Ocean for Future

Ultima Clock Widget

  • :
  • :

Vediamo che tempo fa o farà

Diamo un’occhiata al tempo meteorologico

Meteo facile per tutti: vediamo che tempo fa o farà prossimamente con un insieme di link per aggiornarvi in tempo reale sulle condizioni meteorologiche locali e marine 

  Address: OCEAN4FUTURE

Sangue in Medio Oriente

tempo di lettura: 12 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ANALISI
parole chiave: Palestina, Israele

 

Il conflitto israelo-palestinese è una lotta profonda, che si perde nel tempo, affetta da problemi religiosi e politici che ne hanno modulato l’intensità nei secoli.

Alla base c’è il possesso del territorio chiamato dai Cristiani Terra Santa che ha da sempre un profondo significato religioso e politico sia per gli Ebrei che per le popolazioni palestinesi. Nell’Antico Testamento viene promessa la fertile terra di Canaan ai discendenti di Abramo (non dimentichiamo che è circondata da terre desertiche e poco sfruttabili per la sopravvivenza e crescita di un popolo). Quindi per gli ebrei questo territorio rappresenta la Terra Promessa biblica, dove i loro antenati a seguito di Mosè, si stabilirono dopo l’esodo dall’Egitto. Una patria ritenuta sacra in cui vissero “padri della Patria” come Abramo, Isacco, Giacobbe e Re Davide.

Nella stessa Bibbia si scopre che gli Ebrei furono in lotta con le popolazioni locali tra cui i Cananei discendenti da Canaan, figlio di Cam e nipote di Noè (mentre gli ebrei e gli arabi erano chiamati Semiti in quanto discendenti di Sem). In particolare, la “Terra di Canaan” viene descritta come un territorio abitato da diversi popoli (politeisti) che si estendeva dal Libano verso sud fino al “torrente d’Egitto” e verso est fino alla valle del fiume Giordano. In pratica è la Terra Promessa che passerà al popolo ebreo in fuga dall’Egitto.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ISRAELE-CANANEI-Canaan_Aram._John_Melish._The_Places_Recorded_in_the_Five_Books_of_Moses._1815.jpg

I luoghi riportati nei cinque libri di Mosè da un atlante di dieci mappe selezionate della geografia antica sia sacra che profana; Con una tabella cronologica della storia e della biografia universali. (con 2 mappe inserite) – mappa disegnata da John Melish (1815) che mostra i paesi orientali menzionati da Mosè. Notare come Gaza appartenesse ai Filistei e la fascia costiera fosse fenicia Canaan Aram. John Melish. The Places Recorded in the Five Books of Moses. 1815 – Canaan – Wikipedia

La Bibbia ebraica descrive la conquista israelita di Canaan nei libri dei “Primi Profeti” dal momento della morte di Mosè, che affidò a Giosuè il compito di condurli alla conquista della terra di Canaan, fino al 586 a.C, quando gli Israeliti a loro volta persero la loro terra, vinti e deportati dai Babilonesi. Nel libro del Deuteronomio, Dio promise agli Ebrei di fargli sconfiggere le popolazioni della Cananea, purché fossero scacciati e sterminati completamente in quanto politeisti e quindi impuri e pagani. La storia sarebbe molto lunga ma queste premesse fanno comprendere le radici dell’odio in quella parte del medio oriente. a compreso che nella Cananea, dopo i Cananei politeisti, si alternarono diversi popoli (compresi gli Ebrei) tra cui gli Egizi e gli Arabi che arrivarono durante il secondo califfato di Umar ibn al-Khaṭṭāb (585 – 644 d.C.) a seguito della conquista della Siria.

