Il Mediterraneo allargato: le sfide securitarie nell’attuale contesto geopolitico ed il ruolo dell’Italia – parte II – di Salvatore Ronzo

Redazione OCEAN4FUTURE

25 Ottobre 2023
PACIFIC OCEAN (Jan. 22, 2020) Ships from Destroyer Squadron (DESRON) 23 transit the Pacific Ocean Jan. 22, 2020. DESRON 23, part of the Theodore Roosevelt Carrier Strike Group, is on a scheduled deployment to the Indo-Pacific. (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Erick A. Parsons)
tempo di lettura: 4 minuti

 

livello elementare

 

ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Mediterraneo allargato

 

Lo scenario geopolitico nel Mediterraneo allargato
Negli ultimi decenni, la sicurezza nel Mediterraneo allargato è diventata una questione di crescente preoccupazione, a causa di una serie di crisi che si sono susseguite minandone la stabilità. Il succedersi di tali crisi, quali, ad esempio, quella tra Israele e Palestina, la rivalità tra Turchia e Grecia per le risorse energetiche nel Mar Egeo, tra Algeria e Marocco a seguito dall’annessione da parte di quest’ultimo, nel 1975, di parti del Sahara occidentale, e poi i conflitti in Ucraina e – quello tuttora irrisolto -in Libia hanno il potenziale per sfociare in una più ampia che potrebbe coinvolgere una serie di attori regionali e globali.

In particolare, proprio nell’area libica, già prima della Pandemia e dello scoppio del conflitto in Ucraina, si era assistito ad un importante riposizionamento di alcune potenze, tra le quali la Turchia e la Federazione Russa. La presenza sempre più assidua di unità della flotta turca e russa nelle acque antistanti le coste libiche aveva l’obiettivo di consentire l’attracco in nuovi porti, per estendere le rispettive aree di influenza e garantirsi il controllo ravvicinato delle rotte commerciali che transitano per Suez.

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La Cina in rosso, i corridoi di trasporto in blu e nero e in arancione, i membri dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank) – Crediti WIKIPEDIA  Belt and Road Initiative.png – Wikimedia Commons

In questo contesto è di gran lunga più significativo il progetto della Belt and Road Initiative (BRI), meglio conosciuto come “Nuova via della Seta”, lanciato nel 2013, finalizzato a disegnare una nuova e ben più ampia area di influenza cinese. La BRI è un programma infrastrutturale con l’obiettivo di creare un grande spazio economico eurasiatico ampliando i legami con l’Unione europea, attraverso la realizzazione di sei corridoi di trasporto, via terra e via mare, per diversificare le rotte commerciali e per indirizzare il surplus produttivo cinese verso nuovi mercati ed accedere a nuove fonti di approvvigionamento energetico. Il Piano d’azione elaborato dal Governo di Pechino prevedeva due direttrici principali: quella terrestre – Silk Road Economic Belt – e quella marittima – Maritime Silk Road – che doveva consentire alle merci cinesi di raggiungere il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, raggiungendo le coste dell’Africa Orientale (Gibuti, Kenya e Tanzania) e il Maghreb -e il resto dell’Asia tramite il Mar Cinese meridionale.[8]

La sottoscrizione da parte dell’Italia di un memorandum della durata di 5 anni, nel marzo 2019, unico paese del G7 e soprattutto strategicamente al centro del “fu” Mare nostrum, è stato il più grande successo politico della Cina per il raggiungimento del citato obiettivo. La firma del memorandum – il cui rinnovo previsto per la fine del corrente anno è in corso di negoziazione – secondo diverse analisi si è rilevata una scommessa non vinta. Infatti, l’accordo non ha portato a rilevanti vantaggi commerciali per le imprese italiane rispetto ad altre nazioni europee, per esempio Germania e Francia, che non hanno siglato alcun memorandum[9], così come affermato anche dal Ministro egli Esteri, Tajani, nell’incontro con il suo omologo cinese del 4 settembre scorso.[10]

