Operazioni navali in mare aperto

Domenico Carro

23 Marzo 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: operazioni marittime
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Le funzioni assolte dai classiari nell’ambito delle operazioni marittime corrispondevano all’ampia tipologia di attività richieste alle forze navali per le finalità di tutela della sicurezza marittima, dissuasione e controllo delle crisi, nonché per gli interventi a carattere bellico che si rendevano necessari (perlopiù in aree periferiche dell’Impero). Le predette attività spaziavano dunque dalle semplici navigazioni di vigilanza a tutela del dominio del mare alle missioni di contrasto di minacce circoscritte manifestatesi per mare o in qualche specifica area costiera. Inoltre alle proiezioni di forza contro obiettivi ostili, nonché all’organizzazione e alla condotta di ampie e complesse spedizioni navali per effettuare assalti anfibi o sbarchi “amministrativi” di forze consistenti verso regioni remote dove occorreva produrre uno sforzo militare maggiore. Di questi imponenti interventi abbiamo purtroppo una conoscenza piuttosto limitata a causa della perdita delle fonti storiche più qualificate e più prodighe di dati. In tale situazione, non disponiamo certamente di descrizioni particolareggiate delle specifiche attività operative svolte dai classiari, ma dobbiamo desumere l’impegno di questi ultimi dalla tipologia delle missioni assolte dalle forze marittime e dai risultati da esse conseguiti. A grandi linee è comunque possibile individuare alcuni utili indizi dell’efficienza manifestata dai classiari in situazioni particolarmente impegnative o nell’ambito di missioni di guerra ad alto rischio.

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Per fornire una panoramica generale sulle attività a carattere bellico svolte dalle forze marittime romane in epoca imperiale, vengono qui brevemente illustrate alcune delle missioni ad esse assegnate, esaminando in sequenza le seguenti categorie: le operazioni navali in mare aperto, le operazioni navali contro costa, le operazioni interforze, le spedizioni navali per la proiezione di forza, le operazioni anfibie e le operazioni terrestri.

Operazioni navali in mare aperto

Le missioni operative assolte dalle varie flotte imperiali in mare aperto furono soprattutto intese a vigilare sulle acque di rispettiva pertinenza, allo scopo di tutelarvi la sicurezza – inibendo con la propria presenza navale lo svolgimento di attività piratesche o comunque illecite – e di preservare il dominio del mare da parte di Roma, che garantiva a tutti la libertà di navigazione e il libero utilizzo delle risorse marine. Essendo la vigilanza un’esigenza permanente da fronteggiare con missioni eseguite su base continuativa, anche in periodo invernale se le condizioni del mare lo consentivano, quelle missioni non avrebbero potuto essere riferite dalle fonti storiche; ciò anche perché le marine e i marinai – dall’antichità fino ai tempi odierni – sono sempre tendenzialmente riservati e non amano strombazzare ai quattro venti il lavoro da essi svolto nei lunghi periodi trascorsi per mare. Sappiamo comunque che, per contrastare il sempre possibile riaffiorare della pirateria – un problema cronico in tutte le epoche, poiché i delinquenti contano sulla vastità del mare per rimanere impuniti – era necessario controllare soprattutto le acque costiere dei litorali e delle isole più favorevoli agli agguati, secondo dei criteri che sono ora tornati di attualità. L’efficacia di queste operazioni, che non permisero la rinascita di nuove forme di pirateria organizzata, è testimoniata dallo scarsissimo numero di accenni delle fonti antiche all’apparire episodico di pirati: in Sardegna con gli Isauri nel secolo di Augusto; in Cilicia sotto Claudio e a Giaffa durante la guerra Giudaica di Vespasiano.

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Operazioni contro i pirati: a destra, scena navale in prossimità della costa, che potrebbe essere riferita ad operazioni contro i pirati; particolare di un affresco della Villa della Farnesina custodito dal Museo Nazionale Romano (Palazzo Massimo), in Roma (foto D. Carro); a sinistra, Vittoria alata su nave da guerra rappresentata, con la scritta Victoria navalis, su di un asse di bronzo emesso da Vespasiano per celebrare i successi contro i pirati conseguiti durante la guerra Giudaica (RIC 1178).

Ad essi si aggiunsero alcune improvvise incursioni navali in Spagna da parte dei Mauri, sconfitti due volte per mare all’epoca Marco Aurelio e Commodo. Quale sia stato l’impegno dei classiari che parteciparono a tali interventi è abbastanza evidente: pur non dovendo contrastare poderose flotte, le tecniche del combattimento per mare per neutralizzare e catturare le navi dei pirati erano pur sempre quelle previste per le battaglie navali: lancio di proiettili a distanza e successivo arrembaggio.

Domenico Carro 
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso

 

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