A questa base di instabilità politica-religiosa va aggiunta la presenza di Gerusalemme, città sacra per tutte e tre le principali religioni monoteistiche: nel giudaismo è la sede del Sacro Tempio e del Muro Occidentale (di cui permane il muro del pianto), per i Cristiani il luogo della crocifissione e resurrezione di Gesù Cristo, mentre per i Musulmani la spianata della Moschea Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam da cui Maometto, secondo un versetto del Corano, sarebbe asceso attraverso i sette cieli, accompagnato dall’arcangelo Gabriele,  accostandosi infine ad Allāh.

La nascita del Sionismo e gli interessi britannici
La Palestina fu quindi oggetto nei secoli di diverse dominazioni ed interessi, ma per identificare un punto cardine dobbiamo arrivare alla fine del XIX secolo in cui il movimento sionista, fondato da Theodor Herzl affermò il diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico, auspicando la creazione di uno Stato ebraico in quella che fu definita “Terra di Israele”. Emerso nell’Europa centrale e orientale i sionisti, indipendentemente dal loro alquanto variegato credo (socialista, fondamentalista, revisionista o liberale) avevano come comune denominatore la creazione di una patria ebraica nella Palestina storica occupata dall’impero britannico. Va compreso che all’epoca c’erano circa 3.000 ebrei che vivevano in Palestina ma, grazie all’impegno economico di ricchi benefattori (come la famiglia de Rothschild), furono sponsorizzati viaggi di ritorno in Terra Santa per creare nuovi insediamenti ebraici.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ISRAELE-THEODOR_HERZL_AT_THE_FIRST_ZIONIST_CONGRESS_IN_BASEL_ON_25.8.1897._%D7%AA%D7%90%D7%95%D7%93%D7%95%D7%A8_%D7%94%D7%A8%D7%A6%D7%9C_%D7%91%D7%A7%D7%95%D7%A0%D7%92%D7%A8%D7%A1_%D7%94%D7%A6%D7%99%D7%95%D7%A0%D7%99_%D7%94%D7%A8%D7%90%D7%A9%D7%95%D7%9F_-_1897.8.25D443-027.jpg

Theodor Herzl al primo congresso Sionista a Basilea del 1897
Theodor Herzl al primo congresso sionista di Basilea 25.8.1897. תאודור הרצל בקונגרס הציוני הראשון – 1897.8.25D443-027.jpg – Wikimedia Commons

Va detto che il governo britannico già dal 1907 aveva cercato di creare uno “stato cuscinetto” in Medio Oriente per rafforzare il proprio dominio, costringendo 60.000 agricoltori palestinesi ad accogliere gli arrivi di ebrei dall’Europa e dallo Yemen, favorendo l’istituzione di una milizia ebraica, Hashomer, per proteggere il crescente numero di insediamenti israeliani. Questa migrazione creò nel tempo lo sfollamento di centinaia di migliaia di arabi palestinesi.

Lo scoppio della prima guerra mondiale spinse la Gran Bretagna ad intensificare la presenza ebraica in Palestina, considerata una possibile alleata contro gli ottomani,  e nello stesso tempo rafforzare il proprio peso sulla via marittima allora più strategica, il Canale di Suez. Non a caso, nel gennaio 1915, fu redatto da Herbert Samuel un promemoria segreto sul futuro della Palestina in caso di crollo del dominio ottomano,  che sosteneva l’ipotesi della creazione di uno stato ebraico autonomo sotto il protettorato dell’Impero britannico. Dopo la fine della Grande Guerra, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson commissionò un rapporto sulle regioni non turche del caduto Impero Ottomano, che rivelò che quasi il 90% delle popolazioni palestinesi era “decisamente contrario” al progetto sionista. Gli autori sostennero che l’immigrazione ebraica dovesse essere limitata nell’interesse superiore della pace, ma furono completamente ignorati dalla comunità internazionale dove le ricche lobbies ebraiche avevano una voce autorevole. Per assurdo, le conclusioni furono mantenute nascoste fino al 1922 tanto che, alla Conferenza di pace di Parigi del 1919, il tenente colonnello Lawrence (il famoso Lawrence d’Arabia) fece da mediatore per la firma di un accordo tra Weizmann, leader della delegazione sionista, e il suo omologo arabo, il principe Faisal bin Hussein, concordando in linea di principio la fondazione di una patria ebraica in Palestina e di una nazione araba indipendente in Medio Oriente.

