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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Cristoforo Colombo, 1492
“Sono andato in mare dalla più tenera età e ho continuato in una vita marina fino ad oggi. Chi si dà a questa arte vuole conoscere i segreti della natura qui sotto. Sono più di quarant’anni che sono stato così impegnato. Ovunque si sia navigato, io ho navigato. “– Cristoforo Colombo,
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Colombo e il suo tempo
Il grande navigatore nacque a Genova, nella Repubblica di Genova, nel 1451 nel periodo storico chiamato Rinascimento, che si sviluppò a Firenze tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna.

Un periodo che, in un arco di tempo che va dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo, fu fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà occidentale. Un cambiamento che portò ad un nuovo modo di concepire il mondo, di fatto sviluppando le idee dell’Umanesimo, nato in ambito letterario nel XIV secolo in Italia ad opera soprattutto di Francesco Petrarca, poeta, scrittore e filosofo italiano. Il Rinascimento influenzò tutte le arti figurative e un nuovo approccio verso il mondo, affiancando la conoscenza funzionale alla ricerca della conoscenza della natura a fini utilitaristici, per modificarla secondo le proprie esigenze. Dai secoli “bui” del Medioevo, l’Uomo si spingeva oltre i confini, preso da una febbre verso le scienze della trasformazione e del dominio sugli elementi. In quel periodo, grazie anche allo sviluppo della tecnologia navale, si aprirono alle flotte europee le prime rotte oceaniche e nasceva l’epoca delle grandi scoperte geografiche.
Un’infanzia misteriosa
Cristoforo Colombo fu il primogenito di quattro figli (tre maschi e una femmina) di Domenico Colombo e Susanna Fontanarossa, gestori di una piccola azienda tessile e successivamente, in seguito al trasferimento da Genova a Savona, di un’osteria. Sebbene non si conosca molto sulla sua infanzia si ritiene che nacque all’interno del territorio genovese. Fu certamente molto innamorato del mare al punto di iniziare a navigare sin dalla giovane età. In una lettera, citata dal figlio Ferdinando, si dice che inizio a solcare il mare alla tenera età di 14 anni. In un’altra, citava che nel 1501 aveva oltre quarant’anni di navigazione, per cui iniziò a navigare al più tardi a circa vent’anni.
Sapeva leggere e scrivere per cui il giovane Colombo ricevette di certo una buona educazione. Di fatto durante i suoi viaggi latinizzò il suo nome su lettere e documenti. Dopo avere prestato servizio sotto Renato d’Angiò nel 1473 cominciò l’apprendistato come mercante al servizio delle famiglie genovesi Centurione, Di Negro, Imperiali e Spinola.
Nel 1473 partì alla volta di Chio in Grecia, navigando su di un’imbarcazione di nome Roxana, e vi rimase circa un anno. Nel 1476 giunse a Bristol, arrivato in Inghilterra presumibilmente al seguito della flotta genovese che fu attaccata da navi francesi al largo del Capo Vincenzo e dove a stento, secondo le fonti, trovò scampo. Successivamente approdò a Galway in Irlanda e nel 1477, infine, raggiunse l’Islanda. Verso il 1479, continuando a curare i commerci per conto della famiglia Centurione, Colombo si trasferì temporaneamente a Lisbona. Nel 1480, al rientro dal suo viaggio verso i mari del Nord e le isole britanniche, Colombo sposò Filipa Moniz Perestrello, figlia di Bartolomeo Perestrello il Vecchio, un navigatore portoghese di origini piacentine e di Isabel Moniz. Da Filipa ebbe nel 1841 un figlio, Diego. La coppia si trasferì prima a Porto Santo, dove il suocero era governatore, e successivamente a Madera. In questo periodo Colombo si dedicò al commercio in proprio ma senza fortuna tanto che tornò nuovamente a Lisbona dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo.
L’attrazione quasi morbosa per il mare e per l’ignoto fu galeotta. Nella mente di Colombo nacque l’idea di scoprire una rotta breve per raggiungere le Indie, forse ispirata da un incontro con un naufrago che sembrerebbe tracciò in punta di morte una mappa di terre d’oltre oceano. Dopo aver partecipato a diverse spedizioni in Africa, Colombo acquisì una maggiore conoscenza delle correnti atlantiche che scendono ad est ed ovest delle isole Canarie, fondamentali per fare un grande salto verso l’ignoto.
