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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Sommergibili dell’Asse, 1943
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Pubblichiamo le conclusioni all’interessantissimo saggio di Francesco Mattesini sull’attività dei sommergibili italiani e tedeschi nel Mediterraneo dalla fine delle operazioni dell’Asse in Tunisia alla conquista della Sicilia da parte degli anglo-americani. Come sempre, per maggiori dettagli, seguite il link al saggio posto in riferimento. Buona lettura

Nel periodo tra la metà di maggio e il 6 Settembre 1943, a differenza dei risultati praticamente nulli conseguiti nelle operazioni dai sommergibili italiani, gli U-boote tedeschi continuarono a costituire una minaccia subacquea che gli Alleati non potevano ignorare. Ed è per questo motivo che avevano trasformato il Mediterraneo in un mare particolarmente sorvegliato, rafforzando ed estendendo i loro pattugliamenti con navi di superficie e con un considerevole numero di aerei particolarmente addestrati alla guerra contro i sommergibili. Inoltre, trasformarono le zone di avvicinamento allo Stretto di Gibilterra in una vera trappola, tanto da indurre la SKL 1 a sospendere il trasferimento di altre unità subacquee, in attesa della fine dell’estate con le giornate più corte, in modo da sfruttare durante il transito il vantaggio dell’oscurità. Ma anche questa misura praticamente non portava a grandi vantaggi poiché ogni nave o aereo adibito alla caccia ai sommergibili possedeva i più moderni apparati radar.
In tema di confronto, nel periodo preso in considerazione, tra il 18 maggio e l’11 settembre 1943; occorre dire che i sommergibili italiani riuscirono ad arrivare a segno una sola volta, silurando, con l’Alagi del tenente di vascello Sergio Puccini, l’incrociatore britannico Cleopatra, ma perdendo nello stesso tempo 12 sommergibili. Invece gli U-boote tedeschi affondarono con il siluro quattordici navi, incluso un cacciatorpediniere e una LST per 71.082 tonnellate, e danneggiarono altre nove navi per 56.151 tonnellate, inclusa una LST. Affondarono con il cannone anche una decina di motovelieri. Andarono perduti nel Mediterraneo tra il 21 maggio e l’11 settembre nove U-boote.
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Per spiegare la causa dei successi dei sommergibili tedeschi bisogna tener conto che gli U-boote avevano caratteristiche decisamente superiori a quelle dei battelli italiani, e che venivano continuamente migliorati e forniti strumenti d’attacco e di difesa molto migliori a quelle dei loro alleati. Comandati da uomini freddi e calcolatori, di grande esperienza bellica e astuzia, e diciamolo francamente molto coraggiosi, la cui età era generalmente al disotto dei trent’anni, e se si trattava di sottotenente di vascelli anche al disotto dei venticinque anni, gli U-boote che venivano trasferiti in Mediterraneo, erano di costruzione recentissima, del tipo medio VIIC. Essi disponevano di grande autonomia e di perfezionate apparecchiature tecniche di rilevamento e di lancio. A prora avevano quattro tubi lanciasiluri da 533 mm, a poppa soltanto uno. La maggiore velocità subacquea e di superficie e la possibilità di scoprire con l’ecogoniometro il nemico anche in immersione a grande distanza, permetteva ai sommergibili tedeschi di seguire e aggirare i bersagli per poi attaccarli durante il giorno e la notte dalla posizione più favorevole. Essi potevano poi lanciare i siluri quasi a colpo sicuro, grazie ad una centrale di tiro che elaborava meccanicamente i dati balistici per le camere di lancio. Quella di prora era attrezzate per impiegare contemporaneamente più siluri, che oltre ad essere di grande precisione e potenza distruttiva, avevano anche il vantaggio del funzionamento elettrico e quindi non lasciavano scie troppo visibili alla superficie.