Nel 1922, la Società delle Nazioni, viste le molte incertezze, riconobbe il mandato britannico per governare la Palestina sotto la giurisdizione di un Alto Commissario ma con il passare del tempo iniziarono a scoppiare proteste di massa contro l’immigrazione ebraica considerata un’usurpazione sostenuta dalla forza militare e diplomatica della Gran Bretagna. Le proteste crebbero con scontri di piazza in particolare quando l’afflusso di profughi ebrei passò da 4.000 nel 1931 a 62.000 nel 1935. Durante la Seconda Guerra Mondiale una forza paramilitare armata sionista locale, conosciuta come Irgun, attaccò gruppi arabi in Palestina e, dopo la guerra, perseguì azioni terroristiche anti sioniste che, tra le altre cose, portarono all’uccisione di Folke Bernadotte, un diplomatico svedese inviato dalle Nazioni Unite per mediare la controversia.

Una possibile soluzione per una suddivisione equa del territorio fu tentata nel 1947 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò volontariamente la Risoluzione 181, che proponeva di ricavare un nuovo Stato dalla Palestina ad ovest del fiume Giordano. La soluzione fu rifiutata dai palestinesi che ribadirono che i residenti ebrei all’epoca possedevano non più del 5,5% del territorio.

La nascita di Israele
Lo Stato di Israele fu comunque fondato sotto il primo ministro David Ben-Gurion il 14 maggio 1948 con la fine del mandato britannico, ottenendo il riconoscimento immediato da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Questo comportò lo scoppio della prima sanguinosa guerra arabo-israeliana (3.000 morti e migrazione di 700.000 palestinesi in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza). Nel dicembre del 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 194, riconoscendo che i palestinesi “che vogliono tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero avere il diritto di farlo il prima possibile”. Una risoluzione che fu respinta da Israele con un aumento degli scontri da entrambe le parti con massacri nei villaggi e violenze nelle città. Nel 1964 fu fondata al Cairo l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) con l’obiettivo di lottare per la “liberazione della Palestina” attraverso la rivoluzione armata; una posizione che l’OLP non abbandonerà fino al 1993.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è GEOPOLITICA-YOM-KIPPUR-WAR-143th_Division_during_Yom_Kippur_War._III.jpg

attraversamento dei mezzi della 143 divisione israeliana del Canale di Suez nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1973, sotto il comando di Ariel Sharon, una mossa che cambiò il volto della campagna.
143th Division during Yom Kippur War. III.jpg – Wikimedia Commons

Nel 1967 l’avanzata militare israeliana nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, sulle alture di Golan e nel Sinai egiziano scatenò nuovi spargimenti di sangue e vide il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvare la Risoluzione 242 che gli ordinava di ritirarsi dai territori considerati occupati. Dopo la guerra dello Yom Kippur, il Consiglio di Sicurezza approvò un’altra risoluzione, la 338, chiedendo un cessate il fuoco e chiedendo nuovamente a Israele di ritirarsi dalle incursioni del 1967. Ancora una volta, Israele rifiutò e proseguì con le confische delle terre, sempre osteggiate da rivolte, scioperi e ulteriori violenze da ambo le parti dal Mar di Galilea al Negev. Un primo passo di avvicinamento si verificò il 17 settembre 1978 quando furono firmati gli accordi di Camp David nel Maryland, grazie all’opera del presidente Jimmy Carter, dal primo ministro israeliano Begin e dal presidente egiziano Sadat. Un passo avanti che fu però condannato dalle Nazioni Unite per essere stato concordato senza la presenza di una delegazione palestinese.