Un momento storico importante
In quel periodo avvennero grandi stravolgimenti politici: le principali città-stato della penisola italica si svilupparono in stati regionali espandendosi a spese dei vicini, senza peraltro arrivare alla realizzazione dell’unità nazionale, mentre nascevano stati nazionali europei in Spagna, Francia ed in Inghilterra. La nuova realtà fece sviluppare la diplomazia, con l’istituzione, entro il XVI secolo, di ambasciate permanenti e delle prime situazioni di frizione per motivi economici tra i vari stati. Ad Oriente avvenne l’espansione dell’Impero Ottomano che, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, giunse a minacciare i confini con l’Austria. Il potere marittimo della flotta ottomana, perfettamente organizzata sia dal punto di vista operativo che logistico, rese più difficile la percorrenza delle rotte marittime orientali frequentate dalle flotte mercantili per le spezie e l’oro. Questa situazione spinse Colombo a sviluppare il suo progetto di disegnare una via occidentale più veloce e più sicura attraverso l’Atlantico per raggiungere l’Asia.
Basandosi sulle carte geografiche del suocero, sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni ed altri oggetti) trovati al largo delle coste atlantiche, Colombo maturò la sua convinzione che oltre le isole Azzorre dovesse esserci l’Asia.
Ogni scoperta si basa su una dura e profonda preparazione. Colombo non era solo un visionario ma un uomo erudito che si era formato su testi geografici come l’Historia rerum ubique gestarum di Papa Pio II, l’Imago mundi di Pierre d’Ailly (1480) ed Il Milione di Marco Polo. Come tutti i personaggi con un certo carisma, le sue tesi trovarono detrattori ma anche forti sostenitori. Nel 1483 Colombo incontrò, senza successo, il re Giovanni II del Portogallo nel 1483 e propose un viaggio verso le terre ad occidente, oltre l’oceano Atlantico. Fu una grande delusione per Colombo che decise, dopo la morte prematura della moglie, di trasferirsi nel Regno di Castiglia, a Palos de la Frontera.
La scelta della Spagna non fu casuale
Attraverso il duca Medina Sidonia e don Luis de la Cerda, duca di Medinaceli, Colombo poté arrivare alla regina Isabella di Castiglia, affascinata da quel visionario che parlava di terre lontane e ricchissime.
L’incontro non fu però immediato, spesso venne rinviato per le rigide ragioni di protocollo. Ai primi di maggio dello stesso anno i regnanti di Spagna, Ferdinando II di Aragona e Isabella, incontrarono finalmente Cristoforo Colombo ed ascoltarono il suo progetto di raggiungere per mare le terre d’oriente, il Catai ed il Cipango, percorrendo però la sconosciuta via occidentale. L’incontro ebbe qualche successo visto che tra il 1486 e il 1487 una commissione reale analizzò la proposta ma il verdetto, di quella che venne definita la “battaglia di Colombo”, arrivò solo alla fine del 1490 con una nuova solenne bocciatura.
A Cordova frequentò i fratelli Luciano e Leonardo Barroia, che gli presentarono Diego de Arana di cui conobbe la cugina Beatriz Enríquez de Arana con la quale, sebbene solo ventenne, ebbe una relazione ed un secondo figlio, Fernando. Vista la non disponibilità dei sovrani di Spagna Colombo, dopo molti tentativi, cercò inutilmente di farsi ascoltare dai sovrani d’Inghilterra e di Francia. Intanto conobbe Martín Alonso Pinzón che gli fu molto utile per avvicinarsi nuovamente ai reali di Spagna. Era il 1492, dopo sette anni di soggiorno nel regno di Castiglia, Colombo aveva quasi del tutto esaurito le sue ricchezze, tanto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia. Per sostenersi fu costretto a vendere libri e disegnare mappe.

Fu solo dopo la cattura dell’ultima roccaforte musulmana di Granada che, nel gennaio del 1492, i monarchi spagnoli acconsentirono finalmente a finanziare la spedizione e … alle sue condizioni. Colombo, tra le altre cose, ottenne, nel caso di riuscita del suo viaggio, la concessione del titolo di ammiraglio e la carica di viceré e “governatore delle terre scoperte” (titolo che pretese dovesse essere ereditario), e una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Finalmente, nell’agosto del 1492, Colombo poté partire dalla Spagna con tre piccole navi: Santa Maria, Pinta e Niña.
