livello elementare
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Mediterraneo allargato
Il Mediterraneo Allargato: nascita del concetto e sua definizione
Il mare, in generale, rappresenta nella storia dell’uomo un’area geografica di particolare attrazione e molto complessa. Infatti, le vie marittime consentono tuttora il trasporto di un elevato numero di persone e, soprattutto, di merci; basti pensare che, nel 2019, circa il 90% in termini di volume ed oltre il 70% in termini di valore dei traffici commerciali avveniva con le navi. [1]
Sul piano militare, poi, il mare è un elemento essenziale della geopolitica: lo Stato che ne ha il controllo acquisisce un vantaggio sugli altri, sia sul piano offensivo sia difensivo, poiché può disporre di vie di comunicazione che non richiedono la costruzione o la manutenzione, può sfuggire alle pressioni provenienti dall’entroterra, privare gli avversari dei rifornimenti, fino a gestire secondo le proprie necessità il transito delle merci. Infine, la competizione per estendere il “proprio controllo e le proprie leggi” sulle acque marine e sulle loro risorse riveste un aspetto fondamentale per le politiche degli Stati. Partendo da questa considerazione generale, si può osservare che tra tutti i mari, il Mar Mediterraneo ha rappresentato, per molti secoli, il centro degli interessi specialmente dei Paesi occidentali e la sua storia continua tuttora a determinare gli assetti geopolitici influenzando, le possibilità di collaborazione ed alleanze nonché di antagonismi.

In particolare, il Mar Mediterraneo, in passato, veniva definito un bacino geograficamente delimitato, una vera e propria regione geopolitica articolata però in bacini separati ovvero, il Tirreno, l’Adriatico, il Mar Egeo, ecc., ognuno con caratterizzazioni ed identità specifiche tanto che nella geopolitica classica si erano affermate le due seguenti teorie:
– “mare nostrum”, che considera il Mediterraneo una regione geopolitica unitaria, a dispetto delle sue diversità etniche, linguistiche, religiose, storiche, economiche e politiche. Secondo tale visione, la sponda Sud e quella orientale sono suscettibili di integrarsi non solo con i paesi meridionali dell’Europa, ma anche con quelli centro-settentrionali. Essa è stata all’origine delle ambiziose iniziative d’integrazione promosse dall’Europa, dal Processo di Barcellona fino all’Unione per il Mediterraneo, che comprendono obiettivi economici, politici, di sicurezza e anche convergenze etico-politiche e culturali. Il loro fine è creare le premesse per l’integrazione della regione nell’UE”; [2]
– “mare clausum”, non solo frammentato in bacini che poco hanno in comune tra loro, ma anche separato fra il Nord e il Sud. Essa considera il mare non come un ponte tra il Nord e il Sud e tra l’Est e l’Ovest, ma come una frontiera, se non addirittura una barriera, tra sistemi geopolitici, identità e interessi differenti, quando non contrapposti”. Tale concezione ha prevalso per alcuni secoli della nostra era, con la netta separazione tra l’Islam e la Cristianità e tra l’Impero ottomano e l’Europa non solo meridionale, ma anche centro-settentrionale”.[3]
Tali concezioni sono state profondamente riviste dopo la caduta del muro di Berlino, dal successivo collasso dell’Unione Sovietica e ancor di più dall’inizio della globalizzazione economica. I predetti eventi hanno reso necessaria un’analisi di questo spazio che tenga conto degli avvenimenti che coinvolgono anche il Mar Nero, il Golfo Persico, il Golfo di Guinea e il Mar Rosso (cosiddetti retroterra marittimi) che permettono di collegare quei Paesi in cui si trovano oltre la metà delle riserve di petrolio e gas, il cui ruolo è ancora fondamentale per l’andamento dell’economia mondiale. In altre parole, come lucidamente descritto da Carlo Jean, “a seconda dei periodi storici, il Mar Mediterraneo è stato un ponte o una barriera fra Nord e Sud, fra Est e Ovest, fra potenze marittime e continentali. È stato via di traffico e di transito o regione geopolitica, considerata spazio vitale da potenze costiere e amiche esterne. È stato luogo di cooperazione o di conflitto fra l’Europa, l’Africa e l’Asia”. [4]