Nei decenni successivi scoppiarono numerosi incidenti nei territori palestinesi ma alla fine l’OLP accettò le risoluzioni ONU 242 e 338, riconoscendo di fatto lo stato di Israele. Nell’estate del 1993 fu firmato l’accordo di Oslo I dal primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e dal presidente dell’OLP Yasser Arafat, che prevedeva la creazione di un autogoverno palestinese ad interim, l’Autorità Nazionale Palestinese, e il ritiro delle forze di difesa israeliane dalle zone occupate. Un secondo accordo, Oslo II, seguì nel 1995 e garantì l’autonomia palestinese in alcune parti della Cisgiordania e di Gaza ma, ancora una volta, non offrì la statualità sperata. Una tregua difficile e fragile, mantenuta fino a quando nel 2002, a causa di una seconda Intifada, Israele rioccupò le città della Cisgiordania. La violenza tornò in tutto il suo orrore da entrambe le parti. Le tensioni scoppiarono di nuovo, fomentate da interessi internazionali nella regione … l’ultimo atto è il sanguinoso attacco di Hamas dei giorni scorsi al quale Israele ha risposto con una dichiarazione di guerra. Un’azione studiata da tempo, con probabile concorso esterno, che ha visto circa 5000 miliziani di Hamas penetrare nel territorio israeliano colpendo obiettivi civili. Tutto è avvenuto durante lo shabat, giorno sacro dedicato alle pratiche religiose, ed ha sorpreso le forze israeliane (tra l’altro preavvisate dall’intelligence egiziana). Il risultato sono stati migliaia di morti e molti ostaggi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-10-15-065637-1-1024x867.png

October 2023 Gaza−Israel conflict (7– 8 October).svg – Wikimedia Commons

Una situazione senza soluzione?
Questa in breve la storia di due popoli profondamente diversi che per motivi politici, economici e, se vogliamo, religiosi combattono da millenni per una terra fertile, particolarmente bagnata dal sangue dei propri abitanti. Quando leggo sui media le ragioni dell’uno o dell’altro mi pongo una domanda … Vale la pena uccidere donne e bambini per un pezzo di terra … la violenza non ha mai giustificazioni e quello che è avvenuto, sta avvenendo o che avverrà è inaccettabile nel III millennio. Cosa possiamo fare per fermare questo ennesimo genocidio? Dove sono gli interessi? Per provare a rispondere pragmaticamente a queste domande dobbiamo chiarire alcuni punti:

Chi è l’Autorità nazionale palestinese?
L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) è l’organismo politico di autogoverno palestinese ad interim, creato nel 1994 a seguito degli Accordi di Oslo per governare la Striscia di Gaza e le aree A e B della Cisgiordania. Solo dal 3 gennaio 2013, in conseguenza della risoluzione 67/19 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Autorità Palestinese ha adottato il nome ufficiale di Stato di Palestina. Tuttavia, lo Stato di Palestina (unilateralmente proclamato nel 1988 dall’OLP) e l’Autorità Nazionale Palestinese (creata nel 1994 con Israele per governare transitoriamente parte dei territori palestinesi) non ebbero vita facile. Nel tempo l’ANP (corroso internamente da diverse fazioni) è divenuta una fazione più armata del previsto e politicamente più complessa, che interruppe i rapporti di collaborazione con Israele e ovviamente gli accordi fra le parti già presi. Il presidente palestinese è Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen ed il suo governo ha sede nella Cisgiordania occupata da Israele. È il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese dal 2005 e rappresenta il partito politico Fatah, che ha un’aspra rivalità con Hamas che lo ha esautorato dal 2007. Di fatto l’ANP ha perso il controllo della Striscia di Gaza che opera ora sotto il controllo estremista di Hamas.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è HAMAS-25th_anniversary_of_Hamas_12.jpg

