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Pantero Pantera, un comasco uomo di mare

tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Marina pontificia

 

Pantero Pantera, malgrado il nome singolare, non è un personaggio romanzesco o di un fumetto ma fu un uomo d’armi e di mare lombardo che servì nella marina pontificia. 

Pantero Pantera nacque a Como nel 1568, come un grande predecessore nelle armi navali e nella letteratura, Plinio il Vecchio, che comandò la flotta romana di Miseno e perì durante l’eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano. La sua famiglia si era distinta dalla metà del XIV secolo: i suoi membri, noti fin dall’inizio del Cinquecento con il cognome De Pateriis, erano stati particolarmente attivi nel commercio (soprattutto delle manifatture laniere e dei medicinali) e avevano anche ricoperto cariche amministrative di rilievo nella loro città. Il padre di Pantero, Bernardino, dopo che Como (con tutto il Ducato di Milano) passò sotto il dominio imperiale, era stato dal 1529 al 1531 referendario, decurione dello Spedale, sindaco della Fabbrica del duomo ed oratore a Milano nel 1535.

Dopo la morte del padre (1572), ancora adolescente, Pantero allarmò i parenti per iniziative economiche avventate per cui la famiglia, verso il 1585,  decise di mandarlo a Roma sotto la protezione del cardinale comasco Tolomeo Gallio. A quell’epoca a Roma si andava o per studiare o per intraprendere la carriera nel mondo ecclesiastico come sacerdote o come funzionario laico, oppure per fare l’artista. È presumibile che il giovane Pantero non abbia dimostrato vocazione o talento per una o l’altra di queste strade tanto che, nel 1588, il suo protettore non trovò di meglio che  arruolarlo nella marina pontificia come “nobile di poppa” (1) imbarcandolo sulla galera capitana della  squadra, la San Bonaventura.

All’epoca a flotta pontificia, secondo le disposizioni date da papa Sisto V, si componeva di dieci galere, impiegate soprattutto nella protezione delle coste dalle incursioni dei pirati barbareschi. Pantero Pantera imbarcò ed ebbe come maestri Bartolomeo Crescenzio, uno dei più esperti idrografi e cultori della scienza della navigazione dell’età moderna, ed il comandante della squadra Emilio Pucci “Capitano Generale delle galere” (2)

Non si hanno molti dettagli sul servizio di Pantera in mare sappiamo comunque che le galere romane, nonostante alcuni incidenti capitati proprio alla San Bonaventura (3) tra il 1588 e il 1589, colsero diversi successi nella lotta ai pirati nordafricani. Le successive campagne dei primi anni ’90 del Cinquecento coincisero soprattutto con il trasporto delle truppe pontificie impegnate nel Contado Venassino (4) durante l’ultima fase delle guerre di religione in Francia e nell’accompagnamento di rappresentanti della Santa Sede presso i sovrani europei.

Nel 1597, la marina pontificia fu mobilitata per appoggiare la campagna per la conquista del ducato di Ferrara (5) ed il giovane Pantero, che evidentemente si era dimostrato un ufficiale capace, ottenne il comando della galera Santa Lucia. La guerra fu evitata perché Papa Clemente VIII riuscì a entrare in possesso del Ducato padano senza entrare in un conflitto, ma, poco dopo, nell’ottobre 1598, mentre Pantera era al comando della sua galera fu coinvolto in uno scontro di rilievo; durante una missione di pattugliamento, la Santa Lucia e due altre galere avvistarono e catturarono quattro vascelli corsari musulmani nelle acque prospicienti il Promontorio del Circeo.

A giudicare da quello che scrisse come comandante fu un osservatore sempre molto attento della vita sulle galere e cercò di venire incontro alle esigenze dei suoi equipaggi che erano condannati ad una vita disagevole “come in carcere patendo ordinariamente del vivere” e mangiavano “poco altro che cibi salati e molto spesso guasti e non sani, bevendo quasi sempre acqua e alcune volte salmastra o di mala qualità e vini non schietti”. Imputava questa situazione alle “rubberie” degli amministratori e, nei limiti del possibile, si adoperò per migliorare il tenore di vita dei marinai,  degli schiavi turchi e dei galeotti addetti al remo, anche se, annotava sconsolato che “non si può far ben la cucina in galea”.

Non è noto se Pantera partecipò alla spedizione del settembre 1601, quando le galere pontificie si unirono alle flotte spagnola, toscana, maltese, genovese per tentare un colpo di mano contro Algeri sotto il comando generale di Gian Andrea Doria. In ogni caso, dopo una quindicina di anni di servizio, Pantera fu sempre più regolarmente convocato nel Consiglio di Stato Maggiore della marina pontificia. Fu certamente coinvolto nella riorganizzazione delle spese per il mantenimento dell’armata navale successiva all’elezione di Paolo V, nella primavera del 1605, proponendo un incremento degli impegni finanziari. A suo giudizio servivano 15.000 scudi all’anno per ciascuna delle sei galere sottili allora in servizio e 23.500 scudi all’anno per la nuova galera Capitana, varata nel 1598.

