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Malta e i Cavalieri: l’Attacco Ottomano a Gozo (1551) – parte I

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Gozo, Ottomani

 

La storia di Malta, Gozo e Comino e, in particolare, quella delle isole dell’arcipelago sotto il dominio dei Cavalieri, è ricchissima di invasioni, assedi, conquiste ed episodi d’arme. D’altronde, Malta è situata al centro del Mediterraneo, ed è sempre stata il crocevia tra levante e ponente.

Tutti sono a conoscenza dell’arrivo dei cavalieri Ospitalieri sull’isola, dopo quasi dieci anni di peregrinazioni successive all’Assedio di Rodi (1522), e soprattutto, delle vicende relative al Grande Assedio del 1565. Sono molti meno, invece, quelli che hanno approfondito la scorreria di Gozo del 1551. Gozo è la seconda isola, per grandezza, dell’arcipelago maltese (la terza è la più piccola, Comino) e, a venti anni dall’insediamento degli Ospitalieri, conta quasi diecimila abitanti.

È il 1551, quando una grande flotta ottomana punta dritto sui possedimenti dei Cavalieri. La narrazione, riportata in italiano corrente dopo un lungo lavoro, è quella proposta dal Vassallo nella sua Storia di Malta del 1854.

Nel giugno del 1551, il Viceré di Sicilia Juan de Vega spedisce un avviso al 74enne Gran Maestro Jean de Homedes, l’armata di Solimano, capitanata da Sinan Pasha, naviga verso di loro. Il 13 luglio, il Pasha, in acque sicule, chiede a Juan de Vega la restituzione della città di Mehdia.  Il Viceré, ovviamente, risponde che non può prendere una decisione del genere, che spetta a Carlo V.

Sinan Pasha, a quel punto, muove verso Catania, intenzionato a espugnarla. Teme, però, che ci sia una tempesta in arrivo e decide quindi di proseguire per Agosta. Gli abitanti sono già fuggiti, e Sinan non può fare altro che bruciarla per ripicca. Il 16 del detto mese, arriva a Malta (da Siracusa) il Cav. Antonio Gotto, che conferma al Gran Maestro l’obiettivo finale di Solimano: Malta, Gozo e Tripoli. I Cavalieri iniziano a preoccuparsi seriamente, specie perché il carico di frumento dalla Sicilia è in ritardo. Malta, infatti, dipende dalla Sicilia per gli approvvigionamenti, e il primo pensiero dei Cavalieri è sempre quello di avere a disposizione le vettovaglie necessarie. Il carico arriva due giorni dopo. Per gli Ospitalieri il sollievo dura pochi minuti. A inseguire il galeone dei rifornimenti c’è l’intera flotta di Sinan Pasha.

coprendo di bianchissima vela cotonina tutto l’orizzonte.

Le difese dei Cavalieri sono concentrate nell’area del Porto Grande, a Forte Sant’Angelo, all’estremità della penisola di Borgo (Birgu), in tutto centoquarantacinque cavalieri e poche centinaia di soldati.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è malta-assedio-gozo-.jpg

Malta poco dopo l’assedio del 1565. La città di Valletta, che occupa lo Sceberras, deve ancora essere ultimata. Sia S. Elmo che S.  Michele vengono edificati proprio dopo i fatti del 1551 per sorvegliare l’ingresso al Marsamuscetto e l’entroterra

La cavalleria si concentra alla Marsa, mentre il popolo contribuisce a rinforzare le difese e fare provviste. A capo della Cavalleria (quattrocento soldati) c’è il Turcopiliere Nicolò Upton;  della Fanteria (altrettanti), il Cav. De Guimeran. L’armata cerca di arrivare al Marsamuscetto, il profondo golfo che lo Sceberras separa dal Porto Grande. De Gujmeran, traversando con i suoi il monte Sceberras, li conduce alla marina di quel porto, e li fa nascondere dietro le muraglie di siepi prima della spiaggia. la Cavalleria si sparge invece per l’opposto lido della Sliema.

Una galeotta di Sinan ispeziona il porto senza essere attaccata. Tenta poi l’ingresso anche la galea reale, che passa rasente a S.Elmo (in quel momento una semplice torre costruita al modo medievale). Lo squadrone del Guimeran fa fuoco con gli archibugi (archibuseria), danneggiando la galera. Ma questa imboscata non serve a molto. I nemici sbarcano comunque al fondo di Maramuscetto, e uno squadrone corre sul monte Sceberras per tagliare il cammino ai Cavalieri, i quali, dopo diverse scariche di archibugio, sono costretti ad abbandonare quei luoghi, facendo una brillante ritirata, come direbbe il Bosio.

I Turchi si spargono per la campagna, specialmente nelle vicinanze dei casali Curmi e Birchircara, distruggendo tutto ciò che possono e bruciando le biade. Di conseguenza l’Isola, da quel lato, è completamente coperta di fumo e di fiamme. Il Cav. Upton si dirige lì con la cavalleria, ma ha pochissimi uomini rispetto al nemico, e si limita a ingaggiare delle scaramucce con i drappelli ottomani che si staccano dal grosso del contingente. Simula poi una finta ritirata, che convince un gran numero di Turchi a gettarsi all’inseguimento. Li fa arrivare fino a un piano nei pressi del Casale Curmi e, a quel punto, il Cavaliere Upton ordina il contrattacco (voltando briglia). La cavalleria massacra così centinaia di Turchi. Molte teste di questi ultimi vengono spedite al Borgo, dato che erano considerate nobili trofei.

Fine I parte – continua

Gabriele Campagnano

pubblicato originariamente su Zweilawyer.com   

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PARTE I
PARTE II

 

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