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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cavour, Regia Marina
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Cavour decise pertanto di rafforzare la frontiera del Garda con due altre cannoniere, sia come azione dimostrativa, sia come reale capacità di intervento, anche sulla parte apparentemente meno munita del quadrilatero (azione che costrinse gli austriaci a similari misure). Queste due nuove cannoniere però, per ragioni politiche e per favorire l’industria nazionale, dovevano essere costruite in Italia, ragioni di opportunità ma anche di tempi e di costi considerando i multipli smontaggi a cui avrebbero dovute essere sottoposte unità costruite in Francia od in Inghilterra, uniche alternative possibili. Cavour decise di trattare la fornitura delle due nuove cannoniere con lo Stabilimento Meccanico di Sampierdarena fondato nel 1846 dalla Società̀ Taylor e Prandi, nel 1860 già gestito dalla Società̀ Giovanni Ansaldo e C..
Nuove società, nuove imprese ma anche contese che assunsero una propria continuità e storicità nei decenni successivi, sempre tra gli stessi contraenti (lo Stato e l’Ansaldo, nelle sue varie forme e gestioni): durante queste trattative sorse un forte contenzioso fra Ministero, anzi il Ministro, e Società̀ costruttrice: un Ministro che mantenne fermamente le pattuizioni contrattuali obbligando il Fornitore a sottomettersi (letteralmente). In quella circostanza il direttore dello Stabilimento Meccanico, con lettera del 13 giugno 1860 scriveva al Comandante Generale della Marina a Genova, con il seguente significativo passaggio:
« … Ad ogni modo siccome l’unico impegno dello scrivente è quello di dimostrare coi fatti che il paese possiede tutti gli elementi per poter soddisfare i bisogni propri e sostenere la concorrenza affrancandosi dallo straniero», così egli è pronto di eseguire« la costruzione delle due cannoniere al prezzo portato in perizia dal Direttore delle Costruzioni Navali e prega il Ministro, il quale ha interesse che le costruzioni siano fatte in paese, di accordargli almeno la « preferenza» in caso di estere offerte ».

Atlas du Génie Maritime, tavola 587. Service Historique de la Défense, Plan de Bateaux – Fonte Le cannoniere fluviali francesi nella Seconda guerra d’indipendenza italiana di Aldo Antonicelli, 2017LE CANNONIERE DI NAPOLEONE III SUL LAGO DI GARDA NELLA CAMPAGNA DEL 1859.pdf
Di fronte a questa capitolazione economica e contrattuale fu confermato l’ordine per le due cannoniere alla Società̀ Giovanni Ansaldo e C. per la costruzione nello Stabilimento Meccanico di Sampierdarena e la consegna nelle acque del Garda. Si trattava delle prime navi da guerra a vapore costruite dall’industria navale italiana, avrebbero dovuto costituire il primo esempio da imitarsi in ogni tempo del come si possono conciliare le esigenze dell’industria nazionale con gli interessi economici dello Stato, ma furono anche il banco di prova di contenziosi che si riproposero nei decenni successivi. Certamente un’occasione da non perdere per lo Stabilimento Meccanico, che lavorò con grande velocità, al punto che già il 6 ottobre le due cannoniere erano pronte al varo a Desenzano; ciò permise successivamente alla società fornitrice di partecipare insieme ai partner inglesi all’impresa di fornire e montare, in un cantiere appositamente allestito sull’ altipiano boliviano, ad oltre 4000 metri di quota, un battello “dual use” destinato ad operare sul lago Titicaca (cantiere e battello, seppur modificato, in uso ancor oggi). (8)
Con tale incorporazione, la flottiglia avrebbe contato con sette cannoniere, e non su sei come lo fu di fatto, se l’8 Ottobre la Sesia non fosse affondata per lo scoppio della sua caldaia (3), (4). Si trattava di un periodo estremamente critico, con un attacco che si stava profilando da parte dell’Austria, mentre Cavour non era in sede ma impegnato nella sua opera di tessitura e mediazione nelle Marche. Manfredo Fanti, anch’egli impegnato con l’esercito nell’Italia centrale, significativamente scriveva in una lettera a Cavour: “… ho sempre sopra di me l’incubo dell’Austria…”.
Se l’attacco temuto si fosse verificato, la frontiera del Garda ne sarebbe stata parte e le cannoniere, così come erano armate, avrebbero corso rischio d’essere preda del nemico. Per evitare la possibilità̀ di un simile scacco, Cavour s’affrettò a dare istruzioni al Comandante della Flottiglia di condurre le cannoniere nel punto del lago che ritenesse più̀ sicuro, di mettere in salvo il materiale di supporto che era depositato a Sirmione, e se il caso farle saltare o meglio affondare. Queste istruzioni furono contemporaneamente girate anche al generale Alfonso La Marmora, comandante del 2^ Dipartimento Militare in Milano, la cui giurisdizione si estendeva alla frontiera del Garda. Il Comandante la Flottiglia, cavaliere di Montezemolo, dispone la dislocazione delle cannoniere a Salò e predispone la spedizione delle loro dotazioni in terra, a mezzo ferrovia, da Desenzano a Genova. Ma Lamarmora, che aveva ricevuto in comunicazione le istruzioni date da Cavour, scrive al comandante della flottiglia una lettera (5), in cui con una lucida visione politica, oltre che strategica, si azzarda responsabilmente a modificare le disposizioni dirette del Governo.

Alfonso Ferrero della Marmora, più comunemente Alfonso La Marmora (Torino, 18 novembre 1804 – Firenze, 5 gennaio 1878), fu un generale e politico italiano, collaboratore del re di Sardegna Carlo Alberto, che combatté nella I guerra d’indipendenza (1848-1849). Nominato più volte ministro della guerra, fra il 1849 e il 1857 riorganizzò radicalmente la Regia Armata Sarda.
Occorre soffermarsi su questo passaggio quale dimostrazione di come Cavour fosse riuscito a coinvolgere e responsabilizzare negli aspetti navali non solo il suo intorno, ma anche un personaggio della più stretta cerchia sabauda e di formazione diversa come Lamarmora: un fenomeno di cultura, pensiero, autonomia, assunzione di responsabilità e preveggenza nel Comando grazie alla conoscenza del teatro e dell’ avversario che non si ripeterà devenni dopo nelle più cogenti necessità della preparazione e della condotta della 2^ G.M.. Ricevuta questa lettera il Comandante della Flottiglia sospese ovviamente la partenza delle cannoniere per Salò, già programmata per la notte del 26, ma si tenne pronto per affondarle nelle acque fra Sirmione e Desenzano al primo ordine che avesse ricevuto dal generale. È necessaria un’altra riflessione sulle comunicazioni; a partire dalla fluidità e rapidità con cui venivano emessi, trasmessi e ricevuti gli ordini, considerando che la trasmissione avveniva per telegrafo a filo, poco, ad asta, limitata, e per lo più con messaggeri a cavallo; certo un esempio ben diverso di quanto, con mezzi ben diversi, avvenne in conflitti e crisi successive. La seconda riflessione è sui personaggi della catena di comando, e sulla loro formazione; La Marmora vedeva giusto allorché non credeva ad una invasione a sorpresa degli austriaci, ma per la sua rigida formazione, al pari del Comandante di flottiglia, cavaliere di Montezemolo, interpretò troppo letteralmente il pensiero di Cavour di far saltare, o meglio, affondare le cannoniere. Per Cavour questa non era l’unica azione da mettere in atto qualora si fosse concretato l’attacco a sorpresa austriaco; solo nel caso disperato in cui la resistenza al nemico fosse ritenuta impossibile, e la loro cattura fosse immanente, si doveva ricorrere a tale estrema misura. Alle osservazioni mosse dal La Marmora al Ministero della Marina con la sua lettera già citata (5), in merito alla sorte delle cannoniere, Cavour rispose con una bellissima e significativa lettera (6, integrale) nella quale, anche con pò di verve polemica, brilla la sua lucidità su temi navali.