Il progetto fu giudicato positivamente, avendo egli dimostrato «intelligenza grande del mestiero, esperienza, e diligenza esquisita»  come scritto in un discorso anonimo datato 2 settembre 1605, oggi conservato nell’Archivio segreto Vaticano. Ciononostante la politica del Papato era più favorevole ad una riduzione delle spese militari e fu preferita l’alternativa del contratto di assento (6) con il genovese Francesco Centurione (concluso nell’ottobre 1611) per cui le proposte di Pantera rimasero senza effetti. Nello stesso anno accompagnò il Nunzio Ulpiano Volpi, originario di Como, in Spagna. Non si hanno notizie di altre sue missioni di guerra in mare, ma la Curia ne apprezzò le qualità di amministratore ed organizzatore e decise che sarebbe stato più utile a terra, nell’amministrazione della marina.

Nel 1610 si rivolse al cardinal nipote Scipione Caffarelli Borghese chiedendo di essere ammesso all’Ordine dei Cavalieri di Cristo, con 200 ducati di rendita e la licenza di potersi sposare. Ottenuto il cavalierato sposò Marta Lucini (da cui non ebbe figli). Questa posizione gli assicurò la tranquillità necessaria per scrivere un’opera sull’arte militare marittima, completata nel giugno 1613 ed uscita a Roma nel 1614 presso lo stampatore Egidio Spada con il titolo “L’armata navale”, la prima opera dedicata interamente alla guerra sul mare che fornisce uno spaccato completo dello stato delle conoscenze marittime dell’epoca.

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L’opera è divisa in due parti: la prima, dopo un breve excursus geografico ed una rassegna delle navi di uso corrente, analizza i modi di costituire e di mantenere una flotta da guerra, con la descrizione dettagliata della sua composizione organica; la seconda tratta dell’operatività quotidiana delle navi in mare, le tattiche di combattimento e di strategia negli scontri fra le grandi armate. Pantera vi espone innanzi tutto le teorie sulla formazione degli oceani, descrivendo il pianeta Terra come «una palla di pietra mischia, dove, se bene appariscono, et monti, et valli; non però vi si altera punto la forma sferica». Di questo globo il mare occupa la maggior superficie e vi si svolgono attività economiche importanti e quindi tutti i popoli hanno sempre cercato di sfruttarne le potenzialità attraverso la navigazione, imparando a contenerne i pericoli ed a controllarlo con navi da guerra.

La storia è indicata come materia indispensabile per il comandante generale di una flotta da guerra per cui, nelle fonti utilizzate, accanto ad Aristotele, Platone, Plinio e Virgilio trovano posto molti storiografi classici come Tucidide, Polibio, Plutarco, Tito Livio e Tacito. Anche la narrazione delle campagne cinquecentesche contro i musulmani e contro i corsari è largamente citata; rarissimo, invece, il ricorso ad esempi autobiografici, nonostante gli anni di servizio sulle galere del papa. Conclude il volume un Vocabolario nautico, in cui si trovano per la prima volta insieme tutti i termini del volgare italiano legati all’arte navale.

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Nel 1615 lasciò Roma, forse per dei contrasti sul modo di gestire la Marina Pontificia dal punto di vista amministrativo e finanziario, e si ritirò a Como dove fu ammesso nel Consiglio dei Decurioni, composto dal 1583 di sessanta membri cooptati fra le famiglie dell’aristocrazia cittadina ed entrò nella giunta ristretta dei dodici Savi di Provvisione, l’organo che coadiuvava il Podestà nell’amministrazione ordinaria della città, provvedendo altresì a nominare i diversi magistrati. Nel 1615 risultava abitare in un palazzo della zona absidale del duomo (ne rimane una torre mozzata, chiamata appunto torre Pantera). Nel 1617 fece altresì costruire a Blevio una villa successivamente demolita (era localizzata sul sito dell’attuale Villa Da Riva, sulla sponda interna del Lario). In quel periodo Pantera scrisse altre opere di interesse marittimo tra cui l’Hidrografia nautica mediterranea, di cui resta il manoscritto originale (Como, Biblioteca comunale, ms. 2.4.45) (7), le Descrizioni sopra le galere del Papa ed un Discorso sulle galere.

Pantera morì a Como il 13 febbraio 1625. Il 1° agosto 1621 aveva costituito sua erede universale la figlia illegittima Caterina, nata nel 1618. A titolo di curiosità a Roma c’è Piazza Pantero Pantera, nel quartiere Ostiense, tra il Vicolo della Garbatella e Via Alberto Guglielmotti, a lui dedicata nel 1921.

Gianluca Bertozzi

in anteprima quadro della capitana  della marina pontificia

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Note
1) i nobili di poppa  potevano essere sia giovani patrizi che effettuavano un tirocinio a bordo sulle galere per l’apprendistato necessario all’eventuale futura nomina a comandante ma anche uomini esperti, adatti alla battaglia come all’arte della navigazione che formavano lo stato maggiore della nave. Nell’opera dello stesso Pantera, si trova che essi si rendevano utili con suggerimenti o con aiuti pratici proprio per l’esperienza accumulata in anni di navigazione e che ogni Principe manteneva volentieri tali uomini sulle galee in quanto essi rappresentavano un “seminario” da cui dovevano uscire uomini esperti e preparati alla vita di mare. Tra essi si sceglieva l’eventuale sostituto del Capitano in caso di suo impedimento in quanto fra di loro ed  il comandante non esistevano gradi intermedi.