Chi è Hamas?
Hamas è un gruppo militante palestinese che governa la Striscia di Gaza ed ha giurato di distruggere lo stato di Israele sostituendolo con uno Stato islamico. Il suo braccio armato è composto dalle Brigate Izzedine al-Qassam che sembrano condividere molte delle ideologie dei militanti dell’ISIS tracciate da due figure considerate di riferimento per entrambi i gruppi: Abdullah Azzam (palestinese) e Sayyid Qutb. Hamas è considerato un gruppo terroristico da molti paesi occidentali ed è sostenuto dall’Iran che fornisce finanziamenti, armi e addestramento.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ISRAELE-640px-The_Gaza_Strip__West_Bank_-_a_map_folio_LOC_2011591411-19.jpg

Cos’è la Striscia di Gaza e perché è importante?
La Striscia di Gaza è un territorio costiero lungo 41 km (25 miglia) e largo 10 km situato tra Israele, Egitto e il Mar Mediterraneo. Ospita circa 2,2 milioni di persone e ha una delle densità di popolazione più alte al mondo. Secondo le Nazioni Unite, poco più del 75% della popolazione di Gaza – circa 1,7 milioni di persone – sono rifugiati registrati. Più di 500.000 di loro vivono in otto campi profughi in condizioni pietose dove proliferano i gruppi terroristici. Al suo interno sono stati portati gli ostaggi dell’azione militare dei giorni scorsi, imprigionati in queste aree densamente popolate. Sebbene la cattura degli ostaggi sembra sia finalizzata a fare pressione su Israele per la liberazione di alcuni dei circa 4.500 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e straniere, questa forma di ricatto potrebbe non funzionare.

Cosa potrebbe succedere?
Le forze di Difesa israeliane (IDF) sono capacitivamente superiori e possiedono un addestramento e armamento tra i più elevati per il combattimento in aree urbane.  Per il momento sembra che Israele abbia preso il controllo totale dello spazio aereo e marittimo, distruggendo i mezzi potenzialmente offensivi con attacchi mirati eseguiti dalle forze aeree e navali e dalle forze speciali. In particolare ha colpito parte dei tunnel sotterranei che rappresentano una rete tattica per lo spostamento di miliziani e delle armi (razzi e missili che bersagliano le città israeliane). Inoltre le fonti riportano lo schieramento di gruppi di carri armati inattesa dell’ordine di invasione.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ISRAELE-Flickr_-_Israel_Defense_Forces_-_Shayetet_13_-_The_IDFs_Elite_Naval_Commando_Unit_Getting_Ready_for_Exercise.jpg

Il taglio delle forniture di elettricità, carburante, cibo, beni e acqua nella striscia di Gaza provocherà enormi disagi alla popolazione. Una penetrazione urbana, casa per casa, sarebbe estremamente sanguinosa con notevoli effetti collaterali per cui le forze israeliane dovranno agire con molta cautela. Insomma una situazione drammatica che Israele ha cercato di mitigare invitando la popolazione a uscire dai territori cercando di raggiungere il valico di Rafah, controllato dall’Egitto ed in gran parte chiuso. Una risposta comprensibile in quanto l’Egitto non potrebbe essere in grado di sostenere una migrazione di centinaia di migliaia di profughi. 

Hamas conta sulla reazione emotiva che si scaturirebbe in tutto il medio oriente in caso di un attacco israeliano, che metterebbe in discussione lo storico accordo di pace tra Israele e Arabia Saudita (avversato dall’Iran e dai suoi alleati) e cancellerebbe tutti i passi fatti da Fatah per trovare una soluzione politica con Gerusalemme.