Il Comandante della Flottiglia, cavaliere di Montezemolo, si recò a Milano il 29, ponendosi agli ordini diretti del generale La Marmora, mentre d’altra parte migliorarono le condizioni politiche facendo scartare l’eventualità̀ di sacrificare comunque le cannoniere quale misura preventiva di sottrazione al nemico. Le cannoniere servirono ancora, seppur limitatamente, a Garibaldi nella campagna del 1866. L’importanza di questa analisi risiede nel dibattito ideale fra La Marmora e Cavour dove appare pienamente il modo in cui, personalmente, il grande statista dirigeva il dicastero della Marina. Nelle tradizioni orali e negli scritti del passaggio dall’antica Marina Sarda alla Marina unitaria, gli interventi e le lettere non solo del Ministro ma quelle ufficiali del Ministero della Marina alle autorità̀ navali di Genova avevano talvolta un tono così caldo ed espressivo, quasi un movimento oratorio (come cita il Gonni nel suo “Fatti e documenti della marina Italiana” del 1917) tale da far provare ai destinatari lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione dello scrivente, specialmente quando erano redatte in prima persona singolare e quando, come spesso avveniva, risaltavano aggiunte o correzioni autografe di Cavour.
Gian Carlo Poddighe
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in anteprima traccia sonar del Sesia, uno dei tanti relitti individuati dai Volontari del Garda – Fonte
Il relitto della cannoniera Sesia racconta il più grande disastro avvenuto in acque interne italiane – Garda post
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Note
(3) Randaccio, nel suo volume della Storia delle Marine Italiane, trattando dell’affondamento della Sesia l’8 dicembre 1860, riporta che accadde invece l’8 ottobre dello stesso 1860, come risulta dal processo verbale, a continuazione (4), redatto dalla Commissione incaricata di proporre al Ministero della Marina le decorazioni ed i compensi “per coloro che equipaggiandola, maggiormente si distinsero o soffersero durante il disastro toccatole”.
(4) Regia Marina – (Processo Verbale) «La Commissione instituita per disposizione del Ministero, contenuta in suo dispaccio ai Comando Generale ‘della R.^ Marina, dei 1° ottobre 1860, N. 902, sotto la Presidenza del Vice Ammiraglio conte Serra, comandante generale della Regia Marina, e come membri il Contrammiraglio marchese Di Negro, Direttore del Regio Arsenale, Capitano di Vascello cav. Picasso, sotto direttore delle macchine. Colonnello cav. Di Faverges, comandante il reggimento Real Navi, Capitano di Vascello cav. Marchese, sotto-direttore d’artiglieria, e luogotenente di vascello Samminiatelli, aiutante maggiore del Corpo Reali Equipaggi, radunatasi oggi 30 ottobre Milleottocento sessanta, in una delle sale del Comando Generale allo scopo di proporre quelle distinzioni e quei compensi che possono aver meritato coloro appartenenti alla Real Marina che più̀ si distinsero o più soffersero in occasione del disastro toccato l’ 8 ottobre alla R. Piro cannoniera Sesia sul lago di Garda, visti i rapporti in proposito del Comandante la R.^ Flottiglia, nonché́ quelli del luogotenente di Vascello Comandante la Sesia, è di opinione:
«1. Che uniformandosi a quanto è stabilito dall’ articolo 3.® del R.o Decreto 26 Marzo 1833, sia fregiato della medaglia in argento al valor militare il marinaro Rosso Giuseppe {nome di guerra Rado) principale autore di salvezza del superstiti;
«2. Che al timoniere Oliva Gio. Battista {nome di guerra Ombra,) il quale validamente aiutò il Rosso, e con lui efficacemente si adoperò pel meglio comune, sia concessa la medaglia al valor civile stabilita con R. Decreto dei 30 aprile 1851;
«3. Che il commesso Magnone sia distinto colla menzione onorevole, siccome quegli che, quantunque ferito, non risparmiò l’opera sua per soccorrere gli altri;
«4. Che tenendo conto della totale perdita del proprio corredo militare cui andò̀ incontro il luogotenente di Vascello comandante della Sesia sig. Raggio, sia detta perdita compensata colla somma di lire nuove ottocento trentotto, valuta approssimativa degli oggetti dispersi come apparisce dalla nota compilata dal prefato signor ufficiale;
«5. Che le perdite di vestiario sofferte dal timoniere Oliva Gio. Battista, marinari Franceschi Angelo, Vannucci Orlando e Gandolfo Antonio, appartenenti al servizio di permanenza, siano compensate con lire nuove centocinquanta caduno, e con lire cento caduno quelle dei marinari Rosso Giuseppe, Aste Federico, Rombi Nicolò, Maggiolo Giacomo, i quali possedevano un corredo composto di un minor numero di capi di roba stante la loro qualità̀ di marinari di supplemento (richiamati dal congedo)
Del che si è redatto il presente verbale.