Ma da quell’estate 1943 fu impiegato un nuovo rivoluzionario tipo di siluro, a funzionamento acustico che arrivava sulle navi seguendo il rumore delle loro eliche. E per questo motivo, che i siluri acustici colpivano sempre a poppa. Se scoperti i maneggevoli U-boote potevano immergersi con grande rapidità (non più di 30 secondi) e raggiungere nella fase di disimpegno notevoli profondità. Di costruzione più semplice e di dimensioni più ridotte rispetto a quelli italiani, specialmente quelli di grande crociera, i sommergibili tedeschi tipo VII erano infine meno soggetti al logorio di quanto non lo fossero quelli italiani, e nello stesso tempo potevano sopportare più agevolmente il tormento del mare mosso e le concussioni delle bombe di profondità. Importante differenza fra le due flotte subacquee dell’Asse era pure il modo di concepire le tattiche d’impiego. Infatti, mentre la flotta sottomarina tedesca era stata creata per la guerra al commercio ed ebbe quindi anche nel Mediterraneo quale compito più appropriato l’attacco senza restrizione al traffico mercantile, i sommergibili italiani in questo mare furono impegnati principalmente quali unità ausiliarie della Flotta di superficie, in schieramenti statici, per assolvere compiti esplorativi e per cercare di ostacolare il passaggio alla Flotta britannica e ai convogli avversari.

Il risultato fu che anche nel corso del 1943 mentre si stava preparando da parte degli anglo-americani lo sbarco e la conquista della Sicilia, una notevole forza distruttiva venne impegnata per lunghi periodi in un’attesa passiva, anziché impiegarla alla ricerca dei bersagli. Questo comportamento, non certamente voluto dai Comandi e dai Comandanti di Sommergibili, andava a scapito anche dell’attività di addestramento, come fu ampiamente dimostrato dai mancati successi, a cui si contrapponevano forti perdite, come accadde nel breve periodo della campagna della Sicilia. Ben differentemente si comportarono i sommergibili tedeschi, che andando in mare in continuazione poterono quindi realizzare risultati di grande prestigio, soprattutto operando sotto costa e davanti alle entrate dei porti nemici, eseguendo una tattica indubbiamente rischiosa, che portava a perdite, ma che era anche altamente redditizia. La stessa tattica era usata dai sommergibili britannici che nel corso della guerra nel Mediterraneo affondarono e danneggiarono molte navi da guerra italiane e fecero letteralmente a pezzi il naviglio mercantile italiano e tedesco. Uno dei segreti dei loro successi consistette nei lanci multipli, senza risparmiare i siluri. Generalmente le salve dei piccoli sommergibili del tipo “U” erano di quattro siluri di prora, mentre i sommergibili del tipo maggiore tipo “T” e “S” era di sei siluri di prora. Con questo sistema, dispendioso ma efficace, impiegato in immersione contro qualsiasi tipo di nave e diretto da un’efficientissima centrale di lancio, anche quando il sommergibile lanciava senza controllare al periscopio, almeno un siluro arrivava quasi sempre a colpire il bersaglio.

HMS NIGERIA in navigazione presso l’US Navy Yard, South Carolina fu colpito e danneggiato dal regio sommergibile Axum, comandato dal TV Renato Ferrini
HMS Nigeria.jpg – Wikimedia Commons
La salva dei sommergibili italiani era generalmente singola o binata, e salvo in alcuni occasioni, contro navi considerate importanti, era impiegata la salva dei quattro siluri di prora. Come quella dell’Axum del tenente di vascello Renato Ferrini che il 12 agosto 1942, riuscì a colpire a nord di Biserta tre navi del grande convoglio dell’Operazione britannica “Pedestal”, diretto a Malta, affondando l’incrociatore contraereo Cairo, colpendo e danneggiando l’incrociatore Nigeria e la grande petroliera Ohio. Un’ora dopo la stessa salva da quattro siluri fu impiegata dal sommergibile Alagi del tenente di vascello Sergio Puccini, che riuscì a colpire e danneggiare con un siluro l’incrociatore Kenya, mentre un secondo siluro passò sotto lo scafo della nave senza esplodere 2.
Francesco Mattesini
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le immagini sono tratte dal saggio in riferimento – in anteprima il regio sommergibile Alagi il giorno del suo varo a Monfalcone Alagi at Monfalcone.jpg – Wikimedia Commons
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Note
1. Seekriegsleitung o SKL era una sezione del personale di comando superiore della Kaiserliche Marine e della Kriegsmarine della Germania durante le guerre mondiali.
2. Francesco Mattesini, La battaglia aeronavale di mezzo agosto. Il contrasto delle forze italo-tedesche all’operazione britannica “Pedestal”, 10 – 15 Agosto 194, Ristampa Edizioni, Santa Fina di Cittaducale (RI), Agosto 2019, pagine 677
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Riferimento
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