livello elementare
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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Freeman, life jacket
Parliamo oggi di un coraggioso protagonista del mare, Henry Freeman. Senza il suo esempio probabilmente l’uso del giubbotto salvagente, di cui divenne un emblema, avrebbe avuto una storia diversa.

Il Presidente del Board of Trade ha, su comando della Regina, trasmesso, attraverso la Royal National Lifeboat Institution, agli equipaggi delle scialuppe di salvataggio di Atherfield, Brightstone e Brooke, il caloroso apprezzamento di Sua Maestà per la loro condotta coraggiosa nel salvare l’equipaggio e i passeggeri del piroscafo Eider (1882)Royal National Lifeboat Institution – Punch cartoon – Project Gutenberg eText 14845.png – Wikimedia Commons
Nato a Bridlington, East Riding of Yorkshire, Henry Freeman in gioventù aveva lavorato prima come semplice muratore e poi come produttore dei mattoni usati per le costruzioni edili. Stimato per le sue capacità divenne presto il manager della attività. Ma un giorno la sua fortuna incominciò a cambiare; con il declino del commercio dei mattoni, Freeman dovette cambiare attività e si rivolse al mare e alla pesca. Si trasferì a Whitby, una cittadina di pescatori del North Yorkshire, dove si impiegò nella pesca e poi come membro della locale barca di salvataggio. Un mestiere pericoloso quello del marittimo che causava molte perdite tra i locali a causa delle terribili tempeste atlantiche. L’evento che cambiò la sua vita avvenne la mattina del 9 febbraio 1861.
La gente di Whitby si svegliò con gli ululati di una terribile tempesta; molte barche erano uscite per la pesca e si trovavano ora in pericolo. Alle 8:30, l’equipaggio della locale scialuppa di salvataggio aveva già effettuato il primo salvataggio, riportando a riva con successo l’equipaggio della John e della Ann. Non molto tempo dopo il loro ritorno, furono nuovamente chiamati per assistere una goletta, Gamma, che si era incagliata avanti al porto. Si racconta che dopo aver effettuato il secondo salvataggio, l’equipaggio dell’imbarcazione, infreddolito e bagnato dai marosi aveva festeggiato con un bicchiere di grog alla locale stazione. Un breve momento di riposo perché poco dopo, alle 11:30, un’altra imbarcazione, la Clara, fu vista dirigersi verso la riva, vicino al relitto della goletta. L’equipaggio della scialuppa di salvataggio si lanciò nuovamente in mare per salvare l’equipaggio, poco prima che si spezzasse definitivamente. Intorno a mezzogiorno, altre due navi in pericolo furono avvistate, pericolosamente inclinate mentre imbarcavano acqua, la Utility e la Roe, ed ancora una volta, l’equipaggio della scialuppa di salvataggio remò per salvare entrambi gli equipaggi.

Memoriale a Douglas, Isola di Man, in ricordo delle azioni eroiche della RNLI per salvare i marinai dalla St George nel 1830 – autore Gregory J KingsleyRNLI Memorial – Loch Promenade – Isle of Man – kingsley – 20-APR-09.jpg – Wikimedia Commons
La situazione era drammatica e la popolazione di Whitby iniziò a radunarsi lungo la spiaggia per applaudire quei coraggiosi che stavano riportando a casa i loro cari. Alle 14:00 la violenta tempesta era ancora in piena forza e, con l’alzarsi della marea, il capitano del porto, il signor Tose e il timoniere John Storr valutarono che non avrebbero potuto inviare la barca di salvataggio in mare. Poco dopo, la Flora e il Merchant furono avvistati visibilmente in pericolo. La Flora riuscì faticosamente a raggiungere con successo nel porto, ma il Merchant si incagliò. Sebbene avessero concordato di non intervenire, l’equipaggio della scialuppa di salvataggio di Whitby non poté restare a guardare il Merchant affondare con il suo equipaggio. Mentre manovravano tra le onde tempestose, spingendo con i loro remi verso la nave ormai arenata e in preda dei marosi, un’onda potente colpì la poppa della scialuppa di salvataggio, sollevandola e capovolgendola, gettando tutto l’equipaggio in mare. Con terrore, tutti osservarono impotenti dalla riva mentre l’equipaggio lottava nel mare in tempesta. Purtroppo, tutti i membri dell’equipaggio tranne Freeman annegarono.