Genova 30 ottobre 1860.
Seguono le firme dei componenti la commissione
(5) Milano, 25 ottobre1860:
«Il Ministro della Marina mi ha comunicate le «istruzioni che quel dicastero Le ha diretto riguardo a quanto Ella deve operare nel caso di un’invasione per parte dell’Austria. Io non mi addentrerò̀ certamente nell’esame dei vari punti di quell’istruzione sul merito della quale però mi credetti in dovere di fare al Governo alcune osservazioni. Frattanto io Le mando espressamente un ufficiale per raccomandarle caldamente a non mettere in allarme quella frontiera, nella quale io mi sono studiato in ogni modo di mantenere la calma e la confidenza. Rifletta che qualunque intempestiva o precipitata disposizione per la flottiglia potrebbe avere le più̀ gravi conseguenze e rifletta anzitutto ai distaccamenti che dipendono dalla flottiglia e che non ho creduto di toccare appunto per non allarmare le popolazioni. Per parte mia io non posso credere a un’invasione subitanea degli austriaci; ma quando anche avvenisse io credo che si avrebbe il tempo di impedire che le cannoniere cadano nelle mani del nemico affondandole e non mai facendole saltare. In quanto al rimanente del materiale preferirei di perderlo anziché́ allarmare il paese e di mostrare in faccia agli austriaci un timore perlomeno intempestivo.
Il Generale d’Armata, Comandante il 2^ Dipartimento Militare, A. Lamarmora.».
(6) Torino, 26 ottobre 1860:
«Col foglio di V.E. del 26 corrente N.37, confidenziale, ricevetti copia delle istruzioni da Lei dirette al comandante della R. Flottiglia sul lago di Garda intorno alle quali io non ho cosa da osservare.
Rispetto all’ordine di far saltare in aria le cannoniere ove il comandante della flottiglia impossibile riconosca la difesa, tale ordine, come V. E. rileverà̀ dalle istruzioni trasmesse da questo Ministero al detto comandante, è subordinato alla condizione che coll’affondarle il nemico potesse ancora valersene e ciò̀ è abbastanza dichiarato per un ufficiale di marina colle parole « o meglio affondarle « ed infatti, quando un bastimento da guerra inseguito dal nemico riconosce che non può̀ col medesimo lottare, il comandante di esso lo porta prima ad investire nella più̀ vicina costa e quindi gli appicca il fuoco, quando vede che il bastimento potrebbe ancora in qualche « modo servire al nemico.
Il Ministero perciò̀ viveva sicuro che il cavaliere di Montezemolo avrebbe prima cercato di affondare le cannoniere invece di farle saltare in aria e non avrebbe avuto ricorso a tale estremo che in caso disperato.