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Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman in Jeddah, Saudi Arabia on September 18, 2019. [State Department photo by Ron Przysucha/ Public Domain]Secretary Pompeo Meets With Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman (48755614528).jpg – Wikimedia Commons

Infine risulta importante anche accennare al ruolo dei Paesi del Golfo ed in particolare dell’Arabia Saudita, ove il principe Mohammed Bin Salman sta perseguendo una politica finalizzata a far assurgere il proprio ricco Paese ad un ruolo di superpotenza regionale, con una serie di iniziative politiche, diplomatiche ed economiche (tra cui il recente vertice di Gedda o la candidatura per ospitare il Campionato del mondo di calcio del 2030 [11]).

A favore dell’intraprendenza del principe saudita gioca anche l’età media della popolazione (26 anni), la disponibilità di enormi risorse quali petrolio e GNL, che di fatto lo rendono un protagonista dei futuri rapporti internazionali, così come evidenziato da Federico Rampini “L’aspetto generazionale conta, la giovane età di Mohammed Bin Salman è un distacco dalle gerontocrazie che comandavano in passato in quell’area. L’Arabia è una delle «potenze regionali» che contendono ad altri attori – America, Cina, Russia – l’influenza su un’area strategica del mondo che spazia dal Medio Oriente al Maghreb fino all’Africa subsahariana.” [12]

In sintesi, sebbene l’Europa, di cui si approfondiranno in seguito pregi e difetti della politica, abbia l’obiettivo di stabilizzare l’area, altre potenze, soprattutto quelle globali, influenzano maggiormente gli eventi del bacino: il Mediterraneo allargato è il luogo ove perseguono i loro fini, la propria prosperità e, in definitiva, affermano il proprio prestigio, rendendo così questo spazio marittimo inevitabilmente più affollato, conteso e dunque a rischio di sempre maggiore instabilità.

Fine II parte – continua

Salvatore Ronzo

 

Note

[8] Si veda, La Belt And Road Initiative avvicina Pechino all’Europa, in  https://www.esteri.it/mae/resource/pubblicazioni/2018/06/newsletter_n3_aprile_2018_new.pdf

[9] Si veda, ad esempio, BRI: per l’Italia, una matassa cinese da sbrogliare, in ISPI, 11 maggio 2023, in https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bri-per-litalia-una-matassa-cinese-da-sbrogliare-128506

[10] Si veda anche Tajani in Cina: “Positivo il bilancio della missione, nuove opportunità per le nostre imprese”, in AGI, 4 settembre 2023, in https://www.agi.it/estero/news/2023-09-04/cina-missione-tajani-via-seta-imprese-missione-22890320/

[11] A sostegno di tale candidatura, il Principe ha lanciato la diffusione a livello internazionale del calcio della Saudi Professional League, a suon di acquisti – con stipendi faraonici – di numerosi calciatori tra i migliori al mondo e, quale allenatore della nazionale saudita, dell’ex CT dell’Italia Roberto Mancini.

[12] Si veda Rampini F., Perché sta rinascendo un «impero arabo» (con cui dovremo fare i conti), in Corriere della Sera, 23 agosto 2023, in https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/23_agosto_20/impero-arabo-25d2b992-3f5a-11ee-96ba9892496e1c04.shtml?utm_source=piano&utm_medium=email&utm_campaign=16338&pnespid=t_lpFX4baLlK0_bfojm_HYKdtgyiDoF7Ivmyz_xv9EFmN85hGoVYq082yXzvgy5qOgcZC8K_

 

da IL MEDITERRANEO ALLARGATO: LE SFIDE SECURITARIE NELL’ATTUALE CONTESTO GEOPOLITICO ED IL RUOLO DELL’ITALIA – Salvatore Ronzo – Mediterranean Insecurity di Ferdinando Sanfelice di Monteforte e Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte

 

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