La prima era una caracca mentre le altre due caravelle, imbarcazioni più piccole della caracca ma con una struttura più robusta ed adatta all’alto mare. Attrezzate con due o tre alberi, con vele quadre o triangolari, erano idonee a traversate di lunga durata grazie alla loro solidità e manovrabilità. I primi modelli di caravelle erano stati realizzati dai Portoghesi per le loro attività commerciali intorno all’Africa. Con una stazza di circa 60 tonnellate la loro lunghezza era intorno ai 20 metri, dei gusci di noce che però attraversarono l’Atlantico. La caravella, essendo più leggera della caracca, grazie al migliore sistema velico, poteva mantenere un’andatura di traverso cosa quasi impossibile a navi equipaggiate di sole vele quadre.
Dopo 36 giorni di navigazione verso ovest, attraverso l’Oceano Atlantico, Colombo avvistò un’isola, chiamata dagli indigeni Guanahani, che battezzò San Salvador, prendendone possesso in nome dei sovrani di Spagna. Lì incontrò un primo gruppo di nativi che si dimostrarono subito amichevoli ed inclini al commercio con i marinai. Sfortunatamente per loro, alcuni di essi indossavano oggetti d’oro, cosa che innescò le fantasie dei marinai spagnoli. Era il 12 ottobre 1492, il primo giorno di una nuova era.
La navigazione continuò con la scoperta delle isole di Cuba (che Colombo pensò fosse la Cina continentale), Hispaniola (ora Haiti) e la attuale Repubblica Dominicana, che Colombo pensò fosse il Giappone. Non mancarono gli incidenti: durante la navigazione sotto costa, la Santa Maria urtò una barriera corallina proprio lungo la costa di Hispaniola. Di fatto gli Spagnoli navigarono per la prima volta in mari sconosciuti, dove le insidiose barriere coralline non sempre erano visibili ai piloti e non esistevano carte e portolani. Sebbene lo scopo di Colombo era la scoperta non coincideva con quello dei nobili spagnoli la cui vera motivazione era l’oro e le ricchezze da portare in patria.
Con l’aiuto di alcuni indigeni, gli uomini di Colombo costruirono l’insediamento Villa de la Navidad con il legname dalla nave. Ormai convinto di aver raggiunto l’Asia, Colombo decise di rientrare lasciando al villaggio trentanove uomini e ritornò in Spagna a Palos il 15 marzo 1493. Al suo rientro Colombo produsse un rapporto molto dettagliato e fu accolto con grande calore dalla corte reale, portando con sé indigeni ed animali esotici.
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Secondo e terzo viaggio
Nel 1493, Colombo riprese il mare per una seconda spedizione ed esplorò altre isole nell’Oceano dei Caraibi. All’arrivo a Hispaniola, Colombo e il suo equipaggio scoprirono che l’insediamento Navidad era stato distrutto e tutti i marinai massacrati. Colombo costrinse gli indigeni a ricostruire l’insediamento ed incominciò ad esplorare l’interno per trovare l’oro, necessario per poter dimostrare ai sovrani di Spagna che il loro investimento era stato redditizio. I suoi sforzi produssero però solo piccole quantità d’oro ed un grande odio con la popolazione nativa.
Prima di tornare in Spagna, Colombo lasciò Bartolomeo e Diego per governare l’insediamento su Hispaniola e navigò brevemente intorno alle isole caraibiche più grandi, convincendosi sempre di più di aver scoperto le isole orientali della Cina.
Nel suo terzo viaggio Colombo raggiunse il continente americano, esplorando il fiume Orinoco, Venezuela. Nel frattempo, le condizioni del villaggio di Hispaniola si erano deteriorate. I coloni sostenevano di essere stati ingannati dalle promesse di ricchezza di Colombo e si lamentavano della cattiva gestione dei suoi fratelli. La corona spagnola inviò quindi un funzionario reale che arrestò Colombo spogliandolo della sua autorità. Il grande esploratore, il navigatore che aveva scoperto le terre di occidente, tornò in Spagna in catene per affrontare la corte reale. Le accuse decaddero ma Colombo perse i suoi titoli come governatore delle Indie e, per un certo periodo, gran parte delle ricchezze ottenute durante i suoi viaggi. Inutile dire che tutto fu funzionale per togliergli il potere.