L’ E.V. accenna poi ad un luogo più sicuro dell’isola Lechi per tirarvi la flottiglia e questo è appunto quanto intese il Ministero ingiungendo al detto comandante di ritirare le cannoniere che potessero trovarsi all’isola Lechi per trasportarle su quel punto del litorale che avrebbe giudicato più̀ conveniente e sicuro. Finalmente, in ordine al salvamento del materiale, venne consigliato al comandante della flottiglia di assicurarsi mezzi di trasporto essendo certi che Egli avrebbe ciò̀ fatto con quella prudenza ed intelligenza che lo distingueva e senza allarmare quelle popolazioni con dei malintesi e prematuri provvedimenti.
“Mirando del resto al solo scopo che siano al riguardo concretate ben intese disposizioni quali le circostanze reclamano, lo scrivente ordinerà̀ al cavaliere di Montezemolo di porsi fin da ora sotto gli ordini di V. E. solo osservandole che con sei cannoniere ed uno scarso personale non sarà̀ facile ad esso di eseguire l’operazione dell’ affondamento secondo i di Lei voti se V.E. non penserà̀ a mettere a sua disposizione ed in tempo utile quel maggior personale che può̀ essere acciò̀ riputato necessario.” C. Cavour.».
(7) Mario Veronesi riporta da racconti locali che nel 1859, durante la II^ Guerra d’indipendenza, vennero destinati a Stradella, nell’Oltrepò pavese, un contingente di una quarantina di marinai dell’Imperiale Regia Marina, con il compito di assistere i pontieri nella costruzione e nel traghettamento delle truppe austro-ungariche sul Po. Più che occuparsi dell’acqua, i marinai si sarebbero però occupati di vino, tanto da risultare “dispersi” proprio all’inizio delle operazioni belliche. All’inizio si pensò che la loro scomparsa fosse causata da uno scontro a fuoco con i piemontesi, o con i contrabbandieri numerosi in quella zona di confine. Il Comando austro-ungarico decise di iniziare le ricerche degli scomparsi, inviando reparti di Ussari a cavallo nei dintorni di Stradella, dove i dispersi furono ritrovati sani, ma completamente ubriachi in una cantina dalle parti di Canneto-Castana, sulle cui botti era scritto; “Vino Buttafuoco” che gli austriaci tradussero: “Feuerspeier”. Nel 1872 la Marina Imperiale varò la cannoniera “Erzherzog Albrecht” che, dopo trent’anni di attività e ormai superata, venne radiata il 31 marzo 1908; si racconta che, in ricordo di quell’ottimo vino, fu ribattezzata “Feuerspeier” e registrata come pontone per essere utilizzata come alloggio per gli Allievi della Scuola di Artiglieria di Pola sino a che, nel 1916, venne riadattata come caserma Sommergibilisti dei numerosi U-Boote tedeschi operanti in Adriatico. Consegnata all’Italia tra le prede di guerra, venne rimorchiata a Taranto dove, con il nome di “Regia Nave Buttafuoco”, continuò la sua funzione di nave-caserma per agli equipaggi sommergibili del IV Gruppo. Ancora in servizio nel secondo dopo guerra, come pontone GM64, venne avviata alla demolizione nel 1955, dopo ben 83 anni dal varo.

la Regia Nave Buttafuoco – da articolo La leggenda del “Feuerspeier” (Buttafuoco) di Mario Veronesi La leggenda del “Feuerspeier” (Buttafuoco) – La voce del marinaio
(8) È pertanto questa esperienza, unita a quella acquista con l’ancor più complessa operazione di ricezione, trasporto e montaggio delle cannoniere francesi, quella che permise successivamente a maestranze italiane, insieme a inglesi, di compiere l’epica impresa del trasporto, montaggio e messa in servizio di un battello sul lago Titicaca, ad oltre 4.000 metri di quota, nelle Ande tra Bolivia e Peru. Venne appositamente allestito un cantiere sull’ altipiano boliviano, a oltre 4.000 metri di quota, sulle rive del lago, dove il battello dopo moti decenni d’ impiego, era abbandonato sino agli anni ‘80 del secolo scorso: recuperati battello e cantiere, l’unità è stata riallestita per uso turistico e sembra essere ancora in servizio per Tours sul lago Titicaca.
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