2) La nave era stata costruita a Roma nel 1588 e si capovolse nel Tevere durante il varo; dopo essere stata recuperata, si incagliò mentre scendeva verso il mare che non poté raggiungere se non dopo che le piogge fecero crescere il livello delle acque del fiume.

3) grado apicale equivalente ad ammiraglio, nella marina pontificia tradizionalmente riservato prima ai Genovesi e poi ai Cavalieri di Malta

4) una regione storica situata intorno alla città di Avignone, in Provenza. Comprendeva all’incirca le terre comprese tra i fiumi Rodano e Durance ed il Mont Ventoux, mentre Avignone stessa non fu mai parte del Comtat e formò sempre una contea separata con diritto proprio. Entrambi i territori dal 1274 al 1791 furono possedimento papale.

5)  Nel XVI secolo gli Este erano signori sia del Ferrarese che del territorio di Modena e Reggio ma Ferrara e i suoi domini facevano parte giuridicamente dello stato pontificio, mentre Modena e Reggio rientravano nei domini del Sacro Romano Impero; pertanto i signori d’Este erano feudatari del Papa per il territorio di Ferrara, e dell’imperatore per i territori di Modena e Reggio. Dopo la morte senza eredi legittimi di Alfonso II d’Este il Papato reclamò come proprio feudo Ferrara non riconoscendo la successione di Cesare d’Este, del ramo dei Montecchio Emilia.

6) il termine deriva dalla parola spagnola asiento («accordo») che genericamente veniva usata per indicare un contratto tra Stato e privati assuntori di servizi pubblici. I più noti erano i contratti  con cui si stabiliva la fornitura di schiavi africani nelle colonie spagnole d’America ma il termine era usato anche in ambito navale. L’organizzazione delle  flotte e il reclutamento degli uomini costituivano una forte voce di spesa nei bilanci degli Stati che furono costretti a trovare rimedi ed espedienti per alleviare il carico. La soluzione preferita, e più usata in tutto il Mediterraneo, fu quella di concedere in appalto le galere, che rimanevano di proprietà statale, a soggetti privati che si impegnavano a equipaggiarle e gestirle a nome dello stato appaltatore. Questo tipo di contratto prese il nome in area spagnola, compresa l’Italia, di asiento. Ma con questo nome si indicava contestualmente anche un altro tipo di contratto, adottato anch’esso dagli Stati per togliersi in parte il problema della gestione della flotta. Questo secondo asiento era una forma di noleggio, per cui le galere restavano di proprietà dei privati, da essi completamente armate ed equipaggiate, messe a disposizione dello stato appaltatore. Malgrado gli ovvi rischi questa privatizzazione delle attività militari si traduceva in onori e molteplici possibilità di guadagno per chi vi si dedicava. È facile immaginare quali grosse somme di denaro dovevano circolare con questi contratti tenuto conto che il mercenario, alleggerendo con ciò l’impegno amministrativo statale, doveva provvedere a tutto e per tutto, scafi, manutenzione, armamento, mantenimento e soldo dei marinai e dei soldati, palamento, e vitto per tutti.

7) L’Hidrografia nautica mediterranea si basa anch’essa su fonti classiche (Plinio, Tolomeo, Strabone, Eutropio, e Virgilio) nonchè Leandro Alberti e Flavio Biondo, Giovanni Botero, Giovanni Battista Ramusio e contatti diretti con i suoi corrispondenti per avere informazioni corografiche. La materia è distribuita in due libri: nel primo sono passati in rassegna i litorali mediterranei da Sanlúcar de Barrameda (in Andalusia, alle foci del Guadalquivir) fino a Costantinopoli mentre il secondo libro è sostanzialmente un Portolano del Mediterraneo dove Panter adescrive porti, basi navali, fortezze e presidi militari; dedica altresì particolare attenzione all’ambiente e all’economia dei territori toccati. In qualche caso aggiunge sommarie descrizioni circa le popolazioni mediterranee, sia cristiane che musulmane. Un’opera in cui le informazioni di interesse per l’arte della navigazione si fondono con quelle generali, dando vita a un’esposizione vicina alle opere rinascimentali di geografia.

 

Fonti
Alberto Guglielmotti, Storia della Marina pontificia, v. 7. La squadra permanente della marina romana, 1573-1644

Giampiero Brunelli, Pantero Pantera – Dizionario Biografico degli Italiani
Guglielmo Evangelista, Capitan Pantero Pantera, gentiluomo comasco su www.lavocedelmarinaio.com
https://www.narraremare.it/LArmata_navale-Estratto-Vocabolario.pdf
https://www.scheggeriunite.it/larmata-navale-di-pantero-pantera

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