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Quarto e ultimo viaggio
Convinto il re Ferdinando che un altro viaggio avrebbe portato le tanto auspicate ricchezze, Cristoforo Colombo salpò per il suo ultimo viaggio nel 1502, percorrendo la costa orientale dell’America centrale per cercare una via per l’Oceano Indiano. Una tempesta distrusse una delle sue navi nei pressi di Cuba. Durante quel periodo, gli isolani locali, stanchi dell’ossessione degli Spagnoli con l’oro, si rifiutarono di dare loro del cibo e la ribellione serpeggiò. La situazione sembrò precipitare ma Colombo ebbe un’ispirazione. Dopo aver consultato un almanacco stellare ebbe un’idea come “punire” gli isolani portandogli via … la luna.
con carte come questa Colombo affrontò il suo viaggio – carta realizzata nel 1491 dal cartografo tedesco Henricus Martellus che secondo gli esperti fu utilizzata dall’esploratore genovese per progettare il suo famoso viaggio verso le Indie. Come tutte i portolani dell’epoca, la mappa è coperta di annotazioni che illustrano caratteristiche geografiche dei territori, così come usi e costumi delle popolazioni che li abitano.
La storia è curiosa e merita di essere raccontata
Colombo tra le sue carte aveva una copia di uno dei libri di Regiomontano con le predizioni delle eclissi lunari, di cui una era prevista proprio il 29 febbraio 1504. La sera in cui si sarebbe verificata l’eclissi Colombo convocò i capi delle popolazioni indigene e disse loro che Dio era molto offeso con loro e che avrebbe fatto sparire la Luna. Come previsto, l’ombra scura oscurò la luna terrorizzando i nativi. Spaventati dall’evento promisero a Colombo che avrebbero consegnato il cibo se avesse interceduto per loro. La “sceneggiata” fu perfetta e Colombo, dopo essersi ritirato a “conferire” con Dio, tornò dicendo che erano stati perdonati. La Luna tornò a splendere in cielo e Colombo ottenne le scorte di cibo necessarie.
Nel frattempo i regnanti spagnoli, resosi conto dei problemi alla colonia, inviarono sul luogo Francisco De Bobadilla, con l’incarico di amministrare la giustizia per conto del re. Di fatto una delle ragioni di questa azione fu dovuta al fatto che Colombo aveva difeso i nativi come un vero re contro le angherie dei coloni Spagnoli.
pagina tratta dal Calendarium pubblicato da Regiomontano nel 1474 che Colombo con la previsione dell’eclisse di Luna del 29 febbraio 1504, che Colombo sfruttò per spaventare gli indigeni
Da li a poco una nave proveniente da Hispaniola riportò Colombo ed i suoi figli in Spagna. In una nota del diario di bordo del 14 agosto 1498, trascritta da Las Casas, Colombo ebbe il dubbio di aver scoperto in realtà un nuovo continente. Un’ipotesi non diffusa in quanto sarebbe stata politicamente controproducente, in particolar modo in un momento in cui veniva riportato in Spagna come un malfattore.
Morte di Cristoforo Colombo
Il rientro in Spagna fu ancora una volta amaro. Negli ultimi due anni della sua vita Cristoforo Colombo lottò strenuamente per riottenere i titoli che gli erano stati ingiustamente tolti. Una lotta trascritta nel suo “Memorial des Agravios“, un lungo memoriale sui torti ricevuti. Di fatto, contro ogni atto precedente, i suoi eredi ottennero solo alcune ricchezze nel maggio del 1505 ed i titoli che gli spettavano non gli furono mai restituiti.
Morì a Valladolid il 20 maggio 1506 a causa di un attacco di cuore. Venne sepolto inizialmente in una chiesa della città, ma i suoi resti furono poi inumati nella cripta di un monastero a La Cartuja (Siviglia) e successivamente, nel 1509, posti nella cattedrale della stessa Siviglia. Nel 1537 le spoglie di Cristoforo e del figlio Diego vennero trasportate nell’isola da lui scoperta, Hispaniola, nella cattedrale di Santo Domingo, dove rimasero fino al 1795, quando l’isola fu ceduta ai Francesi. Gli Spagnoli spostarono quindi i resti a L’Avana e poi, nel 1898 in seguito alla vittoria degli Stati Uniti nella guerra ispano-americana, furono nuovamente riportate a Siviglia.