Henry Freeman che indossa con orgoglio il suo giubbotto di salvataggio – da wikipedia
Henry Freeman, si salvò grazie al nuovo design del giubbotto di salvataggio in sughero che indossava, fornito dalla RNLI (Royal National Lifeboat Institution) 1. Questo giubbotto di salvataggio in sughero, recentemente acquisito dalle squadre di salvataggio, era stato progettato dal Capitano Ward su un modello usato dai pescatori norvegesi, ed utilizzava strette strisce di comune sughero circolare che, una volta montate insieme, venivano cucite in un giubbotto di tela. Certo era ingombrante ma permetteva una buona galleggiabilità, era resistente e, soprattutto, incominciò a piacere ai membri dell’equipaggio per i quali fu realizzato in due diverse taglie per adattarsi alla corporatura dei marinai delle scialuppe di salvataggio. Inoltre, era abbastanza grande da poter essere fatto passare sopra la testa e le spalle della vittima, assicurandogli la galleggiabilità. Questo dispositivo era stato inizialmente proposto, in una lettera al Naval Chronicle del febbraio 1802, da Abraham Bosquet che suggeriva di dotare le navi della Royal Navy di “robusti sacchi di tela di dimensioni, quando riempiti con trucioli di sughero, pari a quelli di un capezzale da letto, arrotolati come un collare, e sufficientemente largo perché vi possano passare la testa e le spalle.” L’idea non aveva avuto molto successo nella Royal Navy ma si diffuse invece nel mondo dei pescatori, tanto che nel 1804, un tipo di giubbotto di salvataggio in sughero era già disponibile per la vendita su The Sporting Magazine.

Freeman riceve la prima medaglia di argento del RNLI, la sua immagine divenne virale come simbolo della categoria – copyright Taylor Bros.
Non è noto perché non tutti lo indossassero quel freddo febbraio sulla scialuppa di salvataggio ma di fatto solo Freeman si salvò proprio per quel salvagente, unico sopravvissuto al disastro in quel maledetto 9 febbraio 1861 durante la grande tempesta che aveva fatto naufragare più di 200 navi sulla costa orientale. Per le azioni coraggiose e la determinazione che dimostrò quella notte gli fu assegnata una medaglia d’argento RNLI e, in seguito, divenne fu promosso timoniere RNLI di Whitby. Freeman fece parte dell’equipaggio della barca di salvataggio per più di 40 anni, di cui 22 anni come timoniere, partecipando attivamente a molti salvataggi e salvando molte vite umane. Di fatto, grazie alle foto che gli furono scattate indossando il life jacket in sughero, divenne l’ambasciatore principale per tutti coloro che, a bordo di quelle barche di salvataggio sfidavano il mare per salvare vite umane, ed un importante portavoce dei suoi colleghi pescatori. Per i suoi meriti, nel 1880, gli fu assegnata una seconda medaglia d’argento RNLI. Un eroe sconosciuto del mare a cui tutti dobbiamo un ricordo.
Note
1 Nel 1808 il baronetto Sir William Hillary si trasferì nell’Isola di Man. Persona sensibile e attenta fu subito consapevole della natura insidiosa del Mare d’Irlanda, che causava l’affondamento di molte navi lungo la costa di Man, per cui ebbe l’idea di creare un piano per un servizio nazionale di scialuppe di salvataggio presidiato da equipaggi addestrati. Inizialmente non ebbe molta attenzione dall’Ammiragliato ed i dispositivi di galleggiamento personali non fecero parte dell’equipaggiamento fornito ai marinai della marina fino all’inizio del XIX secolo. Sir Hillary con l’aiuto dei membri più filantropici della società londinese riuscì alla fine a far adottare i piani di salvataggio ed il 4 marzo 1824, con l’aiuto del membro del Parlamento Thomas Wilson e dell’ex deputato e commerciante George Hibbert, fondò l’Istituto per la preservazione della vita dal naufrago (National Institution for the Preservation of Life from Shipwreck) in un incontro pubblico alla London Tavern, presieduto dall’arcivescovo di Canterbury, Charles Manners-Sutton. L’istituzione ottenne in seguito il patrocinio del re Giorgio IV e non molto tempo dopo la concessione del prefisso reale, divenendo la Royal National Institution for the Preservation of Life from Shipwreck.
Andrea Mucedola
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