Le reazioni internazionale sono interessanti: la Russia, sebbene abbia condannato l’azione di Hamas, sostiene la Siria (dove mantiene una base navale strategica) che a sua volta da tempo supporta più o meno apertamente le azioni dei miliziani in Libano contro Israele. Inoltre, Mosca potrebbe avere interesse a spostare l’attenzione mondiale su un altro fronte. Critico potrebbe diventare il fronte meridionale libanese dove gli Hezbollah, supportati dagli iraniani, potrebbero unirsi alle azioni di Hamas contro gli Israeliani in maniera eclatante. E l’Egitto? Probabilmente si manterrà neutrale avendo troppi interessi a tenere aperto il canale di Suez e a non indebolire la sua fragile economia con una violenta migrazione di palestinesi sul suo territorio. Sicuramente si verificherà un aumento dei profughi verso l’Italia in cui l’Europa dovrà fare la sua parte. 

Esiste poi un altro fattore interessante. Dal punto di vista economico la perdita del controllo della lunga fascia di costa dal confine egiziano fino al Libano ridurrebbe la possibilità israeliana di sfruttare l’enorme giacimento di gas Leviathan che si trova nel Mar Mediterraneo orientale al largo delle coste di Israele. Un campo che si stima contenga riserve di gas naturale pari a circa 605 miliardi di metri cubi (bcm), con riserve di condensato stimate intorno a 39 milioni di barili (Mmbbl). Un piatto ricco che fa gola a molti, dagli iraniani ai turchi. Naturalmente un allargamento del conflitto potrebbe continuare ad essere fomentato da chi agisce da dietro ma il posizionamento strategico della VI flotta è un messaggio molto forte in particolare ai Russi e agli Iraniani.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ISRAELE-Flickr_-_Israel_Defense_Forces_-_Kfir_Brigade_IDF_Officers_Practice_Urban_Warfare_10.jpg

Cosa succederà? L’unica cosa certa è che la situazione sembra essere sprofondata indietro di decenni: il futuro del medio oriente e del mondo occidentale sarà molto complicato e ci troveremo presto davanti ad una nuova guerra di civiltà alle porte di casa nostra. A prescindere da qualsiasi ragione politica si voglia sollevare, massacri come quelli perpetuati da Hamas non si possono accettare e ci ricordano tristemente l’orrore dei video dell’ISIS. Le prossime ore saranno cruciali e le prime vittime, da entrambe le parti, saranno sempre quelli che non combattono.

Andrea Mucedola

 

in anteprima uno degli ultimi attacchi ad Israele
IDF activity following the 2023 Hermesh shooting attack, May 2023 V.jpg – Wikimedia Commons

immagini da wikimedia commons in public domain 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

Loading

(Visited 164 times, 1 visits today)
Share
5 1 vota
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
vedi tutti i commenti

Translate:

Legenda

Legenda

livello elementare
articoli di facile lettura

livello medio
articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile
articoli di interesse specialistico

 

Attenzione: È importante ricordare che gli articoli da noi pubblicati riflettono le opinioni e le prospettive degli autori o delle fonti citate, ma non necessariamente quelle di questo portale. E’ convinzione che la diversità di opinioni è ciò che rende il dibattito e la discussione più interessanti, aiutandoci a comprendere tutti gli aspetti della Marittimità

Chi c'é online

4 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Climatologia
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
Materiali
Medicina
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Miti e leggende del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Personaggi
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia contemporanea
Storia Contemporanea
Storia della subacquea
Storia della Terra
Storia Navale
Storia navale del Medioevo (post 476 d.C. - 1492)
Storia Navale dell'età antica (3.000 a.C. - 476 d.C,)
Storia navale dell'età moderna (post 1492 - oggi)
Storia navale della prima guerra mondiale (1914-1918)
Storia navale della seconda guerra mondiale (1939 - 1945)
Storia navale Romana
Subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uomini di mare
Video
Wellness - Benessere

I più letti di oggi

I più letti in assoluto

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
4 visitatori online
4 ospiti, 0 membri
Complessivo: 742 alle 21-09--2018 06:47 pm
Numero max di visitatori odierni: 10 alle 01:18 am
Mese in corso: 118 alle 06-04--2024 04:33 am
Anno in corso: 118 alle 06-04--2024 04:33 am
Share
Translate »
0
Cosa ne pensate?x