L’allargamento della sfera di interesse e le ripercussioni delle continue turbolenze causa di instabilità degli Stati presenti in questa area, hanno indotto gli studiosi di geopolitica ad utilizzare il concetto di Mediterraneo allargato la cui definizione, che con il tempo ha acquistato sempre maggiore rilevanza e che si è definitivamente affermata con l’inizio della “guerra al terrorismo” [5], fu così tratteggiata nel Libro bianco della Difesa del 2002:
“La fine della guerra fredda e la disgregazione dell’URSS hanno fatto esplodere tensioni etniche, nazionaliste, religiose, economiche, lungo l’”arco delle crisi”, come gli esperti di strategia chiamano la vasta area del pianeta che parte, a Ovest, dal Nordafrica, attraversa il Medioriente e il Caucaso, si estende verso Est al Golfo, all’Asia centrale, al Kashmir fino a toccare il Sud-Est asiatico ove si manifestano conflitti di natura etnico-religiosa (basti pensare al caso di Timor Est). A Nord questo “arco delle crisi” ha l’appendice balcanica, contigua ai nostri confini terrestri e marittimi, attraverso la quale una complessa conflittualità̀, dalle antiche radici storiche, si è incuneata nel cuore stesso dell’Europa.” [6]

Pertanto, quello che una volta era il “Mare nostrum”, da un punto di vista geografico:
– a Ovest non ha più il suo confine naturale a Gibilterra, bensì si estende fino al meridiano delle Isole Canarie ed alla costa occidentale dell’Africa settentrionale;
– a Nord-est il confine arriva fino alla Crimea ed anche il Mar Nero ne è parte integrante;
– a Sud è delimitato dall’area del Sahel le cui vicende hanno evidenti ricadute sui Paesi che si affacciano sul bacino;
– a Est e Sud-est penetra in Medio Oriente, includendo il Mar Rosso, il Canale di Suez il Corno d’Africa, fino al Golfo Persico ed al Golfo di Aden.
Il Mediterraneo allargato è dunque uno spazio geopolitico nevralgico caratterizzato da una complessa intersezione di culture, interessi e sfide. Questo vasto bacino d’acqua, circondato da tre continenti, ha una storia ricca di commercio, scambi culturali e, purtroppo, conflitti. [7] Infatti, rappresenta ancora la principale via di transito di importanti fonti energetiche, quali il petrolio e il gas naturale liquefatto (GNL), provenienti dal Medio Oriente, nonché dei traffici fra l’Indo-Pacifico, l’Europa e gli Stati Uniti, atteso che il passaggio attraverso il Canale di Suez riduce di un terzo i tempi di percorrenza della circumnavigazione dell’Africa. Primato questo che potrà essere insidiato allorquando la c.d. Rotta Artica, attualmente percorribile soltanto per poco più di tre mesi l’anno, a seguito del – si spera reversibile – progressivo scioglimento dei ghiacci, potrà essere navigabile per più mesi. In tal caso si potrà porre, a tutti gli effetti, quale rotta concorrente a Suez per conseguire il primato dei traffici commerciali attesa la minore distanza da percorrere e la conseguente riduzione dei costi, malgrado le difficoltà causate dall’ambiente ostile.
Fine I parte – continua
Salvatore Ronzo
da IL MEDITERRANEO ALLARGATO: LE SFIDE SECURITARIE NELL’ATTUALE CONTESTO GEOPOLITICO ED IL RUOLO DELL’ITALIA – Salvatore Ronzo – Mediterranean Insecurity di
Note
[1] Si veda, B20: ‘Shipping e commercio sfida per ripresa post-Covid’, in ANSA, 16 giugno 2021, https://www.ansa.it/mare/notizie/portielogistica/news/2021/06/15/b20-shipping-e-commercio-sfida-per-ripresa-post-covid_9f4b27f9-3e9c-42c3-97d6-de72aff84894.html
[2] Si veda Jean C., Geopolitica del mondo contemporaneo, Laterza, 2012, Cap. IX “Mediterraneo e Medio Oriente”, § 2 “Dal Mare nostrum al Mare Clausum”.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] La data d’inizio è il 2001, conseguente agli attacchi alle Torri gemelle di New York del 11 settembre.
[6] Si veda il “Libro Bianco 2002” edito dal Ministero della Difesa, pag. 11, in https://files.studiperlapace.it/spp_zfiles/docs/20060816165432.pdf “Oggi coincide con l’area in cui le Forze Armate italiane nel loro complesso sono chiamate ad operare”.
[7] Si veda anche Caffio F., Glossario di diritto del mare diritto e geopolitica degli spazi marittimi, edito da Rivista Marittima, Roma, 2016, pag. 107.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE


