Le costruzioni navali italiane nel periodo dal 1936 al 1945 – parte II

gianluca bertozzi

10 Giugno 2019
tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ARCHITETTURA NAVALE
parole chiave: costruzioni, armamenti, regia marina italiana

Le costruzioni navali
I limiti economici e produttivi della guerra non furono pochi, ma l’industria cantieristica italiana espresse il massimo della sua capacità produttiva: un grande merito, da non dimenticare, va attribuito alle maestranze, ai tecnici e ai dirigenti dell’epoca.

Dall’inizio della guerra sino alla data dell’8 settembre 1943, la cantieristica italiana lavorò su 358.000 tonnellate di naviglio da guerra e la marina ricevette 81 nuove unità di prima linea, vale a dire una nave da battaglia, tre incrociatori, cinque caccia, 16 torpediniere, 29 corvette, 29 sommergibili per 156.307 tds complessive, elenco completato da 14 sommergibili tascabili, 27 Mas, 36 motosiluranti, 52 Vas e 95 MZ e 100 ML.

Cantiere di Monfalcone

Non va sottovalutato l’apporto di lavoro di arsenali e cantieri nell’attrezzare numerose piccole unità da pesca e da diporto per compiti di dragaggio, di vigilanza e di scorta costiera da sbarco, nonché la trasformazione di un certo numero di navi mercantili in incrociatori ausiliari e navi ospedale.

Per quanto riguarda la marina mercantile furono impostate 416.000 tsl di naviglio col completamento di 60 unità per 305.733 tsl (di cui 47 per 265.000 tsl impiegate durante la battaglia dei convogli) cui si aggiunsero alcune costruzioni per conto della Marina germanica e riparazioni per circa 400.000 tsl. Ovviamente questa produzione fu ridottissima rispetto a quella degli Stati Uniti e decisamente inferiore anche a quella dell’impero Britannico e delle nazione dell’Asse alleate, Giappone e Germania. Tuttavia, considerato che la previsione prebellica più ottimistica rappresentava le 55.000-60.000 tds come il massimo possibile, si può dire che,  anche se effettivamente prese il mare il 67% di quanto impostato, lo sforzo non fu trascurabile e fu per l’Italia un buon risultato.

Il residuo prebellico del carico di lavoro dei cantieri fu rappresentato dalla nave di battaglia Roma e Impero (poi bloccata), dagli otto incrociatori veloci della classe “Capitani Romani“, dai 2 ex incrociatori siamesi ribattezzati Etna e Vesuvio, dall’avviso Diana e dai quattro sommergibili da grande crociera della classe “Cagni“. Un totale di 16 unità per 93.000 t, di cui furono completate nove unità per 63.000 tonnellate.

Regia nave Diana. Impostato nei cantieri di Fiume come panfilo di Benito Mussolini, allo scoppio della seconda guerra mondiale era ancora in costruzione e fu completato come avviso veloce ed adibito a vari usi, principalmente missioni di trasporto veloce di truppe e materiali sulle rotte della Libia e dell’Egeo

Negli anni della guerra molti lavori e risorse furono assorbiti dal riattamento della nave da battaglia Cavour e per la nave portaerei Aquila, e in minor misura per la seconda portaerei, lo Sparviero e la nave da battaglia Impero. Quattro unità navali, per circa 116.000 tds, che richiesero molti materiali e lavoro, non sempre sottratti ai lavori più urgenti e necessari. Chi ne pagò lo scotto maggiore fu il Cavour.

Regia Nave Cavour alla parata di Napoli del 1938

La costruzione della portaerei Aquila, ottenuta dalla trasformazione del transatlantico Roma, iniziò lentamente nel 1941 ed i lavori furono accelerati dopo la battaglia di Capo Matapan. Due anni più tardi, ormai a conflitto compromesso, venne impostata la portaerei di scorta Sparviero per conversione della motonave Augustus.

La portaerei Aquila, l’incompiuta

Alla data dell’armistizio l’Aquila era quasi pronta per le prove in mare ma fu abbandonata come i lavori dello Sparviero, la cui ricostruzione era appena abbozzata. In ogni caso anche se l’Aquila fosse stata completata, la sua operatività sarebbe stata molto lontana in quanto il reparto volo avrebbe richiesto anni per divenire operativo.

Molto probabilmente sarebbe stato meglio concentrare l’impegno costruttivo sul naviglio leggero o accelerare il completamento della Roma e dell’Impero, dato che così si sarebbero ottenute due moderne grandi unità impiegabili al posto di una vecchia unità con molte limitazioni operative e due portaerei inutilizzabili per anni.

Regia Nave Roma

All’8 settembre 1943 undici cacciatorpediniere, diciassette torpediniere, trentadue corvette e ventinove sommergibili, senza contare il Cavour, sette incrociatori leggeri e le due navi portaerei erano ancora in costruzione. Uno sforzo per l’Italia cantieristica e industriale davvero importante con una produzione nazionale mai raggiunta prima. Furono introdotte su ampia scala nuove tecniche costruttive quale l’impiego estensivo della saldatura degli scafi e delle sovrastrutture e quella dell’impiego di materiali leggeri compositi o meno. Nelle costruzioni militari furono privilegiati  il naviglio di scorta e sottile, i sommergibili e il naviglio veloce da combattimento.

La Regia Marina italiana tornò al concetto dei cacciatorpediniere di elevato dislocamento, con le unità della classe “Comandanti Medaglia d’Oro” da 2950 t e artiglierie da 135 mm. Ne furono previsti ben 20, ma si fece a tempo ad impostarne solo 9 e nessuno entro in servizio. Lo stesso fu per una parte dei caccia della seconda serie della classe “Soldati” (impostati in sette ne entrarono in servizio solo cinque).

Dato che c’era necessità di cacciatorpediniere e la loro costruzione richiedeva tempi abbastanza lunghi, la Regia Marina tornò ad una vecchia soluzione risalente alla prima metà degli anni Trenta: affidare a numerose unità sottili veloci siluranti alcuni compiti dei caccia. Fu varato così il programma delle torpediniere d’attacco della classeAriete“, di cui ne furono previste ben 42 (ne furono impostate 16 e completata solo una).Un impegno di grande rilevanza fu la costruzione di naviglio antisommergibile, una mancanza operativa tenendo conto che la Regia Marina possedeva solo quattro avvisi scorta. In tempo di guerra furono realizzati gli eccellenti avvisi scorta della classe “Ciclone” (sedici e completati quindici).

Per quanto riguarda le corvette va menzionata la classe “Gabbiano”. Ne furono programmate sessanta ma solo ventinove riuscirono a prendere il mare. Costruite per avere un’esistenza “spendibile” di sei mesi rimasero in servizio sino al 1981 con il loro ultimo esemplare, l’Ape, che venne impiegato anche nel dopoguerra dal COM.SUB.IN.

Le corvette classe Gabbiano, iniziarono ad entrare in servizio solo dall’ottobre 1942, e resero eccellenti servizi, essendo equipaggiate con efficienti armi “antisom”, apparati motori elettrici per la navigazione silenziosa, ecogoniometri ed un buon armamento antiaereo. Anche il naviglio minore veloce, come le vedette antisommergibili e,  soprattutto le motosiluranti, ottennero buoni risultati,  superando i ridotti limiti d’impiego dei MAS. Le motosiluranti derivavano dai progetti e dalle esperienze delle Schnellboote tedesche, ma risultarono unità di così buone caratteristiche che alcune di esse, rimodernate, rimasero pienamente operative sino al 1978.

Importante fu la costruzione, di progetto tedesco, delle numerose motozattere “MZ” che, destinate all’operazione di sbarco a Malta, svolsero un importante lavoro di traffico costiero lungo le coste dell’Africa settentrionale sino a ridosso delle prime linee, e poi nelle acque nazionali, rimanendo ancora in servizio per moltissimi anni.

Nel settore del naviglio subacqueo, le costruzioni di guerra riguardarono l’impostazione o la raccolta di materiali per cinquantadue sommergibili: furono completati tredici battelli della classe “Platino“, otto dei dodici impostati della classe “Tritone“, ma nessuno dei quindici battelli impostati della classe “Bario“.

Tutti sommergibili da media crociera su cui era stato fatto tesoro delle esperienze di guerra dei battelli italiani e tedeschi. Per i tipi da grande crociera ci si rivolse a quelli destinati al trasporto di materiali tra le coste atlantiche della Francia e l’Estremo Oriente. Dei dodici battelli classe “Romolo”, avviati alla costruzione, solo due poterono essere completati.

Le realizzazioni costruttive furono dunque apprezzabili sia in numero sia in qualità. L’industria cantieristica italiana continuò a lavorare anche dopo l’8 settembre 1943 per conto della Marina germanica, e riuscì a completare un numero importante di unità, tra cui 13 torpediniere d’attacco della classe ”Ariete”, un avviso scorta classe “Ciclone”, 19 corvette, 9 motosiluranti, 12 VAS, 8 DV, un sommergibile costiero classe CM e dieci sommergibili tascabili CB assieme a 20 motozattere e 29.000 tsl di mercantili anche di stazza rilevante.

sommergibili costieri veloci tipo XXIII costruiti per la Marina tedesca

I cantieri navali italiani in questo periodo iniziarono la costruzione di mezzi subacquei tedeschi impostando 25 sommergibili costieri veloci tipo XXIII (18 battelli a Genova, 7 a Monfalcone anche se inizialmente ne erano previsti 30 e 15) e 30 sommergibili tascabili Tipo XXVIIB Seehund in parte consegnati.

