinistra) e CH4 (destra), derivata da dati satellitari per il periodo 2003-2024 (linea tratteggiata) e media a 12 mesi (linea continua). Fonte dei dati: dati consolidati (2003-2023) di C3S / Obs4MIPs (v4.6) e dati preliminari quasi in tempo reale di CAMS (2024) di GOSAT (CH4) e GOSAT-2 (CO2). Intervallo spaziale: 60° S – 60° N sulla terraferma. Crediti: C3S / CAMS / ECMWF / Università di Brema / SRON.
Di fatto, il fattore determinante nell’evoluzione di molti indicatori climatici nel 2024 è stato l’aumento della temperatura globale, in gran parte associato all’aumento della concentrazione di gas serra (GHG) nell’atmosfera, conseguente ad attività umane con un tasso di aumento dell’anidride carbonica superiore a quello osservato negli ultimi anni. Il tasso di aumento del metano è stato invece significativamente inferiore rispetto agli ultimi tre anni.
In estrema sintesi, come sottolineato da Laurence Rouil, Direttore del CAMS presso l’ECMWF, “Questo rapporto dimostra l’importanza cruciale delle nostre attività di monitoraggio. Nel 2024, i gas serra atmosferici hanno raggiunto i livelli annuali più alti mai registrati in atmosfera, secondo i dati C3S e CAMS. Le concentrazioni di anidride carbonica nel 2024 erano di 2,9 ppm superiori rispetto al 2023 e le concentrazioni di metano erano di 3 ppb superiori. Questo aumento ha portato la stima annuale della concentrazione atmosferica di anidride carbonica a 422 ppm e quella di metano a 1897 ppb. I nostri dati indicano chiaramente un costante aumento globale delle emissioni di gas serra, che rimangono la principale causa del cambiamento climatico“.
Considerazioni
Ci troviamo in una situazione sempre più critica che vede poca luce in fondo al tunnel; la riduzione delle emissioni deve essere globale e distribuita equamente per avere un senso compiuto. Allo stato attuale appare improbabile che i paesi più inquinatori, che devono affrontare la necessità di nutrire miliardi di persone, applichino un intervento correttivo alle loro emissioni. Soluzioni più virtuose richiederebbero infatti costi non sostenibili dalle loro economie che hanno necessità di essere maggiormente competitive sui mercati internazionali. Questo comporterà che i Paesi più virtuosi, che stanno già adottando politiche di crescita sostenibili, subiranno una concorrenza sleale che renderà ancora più difficili i rapporti tra i vari schieramenti. In parole più semplici, si genereranno in molti Paesi situazioni complesse di instabilità geopolitiche. A questo punto ci potremmo domandare: in un mondo che sta accelerando nella ricerca di un nuovo ordine mondiale, quale sarà la soluzione migliore? E’ certo che se non rallenteremo la crescita delle temperature, tutto il pianeta ne risentirà con la perdita di ecosistemi, la desertificazione di ampie aree al momento coltivabili e l’innalzamento dei mari. I Grandi della Terra dovranno quindi fare una scelta: salvare insieme l’Umanità o continuare a suicidarsi verso un destino che appare inevitabile. Una partita a Risiko senza vincitori. Ci rileggeremo al prossimo rapporto.
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1 In realtà, gli ultimi dati del NOAA hanno rivelato che il Pacifico tropicale si è riscaldato di nuovo a marzo 2025, quindi La Niña sembrerebbe ufficialmente terminata e siamo in uno stato neutrale del ciclo ENSO, ovvero non c’è un Niño attivo o una Niña in corso. Questa è una situazione anomala in quanto, in media, il ciclo ENSO innesca un periodo caldo (Niño) seguito da un periodo un freddo (Niña) ogni due-sette anni, eventi che influenzano le condizioni meteo del pianeta.
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