« Cominciai a navigare per mare ad un’età molto giovane, e ho continuato fino ad ora. Questa professione crea in me una curiosità circa i segreti del mondo. Durante gli anni della mia formazione, studiai testi di ogni genere: cosmografia, storie, cronache, filosofia e altre discipline. Attraverso questi scritti, la mano di nostro Signore aprì la mia mente alla possibilità di navigare fino alle Indie, e mi diede la volontà di tentare questo viaggio. Chi potrebbe dubitare che questo lampo di conoscenza non fosse l’opera dello Spirito Santo?» (Cristoforo Colombo, dal Libro delle profezie, 67)
Un’eredità straordinaria
È il navigatore più famoso del mondo ma anche quello di cui sono state raccontate tante falsità. Gli furono attribuiti crimini che non compì: responsabilità politiche sullo sterminio dei nativi e delle loro civiltà che furono invece perpetuate contro il suo volere dai coloni spagnoli.
Non di meno gli furono attribuite false affermazioni come che la Terra fosse piatta. Questo è un falso abbastanza recente, del XIX secolo, anzi per essere preciso del 1828, scritto da uno scrittore americano, Washington Irving, famoso per i suoi romanzi fantastici e non certo per le sue conoscenze storiche o geografiche. In realtà che la Terra fosse sferica era già stato dimostrato da Pitagora nel VI secolo a.C. e confermato in maniera empirica da Aristotele che osservò la forma dell’ombra della Terra sulla Luna e la curvatura della costa, ben nota ai marinai che navigavano verso la terraferma. Nel II secolo a.C., Eratostene fu in grado di stimarne la forma e la circonferenza con una buona approssimazione. Cristoforo Colombo, essendo un erudito cartografo, era al corrente di queste teorie per cui non avrebbe mai accettato la tesi di una Terra piatta. Se vogliamo forse un suo errore fu quello di sovrastimare la dimensione del continente europeo e ritenere l’Asia più vicina da raggiungere navigando verso Ovest.
Giovanni Caboto
Un altro falso ricorrente è di dire che Colombo scoprì le coste nordamericane. Dai suoi diari risulta che, dopo il suo primo approdo alle Bahamas, poste ad una latitudine minore, Colombo diresse verso Cuba e poi verso Sud. Le coste del nord America furono riscoperte solo in seguito, nel 1497, da un altro italiano Giovanni Caboto che sbarcò molto più a Nord, a Terranova. Ho specificato riscoperte perché probabilmente i primi europei a giungere nel nuovo continente furono i Vichinghi di cui sono stati ritrovati resti di insediamenti in Groenlandia, nel Labrador fino a Terranova.
le coste nord americane furono scoperte dai Vichinghi
In sintesi, l’eredità storica di Colombo non si ferma alle sue scoperte geografiche ed oceanografiche, sullo studio della natura e sulla direzione delle correnti oceaniche. Colombo fu un grande marinaio ma anche uno scienziato visionario che seppe vedere oltre l’orizzonte.
Colombo riportò in Europa testimonianze delle sue scoperte, nuovi materiali e frutti della terra. Potremmo dire che inconsapevolmente modificò nel bene e nel male il destino dei due “mondi”.
Gli arrivi successivi e la scoperta e colonizzazione del nord America portarono a scambi che modificarono profondamente le economie reciproche, cambiando il corso della storia. Se l’arrivo del cavallo europeo permise alle tribù dei nativi americane di passare ad uno stile di vita nomade ed il frumento del Vecchio Mondo diventò fonte di cibo principale per le persone delle Americhe, l’Europa ricevette nuovi alimenti come le patate, il mais, il pomodoro che nutrirono nei secoli seguenti gli Europei salvandoli da gravi carestie.
Tutto il resto sono solo speculazioni. Lo sfruttamento delle popolazioni non avvenne per colpa di Colombo ma, come sempre, per la cupidigia di coloro che, per brama di ricchezze, in seguito distrussero e popolarono il nuovo mondo, annichilendo antiche civiltà ed effettuando genocidi fino al XIX secolo, che ancora disonorano la razza umana.
Purtroppo, la storia non lascia memoria.
immagine in anteprima, Cristoforo Colombo in un ritratto del 1519 dipinto da Sebastiano del Piombo
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