C’è da osservare che ci fu un aumento di produttività dei cantieri, da considerarsi straordinario in considerazione delle condizioni in cui si trovavano l’Italia e la sua economia; i tempi medi di costruzione di un cacciatorpediniere della classe “Soldati” furono di sedici mesi e dieci giorni, contro i diciannove mesi e venticinque giorni di un caccia della prima serie della stessa classe costruito prima della guerra.

Regia Nave Airone classe Spica

Le torpediniere prebelliche della classe “Spica” avevano avuto un tempo di costruzione unitario medio di sedici mesi e ventisette giorni; l’Ariete, fu costruita in 13 mesi.

Regia Nave Ariete

Per costruire un avviso scorta della classe “Ciclone” ci volevano mediamente diciassette mesi e tredici giorni, un periodo inferiore dei loro predecessori classe “Orsa” che ne abbisognavano ventiquattro.

avviso scorta Ciclone

Per i sommergibili e gli incrociatori leggeri, i tempi furono pressoché eguagliati tra costruzioni prebelliche e belliche.
I sommergibili prebellici dell’ultima serie della classe “600”, i cosiddetti “africani”, avevano richiesto un tempo medio di costruzione di dodici mesi e venti giorni, i loro immediati successori del tempo di guerra, i battelli della classe “Tritone” e quelli della classe “Acciaio”, richiesero diciassette mesi e quindici giorni i primi, e tredici mesi e tredici giorni i secondi. Vi influirono difficoltà di reperimento di materiali particolari e di apparati, propri dei sommergibili. Tuttavia il risultato fu di rilievo.

I tre piccoli incrociatori della classe “Capitani Romani”, i soli completati durante i tre anni di guerra considerati, furono completati in media nel giro di trentanove mesi, tanti quanti se ne impiegarono per costruire a suo tempo i primi incrociatori della classe “Condottieri” serie “Da Barbiano”. Per le unità di nuovo tipo, si arrivò a costruire le motozattere “MZ” in meno di  sessanta giorni, mentre le corvette ebbero un tempo medio di costruzione di dieci mesi.

Conclusioni
Le costruzioni navali del tempo di guerra non furono tali e tante da poter influire sull’andamento delle operazioni navali, ma consentirono alla Regia Marina di riempire alcuni dei molti vuoti provocati dalle vicende belliche e di riparare, se pur tardivamente, ad alcuni errori e manchevolezze di cui soffriva la composizione delle forze navali sin dal primo giorno di guerra. I risultati furono comunque ben al di sopra di qualsiasi rosea previsione dei piani e dei programmi predisposti prima della guerra. I materiali, per quanto necessario e pur con traversie di vario genere, furono messi a disposizione e l’industria cantieristica fece più del suo meglio per dare alla Regia Marina tutto ciò che fu possibile dare: se gli equipaggi fecero valorosamente la loro parte sul mare, altrettanto la fecero gli operai e i tecnici nei cantieri.

Una considerazione è che se la Marina dispone oggi di una buona componente tecnologica e produttiva, le basi di essa furono proprio gettate negli anni della guerra. La realtà bellica di tutti i giorni, le esigenze difensive e offensive davanti ad un avversario sempre più dotato di mezzi e accanto ad un alleato altrettanto tecnicamente evoluto, fecero aprire gli occhi alla Regia Marina su esperienze ed esigenze che essa non aveva mai vissuto, valutato e guadagnato nel corso della sua esistenza. Questa lacuna fu certo dovuta al fatto di aver preparato in venti anni una Marina che guardava più al presente che al futuro. Se la guerra fu una scuola rapida, severa e dolorosa, nonostante un’industria nazionale sofferente di mancanza di materie prime e povera di tecnologia, la Regia Marina riuscì a guadagnare terreno, almeno nelle fasi progettuali e di pre-produzione, anche in quei settori che erano stati trascurati o ignorati in venti anni di preparazione. Purtroppo a tanto impegno non poté seguire una produzione di serie che, nell’ipotesi migliore, avrebbe potuto prendere il via solo dal 1944-1945 in poi.

Gianluca Bertozzi

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FONTI
Le costruzioni navali italiane di guerra di Giorgio Giorgerini
Le navi da guerra italiane 1940-1945, di Erminio Bagnasco et alii
Fascisti sul mare: La Marina e gli ammiragli di Mussolini di Fabio De Ninno
I sommergibili del fascismo di Fabio De Ninno
Navi mercantili perdute aa.vv.
Come perdere la guerra e vincere la pace cura di V. Zamagni

 

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