Le Stazioni Torpediniere di Guglielmo Evangelista

Guglielmo Evangelista

8 Agosto 2026
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: REGIA MARINA
parole chiave: torpediniere

La comparsa delle torpediniere, che fece presagire una rivoluzione nei combattimenti navali, dette ovviamente l’avvio a una sterminata serie di scritti e saggi di strategia e di tattica nei quali, talvolta in modo molto serio o talvolta in modo molto improvvisato, si discuteva della filosofia di impiego di questo nuovo tipo di unità. Fra le soluzioni individuate per ottenere il miglior rendimento da queste navi incontrò molto successo la proposta di creare le “stazioni torpediniere” che si riassumeva nell’istituzione di piccole basi con attrezzature essenziali distribuite capillarmente lungo le coste, ciascuna dotata di un numero variabile di torpediniere da dove sarebbero dovute partire le unità al momento in cui nemico si fosse trovato nelle vicinanze, intercettandolo. La presenza diffusa delle torpediniere aveva anche funzione di deterrente senza bisogno che le navicelle prendessero il mare perché, sapendo o immaginando la loro posizione, le navi avversarie sarebbero state costrette a tenersene lontano e a seguire rotte obbligate lungo le quali, opportunamente, sarebbero state poi in agguato le navi maggiori.

La numerosità delle stazioni torpediniere era anche giustificata dal fatto che si riteneva che la poca distanza fra l’una e l’altra avrebbe permesso un rapido e consistente raduno delle unità per lanciarle in “sciame” contro gli avversari. Mancando ovviamente ogni mezzo moderno di scoperta, era di importanza fondamentale per le stazioni un collegamento continuo con i semafori e le stazioni segnali che grazie alla loro posizione sulle alture potevano sorvegliare un ampio tratto di mare. In tutte le fonti si sottolinea come la costituzione delle stazioni fosse economica in quanto, a differenza di una vera e propria base navale, non erano richieste strutture particolari e in pratica ogni porticciolo andava bene per ospitare qualche unità: i ridotti equipaggi presenti permettevano il rifornimento di viveri presso gli esercenti del posto e le attività cantieristiche locali, anche se rudimentali, permettevano di far fronte alla manutenzione corrente di queste semplici imbarcazioni mentre nel caso di riparazioni importanti un’altra economia poteva essere realizzata con una singola nave appoggio e un piccolo bacino galleggiante itineranti fra le varie stazioni. L’unica necessità era l’avere a disposizione locali per il deposito dei materiali e delle armi, con un compressore per caricare l’aria compressa dei siluri e per una casermetta. Molto spesso si poté approfittare dei locali delle Capitanerie, di vecchie fortificazioni in disuso riattrezzate alla meglio o di altri edifici demaniali presenti nel porto. Se ne consigliava l’ubicazione in lagune o laghi costieri di poca profondità circondate da mare libero altrettanto poco profondo in modo da impedire l’avvicinamento di ipotetiche navi nemiche più grandi: erano condizioni difficili da trovarsi in Italia e, tra l’altro, i pochi luoghi idonei come i laghi di Ganzirri presso Messina e le lagune di Orbetello e di Lesina furono scartati probabilmente in considerazione dei costi di adattamento a questa funzione di tali specchi d’acqua, ma ad ogni modo le scelta delle località sede di stazione fu dettata soprattutto dall’opportunità di una loro adeguata dispersione e lungo i litorali italiani non mancavano porti idonei.

Le stazioni torpediniere furono istituite con il Regio Decreto 4282 del 16 gennaio 1887 nell’ambito della normativa, di poco precedente, che istituiva in ogni Dipartimento un Comando della difesa marittima locale.
Le stazioni si dividevano in principali e secondarie, le prime al comando di Capitani di corvetta o Tenenti di vascello e alcune non erano in porti minori, ma si trovavano nelle stesse sedi dipartimentali o dei Comandi marina appoggiandosi quindi alle loro strutture.
Con Decreto Ministeriale n. 6282 del 6 febbraio 1887 fu promulgato un primo Regolamento provvisorio del servizio e
vennero istituite quattordici stazioni principali con assegnate almeno nove unità ciascuna ed un numero notevole di stazioni secondarie con solo tre unità.

Giurisdizione iniziale delle stazioni torpediniere

Secondo il Decreto Ministeriale del 27 giugno 1887 il numero e la dislocazione delle stazioni erano i seguenti:
Considerato che il Regolamento consigliava di destinarvi per quanto possibile personale del posto, e il fatto che molte unità restavano a lungo in posizione di riserva, fa pensare che questo servizio, pur con tutti i limiti del caso, fosse quasi una sinecura: quando la stazione secondaria di Porto Santo Stefano fu soppressa, vi era rimasto destinato solo un guardiano.
Un benefico risultato, anche se indiretto, della presenza delle stazioni riguardò il salvataggio di imbarcazioni in difficoltà. In un’epoca in cui le Capitanerie di porto o le associazioni private di salvataggio non disponevano che di piccole imbarcazioni a remi non specializzate, si poteva contare su una rete capillare di unità in grado di intervenire dovunque e rapidamente.
Le stazioni torpediniere ebbero vita breve perché vennero soppresse dal Regio Decreto del 1°luglio 1891. In realtà, anche se persero un loro profilo specifico, le piccole e disperse basi di torpediniere continuarono ad esistere praticamente fino allo scoppio della prima guerra mondiale inquadrate nell’ambito della difesa mobile delle basi navali principali. Scomparvero invece del tutto le stazioni secondarie seguendo l’esempio della Francia che era stata la prima ad avviare questa inversione di tendenza limitando le sue stazioni a quelle in posizione più strategiche come Biserta che fu a lungo un “spina nel fianco” per chi pianificava la difesa della Sicilia.

Le stazioni torpediniere francesi di Le Havre e Orano (Da cartolina)

D’altra parte le caratteristiche sempre più spinte e le sempre maggiori dimensioni che andarono assumendo le torpediniere le mettevano in grado di affrontare l’alto mare in compiti offensivi e anche esploranti, fecero venire meno la necessità di assicurare, disperdendole il più possibile, un miglior rendimento ottenibile da unità che in origine non erano in grado di allontanarsi dalle acque litoranee.

Guglielmo Evangelista

Bibliografia

Gaetano Astuto: “Centri difensivi marittimi e tipi di navi.” Rivista Marittima 2° trim. 1893
Teofilo Bonino: “Stazioni torpedinieri e segnali di riconoscimento” Rivista Marittima 1° trim 1897
Teofilo Bonino: “Note sull’impiego delle torpediniere” Rivista Marittima Aprile 1896
Giustino Gonsalez: “Idee generali di strategia e tattica navale moderna” Barbera, Firenze 1895
Paolo Pollina: “Le torpediniere italiane 1881-1964” Ufficio storico Marina Militare, Roma 1964
Giovanni Sechi: “Note sulla difesa costiera” Rivista Marittima luglio 1897
Giovanni Sechi: ”Elementi di arte militare marittima” Giusti, Livorno 1903
“La mobilitazione delle torpediniere” In “Lega Navale” Novembre 1898

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